Libertà di stampa non da contratto

(Pietrangelo Buttafuoco) – A proposito di giornalismo. E di libertà. Visto che c’è stata la giornata della libertà di stampa, una prima domanda da fare c’è: perché la stragrande maggioranza degli inviati – specie in guerra – sono senza contratto, con assicurazioni pagate di tasca propria? L’andazzo – si sa – è antico. Maria Grazia Cutuli, a suo tempo, ebbe il contratto post mortem. E poi, ancora: perché anche le più autorevoli testate campano di precari sfruttati e di pensionati sottopagati riservandosi una quota di firme cui garantire un trattamento degno, giusto per sostenere le baronie – come negli atenei – o per semplice regalia ai fedelissimi (specie adesso che l’autocensura è vivamente consigliata, pena l’esclusione dalla professione)?

4 replies

  1. Tenendo gli inviati per il collo gli fanno dire quello che “devono”, altrimenti vanno a casa. Se invece saranno “utili”, verranno richiamati, si metterà in moto il passaparola e oltre ad un po’ di soldini arricchiranno il curriculum.
    Nulla di più “malleabile” di un/una giovane in carriera e con grandi speranze. Lo mandi dove vuoi (vedi il povero Regeni).

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    • In passato non sono stato d’accordo su sue idee demografiche, ho notato che i suoi interventi sono ottimi, chiedo scusa se mi sono comportato male con lei.

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  2. 3€ al pezzo per gli articolisti di provincia, ma per i giornali e riviste più scrausi ho sentito di 50 cent a pezzo, forse 20€ per i pubblicisti e qualcosa più per i giornalisti, ma qualcuno viene pagato anche un tanto a parola. Tanti fanno gavetta aggratisse, senza nemmeno il rimborso spese.
    I giornalisti “freelance”, chiaramente non le firme di punta o le “star”, che vediamo in tv vengono pagati a servizio e in più hanno un piccolo rimborso spese, ma sono già da considerarsi privilegiati, benché non abbiano copertura sanitaria e assicurativa e una copertura relativa, per eventuali querele, dell’Ordine dei Giornalisti.
    I pezzi e i servizi vengono proposti al capo-redattore, e in alcuni casi passati al vaglio dell’editore e, solo se ritenuti di gradimento, vengono acquistati con regolare fattura.
    Quindi la notizia è merce, non è legata alla “pubblica utilità” e il fatto che possa anche rivestire quel ruolo è accidentale e collaterale.

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  3. Potevano sempre studiare Ingegneria: il lavoro si trova.
    Ma facendo il DAMS o la Scuola di giornalismo… (Piace vincere facile…)

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