Da Draghi al Copasir che fastidio la libertà di stampa

Il premier si è trasformato in falco per quando lascerà Palazzo Chigi. Ha bacchettato l’intervista a Sergej Lavrov, ma anche molti leader della sua maggioranza pretendono di partecipare ai dibattiti tv senza contraddittorio.

(Maurizio Belpietro – laverita.info) – «Un’Europa forte è una Nato forte», per questo bisogna «rendere la spesa militare più efficiente». Parlando davanti al Parlamento europeo, Mario Draghi si è calato nella parte di segretario generale dell’Alleanza atlantica, incarico a cui pare destinato appena, nella primavera del prossimo anno, lascerà la poltrona di Palazzo Chigi. In effetti, se questo è l’obiettivo, si capiscono alcuni toni usati da quando la Russia ha invaso l’Ucraina. Da colomba, sempre pronto a misurare le parole, il presidente del Consiglio si è rapidamente trasformato in falco, scavalcato in Europa solo da Boris Johnson, ma la cui determinazione tuttavia si spiega con la voglia di far dimenticare lo scandalo dei party durante il lockdown. Draghi no, non ha scandali da nascondere, semmai solo ambizioni da esplicitare. E in effetti, a Strasburgo ha dimostrato una straordinaria competenza in materia di Difesa, proponendo di convocare una conferenza della Ue per discutere il progetto di un esercito comune. «Noi spendiamo tre volte, ma abbiamo 146 sistemi di difesa diversi, mentre gli Stati Uniti ne hanno 34. È una distribuzione altamente inefficiente e una conferenza avrebbe il compito in primo luogo di razionalizzare e ottimizzare gli investimenti».

Insomma, il premier sta scaldando i muscoli e da decisionista qual è ha pure invitato a riformare la Ue, superando «il principio delle decisioni all’unanimità». Se dunque è chiara la ragione per cui da due mesi abbia messo l’elmetto, si fa invece fatica a comprendere perché l’altra sera, durante la conferenza stampa dedicata alle misure economiche, abbia sentito l’urgenza di impartire una lezione di deontologia giornalistica. A proposito della famosa intervista al ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, il premier si è lasciato andare a giudizi che certo non gli competono, parlando di un comizio senza contraddittorio. «Dal punto di vista professionale e giornalistico non un granché e fa venire in mente strane idee». Non so a quali idee alludesse, anche perché nessuno tra i cronisti presenti ha sentito il bisogno di chiedergli lumi. Tuttavia vorrei informarlo che la maggior parte dei leader dei partiti che compongono la sua maggioranza non solo pretende di partecipare a dibattiti tv senza contraddittorio (infatti si sottopongono esclusivamente a interviste da soli), ma quasi sempre esigono di conoscere in anticipo gli argomenti e le domande. Dunque non c’è proprio da menare un gran vanto della libertà di stampa dell’Italia, al contrario di ciò che Draghi ha fatto l’altra sera.

Ma se il premier pare aver voglia di mettere il naso nella conduzione delle interviste, due componenti del Copasir, ovvero del comitato parlamentare che vigila sui servizi segreti, addirittura desiderano convocare i giornalisti per chiedere conto di come svolgono il proprio lavoro e perché invitino un tizio piuttosto che un altro nelle loro trasmissioni. Cosa c’entrino il Copasir e gli 007 con i talk show, quale sia la minaccia alla nazione o l’operazione di spionaggio da scoprire, non mi è chiaro. In compenso, mi pare evidente che Enrico Borghi (Pd) ed Elio Vito (Forza Italia) vogliano scatenare una caccia alle streghe, mettendo sull’avviso la categoria a cui appartengo. Il senso è palese: occhio, qui non si scherza, siamo in guerra e pure i giornalisti devono arruolarsi. Sì, ci vorrebbero tutti armati. Non di moschetto e neppure di elmetto, ma pronti a intrupparci nello stile bellico che si conviene al momento. Avere dubbi, ripetere che questa è una guerra fra America e Russia, che le due superpotenze sono decise a combattere fino all’ultimo ucraino, e che noi non dovremmo armare Kiev, ma disarmare, può essere ritenuto un pensiero disfattista. Non siamo ancora alla corte marziale, ma di questo passo, con certi bellimbusti pronti a combattere dalla loro poltrona di onorevole, ci potremmo arrivare. Si comincia a mettere i paletti su come si conducono le interviste e su quali persone si possano invitare, compilando il decalogo del buon giornalista, e si finisce con le audizioni. Che poi, davanti al Copasir, sono interrogatori. Eh sì, è la libertà di stampa bellezza. Del resto, qualche tempo fa, in piena pandemia, quel fine democratico del senatore a vita Mario Monti, disse che bisognava mettere la mordacchia alla stampa come in tempo di guerra. Adesso in guerra ci siamo e la mordacchia si avvicina.

4 replies

  1. Ho un sogno: che Draghi venga rifiutato (e 2…vaiii!!✌🏻) come segretario della Nato (leggi USA), per via della scarsa libertà di stampa dilagante nel nostro paese.
    Perché negli USA la libertà di stampa è sacra.
    La LORO, però, ovvio, non quella degli altri.(perciò il mio è un sogno)
    Come per le tecniche Psyop, applicabili a tutti gli altri popoli, ma ILLEGALI se applicate agli americani.
    E ciò la dice lunga su come giudichino perverse le manovre psicologiche per indirizzare la propaganda e l’uso di quest’ultima per risolvere i conflitti di qualsiasi genere, che loro maneggiano al punto da avere un organismo apposito,
    attivabile solo nei confronti degli stranieri, ma non su loro stessi.
    Stra-attivo ORA, su QUESTI SCHERMI.
    Per notarne gli effetti, rimuovere accuratamente il prosciutto dagli occhi.

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      • In teoria, essendo noi una Democrazia Parlamentare (in teoria…) dovremmo essere noi – i “nostri rappresentanti” – a rifiutarlo…
        E invece…
        Se va tanto bene a noi, perchè non dovrebbe andare bene ad altri?

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  2. La democrazia ha bi-sogno di coraggio e atti di eroica resistenza non violenta.
    Che grandi lezioni per tutti noi! Ci siamo alzati in piedi anche noi, benché a casa nostra, e vi abbiamo applaudito con tutto il cuore.

    Segnalo:

    José Nivoi: “Prima in teatro e poi Bergoglio: boicottare le armi, l’Italia è con noi”

    PACIFISMO – Il Camallo di Genova citato dal Santo Padre
    DI MARCO GRASSO
    4 MAGGIO 2022
    Comments
    Genova. “Tutti quegli applausi ci hanno fatto una certa impressione. Siamo abituati a stare fra gli operai e la gente del porto. Io non ho nemmeno la tv. Nel giro di poche ore ci siamo trovati un intero teatro – pieno di attori, intellettuali e politici – a sostenerci. La mattina dopo ci ha elogiato persino il Papa. Forse è il segnale che le nostre battaglie erano giuste e che qualcosa sta cambiando: l’opinione pubblica non apprezza la linea politica dei guerrafondai”. José Nivoi, 37 anni, lavora sulle banchine del porto di Genova da quando ha 21 anni. Dopo aver animato le battaglie contro le navi delle armi dirette in Arabia Saudita, con il collettivo portuale del Calp, oggi è sindacalista di base dell’Usb. Insieme al collega Corrado Majocco è stato invitato all’evento per la pace convocato il 2 maggio da Michele Santoro al teatro Ghione di Roma. Chiamati sul palco, i due camalli sono stati investiti da una standing ovation, a cui hanno risposto con il pugno chiuso.

    Come vi siete sentiti?

    Sorpresi ed emozionati. C’erano molte persone famose in quella platea. Mondi lontani, socialmente e forse anche politicamente dal nostro. Mi ha fatto pensare che in Parlamento oggi non c’è praticamente nessuno che rappresenta un pensiero maggioritario in Italia: il 65% degli italiani non vuole la guerra.

    Si riferisce all’opposizione all’invio di armi a Kiev?

    Noi facciamo un ragionamento più ampio. Siamo antimilitaristi. Siamo convinti che in un Paese legato all’economia degli armamenti, la politica prima o poi insegue l’economia di guerra. E le conseguenze delle guerre, così come delle sanzioni economiche, ricadono invece sui civili. Per dirla con un vecchio slogan, pensiamo che occorra riempire i granai e svuotare le caserme.

    Cosa rispondere a chi dice che forse nemmeno Putin vuole la pace?

    Noi non giustifichiamo quello che ha fatto. Però pensiamo che siano sbagliate anche tutte le guerre fatte dalla Nato negli ultimi 20 anni. E che, come ha detto il Papa, non è stata una buona idea andare ad “abbaiare” davanti al confine russo.

    La vostra popolarità è iniziata con i blocchi sulle banchine alle navi della compagnia Bahri, dirette a Ryad.

    Nei porti passano le catene del valore mondiale. Negli anni abbiamo assistito a un aumento del traffico di determinate merci militari, così, nel nostro piccolo, ci siamo posti la domanda sulla loro destinazione, in questo caso lo Yemen.

    Queste proteste vi sono costate guai giudiziari.

    È un paradosso: lo Stato viola leggi e Costituzione esportando armi, noi che protestiamo contro la guerra siamo accusati di associazione per delinquere.

    Cosa ha pensato leggendo le parole del Papa?

    Ci hanno fatto molto piacere. La sua posizione netta è molto simile alla nostra.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/05/04/jose-nivoi-prima-in-teatro-e-poi-bergoglio-boicottare-le-armi-litalia-e-con-noi/6579436/?utm_content=fattoquotidiano&utm_medium=social&utm_campaign=Echobox2021&utm_source=Facebook#Echobox=1651648107-1

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