Letta & c. attaccano uno scoop per lavarsi la coscienza

(Maurizio Belpietro – laverita.info) – Per il segretario dem l’intervista di «Zona Bianca» è stata «un’onta». Forse dimentica la visita a Vladimir Putin in solitaria a Sochi nel 2014. E il microfono offerto dalla Rai a Saddam, Assad o al figlio di Totò Riina.

Enrico Letta, che – unico premier europeo – nel 2014 andò a Sochi a baciare la pantofola di Vladimir Putin quando già lo zar del Cremlino era ritenuto un reietto, s’indigna per l’intervista a Sergej Lavrov che Rete 4 ha mandato in onda domenica. Secondo il segretario del Pd, si tratterebbe di un’onta per l’Italia intera, uno spot da propaganda di guerra. A seguire, come si usa nei regimi comunisti, capi e capetti della sinistra hanno dato manforte al numero uno, randellando il conduttore Giuseppe Brindisi, reo di aver portato in tv in esclusiva mondiale il ministro degli Esteri russo. Andrea Marcucci, ex capogruppo al Senato del Partito democratico e alla disperata ricerca di riguadagnarsi la poltrona, ha parlato di «uso distorto dell’informazione televisiva». Michele Anzaldi, segretario della commissione di vigilanza Rai e deputato di Italia viva, ha definito imbarazzante lo spettacolo offerto dalla rete Mediaset, tirando in ballo l’editore e accusandolo di non si sa bene quali oscure manovre. Ivan Scalfarotto, indimenticato firmatario di una
proposta di legge per l’introduzione della censura di chiunque parli di lobby gay, anch’egli deputato del partito di Renzi, ovvero di Arabia viva, ha invece accusato le tv del Biscione di aver consentito un comizio di Lavrov, trasformandosi in uno strumento diretto di propaganda russa.

Ora si dà il caso che i giornalisti siano responsabili delle domande e non delle risposte e che nel caso del ministro di Putin, chiunque faccia il mio mestiere avrebbe fatto carte false per intervistarlo dopo due mesi di guerra. Sono certo che da Bruno Vespa in giù, per arrivare all’ultimo dei conduttori tv, tutti avrebbero considerato l’intervista uno scoop di cui menar vanto. La politica, quella che deve far dimenticare di aver abbracciato Putin quando non era il caso e di aver stretto con lui lucrosi affari, fino a far rischiare al nostro Paese una crisi d’astinenza dal gas russo, oggi cerca di lavarsi la coscienza dicendo che in prima serata non si può far parlare Lavrov. E tuttavia si tratta della stessa politica che in passato non ha battuto ciglio di fronte ad altre e più imbarazzanti ospitate. Sì, al massimo qualcuno ha obiettato chiedendosi se il servizio pubblico, cioè la Rai, con i soldi pubblici dovesse pagare i viaggi di Monica Maggioni a Damasco, per intervistare Bashar Al Assad senza che nessuno glielo avesse chiesto. All’epoca, il dittatore siriano, grazie all’aiuto dei russi, aveva appena ripreso gran parte del territorio occupato dai ribelli islamici e certo non lo aveva fatto offrendo fiori, ma bombardando a tappeto interi villaggi e massacrando anche i civili. L’intervista era talmente aggressiva, cioè condotta con cipiglio, che la televisione di stato del regime scelse di mandarla in onda prima della Rai, mentre dopo questo esempio di determinazione professionale, viale Mazzini ha deciso di premiare Monica Maggioni nominandola direttore del Tg1. Certo, l’ammiraglia dei telegiornali pubblici ha uno stile ineguagliabile, per esempio quando manda in onda colloqui esclusivi con il presidente Mario Draghi, e dunque non può essere messa a confronto con Rete 4. Tuttavia, segnalo che nel corso degli anni la tv degli italiani, quella cioè tenuta in piedi dai soldi dei contribuenti, ha via via intervistato ogni genere di dittatore, offrendo il microfono a qualsiasi tesi, anche la più scorretta. Da Jorge Rafael Videla, dittatore argentino, a Fidel Castro, da Hugo Chavez a Saddam Hussein, per non parlare di Muhammar Gheddafi: tutti in Rai hanno avuto diritto di tribuna e mi risulta che a comandare nella tv di Stato sia la stessa sinistra che oggi vorrebbe impartire lezioni su ciò che di politicamente corretto si deve mandare in onda. Qualche anno fa, dopo essere stato accusato di aver intervistato senza contradditorio il figlio di Totò Riina, Bruno Vespa si chiese in maniera retorica se fosse giusto rinunciare a intervistare Adolf Hitler qualora il dittatore fosse risalito dall’inferno e si offrisse per un’intervista. E, sempre in maniera polemica, si domandò se avesse avuto ragione Giulio Andreotti, nel gennaio del 1991, quando provò, senza per altro riuscirvi, a bloccare un’intervista a Saddam Hussein.

La verità è che da un lato c’è un sistema dell’informazione che rosica di fronte allo scoop di un collega e dall’altro c’è una politica con la coda di paglia, che per nascondere le proprie lacune e le proprie colpe, tenta di gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica. Nel febbraio del 2003, il leader del movimento pacifista inglese, Tony Benn, si recò a Bagdad per intervistare il dittatore iracheno e il colloquio andò in onda su Channel Four, la tv pubblica del ministero della cultura inglese. Hussein disse tutto quel che voleva e a Tony Blair, che all’epoca governava a Downing Street, non venne certo in mente di censurarlo. Ma appunto era il primo ministro britannico, mica un ex premier italiano.

Quanto alla polemica sulle parole che Lavrov ha pronunciato sugli ebrei, da me giudicate vergognose in diretta durante la trasmissione dell’intervista al ministro russo, pur condannandole, ricordo che anni fa ad accreditare le origini ebraiche di Hitler fu il Corriere della Sera, suscitando certo meno scalpore di Lavrov. Ma come si sa, dipende sempre da chi fa l’intervista: c’è chi, pur essendo in ginocchio, non subisce attacchi in quanto di sinistra e chi deve scontare il peccato originale di non essere un compagno. Resta un fatto: sentire le ragioni di chi ha scatenato una guerra non è propaganda, ma servizio pubblico. Altrimenti urge istituire il Minculpop: quello che mandava in onda, sempre e comunque, una sola tesi. Ma i cinegiornali erano a cura dell’istituto Luce. Che guarda casa ha una curiosa assonanza con Duce.

11 replies

  1. Non vorrei sbagliarmi, cioè non so se è vero o no ma da noi in Jugoslavia , quando esisteva ancora, era una cosa risaputa che Hitler fosse anche un pò ebreo. E per qualche distorsione mentale decise di sterminarli ( ovvio non solo per problemi psichici )
    Quindi mi sorprende che in Italia solo ora si viene a sapere di questa cosa di cui si scandalizzano in molti , pensavo la sapessero tutti…
    In quanto la parola dittatore Belpietro la usa un pò troppo con disinvoltura ( Fidel?? )…a volte è meglio un bel pugno sul tavolo di un dittatore che varie democrazie smidollate e senza le palle. Quanti partiti e “partitini” ci sono in Italia e il risultato è sempre più o meno lo stesso da decenni: Non si sa chi beve e chi paga ( paga sempre il popolo, ma quando il popolo dirà BASTA? ). E poi chi siamo noi a giudicare altri ” i dittatori” ?
    Se per solo uso della parola il dittatore è pure Biden, vedi quanti seguono il suo diktat e si apprestano ad aggiungere un posto al tavolo nell’ organizzazione più minacciosa per il pianeta ovvero la NATO…

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  2. Se si pensa di aver dato spazio propagandistico al ” nemico” ( da qui lo scandalo), occorre che il nemico sia dichiarato ufficialmente tale. L’unico autorizzato a farlo è il Parlamento. Però, mi sembra che l’Istituzione sia stata tagliata fuori dalle decisioni strategiche politiche/ economiche/ militari. Se così è, un costituzionalista, uno studioso del Diritto positivo potrebbero indicare meglio di me la serie di violazioni gravissime commesse da tanti cui sono state affidate le sorti del Paese.

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  3. Minculpop non era attiva solo durante il ventennio ma è all’opera costantemente anche oggi sui canali televisivi e giornali.L’intervista a Lavrov costituisce,almeno apparentemente, l’eccezione che conferma la regola: è ,diciamo così, un svista o forse un tentativo di infangare il nemico facendolo parlare ,credendo che le sue parole gli si ritorcano contro essendo poco credibili. Lavrov ha spiegato, fra le altre cose, il meccanismo perverso attraverso il quale noi volevamo da loro il gas e le altre merci senza pagarlo avendo bloccato i loro conti in occidente. Questo non ha suscitato indignazione,nonostante ci avesse definiti molto chiaramente dei ladri. Strano,molto strano.

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    • un tentativo di infangare il nemico facendolo parlare ,credendo che le sue parole gli si ritorcano contro essendo poco credibili.
      Mi sa che hai ragione.
      Anche perché sappiamo come Brindisi abbia insultato offeso chi non ha voluto fare il vaccino..

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  4. insinuando che Hitler fosse ebreo Lavrov ha voluto dire che il fatto che Zelensky sia ebreo non esclude che sia nazista. Essere Nazisti non è solo perseguitare gli ebrei, ma molto altro e tanto altro anche senza perseguitare gli ebrei ma magari perseguitando i separatisti russi. Quindi polemica inutile: come al solito invece di guardare la luna si guarda solo la punta del dito che la indica. Aprite le menti per favore.

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  5. “E il microfono offerto dalla Rai a Saddam, Assad o al figlio di Totò Riina”

    mi sembra di ricordare anche i Casamonica, il figlio di Don Vito Ciancimino, Formigoni, Galan, Berlusconi ecc. ecc.tanto per ricordare i vari pregiudicati, più tutti i politici del primo periodo incastrati da mani pulite, compreso l’attuale presidente della consulta.

    Quelli del PD, se sono così adirati per il “comizio” di Levrov, è perchè non ci hanno pensato prima loro, sai che (Scuub!)
    prima il comizio di Zelensky al parlamento italiano e subito dopo quello di Putin, roba da pulitzer o dallo squalificatissimo NOBEL per la pace.

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  6. Tipico italiano: con tutto quello che ha detto Lavrov ci si accapiglia solo sull’ osso immediatamente buttato sotto i riflettori dai media. L’ idea che Hitler avesse qualche avo ebreo è in giro da tempo (probabilmente in molti lo abbiamo: e consideriamo gli Ebrei una razza ma (es) i boscimani no, guai…!?) ma chissenefrega.
    Lavrov voleva dire che il fatto di essere ebreo non significa non poter essere nazista o fascista ( moltri lo sono stati e lo sono, la storia lo insegna, e la “vicinanza” di Zelensky ai vari “battaglioni Azov” è nota a tutti.)

    Forse sarebbe il caso di smettere di spolpare quell’ inutile osso e concentrarci su altro: ad esempio le conseguenze della nostra partecipazione alla guerra. Proprio quelloche i media vogliono farci dimenticare: avremo un autunno molto… freddo. In tutti i sensi… E stiamo a pensare alle ascendenze di Hitler?

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