Guerra Ucraina: un ministro degli Esteri russo si deve intervistare o no?

L’attacco a Mediaset per aver ospitato il ministro Sergey Lavrov e la gerarchia delle notizie

(di Gianmichele Laino – giornalettismo.com) – È una questione di prospettive del problema. Il tema dell’intervista al ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov su Rete4 – nel corso del talk show Zona Bianca – è sicuramente stato analizzato da ogni tipo di prospettiva. In tanti hanno criticato la trasmissione Mediaset per il fatto stesso di aver dato spazio alle parole di un esponente di spicco del governo russo, una delle persone più influenti tra i collaboratori di Vladimir Putin, in un momento in cui è in corso una guerra feroce in Ucraina. La questione, tuttavia, se analizzata da questo punto di vista, è mal posta. La voce di un ministro degli Esteri è importante da ascoltare. Il tema è, al massimo, come si sceglie di far ascoltare questa voce.

Intervista a Lavrov, giusto farla?

Parliamo di gerarchia della notizia. Il ministro degli Esteri è una fonte istituzionale e ufficiale. Impossibile non tenerne conto, a maggior ragione se – per quanto riguarda i media occidentali – le notizie che arrivano dalla Russia sono solitamente filtrate proprio dall’imbuto della propaganda. Un’intervista può, anzi dovrebbe, rappresentare l’occasione per andare oltre la propaganda, oltre il contenuto di una semplice velina che arrivi dal Cremlino. È fuori discussione il fatto che un giornalista – avendo questa possibilità – ci rinunci. 

A livello di gerarchia della notizia, quindi, abbiamo esplicitato il concetto. Resta ora da capire come condurre l’intervista. Sicuramente, avere un interlocutore di questo peso in una trasmissione presuppone un confronto preparatorio (lavoro che, solitamente, viene svolto dai portavoce). Chiaro che i portavoce (questo avviene anche per le figure istituzionali italiane, sia chiaro) cerchino di mediare, evitando argomenti scomodi. È il giornalista, a quel punto, che deve capire cosa quell’intervista potrà aggiungere, cosa potrà dare in più – rispetto alle famose veline e alla famosa propaganda di Mosca, nella fattispecie – al lettore o al telespettatore.

Per far questo, può percorrere sia la strada della domanda calzante, sia quella del chiedere conto (o, nella migliore delle ipotesi, del debunking in diretta) di affermazioni che, nel momento stesso dell’intervista, sembrino esagerate o volutamente provocatorie (come lo era, ad esempio, la famosa frase su Volodymyr Zelensky ebreo e il paragone con Adolf Hitler, ripresa da tutti i media internazionali).

È stato qui il problema dell’intervista a Lavrov: la mancanza, forse imprescindibile per una sua presenza in trasmissione, del contraddittorio. Qualcuno, a questo proposito, cita il modello CNN: la giornalista Christiane Amanpour, intervistando il portavoce di Putin Dmitri Peskov, non ha rinunciato al suo stile incalzante, alle sue domande, al suo ritmo. In quel caso, nessuno ha pensato che si trattasse semplicemente di una amplificazione alla propaganda di Mosca.

Categorie:Cronaca, Interno, Media, Politica

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31 replies

  1. CIOE’: per una volta che Zona Bianca non fa un programma di m…a dal primo all’ultimo minuto, infarcito di notizie tutte tendenziose, con ospiti da vomito, sarebbe da incolpare per far parlare il ministro degli esteri senza farlo interrompere dal primo Parenzo o Capezzone che passa?

    Brindisi è quel che è, un tappetino umano. Non c’é molto da aggiungere.

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  2. Non ho capito: non guardo rete 4 né conosco il tizio intervistante, ma noi su questa guerra intervistiamo che ne so? Nobili, Renzie D’Arabia, Salvini, oppure Giggino nostro e poi l’elenco va avanti all’infinito con tutti i nostri politici che fanno ridere chiunque, e il ministro degli esteri russo lo vogliamo tenere a casa sua?
    NO, fate pure.
    Chiamate Gentiloni, allora, l’ex agli esteri e fatele a lui le domande sulla situazione internazionale. Oppure chiedete a quel tipo che suona l’arpa, quello della lega.

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  3. Il povero Brindisi (che è uno sempre a favore degli ucraini) è rimasto annichilito durante l’intervista del vecchio volpone, lasciateli parlare che sotto sotto emerge tutto l’odio che loro hanno per gli altri popoli, altro che la balla del nazismo, si credono superiori a tutti

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  4. si si paolabl è una balla quella del nazismo, hai ragione da vendere i russi si credono storicamente superiori a tutti.
    hitler era geloso della famosa superiorità siberiana e allora ha scatenato la 2gm
    per non parlare dell’odio atavico che covano i russi nei confronti degli altri popoli, il famoso odio russo.
    si si brindisi era annichilito
    si si brindisi è povero, non ha un soldo il poveretto

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  5. Grazie @Elena, Ho ascoltato l’intervista e non mi pare proprio che Lavrov si sia espresso nei termini riportati dalla stampa nostrana.
    Ovviamente anche lui fa propaganda, ricordiamo che è il Ministro degli esteri di un Paese in guerra, ma se c’è qualcuno che ha dato il maggiore contributo alla guerra contro Hitler , questi sono stati i Russi, senza i quali – con decine di milioni di morti- il 25 aprile e Bella Ciao ce li saremmo sognati. Anche se Benigni ha vinto l’Oscar facendo liberare Auschwitz agli… Americani: alla piaggeria italica non c’è limite.

    Purtroppo è stato cancellato dalla Rete ( e dai miei segnalibri) un bell’articolo del 2014 che rendeva ben conto del nazismo ( con tanto di simboli e foto) che permeava il nuovo governo Ucraino.
    Era pubblicato su quel quotidiano filo Putin che è La Stampa di Torino, quindi andava censurato.
    E poi facciamo le pulci alle censura russa, in stato di guerra. Noi ci facciamo avanti, anche se in guerra non siamo ( ancora).

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  6. @Carolina
    se abitassimo vicine, verrei volentieri a bermi un caffè con lei, ogni tanto, per farci una sana chiacchierata.
    Rispetto sempre l’onestà.

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  7. Non ci vedo niente di male in un intervista mal condotta… Purtroppo siamo già abituati ai giornalisti che concedono un monologo ai politici che “dovrebbero” intervistate!

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  8. A proposito di Lavrov ( ho ascoltato per qualche minuto il duo Mentana- Fabbri poi non ce l’ho più fatta), non so se avete notato il tono ( e i cambi di tono) del traduttore.
    Il linguaggio del corpo( postura, mimica, voce…) come ben sanno gli attori, i politici ed i frequentatori di talk show, sono più efficaci di mille parole, soprattutto di questi tempi in cui si parla di continuo ma non si ha la pazienza, o la capacità, di ascoltare. Un sorrisetto distrugge il ragionamento più profondo, per i più.
    Direi che la voce del traduttore, che contrasta platealmente con quella seria e monotona di Lavrov, è tutta un programma, ha fatto diventare l’intervista una farsa.
    Veramente non sappiamo più a cosa attaccarci, e questo ha un solo senso: ci aspettano tempi durissimi. Da parte dei cattivi- cattivi, ovviamente.

    ( En passant…La Pelosi traballante sui tacchi ad 83 anni – mocassini o ballerine, no? – e con l’espressione costantemente “meravigliata” dalla chirurgia estetica, fa il paio con l’immagine di Biden, Presidente eletto per il rotto della cuffia di una Potenza che teme il declino e non si rassegna alla fine della “gioventù” sparando ad ogni fantasma che le si avvicina. Plasticamente – in ogni senso😀- rappresentata dai suoi plenipotenziari…)

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    • La Pelosi ha 83 anni? Mazza come se li porta bene!

      Berlu direbbe ‘è ancora una bella gnocca’.

      Ma a proposito: quando è che la dimettono dall’eterno ruolo di ‘speaker della camera’?

      Non ne hanno una sotto i 60?

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    • Infatti Mediaset ha sbagliato intervistatore fossi stata in loro mi sare fatta prestare Fazio o Vespa per una sera.. sai che spettacolo!!

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  9. Corriere della Sera
    21 h ·
    (✏️ Beppe Severgnini) Cosa fai, quando capisci di aver sbagliato? Inventi scuse. Lo fanno gli allenatori dopo una partita persa, gli imprenditori dopo un investimento sballato, gli studenti dopo un’interrogazione finita male. Lo fanno anche i regimi e i loro portavoce, quando le cose si mettono male.
    Interessante l’intervista del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov all’agenzia cinese Xinhua. Ha detto, tra le altre cose: «La nostra operazione militare speciale in Ucraina contribuisce al processo di liberazione del mondo dall’oppressione dell’Occidente neo-coloniale, mescolata in modo pesante con il razzismo e l’esclusione di chi non rientra in questo quadro».
    Capire perché una vecchia volpe internazionale come Lavrov affermi certe cose non è difficile. Cerca appoggi fuori dalle democrazie. L’accusa al mondo libero di essere «neocoloniale» e «razzista» è un tentativo patetico di stendere una vernice ideologica su una guerra assurda e orribile, che Mosca aveva sottovalutato.
    I giornalisti, gli oppositori e gli uomini d’affari russi che muoiono misteriosamente? Non esistono. La corruzione endemica? Non se ne parla. Gli arricchimenti personali dei governanti, le famiglie allargate che vivono all’estero nel lusso? Tabù. Meglio tirar fuori improbabili «processi di liberazione». Se ci pensate, è il trucco che usano i despoti africani. Pare che funzioni. Leggi l’articolo completo sul Corriere 👉 (📸 AP)

    Quando si dice: la FACCIA come SEVERGNINI…

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    • Ecco andava bene anche un Severgnini.. tanto in questo paese di servant della stampa abbondiamo , superiamo il pil !il tutto come se la classe dirigenziale ucraina non sia stata e sia corrotta tanto quanto la russa!

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  10. Malissimo!!
    Più sono le posizioni ascoltate più il puzzle prende forma, magari passando anche dalle voci dei ministri, ( televisioni nazionali europee) che sicuramente,visto l’anonimo essere umano avrà la sua visione e il suo pensiero conseguente ( a cui normalmente si giunge attraverso un ragionamento, se si è savi, ma anche i folli giungono alle l8ro conclusioni che si presuppongono sconclusionato, in assenza di relativismo cognitivo, che porta a esorcizzare rispetto agli ( agli!) altri, secondo la dinamica e la dialettica interiore del processo di individualuzzazione legato al percorso di crescita e di esperienze di vita.

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  11. Cosa pensano i min8stri dei paesi satelliti della Russia , ex Urss, ( per inciso, per coloro che non lo hanno compreso, il processo di destrutturazione del blocco pan Silvestro, la vecchia unione sovietica che andava dal muro di Berlino a vladivostok nel mar Baltico. È tornata secondo lo schema della geopolitica, l’antico territorio degli zar e della stirpe del loro nobile esercito ( grandi autori russi, autori russi minori, giornali e giornalai,)

    quindi non poteva che partorire un presidente zar, ma la storia del loro legame è sicuramente rimasta.

    Trasformata sotto l’imperialismo americano di coca Cola e ombrelloni e tavoli da bar. McDonald, film , Fbi, e la lenta ocvidentalizzazione delle aree di ceppo slavo.

    Con slang inglese, francese e tedesco.

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  12. Sergio Romano, ambasciatore in URSS ai tempi della cosiddetta “glasnost'” fu immediatamente richiamato in patria perchè osò esprimere dei distinguo nei riguardi di Gorbacev e dell’ operazione Eltsin messa in campo dagli US.
    Insomma, osava guardare ciò che accadeva anche con occhi “russi” e non solo supportare gli interessi US che da tempo lavoravano – e lavorano – per la distruzione della Russia come potenza.

    L’ arrivo di Putin – con tutti i suoi limiti – ha ridimensionato lo strapotere – anche politico – degli oligarchi e ridato alla Russia dignità internazionale. La signora Merkel, con la sua Ostpolitik, aveva ben compreso che occorreva intrattenere buoni rapporti con questo nostro grande – e utile – vicino, ed infatti ci fu un riavvicinamento ( complice anche il Berlusca, dobbiamo dargliene atto) .

    Non c’era più un Patto di Varsavia a contrastare la Nato, che si allargava provocatoriamente a suon di quattrini e potenza, sopportando, nei Paesi ex-Urss, governi assolutamente illiberali e codini di super destra ( e chissenefrega, basta siano dei “nostri”) e allo stesso tempo nulla era più ostico agli US (per gli statunitensi, martellati dal maccartismo, i Russi sono sempre un “nemico comunista”) di una ventilata partnership tra l’ Europa ( in particolare la Germania) con la sua tecnologia e la Russia con le sue materie prime.

    Piano piano, approfittando del dominio assoluto della sua “cultura” consumistica ( il Paese dei Balocchi agli occhi soprattutto dei giovani) e delle sue decine e decine di basi militari in Europa, extraterritoriali per lo più e con testate nucleari (siamo, nei fatti, ancora “oiccupati”) l’ avvicinamento al nemico è andato avanti, grazie soprattutto al potere statunitense nei confronti governi dei singoli Stati e di quell’ ente sovranazionale ( degli US voluto ed allargato) che chiamiamo UE.

    Per il popolino si tratta, al solito, di proteggere i “buoni” contro i “cattivi” ( vedi Gheddafi, Saddam, Talebani, ecc…) e di “portare la libertà”, ma sempre lontanissimo dai parti lidi di Oltreoceano.
    Sempre un Inferno versus paradiso, dove i demoni e gli angeli sono intercambiabili a seconda dalla propaganda della parte dalla quale si guardano. L’ importante è che tutto sia chiaro e semplice: guai, ai giorni nostri, mettere in moto il cervello… Siamo ormai abituati alla concentrazione di un Tweet…

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    • Carolina tanto di cappello!! Un’analisi sublime! Grazie della tua cultura e sapienza!
      Nessun politico o ministro , giornalista o altro non saprebbe dare una spiegazione tanto lucida e ragionata. Forse solo qualche d’uno del passato ma l’è già morto e sepolto.
      Un saluto di cuore

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  13. Carolina tanto di cappello!! Un’analisi sublime! Grazie della tua cultura e sapienza!
    Nessun politico o ministro , giornalista o altro non saprebbe dare una spiegazione tanto lucida e ragionata. Forse solo qualche d’uno del passato ma l’è già morto e sepolto.
    Un saluto di cuore

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