Va bene la guerra e l’inflazione, ma qui c’è qualche furbetto che fa la cresta sui prezzi

(Giuseppe De Lorenzo – il Giornale) – C’è chi ha alzato di dieci centesimi un cono a gusto singolo. Chi di due euro al chilo la confezione di gelato da portare a casa. Chi invece rivede il listino di caffè e pane. L’inflazione corre, lo dicono i numeri: a +6,2% su base annua, secondo l’Istat. Colpa del Covid, della guerra e dei rincari energetici, ovviamente. Ma nelle pieghe degli aumenti che colpiscono soprattutto il settore alimentare (+6,3 ad aprile rispetto al 5,8% di marzo) si può nascondere anche dell’altro. Non è che qualcuno approfitta dell’allarme inflazione per ritoccare i guadagni?

PASTA, CORSA INGIUSTIFICATA 

Può succedere, assicura Mauro Antonelli dell’Unione Nazionale Consumatori (Unc): «Lungo la catena che porta il cibo dal coltivatore alla tavola – dice – spesso si insinuano speculazioni». Pensiamo alla pasta. Potremmo immaginare che la colpa sia della guerra di Putin: «L’invasione dell’Ucraina ha bloccato il granaio d’Europa», si sente dire spesso.

Non è esattamente così: gli spaghetti si fanno con il grano duro e Russia ed Ucraina soddisfano solo il 2,3% dell’export mondiale. Non possono incidere più di tanto. Il primo rincaro infatti risale alla scorsa estate a causa dei cattivi raccolti canadesi. Poi ci sono stati aggiustamenti per il costo dell’energia. Ma adesso? A marzo 2021 un chilo di pasta al supermercato costava 1,30 euro contro gli 1,52 di oggi. Un incremento del 17% che per Antonelli «è ingiustificato».

IL PANE A PESO D’ORO 

Discorso simile per il pane e i prodotti di forno. Va bene che Russia e Ucraina esportano il 31% del grano tenero mondiale, e dunque il conflitto ne squilibra il mercato. Ma primo, l’Italia ne importa poco dai due Paesi. Secondo, la materia prima incide solo per il 10% sul prezzo finale. E terzo, spiega Furio Truzzi presidente di Assoutenti, «il grano ucraino verrà raccolto solo a luglio e non è ancora stato immesso nel mercato». 

Eppure i panettieri lamentano aumenti esorbitanti della farina e si dicono costretti ad ritoccare il prezzo della pagnotta. Un fornaio nel Milanese è passato da 4 euro al chilo a 4,50. A Melzo siamo già a 5 euro. A Monza qualcuno è arrivato a far pagare il pane speciale anche 10 euro al chilogrammo. Altri, nonostante gli obblighi di legge, evitano di esporre i prezzi o di consegnare al cliente lo scontrino con indicato il costo al chilogrammo. Un fenomeno simile alla cosiddetta shrinkflation, pratica scorretta ma non illegale, quando cioè le aziende riducono il peso del prodotto confezionato mantenendo però il prezzo invariato.

DAL CAFFÈ AI GELATI

 Il problema è che in teoria si può vendere la pasta a 1 milione di euro al pacco senza commettere reati. Manca la definizione di prezzo anomalo ed è il mercato, in estrema sintesi, a comandare. L’Antitrust può intervenire, le procure aprono fascicoli, la Guardia di Finanza “monitora” così come il Garante dei prezzi.

Ma sanzionare è complicato: se gira la voce che l’inflazione corre e un commerciante alza i prezzi per guadagnarci un po’, nessuno può contestarlo.

Le zucchine, ad esempio, sono un ortaggio a produzione nazionale che non risente di tensioni internazionali. Eppure, riferisce Altroconsumo, il prezzo è cresciuto in media di 33 centesimi al chilogrammo in un anno. Non tutti i rincari, assicurano le associazioni di categoria, sono giustificati dal caro bollette. E sono davvero coerenti i listini di alcune gelaterie di Milano, con prezzi a coppetta da capogiro? Certo il glucosio e il destrosio sono aumentati, così come le bollette. E le gelaterie possono aver applicato oggi rialzi evitati a inizio anno.

Ma l’incremento è notevole.

«Rispetto al 2021, siamo passati dal +3,7% di gennaio al +6,1% di marzo – spiega Antonelli – Il timore è che ad aprile si sia registrato un ulteriore scatto. Sarebbe la conferma di una speculazione». In fondo chi lavora nel settore di bar e caffetterie assicura che «qualcuno sta esagerando».

«Alcuni colleghi ci marciano – dice Maximiliano Gioia, del Cin Cin Bar di Cernusco sul Naviglio – In giro ho visto brioche congelate passare nell’ultimo mese da 1 euro a 1,30».

Di certo non può essere colpa della guerra in Ucraina. Non in questo settore. Altri baristi, in anonimato, confermano che molti hanno scelto di chiedere 10 o 20 centesimi in più per il caffè. Anche se per ora il rincaro «non sarebbe giustificato».

Categorie:Cronaca, economia, Interno

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3 replies

  1. La coperta è sempre più corta e tarlata….e tira, e tira, e alla fine piangeremo tutto insieme nella rovina.
    Puoi fare il furbetto per un po’, poi diminuito il potere d’acquisto, se non aumentano i salari, e tanti smetteranno di acquistare….semplicemente smetteranno.

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  2. Qualcuno si è arricchito in questi due anni, soprattutto gli evasori, piccoli e grandi, per non parlare di chi vive di rendita sugli affitti, sempre più ricercati da chi non ha i soldi per comprare casa o è stato costretto a venderla. Ormai un affitto costa un intero stipendio, e non certo dei più bassi.. Molti hanno risparmiato ed ora c’è l’ assalto a quei risparmi.

    Una caratteristica divide i commercianti dai loro dipendenti: i dipendenti si indebitano col proprio conticino per arrivare a fine mese, i commercianti mettono mano solo al conto dell’ esercizio, difficilmente toccano quello privato. E appena possono aumentano i prezzi per rifarsi delle perdite o anche solo del calo dei consumi. I dipendenti ( e i pensionati) ricevono sempre lo stesso stipendio, e va anche bene se non vengono licenziati.
    I commercianti possono fallire, e addio ai debitori (tutto intestato a “altri”: mogli, suocere..) e dopo un po’ riaprono da qualche altra parte, magari una attività diversa ( tipico dei ristoratori più o meno improivvisati…Che fai? Apro una trattoria, un bar…). i dipendenti si vendono la casa e vanno alla Caritas.

    In certi esercizi commerciali ( abiti, bar…) i guadagni in confronto al costo delle merci sono talmente alti che si campa comunque.
    Ovviamente non per tutti è così, anche e soprattutto per la scriteriata liberalizzazione delle licenze che ha riempito le nostre città di esercizi commerciali tutti uguali e uno attaccato all’ altro: ovvio che anche se i margini su stracci, straccetti, bigiotteria e brioches surgelate sono altissimi, sono ormai in troppi a mangiare nello stesso piatto.

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