Massimo Fini: La pietà di “Pedro”, vera resistenza

Pier Luigi Bellini. Fu lui a catturare a Dongo Mussolini trattandolo con l’indulgenza che si deve ai vinti. Poi arrivò il “colonnello Valerio”, prese il Duce e tutto finì nel sangue. Scambiando coraggio e vigliaccheria […]

(Massimo Fini – massimofini.it) – Pier Luigi Bellini delle Stelle. Chi era costui? Credo che pochi degli italiani di oggi lo sappiano. Il Conte Pier Luigi Bellini delle Stelle, in arte “Pedro”, è stato il comandante di quel manipolo di partigiani che con un’azione audacissima, in sette fermarono una colonna di 300 tedeschi, in ritirata, ma pur sempre armati di tutto punto, catturarono sulle montagne del lago di Como, a Dongo, Mussolini, che in quella colonna si era nascosto, e alcuni gerarchi in fuga.

Pedro trattò Mussolini e gli altri con la pietà che sempre si deve ai vinti. Ma da Milano arrivò un altro gruppo di partigiani, con le divise nuove di zecca, comandato dal “colonnello Valerio”, alias il ragionier Walter Audisio, il quale massacrò, strappandoli ai laceri uomini di Pedro, Mussolini e i gerarchi, quelli responsabili e quelli meno responsabili, eppoi li fece appendere per i piedi a piazzale Loreto. A Dongo, al momento dell’arrivo degli uomini del colonnello Valerio, ci fu un momento di indecisione: Pedro e i suoi, che erano sulle montagne da due anni, non credettero sulle prime che gli uomini con le divise così bene in ordine fossero davvero dei partigiani. Poi Valerio esibì un ordine del CLN e il resto andò di seguito.

Ho conosciuto Pedro, era un amico di mio padre, lo ho avuto ospite a cena insieme alla moglie Miriana, la sorella del compositore Luciano Berio, e l’ho incontrato molte volte perché Bellini delle Stelle, pubblicista, faceva parte dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti. Non l’ho sentito mai una volta vantarsi di quell’azione di cui era stato protagonista. Bisognava proprio incalzarlo perché ne parlasse. Bellini delle Stelle non strumentalizzò mai ai fini di carriera la propria lotta partigiana e, ingegnere, fece i capelli grigi in un modesto impiego all’Eni. Mentre il ragionier Walter Audisio fu premiato, per un’azione che nulla aveva avuto di glorioso, ma somigliava piuttosto a quella del boia, con onori e cariche e morì parlamentare della Repubblica. Per me la lotta partigiana si identifica con Pedro, non con Valerio e tantomeno con la miriade di “staffette partigiane” che comparvero negli anni del dopoguerra. La mia adolescenza è stata funestata da ragazzi che, avendo qualche anno più di me, dicevano tutti di essere stati “staffette partigiane”. E io, nella mia ingenuità, mi chiedevo: ma quanti messaggi si scambiavano questi partigiani? Del resto si sa che gli italiani dopo il 25 aprile da tutti fascisti che erano stati, tranne alcune note e lodevoli eccezioni, divennero tutti antifascisti e di un’intolleranza tale che fece dire a Mino Maccari: “I fascisti si dividono in due categorie: i fascisti propriamente detti e gli antifascisti”.

La Resistenza dal punto di vista militare fu un fatto marginale all’interno di quella tragica epopea che è stata la Seconda guerra mondiale. Fu il riscatto morale di poche decine di migliaia di uomini e donne coraggiosi, non del popolo italiano. Ma con la retorica della Resistenza noi italiani abbiamo fatto finta di aver vinto una guerra che invece avevamo perso e nel modo più inglorioso. E come ogni retorica non è stata innocente e ha partorito guai seri per il nostro Paese, a cominciare, solo per fare un esempio, dalle Brigate Rosse che, nei suoi esponenti più seri e motivati, alla Resistenza si richiamavano.

Io non ho aspettato Luciano Violante per affermare che i ragazzi che andarono a morire per Salò avevano pari dignità con i partigiani. Le due parti si battevano per valori diversi: per la libertà i partigiani, quelli veri, per l’onore e la lealtà i giovani fascisti. Lealtà nei confronti dell’alleato tedesco. Con quell’alleato non ci si doveva alleare, ma voltargli le spalle, in una lotta per la vita o per la morte, quando si fa palese la sconfitta, è stato un tradimento indegno e l’8 settembre, che oggi qualcuno vorrebbe far assurgere a festa nazionale, una delle pagine più ingloriose della storia italiana recente.

Gli occupanti in Italia non erano i tedeschi, ma gli Alleati. E l’esercito tedesco, a parte alcune azioni efferate, veri crimini di guerra a opera dei reparti speciali, le SS (Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema in testa), in Italia si comportò con correttezza. Non c’è stato un solo caso di stupro addebitabile ai soldati tedeschi, mentre innumerevoli sono stati gli stupri perpetrati dai soldati americani che oggi noi, per pudicizia, chiamiamo “marocchinate”. Nel bene e nel male i tedeschi rimangono tedeschi. E anche la Götterdämmerung della classe dirigente nazista ha qualcosa di grandioso, bisogna essere almeno all’altezza delle proprie cattive azioni. Niente a che vedere con Mussolini che dopo tutta la retorica sulla “bella morte”, che spinse, come abbiamo detto, tanti giovani italiani a immolarsi per Salò, fugge come un coniglio travestito da soldato tedesco.

Ma voglio rievocare anch’io, come ha fatto Nando dalla Chiesa, un ricordo personale che vale un raffronto fra la Seconda guerra mondiale e quelle che sono venute dopo, aggressione all’Ucraina compresa. La mia famiglia era sfollata sulle montagne del lago di Como, come tante altre famiglie milanesi, per sfuggire ai bombardamenti a tappeto alleati (gli uomini rimanevano invece in città), il paesino in cui c’eravamo rifugiati si chiama Maggio (oggi un orrendo assembramento di villette a schiera). In un paese vicino c’era una piccola caserma, con due sentinelle di vent’anni, passa il piper inglese, aereo da ricognizione, e getta dei volantini in cui è scritto: “Attenzione! Fra mezzora bombardiamo” (oggi ci pare impossibile, ma queste forme di fair play militare allora esistevano, come, per fare un altro esempio, concedere “l’onore delle armi” quando il nemico si era battuto bene). Ovviamente tutta la popolazione fugge nei boschi. Ma i due ragazzi rimangono nella caserma, sono o non sono le sentinelle? Passa il bombardiere, colpisce nel segno e i due ragazzi, ventenni, muoiono. Ogni volta che ricordo questo episodio sono preso da una rabbia indicibile quanto impotente. Per che cosa sono morti quei ragazzi? Per una borghesia che dopo Caporetto, quando i fanti-contadini si stufano di essere massacrati in nome della teoria omicida dell’“attacco frontale” del generale Cadorna, proprio quella borghesia che aveva voluto la guerra, si comporta come scrive Malaparte in La rivolta dei santi maledetti (“fuggivano tutti in una miserabile confusione, in un intrico di paure, di carri, di meschinerie, di fagotti, di egoismi, e di suppellettili, fuggivano tutti imprecando ai vigliacchi e ai traditori che non volevano più combattere, farsi ammazzare per loro”)? Per Mussolini che fugge come fugge? Per il Re e Badoglio che accompagnati sempre da un subbuglio di suppellettili lasciano Roma in balia dei tedeschi? Per Aldo Moro che, pur di salvare la pelle, dalla sua prigione scrive lettere umilianti nelle quali sconfessa Istituzioni, leggi, principi, cioè tutto ciò a cui aveva chiesto agli italiani di credere? Per Bettino Craxi che se la svigna in Tunisia da dove, al sicuro, getta fango sul proprio Paese e quindi anche su se stesso che di quel Paese era stato presidente del Consiglio? Il fatto è che al momento del dunque la gente semplice sa quali sono i suoi doveri, la classe dirigente italiana invece trova sempre qualche scappatoia. E questo non ha nulla a che vedere né con l’antifascismo, né col fascismo.

25 replies

  1. 👏🏽👏🏽👏🏽👏🏽👏🏽👏🏽👏🏽👏🏽👏🏽
    in merito alla chiusa, la gente semplice in Italia è anche quella che ha vilipeso il cadavere di chi aveva innalzato a Dux, della Petacci e dei compagni di fuga, di chi ha lanciato monetine a Craxi, di chi acclama gli Agnelli e i Benetton, di chi sostiene Profumo e tollera i Babbi all’autogril, e sul fronte estero è la stessa che incita i governi a sparare sulle barche dei migranti, che finanzia i lagher libici e la pulizia etnica sulla rotta balcanica, che chiede la testa del Mullah Omar e di Osama Bin Laden , ad esempio….

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  2. I libri di storia li scrivono i vincitori.
    Il nome di Prescott Bush non compare nei libri di storia, e come lui altri americani che coi loro soldi fecero crescere il nazionalismo estremo in Germania in chiave anti russa.
    Poi, come per Saddam e Bin Laden, gli americani si sbarazzano dei loro amici scomodi quando non gli servono più, provocando distruzione lontano da casa loro.

    PROBLEMA – REAZIONE – SOLUZIONE

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  3. La verità tanto è più complessa tanto è più scomoda perché ci pone di fronte i nostri limiti, i nostri errori, le nostre mancanze, i nostri torti … Eppure quando la ricerchiamo proprio nella complessità della sua pluralità essa ci appare più degna di essere creduta, anche quando non rientra nella nostra personale esperienza. Perché ci aiuta a comprendere il senso delle contraddizioni che hanno funestato la “nostra” verità. Perché ci aiuta a capire il mondo e magari – grande e incommensurabile privilegio rispetto il prospettarsi dei suoi falsi onori, delle sue false celebrazioni… – trovare per sé il più dignitoso percorso di vita. I veri eroi, troppo spesso, non conservano i loro nomi nei libri di storia. Ma la Storia nel suo senso più profondo di Ricerca di Verità non esisterebbe senza di loro.

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  4. Ho stima, e molta, per Massimo Fini; ma oggi tragicamente sbaglia. I tedeschi si comportarono tutt’altro che bene, dando vita ad ogni genere di violenze e atrocità al loro passaggio. Io ho avuto modo, all’AUSSME, di leggere alcune delle carte contenute nel cd “armadio della vergogna”. Ancora me le sogno la notte…

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  5. le azioni efferate da parte dei nazisti furono diverse, praticamente in ogni città, con la zelante collaborazione di quei repubblichini che secondo Fini avrebbero scelto “l’onore e la lealtà”. A proposito, cosa c’è di onorevole e leale nel trucidare i propri compatrioti, per di più da servi di una potenza alleata ma pur sempre straniera? Non meno efferate erano le modalità con cui la gestapo e i loro scagnozzi nostrani interrogavano i dissidenti, che quando non morivano per le torture finivano su vagoni piombati diretti ai campi di sterminio. Ciò non sarebbe stato possibile senza un’efficientissima quanto capillare rete di delatori tra i cittadini comuni, che in cambio di vantaggi più o meno miserabili vendettero il vicino di casa antipatico, il rivale in affari, in amore etc. Per il resto, tutto bene. La lotta partigiana non fu affatto una guerra di popolo, e riscattò solo le poche decine di migliaia di volonterosi che vi presero parte, armati e supportati dagli alleati angloamericani, le loro truppe (tra queste anche i polacchi e la brigata ebraica, inopinatamente e regolarmente fischiata ogni 25 aprile) e coloro li aiutarono.

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  6. “Attenzione! Fra mezzora bombardiamo” (oggi ci pare impossibile, ma queste forme di fair play militare allora esistevano…) ”
    Beh, a me non pare affatto impossibile, visto che inizialmente l’hanno fatto anche i russi, avvertendo i civili di allontanarsi dagli obiettivi sensibili che stavano per colpire.
    Ben diverso da ciò che fanno gli ucraini, che percorrono, a quadrato, il perimetro intorno ai palazzi sparando verso i russi… Così, quando loro rispondono, colpendo le abitazioni, sono “responsabili di crimini di guerra contro i civili”…diciamo i loro scudi umani va’…
    Spregevole uso delle persone per il disgustoso concetto di propaganda ucraina/neonazi, sicuramente efficace per le “anime semplici”, che non si accorgono di nulla perché la tv non lo dice…

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    • Purtroppo, e sottolineo purtroppo, a parte la lettura del comportamento dei tedeschi in Italia ( solo risalendo la Sardegna durante la ritirata, non commisero atrocità),
      Fini racconta una parte della nostra storia abbastanza veritiera.
      Questo … siamo stati, moltissimi fascisti e pochi fratelli
      Rosselli e Antonio Gramsci.

      Gianni

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      • E anche qui sbagli, purtroppo. Dei paracadutisti tedeschi sgozzarono un giovanissimo servo pastore il 10 settembre.

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      • Caro @Beppe, non ero a conoscenza dell’episodio.
        Dammi qualche dato.
        Nella zona dove abito, la Gallura , ho avuto modo di chiedere a tante persone presenti all’epoca e tutti mi hanno detto di aver avuto rapporti cordiali con i tedeschi, nel senso che scambiavano con loro prodotti freschi in cambio di derrate stagionate.
        Però la mia e’ stata un’indagine limitata a pochi paesi e campagne.
        Gianni

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  7. Il nervo scoperto di Fini non che Massimo, con striature cialdiniane tipo Veneziani non che Marcello “filosofo” di Bisceglie, ritornano con nostalgiche allusioni sui giovani di Salò il cui comportamento si può identificare in tanti Pedro. Per fortuna, nostra e loro, ci furono dei Valerio.

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    • L’episodio lo trovi su in volume di un paio di anni fa: “La Sardegna e la guerrra di liberazione” a cura di D. Sanna. (Franco Angeli, 2018).

      Fu iccido nel bivio di Baressa , era un diciassettenne e si chiamava Anselmo Lampus (il giovane era di Sini)

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  8. Volantini degli angloamericani prima di bombardare?
    Qualcuno racconti questa storia al signor Massimo Fini.

    Il mattino del 5 novembre 1944, una domenica, l’Iseo, partito da Tavernola Bergamasca al comando del capitano Fausto Ministrino e con a bordo 112 passeggeri (tra questi vi erano i giovani calciatori della squadra “Orsa Iseo” che si recavano a giocare dall’altra parte del lago, oltre a parecchie donne e bambini), era in arrivo all’imbarcadero di Siviano (Monte Isola). Contemporaneamente, proveniente dalla Valcamonica, si trovava a passare in zona una formazione di nove bombardieri angloamericani, in volo ad alta quota e diretti altrove, scortati da tre cacciabombardieri. Il lago era calmo, il cielo limpido: una giornata splendida e soleggiata. Gli aerei dirigevano verso il basso lago.

    Alle 10.15, quando il battello era a soli trecento metri dall’approdo, i tre cacciabombardieri lasciarono la formazione, scesero in picchiata e si lanciarono sull’Iseo, mitragliandolo ripetutamente e a bassa quota. Lucia Crescimbeni, una passeggera, ricordò poi che uno degli aerei scese così in basso che poté vedere in faccia il suo pilota. Le raffiche di mitragliatrice, con proiettili che il capitano Ministrino riconobbe come quasi tutti esplosivi, colpirono la galleria e la saletta dove si trovavano i passeggeri, provocando una carneficina. Quattro passeggeri, presi dal panico, si buttarono in acqua per cercare di raggiungere a nuoto Siviano, ma annegarono.
    erano donne, molti i giovani ed i giovanissimi (dieci avevano meno di diciotto anni, cinque di loro meno di dieci). Le vittime più giovani furono le due gemelline Maria e Lisetta Barbieri, di soli nove mesi.

    https://www.ecodibergamo.it/videos/video/gente-e-paesi-la-strage-della-motonave-iseo-del-1944_1043145_44/

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    • Mi sono accorto della mancanza di una riga nellla descrizione di dell’episodio, dove c’è la parola “donne “.
      Lo aggiungo coi nomi delle povere vittime per completezza.

      “Le vittime furono in tutto 42. In maggioranza erano donne, molti i giovani ed i giovanissimi (dieci avevano meno di diciotto anni, cinque di loro meno di dieci). Le vittime più giovani furono le due gemelline Maria e Lisetta Barbieri, di soli nove mesi.

      I loro nomi:

      Adele Archetti, 27 anni, di Monte Isola
      Agostina Archetti, 33 anni, di Iseo
      Lisetta Barbieri, 9 mesi, di Iseo
      Maria Barbieri, 9 mesi, di Iseo
      Maria Belotti, 10 anni, di Vigolo
      Francesco Bettoni, 53 anni, di Tavernola
      Matilde Bianchi, 29 anni, di Sellere (Sovere)
      Ornella Bianchi, 18 anni, di Iseo
      Elvira Buffoli, 52 anni, di Iseo
      Giuseppe Carrara, 20 anni, di Iseo
      Nidia Carta, 36 anni, di Lovere
      Maria Colosio, 7 anni, di Monte Isola
      Paolo Dorta, 71 anni, di Iseo
      Giuseppe Falciola, 21 anni, di Lovere
      Carla Fiorina, 14 anni, di Riva di Solto
      Angelo Frattini, 36 anni, di Castro
      Teresa Guizzetti, 17 anni, di Monte Isola
      Bernardina Inverardi, 14 anni, di Iseo
      Anna Maria Lojodice, 1 anno, di Tavernola
      Marino Lojodice, 39 anni, di Tavernola
      Vincenzo Lojodice, 6 anni, di Tavernola
      Maria Lussignoli, 31 anni, di Predore
      Wanda Marilengo, 33 anni, di Iseo
      Caterina Martinelli, 37 anni, di Vigolo
      Brigida Mazzucchelli, 17 anni, di Monte Isola
      Michele Mazzucchelli, 29 anni, di Monte Isola
      Calogero Milia, 52 anni, di Iseo
      Mario Negri, 19 anni, di Iseo
      Luigi Nervi, 53 anni, di Riva di Solto
      Bianca Pezzini, 28 anni, di Iseo
      Antonietta Rivetti, 66 anni, di Marone
      Antonio Rolli, 46 anni, di Riva di Solto
      Antonia Scaramuzza, 58 anni, di Marone
      Maria Serioli, 15 anni, di Sale Marasino
      Giustina Silini, 33 anni, di Pisogne
      Battista Stoppani, 29 anni, di Lovere
      Luigina Viola, 32 anni, di Iseo
      Angelo Zanotti, 30 anni, di Marone
      Guido Zenti, 36 anni, di Riva di Solto
      Lucia Ziliani, 21 anni, di Monte Isola
      Maria Ziliani, 26 anni, di Monte Isola
      Maria Ziliani, 32 anni, di Monte Isola

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  9. tutto vero, le uccisioni inutili, le stragi da ambo le parti, le vendette, la guerra civile, gli omicidi a sangue freddo, i bombardamenti a tappeto, le fughe, gli atti di umanità, i crimini orrendi, le ipocrisie, la solidarietà, le torture.
    tutto questo è la guerra distruttrice
    che in Europa è stata durissima anche mesi e anni dopo la cosiddetta pace
    ma tutto questo non impedisce a dei gaglioffi smemorati, inebetiti dalla propria propaganda, a marciare entusiasti verso l’espansione della guerra, invece di soffocarla.
    Tutti noi speriamo di evitarla, siamo preoccupati ma non spaventati, non vogliamo credere che toccherà anche a noi, ma ne saremo investiti in pieno
    non ci sarà io l’avevo detto!

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  10. Un po’ di storia,
    Appena sbarcati in Italia i Goumiers fecero subito vedere di che pasta erano fatti, in Sicilia, infatti, essi cominciarono a razziare e sequestrare donne del luogo considerandole “bottino di guerra” e le portarono via come prostitute. I primi episodi si registrarono sulla statale Licata-Gela, come ci dice lo storico Fabrizio Carloni, per poi proseguire a Capizzi, tra Nicosia e Troina ,qui i franco-africani si abbandonarono addirittura a stupri di massa: “…le consideravano bottino di guerra e le portavano via sghignazzando e trattandole con un linguaggio da trivio, come se fossero delle prostitute…”.
    Si proseguì con lo stesso comportamento nei paesi di Mastrogiovanni (dove madri e figlie venivano stuprate e poi passate per le armi) , Lanuvio, Velletri ad Acquafondata dove ci fu addirittura un rastrellamento di donne da violentare.
    La vergogna però che si compì nelle battaglie in ciociaria toccò apici clamorosi e devastanti, infatti il comandante francese Alphonse JUIN per incentivare e caricare le sue truppe prima della battaglia, sembra che pronunciò il seguente discorso:
    “Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c’è un vino tra i migliori del mondo, c’è dell’oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all’ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto e promesso mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete…”.
    I suoi Goumiers non se lo fecero ripetere due volte…
    Il loro premio cominciarono a riscuoterlo nella cittadina di Esperia, dove circa 3.500 donne, tra gli 8 e gli 85 anni, vennero stuprate e, nella più benevola delle sorti uccise, circa 800 uomini sodomizzati tra cui un prete (Don Alberto Terilli) che morì poco dopo, i parenti delle vittime o coloro che cercarono di difendere le donne vennero impalati…
    Gli altri alleati erano al corrente di ciò che stavano facendo i franco-africani?
    Le fonti sembrano dirci di sì, in quanto, già precedentemente, gli ufficiali alleati avevano richiesto in patria “l’invio” di prostitute al seguito delle truppe, per placare i desideri dei propri soldati; sapevano anche perché i Goumiers francesi avevano un’altra peculiarità , quella di evirare i soldati nemici e soprattutto quella di vendere, a quei soldati americani bramosi di ottenere elogi e galloni senza troppo rischiare, i soldati tedeschi catturati, al prezzo di 500/600 franchi per un soldato semplice e di circa il triplo per un ufficiale.
    Quindi secondo alcuni storici tutti sapevano cosa stesse accadendo, De Gaulle in primis, ma soprattutto chi era sul posto come il Gen. Harold Alexander, che molti dicono ricevette la richiesta di permesso di “carta bianca” da parte di Alphonse JUIN, limitandosi a contrattare con egli le 50 ore di dominio “anarchico” sulla popolazione civile. In una nota della Presidenza del Consiglio ciò si evidenzia ancora di più infatti si legge che gli ufficiali francesi: “lungi dall’intervenire e dal reprimere tali crimini hanno invece infierito contro la popolazione civile che cercava di opporvisi…” in quanto gli accordi prevedevano “mediante un patto che accorda loro il diritto di preda e saccheggio” “nella generalità dei casi essi preferiscono ignorare e da qualcuno è stato anche detto che agli irregolari marocchini spetta il diritto di preda”.
    La furia franco-coloniale non si placò e continuò nelle cittadine di Ceccano, Supino, Sgurgola e paesi limitrofi (dal 2 al 5 giugno 418 stupri su uomini, donne e bambini, 29 omicidi, 517 furti) una nota dei Carabinieri ricorda la bestialità di quegli eventi: “infuriarono contro quelle popolazioni terrorizzandole. Numerosissime donne, ragazze e bambine (…) tutto ciò continuò fino in Toscana,
    E i servi come letta gentiloni e una moltitudine di pdioti si fregiano della legione d’honneur,
    Abominio.

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    • “La vergogna però che si compì nelle battaglie in ciociaria toccò apici clamorosi e devastanti”
      Da cui “La ciociara”…

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  11. le famose marocchinate…..

    Ma queste storie non si raccontano il 25 aprile…
    Ho scritto in un commento tempo fa, a proposito del diritto della donna all’aborto, cos’è lo stupro, specie quello in tempo di guerra, il significato sia per le truppe, sia per le vittime.
    La storia della “liberazione” e della resistenza deve ancora essere scritta e elaborata, e non parlo della lotta partigiana e coraggiosa dei pochi, ma di quella che ha riscritto la verità e ha occultato le nefandezze, gli accordi con i potentati locali, la massoneria e le mafie, i rastrellamenti, gli stupri e le stragi, le persecuzioni dei collaborazionisti o semplicemente le rese dei conti.
    Mia nonna, in Liguria, fu perseguitata dai tedeschi ma anche dai liberatori…..e la fame volontariamente procurata alla popolazione, con razzie e uccisione degli animali da cortile, la distruzione dei raccolti, fu la peggiore tortura….in tanti mi hanno raccontato di essere arrivati a mangiare gatti….la fame è una guerra parallela e feroce tanto quanto i bombardamenti.

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    • @Beppe Anch’io mi unisco ai ringraziamenti!
      Approfondirò questa pagina a me sconosciuta.
      E grazie anche a @kayakmare per aver stimolato la condivisione di informazioni.

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