Draghi ignora il Parlamento e tratta con Biden e Zelensky

Il premier farà visita al presidente Usa il 10 maggio: ieri ha sentito il leader ucraino. No a nuovo dl sulle armi. Oggi il ministro della Difesa Lorenzo Guerini riferirà al Copasir sul secondo decreto interministeriale per l’invio di armi all’Ucraina […]

(DI LUCA DE CAROLIS E WANDA MARRA – Il Fatto Quotidiano) – Oggi il ministro della Difesa Lorenzo Guerini riferirà al Copasir sul secondo decreto interministeriale per l’invio di armi all’Ucraina. Un provvedimento di Mef, Difesa e Farnesina, che contiene una lista secretata degli aiuti per Kiev. E se dalla Difesa assicurano che è la fotocopia del primo, quel che è certo è che l’invio di artiglieria pesante (cannoni, obici, semoventi) non passerà per un voto del Parlamento. Palazzo Chigi aveva fatto filtrare la possibilità di un decreto da licenziare in Consiglio dei ministri. Ma è scomparso dal tavolo, “ammesso che ci sia mai stato”, per dirla come un’autorevole fonte di governo.
Guerini ipotizza un altro invio con nuovo decreto interministeriale. Senza un voto del Parlamento. Cartina di tornasole è la dichiarazione del dem Graziano Delrio, da sempre vicino al ministro della Difesa: “Il Parlamento ha autorizzato l’invio di armi a scopi difensivi: conoscendo la correttezza del premier e di Guerini, se ci fosse un cambiamento di prospettiva ci sarebbe una discussione in Parlamento”. Un’affermazione che adombra più di un dubbio. Draghi, peraltro, non ha al momento alcuna intenzione di riferire sul tema. Al massimo, raccontano fonti di governo, potrebbe limitarsi a rispondere in un Question time.

Ieri invece ha annunciato la sua visita negli Usa: bilaterale con Biden il 10 maggio. Sanzioni alla Russia, aiuto all’Ucraina e anche clima, al centro della visita, come fa sapere la Casa Bianca. Draghi ha chiamato Volodymyr Zelensky, ribadendo “il pieno sostegno” del governo italiano. L’altro ha ringraziato anche per l’accoglienza dei rifugiati. Si è parlato poi del “coinvolgimento dell’Italia nei futuri accordi di sicurezza dell’Ucraina”. Ovvero della possibilità che il nostro Paese sia tra i garanti della sicurezza, a negoziati avviati. I due hanno parlato anche della visita a Kiev del premier, ma su data e modalità dovranno risentirsi. Curiosa situazione, visto che il viaggio era stato annunciato da Palazzo Chigi come imminente. Intanto lì fuori c’è sempre Giuseppe Conte a chiedere di distinguere tra armi offensive e difensive. “Confine labile” come ha ammesso al Fatto il leader dei 5 Stelle, che però deve mantenere il punto politico. Per questo chiederà ancora che Draghi e Guerini riferiscano in aula sugli armamenti. “Probabilmente anche con una richiesta diretta al presidente del Consiglio” dicono dal M5S. Nell’attesa, ieri Conte ha fatto visita all’ambasciatore della Gran Bretagna a Roma, Ed Llewellyn.

Due ore di incontro, secondo i 5Stelle, chiesto dal diplomatico: perché a Londra vogliono capire dove possa arrivare l’ex premier. Di certo da ieri Conte può sentirsi più sollevato, perché ha incassato il sostegno del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. “Il faro resta l’articolo 51 della Carta dell’Onu sulla legittima difesa, per garantire la sovranità e l’integrità dell’Ucraina” ha sostenuto il 5Stelle da Strasburgo, citando quella norma su cui Conte martedì aveva impostato la sua linea: sì ad armamenti per l’autotutela, no per un’eventuale controffensiva. Distinzione “complicata”, a detta di Matteo Salvini, “perché mica c’è il missile difensivo e il missile offensivo, è soggettivo”.

Però anche il leghista ritiene che Draghi debba riferire in aula: “Sulle armi serve assolutamente un passaggio parlamentare, anzi io chiedo un incontro di tutti i leader sulla pace, perché si parla solo di razzi e missili”. Una (parziale) convergenza che infastidisce il Pd. Ma la vera partita potrebbe essere quella di un documento in cui precisare quali armi inviare. “Ora non pensiamo a mozioni o risoluzioni” sostengono dai piani alti del M5S.

Però a Un giorno da pecora ne ha parlato il vice capogruppo in Senato, Gianluca Ferrara: “Una mozione contro l’invio di armi pesanti è un’ipotesi da tenere in considerazione”. Altre voci a 5 Stelle di Palazzo Madama raccontano una versione un po’ diversa: “Sarebbe meglio una risoluzione di maggioranza, legata all’intervento di Draghi in aula”. Un testo attento alle sfumature, per scongiurare tensioni o crisi di governo. Ammesso che Draghi in Parlamento ci vada.

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8 replies

  1. Vabbè. Probabilmente vorranno tutti svuotare i vecchi arsenali arrugginiti e comprarne nuovi piu strategici e aggiornati !! Ma chi paga gli armamenti e tutta sta parata di fantocci e decisori ? Ogni santo giorno scopriamo un sacco di organizzazioni e personaggi che vivono delle mie tasse !! Ecco perché spesso mi girano i cocones per dei carichi fiscali senza senso: dobbiamo pagare 3 milioni di parassiti che si sono piazzati !!

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  2. Si è comunciato in tempi ormai lontani a sputtanare il Parlamento (Sergio Rizzo e infiniti altri…): la mission era appunto questa.
    Nulla si fa, si pubblica, si propaganda attraverso mille media, per caso. Qui si voleva arrivare e si è arrivati.

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    • il parlamento si era sputtanato da solo, ben prima dell’inchiesta di Rizzo&Stella (Gladio, Scandalo Lockheed, Mani Pulite, le infinite marchette a favore delle varie mafie, da prima della strage di Portella delle Ginestra, di cui il primo maggio si commemorerà il 75o), e sempre per demeriti propri. Tuttavia, nulla gli impedirebbe di tentare la via del riscatto morale chiedendo conto al governo della nostra combelligeranza. Ma probabilmente, se lo facesse, il passo successivo sarebbero le elezioni anticipate. Quindi non accadrà mai.

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  3. Draghi va prima da Biden a prendere il ” menù” da sottoporre poi a Zelenscky e chiedergli se desidera qualcosa ” fuori menù”. In tutto questo l’opinione del Parlamento cosa c’ entra?. Nulla.

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  4. @ABianchi.
    ” Il Parlamento si era sputtanato da solo”.
    Esattamente come i Migliori. Solo che non ce lo dicono, quindi non lo sappiamo e li crediamo “migliori” per un bel po’, fino a quando i nodi non vengono al pettine. O pensiamo che Draghi e C. siano una razza eletta?
    Riguardo i Parlamentari, basta un servizio delle Jene o Propaganda live oppure Oggi per sputtanare chiunque. Basta una pochette o un paio di calzini azzurri. Se poi hanno un parente (anche lontano) nei guai…

    La vera “democrazia” sarebbe l’ estrazione a sorte: tra tutti i cittadini dai 25 anni in su ( anche troppo pochi: la razza umana si è rincoglionita per le troppo poche responsabilità giovanili : li chiamiamo “ragazzi” fino ai 40…) con almeno un diploma di Scuola Media Superiore.
    Considerando come si sono mossi gli “esperti”, non sarebbe peggio.

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