Mario forever? Ci toccherà Draghi anche dopo il 2023?

L’ex ministro delle finanze Vincenzo Visco: “Se la situazione si ingarbuglia e la guerra di Putin ci regala un discreto casino sociale dentro una nuova recessione che fa afflosciare il centrodestra, allora anche nella prossima legislatura ci terremo Mario Draghi”.

(DI ANTONELLO CAPORALE – Il Fatto Quotidiano) – “Se la situazione si ingarbuglia e la guerra di Putin ci regala un discreto casino sociale dentro una nuova recessione che fa afflosciare il centrodestra, allora anche nella prossima legislatura ci terremo Mario Draghi”.

Draghi forever?

La solita cooptazione in ragione della necessità. Lo subiranno.

Non si candida, comunque.

Chiaro che no. Ha fatto quel che sapeva fare e doveva fare: gestire il completamento della vaccinazione e dare impulso al Pnrr. Non ha fatto quel che non sapeva fare: la riforma della giustizia non esiste, le liberalizzazioni figurarsi. Delle tasse non ne parliamo proprio.

Vincenzo Visco è stato sicuramente tra gli uomini politici più odiati dal centrodestra. Spigoloso, anche un po’ elitario, era il ministro della sinistra con la voglia matta di far pagare le tasse agli evasori fiscali.

In Italia si commette un grande reato a far pagare le tasse. Ha visto come subito si inalberano se poco poco si persegue la giustizia sociale? Basta davvero un nonnulla, e infatti niente si fa.

Draghi l’ha delusa?

Non mi aspettavo di più. Spero almeno che porti a compimento la riforma del catasto. Almeno quella.

Perché la politica sembra di non avere più interesse di perseguire un minimo di equità sociale?

Perché si ritiene che non sia necessario scegliere cosa fare e cosa no. Scegliere dove prendere i soldi e dove toglierli. Decisioni come queste sono molto antipatiche. Perciò si cerca la comfort zone.

Fare nuovi scostamenti di bilancio, nuovi debiti.

E se gli scostamenti, cioè altri debiti, erano pienamente giustificati durante la pandemia, adesso non più. Non si può andare avanti facendo debiti.

Già 180 miliardi di euro in più li abbiamo accumulati negli ultimi due anni.

Era una scelta obbligata. E c’è da dire che quelli sono in pancia della Bce, e dunque è come se non pesassero sul nostro capo. Sono i nuovi debiti che mi fanno paura, questa continua rievocazione di una exit strategy. È facile, basta non decidere e magari se servono soldi, facciamo qualche debito ancora.

Lo faremo sembra.

E come? L’Europa non ha ancora deciso quale piano economico adottare per affrontare questa crisi figlia della guerra.

La guerra di Putin porta voti alla destra o toglie voti alla destra?

Beh, in Francia Le Pen ha le penne bagnate perché il disastro è tale che è indifendibile ogni voce che possa illustrare il precipizio in cui ci ha cacciati Putin.

Anche Salvini è come sparito dalla scena.

Certo, il contraccolpo è stato forte. Però se la crisi si fa ancora più dura e innesca nelle nostre società disordini sociali, guerre tra i ceti più popolari, vedrete che si punterà alla nota assenza di memoria degli italiani. La destra attiverà la sua propaganda.

La sinistra si sta dilaniando davanti all’aggressione putiniana.

Il rumoroso dibattito pubblico non riesce a seppellire quel che mi sembra una verità condivisa da tutti. Siamo tutti d’accordo che Putin è l’aggressore e l’Ucraina il Paese aggredito. Ci sono idee diverse su come affrontare questa aggressione, su come limitarla.

Anche in Europa.

La Germania ha una sua linea di tradizionale prudenza. Da Willy Brandt in avanti le loro relazioni con i sovietici e poi con i russi sono state sempre più intense e larghe, profonde. Ma senza un piano comune europeo di governo di questa crisi economica, di questo deficit energetico, saremo tutti più deboli.

Noi italiani debolissimi.

Come sempre.

21 replies

  1. “Se la situazione si ingarbuglia e la guerra di Putin ci regala un discreto casino sociale dentro una nuova recessione che fa afflosciare il centrodestra, allora anche nella prossima legislatura ci terremo Mario Draghi”:

    peccato che il discreto casino e la situazione ingarbugliata siano frutto anche dell’azione di colui che, secondo Visco, ci dovremo tenere!

    Ormai parlano per liberar aria dai polmoni, unici organi implicati nell’azione acustica, il cervello non essendo diventato che un’inutile “complessità”.

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      • Gatto (sinonimo di fancazzista) naturalmente non risponde, perche’ non sa rispondere. Gioca solo di sponda, insultando chi, a sua discrezione, non traguarda i suoi profondi pensieri. Povero tapino. Quell’unico neurone che viaggia solitario nella sua scatola cranica, peraltro di microscopiche dimensioni, non trova compagni coi quali elaborare un pensiero compiuto.
        Che si leccasse le terga, come sa abilmente fare…e che vada lui ad omaggiare il suo orifizio anale.

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  2. Una banda!di essere inutili che pensano solo a se stessi e al loro tornarono da sempre! È per quello che non riescono a fare pagare le giuste tasse !! Se il pesce puzza dalla testa! Non c è speranza di evitare le evasioni! Cominciassero loro a rinunciare a stipendi e privilegi e ruberie che si protaono da 50 anni !! In seguito ai risparmi da loro stessi documentati !! Forse qualcuno potrebbe arrendersi, ma il problema è che non ci riusciranno mai a tornare indietro dopo aver annusato il sapore dei soldi e del potere ! Guarda Di Maio .. il piu vergognoso esempio di come il potere corrompe un semplice avcompagatore dello stadio ( un poveraccio senza arte né parte , senza una conoscenza di una lingua .. addirittura ministro degli esteri in un momento così delicato ! C è del marcio in Italia e tanto .

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  3. Certo è però che il sistema informazione ce ne mette del suo perché perseveri questo stato di confort zone sotto la sabbia o il tappeto. Perché non si fa una bella pernacchia ai politici che si atteggiano a difensori del popolo quando si parla di tasse ? Perché non si chiarisce il senso del “pagheranno le generazioni future” ,e quando subentrano esse? Mondo ipocrita!

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  4. LO SPETTACOLO INDEGNO DEL GOVERNO ITALIANO- Viviana Vivarelli.

    Draghi come capo del Governo non ne ha fatta una giusta, ha peggiorato la vita degli Italiani, ha messo a rischio la nostra economia ed ha affossato la democrazia, governando in modo autocratico e fazioso, attento solo a curare gli interessi delle plutocrazie e dei padroni USA.
    Con quali scuse i partiti dell’accozzaglia, compreso il M5S, ci spiegheranno il loro costante e vile sostegno a questa infame linea di governo e ci spiegheranno il perché di quanto ci hanno fatto subire in questo ultimo anno contro il bene del Paese e solo per mantenere la loro meschina e indegna poltrona? Con quale faccia giustificheranno i più di 229 SI’ alla fiducia che hanno dato alle leggi orrende di Draghi che ci hanno fatto retrocedere sulla strada della civiltà e del benessere comune? Votando come cagnolini ammaeatrati senza più dignità né onore, perdendo la loro faccia e la loro identità e apparendo solo come una marmaglia anonima, innominabile e confusa? Con quale faccia si presenteranno alle elezioni dopo aver sempre retto al potere un simile soggetto e aver sostenuto un tale coacervo di leggi neoliberiste, antidemocratiche e impopolari?
    Ma se con Draghi abbiamo avuto il peggior governo di tutta la storia repubblicana, nemmeno gli elettori hanno dato buona prova di sé, soprattutto coloro che come ciechi mentali, si sono rifiutati fino all’ultimo di vedere il tradimento dei loro eletti, la cessione dei loro programmi in nome di una ubbidienza folle e incondizionata al peggiore dei peggiori, la frode e l’inganno di quelli che sono stati votati per difendere i cittadini, i loro diritti e valori, la loro democrazia, in cambio di una paga e di un posto di potere. Peggiori di tutti sono quegli elettori che continuano a delirare su cose ormai passate e tradite, incapaci di vedere il presente attuale e il rovesciamento di ogni promessa e virtù, come se l’illusione e il desiderio potessero surrogare la realtà e accecare lo sguardo della mente, nella morte di ogni senso critico, di ogni barlume di realtà.
    Infelice il popolo che si fa ingannare e manipolare, che non ha il senso del proprio potere, che perde persino la distinzione tra bene e male, tra dittatura e democracia, tra progresso e regresso, che dimentica la sua storia passata e si fa ingannare su quella presente, che si arrende al fato senza capire che esiste solo il destino che tu decidi supinamente di accettare e che se il futuro sarà peggiore del presente, ciò dipenderà anche da te.

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  5. Mario Draghi, Conte, Salvini, Gesù Cristo o un cartonato è lo stesso!
    Buon 25 aprile! Siamo liberi….ma in catene: zero sovranità politica; zero sovranità economica; zero sovranità territoriale; zero sovranità energetica; zero sovranità territoriale; zero sovranità sanitaria; zero sovranità industriale; zero sovranità culturale.

    Segnalo:

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/04/25/solo-qualche-decina-di-nomi-ecco-i-padroni-del-cibo-globale/6569700/

    Solo qualche decina di nomi: ecco i padroni del cibo globale

    MONOPOLI – Materie prime, fitofarmaci, trattori e semi sono in mano a 13 società: a 1,6 miliardi di produttori toccano il 15% dei ricavi
    DI MARCO PALOMBI
    25 APRILE 2022
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    Poche decine di nomi: Archer Daniels Midland, Cargill, Jbs, Bayer, Chem China, Anhauser. Poche decine di nomi sono tutto il mercato mondiale del cibo: mettono assieme cifre a nove zeri, mentre 1,6 miliardi di produttori fanno la fame nel sud del mondo o faticano a tenersi in piedi nel ricco Occidente, racimolando in media 15 centesimi ogni euro di prodotto venduto. Ormai, per trovare uno che dica questa ovvietà – che pure sta alla base di molte, delle più drammatiche, diseguaglianze globali – bisogna ricorrere a Papa Francesco. Questo è il suo appello del 16 ottobre 2021, quando il caro energia stava già svuotando le tavole dei più poveri tra i poveri: “Voglio chiedere, in nome di Dio, alle grandi compagnie alimentari di smettere d’imporre strutture monopolistiche di produzione e distribuzione che gonfiano i prezzi e finiscono col tenersi il pane dell’affamato”.

    Pure il pane dell’affamato infatti, e non solo quello delle panetterie-boutique delle Ztl delle nostre città, si fa col grano e il grano è in tutto quattro nomi: circa il 90% del mercato globale dei cereali è intermediato da quattro multinazionali che si chiamano Archer Daniels Midland (Usa), Bunge (Usa, Bermuda), Cargill (Usa) e Louis Dreyfus Commodities (Paesi Bassi). Gli stessi quattro nomi controllano il 70% di tutte le materie prime agricole (oltre ai cereali, riso, olio di palma, zucchero, ecc.). Per capirci, Cargill nell’anno fiscale giugno 2020/giugno 2021 ha dichiarato 135 miliardi di dollari di ricavi, Adm 86 miliardi, Bunge 60 miliardi nel 2021 e Louis Dreyfus 50 miliardi: i profitti netti cumulati si aggirano sui 15 miliardi.

    Qualunque sia il marchio sul pane, sulla bistecca di soia, sul riso che acquistate al supermercato sappiate che quasi sempre dietro ci sono quei quattro nomi. Una faccenda che ha ricadute enormi. Se un pugno di aziende sono il mercato sono loro a decidere il prezzo, a decidere chi vive e chi muore, cosa, dove e come viene coltivato: per questo, ci dice la Fao, in pochi decenni le grandi monocolture care alle multinazionali hanno ridotto del 75% la biodiversità sul pianeta, a non dire della deforestazione, che nel decennio 2010-2020 s’è mangiata una superficie grande come l’intera Spagna.

    Ma mica è finita qua. Per fare un albero, ma pure il grano e tutto il resto, ci vuole un seme, si sa, e i semi sono quattro nomi: dopo una serie di fusioni negli anni scorsi ChemChina (che in Italia ha quasi mezza Pirelli), Bayer, Corteva (ex Dow-Dupont) e il consorzio francese Limagrain controllano quasi il 60% delle sementi a livello globale, un mercato da 42 miliardi di dollari nel 2020. E pure i fitofarmaci per l’agricoltura sono quattro nomi: tre sono gli stessi delle sementi, la quarta è la tedesca Basf al posto dei francesi di Limagrain, e in quatto valgono il 66% di un settore che fattura quasi 60 miliardi. Un mostro a cinque teste da centinaia di miliardi di di dollari di ricavi annui che fa il bello e il cattivo tempo sui contadini dell’intero pianeta. E se a quei poverini serve un trattore, una mietitrebbia o altri macchinari agricoli? Questo mercato da 126 miliardi di dollari annui è per metà appannaggio di quattro imprese: Cnh Industrial (controllata dalla Exor degli Agnelli e basata in Olanda), le statunitensi Agco e Deere, la giapponese Kubota. Pochi proprietari, molti produttori, miliardi di consumatori: lo schema funziona in tutti i recessi del mercato del cibo. La carne ad esempio – su cui l’associazione Friend of the Earth realizza un annuale Meat Atlas – è una sorta di epitome dell’irrazionalità del modello di produzione del cibo e della sua tendenza a creare enormi oligopoli (tanto più che un bel pezzo della produzione agricola serve a produrre cibo per gli animali). Negli Usa, ad esempio, quattro compagnie controllano l’85% del mercato: le brasiliane Jbs e Marfrig, le statunitensi Tyson Food e (ancora) Cargill. Il colosso Jbs, per capirci sulle proporzioni, produce in 15 Paesi e fa impallidire i concorrenti: macella 75mila bovini, 115mila suini, 14 milioni di polli, tacchini e galline e 16mila agnelli tutti i santi giorni. La seconda in classifica, Tyson Food, si difende comunque con 22mila bovini, 70mila maiali e 7,8 milioni di polli ogni 24 ore.

    La situazione non cambia se si osserva la cosa dall’interno di un negozio invece che dai campi. Secondo un report 2017 di Coldiretti nella grande distribuzione i primi dieci grandi rivenditori di generi alimentari coprono il 30% delle vendite mondiali (dal colosso Walmart ai tedeschi di Schwarz Group, quelli di Lidl, fino ai francesi di Carrefour, in attesa della crescita scontata di Amazon). Dati coerenti con quelli di un’inchiesta realizzata a fine 2021 dal Guardian con l’associazione Food&Water Watch: negli Stati Uniti quattro compagnie – Walmart, Costco, Kroger e Ahold Delhaize – controllano il 65% del mercato retail del cibo. E anche i marchi produttori non sono da meno: quattro o cinque società pesano per metà o due terzi delle vendite dell’80% dei prodotti alimentari. Un paio di esempi: il gigante Kraft Heinz (in Italia possiede diversi marchi, ad esempio Plasmon) compare dodici volte tra le società leader nella vendita di singoli prodotti che spaziano dagli insaccati al caffè fino ai succhi di frutta; il colosso belga Anheuser-Busch InBev domina il mercato della birra con più di 600 marchi e non solo Budweiser o Beck’s, ma pure birre di nicchia che gli appassionati vanno a cercarsi in negozi specializzati pensando di avere a che fare con un piccolo produttore. L’intero sistema è pensato per pompare utili verso azionisti e manager illudendo i consumatori (dei Paesi ricchi, ma non solo) di poter scegliere sulla base della propria irripetibile individualità, mentre si estrae valore sfruttando agricoltori, lavoratori e risorse naturali.

    Il cibo è una commodities come le altre, e si potrebbe dire che lo è sempre stata, ma oggi l’intera filiera dal campo allo scaffale è un prodotto finanziario ben più che fisico. Come per tutto il resto, anche questa slavina inizia negli anni Ottanta (il classico natalizio Una poltrona per due del 1983 racconta una speculazione sui futures del succo d’arancia): il mercato finanziario del cibo, che ovviamente esisteva già, è stato deregolamentato insieme a tutto il resto, diventando via via sempre più astratto e attirando sempre più soldi. Di fatto oggi il prezzo di materie prime come il grano ha più a che fare con la finanza che coi costi di produzione o con la domanda, tanto più che a metà del decennio scorso, per reagire a una fase di prezzi bassi delle materie prime agricole, tutto il settore è stato interessato da fusioni e operazioni societarie che hanno creato gli assurdi oligopoli che abbiamo descritto qui sopra.

    Una filiera così estesa e ricca (in Italia nel 2021 valeva 575 miliardi, il 32% del Pil) spartita tra poche società è un fatto che finisce per modellare il mondo: il loro potere rende obbligatori l’agricoltura e l’allevamento industriali standardizzati, che producono per la grande distribuzione e le mega catene di ristoranti, meglio se su enormi appezzamenti di terreno delle stesse multinazionali (il cosiddetto “land grabbing”, che interessa la stessa Europa, Romania in testa). Lo spreco di cibo non è un accidente, ma un perno di questo sistema.

    Resta da chiedersi: chi sono, dietro le società, i padroni del cibo che “finiscono col tenersi il pane dell’affamato”? Sono i soliti noti e, al solito, puntano su tutti i giocatori: fondi come BlackRock, Capital Group, Vanguard Group, Sun Life Financial, State Street e il Fondo pensioni norvegese (che non è il piccolo e bonario investitore che il nome farebbe presumere) hanno partecipazioni in molte multinazionali del cibo – teoricamente concorrenti tra loro – ma al gioco partecipano anche grandi investitori privati (Warren Buffet controlla Kraft Heinz col fondo 3g Capital) e qualche banca (Crédit Agricole, Deutsche Bank, ecc.). Sono speculatori? Forse se lo si intende in termini morali, ma un sistema in cui i lupi decidono per gli agnelli ha ben poco di morale.

    Stasera consiglio di guardare Report….sarà spassosissimo guardare come le sanzioni che dovevano fermare Vlad il bombardatore continuino invece a colpire SOLO le fasce più deboli della popolazione russa.

    Rinnovo gli auguri a tutti noi!
    Io quest’anno non vado in piazza.

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  6. “…scegliere dove prendere i soldi e dove toglierli…” Non dice a chi DARLI, parla solo di SOTTRAZIONI. Mi chiedo se sia davvero questa la ” equità sociale “. Che personaggi…

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  7. Oggi 25 aprile, dopo due anni di blocco a causa della pandemia, festeggiamo la liberazione dal regime nazifascista che ha fatto 70 milioni di morti per la frenesia imperialista di un pazzo.
    Oggi c’è bisogno di ricordare questa liberazione più che mai, visto che ormai i media embedded e i partiti senza morale hanno deciso di tradire i valori democratici della nostra patria inneggiando alla guerra e al nazifascismo, in un voltafaccia di valori indecente e vergognoso di cui dovremo dar conto sul piano della storia.
    Contro il bellicismo trionfante e sfacciato e contro il mainstream che è tornato a osannare la guerra per gli interessi di pochi speculatori di morte, è bene ricordare anche a chi continua a sostenere questo Governo capitalista e imperialista che non ci può essere liberazione senza democrazia, senza uguaglianza e senza pace.

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