L’ultimo giapponese

Onoda, il soldato giapponese che non credeva alla fine della Seconda guerra mondiale. Uscirà nel Regno Unito un nuovo film sul soldato nipponico che, terminata la Seconda guerra mondiale, combatté per altri 30 anni nelle Filippine. L’uomo bollò come fake news le notizie sulla fine del conflitto e visse di espedienti e furti nascosto nella giungla.

(Fabrizio Grasso – tag43.it) – Uscirà domani in Regno Unito – ancora inedito invece in Italia – Onoda: 10.000 notti nella giungla, nuovo film di Arthur Harari basato su eventi reali. Presentato a Cannes nel 2021, ha ottenuto anche il premio César per la miglior sceneggiatura. Al centro del racconto i 30 anni che Hiroo Onoda, tenente dell’esercito giapponese, ha passato sull’isola filippina di Lubang dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Convinto che il conflitto non si fosse mai concluso, rimase a combattere fino al 1974 assieme a tre compagni, vivendo di espedienti e furti ai civili del posto. La storia dell’ultimo soldato fantasma del Giappone – che ha ispirato Chi trova un amico trova un tesoro con Bud Spencer e Terence Hill – ha ancora molto da rivelare, a causa di omissioni e fake news dello stesso protagonista.

Hiroo Onoda, chi è il soldato giapponese al centro del film di Harari

Dicembre 1944. La Seconda guerra mondiale volgeva al termine quando Hiroo Onoda giunse a Lubang, una piccola isola delle Filippine. La sua missione era quella di distruggere l’aeroporto dell’isola e un molo nei pressi del porto marittimo, impedendo così l’arrivo dei soldati americani. Poche settimane dopo, le forze Alleate presero il controllo dell’isola e costrinsero i nipponici a fuggire nella foresta. La guerra finì presto e quasi tutti rientrarono in patria. Onoda però, assieme a due commilitoni, rimase nel cuore della giungla. Convinto che il conflitto fosse ancora in corso, bollò come falsi tutti gli annunci che chiedevano di rimpatriare. Per lui e i suoi compagni si trattava di fake news e propaganda americana. Visse così di scarti alimentari e noci di cocco, rubando quando possibile agli isolani.

Sbarca in Regno Unito il nuovo film su Hiroo Onoda, soldato giapponese che combatté per 30 anni nelle Filippine la Seconda guerra mondiale.
Un’immagine del film “Onoda: 10.000 notti nella giungla” (Twitter)

Diversi gruppi di ricerca giunsero per recuperarlo, ma Onoda ha sempre pensato si trattasse di prigionieri di guerra, in missione contro la loro volontà. Il primo compagno morì nel 1954, 18 anni dopo toccò anche al secondo alleato. Onoda rimase però sull’isola per altri 18 mesi, sollevando la leggenda di un «mitico soldato che si nascondeva nell’ombra». Solo nel 1974, grazie alla presenza di un ordine diretto da parte dell’ufficiale in comando Suzuki, depose le armi e tornò in Giappone. Qui venne accolto come un eroe, ultimo soldato fantasma del Sol Levante. «Cercavo una storia di avventura», ha detto Harari, regista di Onoda: 10.000 notti nella giungla. «Quando mi sono imbattuto nei libri di memorie di Onoda, mi sono resto conto di aver trovato il materiale perfetto».

I libri di memorie tra verità, omissioni e fake news

Negli anni, lo stesso tenente ha scritto diversi libri autobiografici, tra cui Non mi arrendo, edito in Italia da Mondadori. La sua storia però presenta lacune. Come riporta la Bbc, durante la sua permanenza su Lubang, Onoda e i suoi compagni commisero violenze atroci contro la popolazione locale. Diversi resoconti parlano di 30 omicidi con armi da fuoco o mediante l’uso di spade e coltelli. Nel documentario del 2001 The Last Surrender, un contadino locale ha affermato di aver trovato un corpo senza testa. Il popolo filippino infatti chiede da anni di contrastare la sua immagine di eroe nazionale e di soldato modello. Anche per questo la regista Mia Stewart ha rivelato alla Bbc di essere al lavoro per offrire la narrazione dal punto di vista locale. «È facile romanticizzare il soldato che rifiuta di arrendersi e il suo spirito samurai», ha dichiarato la donna.

Sbarca in Regno Unito il nuovo film su Hiroo Onoda, soldato giapponese che combatté per 30 anni nelle Filippine la Seconda guerra mondiale.
Hiroo Onoda viene scortato fuori dalle Filippine nel 1974 (Getty)

«So che il mio film può risultare controverso, ma ha un preciso obiettivo», ha detto Harari nel ricordare come alcuni possano risultare confusi dalla narrazione. «Volevo dare l’idea di stare al fianco di Onoda come parte del suo gruppo completamente imprigionato nel suo punto di vista». Come ha ricordato ancora il regista, prendere questa prospettiva non significa per forza essere d’accordo con lui, ma dimostrare cosa ha attraversato in 30 anni di latitanza. Dopo il suo rientro in patria, Onoda si trasferì subito in Brasile, incapace di riadattarsi alla vita normale. Rientrò dopo circa dieci anni, fondando una scuola, prima di fare ritorno proprio a Lubang, a cui donò di 10 mila dollari. Onoda si è spento nel 2014 a 92 anni, ma la sua storia è ancora motivo di discussione.

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