Caccia e Peskov

(Massimo Gramellini – corriere.it) – Il portavoce di Putin è uno dei mestieri più difficili del pianeta: se sbagli una dichiarazione, rischi di non perdere soltanto la voce. Ma è anche uno dei mestieri più facili: basta mettere quasi sempre un NON davanti alla realtà.

Dmitri Peskov sembra disegnato apposta per il ruolo. Ancora nel novembre scorso, sgranava gli occhi stupefatto quando gli si chiedeva se il suo capo avrebbe invaso l’Ucraina, attribuendo la calunnia alla controinformazione occidentale. Neanche adesso appare troppo convinto: è stata semmai l’Ucraina ad avere invaso un pezzo di sé stessa, rendendo dolorosamente necessario l’intervento dei liberatori russi.

Nell’intervista di ieri a Sky si è superato. Secondo Peskov, la strage di Bucha e gli orrori di Mariupol sono una messinscena. Non è arrivato a ribadire l’esistenza di comparse prezzolate per interpretare i cadaveri, ma soltanto perché lo aveva già insinuato qualcun altro (e non solo in Russia, purtroppo). Lui si è limitato a negare che i carri armati russi mettano nel mirino gli obiettivi civili. Si noti la raffinatezza: non ha smentito che bambini e ospedali vengano colpiti, ma che vengano colpiti apposta. In compenso ha ammesso per la prima volta le perdite ingenti di soldati: il suo, infatti, è un talento «complesso»: consiste nel negare tutto, tranne l’innegabile.

Chissà che cosa riserverà a Peskov il futuro, ma nel caso si mettesse male per il suo padrone, un posto da libero pensatore in qualche talk show italiano non glielo toglie nessuno.

17 replies

  1. certo che Gramellini, che l’Ucraina attuale l’ha vista solo in TV e dai report
    che gli passano le agenzie anglofone e ucraine sotto stretto controllo dei rispettivi servizi,
    possa giudicare cosa è vero, e cosa non lo è, risulta un tantino paradossale
    ed insultante la capacità media di un ascoltatore agnostico.

    capisco guadagnarsi il pane quotidiano a colte richieda pelo sullo stomaco ma,
    costui, ha un tappeto di pelle d’orso polare, roba da suscitare invidia ai media russi
    e pure nei fu diffusori di radiosa verità del MinCulPop

    Piace a 1 persona

    • Invece voi che commentate dalle vostre poltrone di casa avete la verità in tasca per permettervi di giudicare… ma va a ciapà i ratt

      "Mi piace"

    • Gramellini è un filoamericano che pur di difendere gli Usa beatificherebbbe pure Bush, il guerrafondaio per eccellenza. Ah già ma lui è al soldo degli agnelli

      "Mi piace"

    • Paola seguo il tu commento.
      Io ci metterei un bel “anche a costo di scatenare la terza guerra mondiale e con l’utilizzo di armi termonucleari a lunga gittata ”
      Siamo stanchi di soprassedere a scene cone quella di Bucha che non ci hanno mai permesso di vedere per oltre 50 anni!
      Guerra globale subito!

      "Mi piace"

    • Insieme agli americani, ai sauditi, ai francesi, agli inglesi e guarda un po’ anche agli italiani. Tutti colpevoli di guerre. Capito mi hai?

      "Mi piace"

  2. ciao grame, gurdati il video del soldato ucraino che chiama la mamma di sul soldato russo morto, nota la raffinatezza.

    "Mi piace"

  3. paolabl, mettiti una bella mimetica e vai al fronte ad annientare i russi.
    quando hai finito vieni pure qua e ti do ragione su tutto, giuro

    "Mi piace"

  4. Dagli accenti e dai nomi dei soldati intercettati, appare che dopo la conquista compiuta da militari molto giovani, siano arrivati anche elementi più anziani, sicuramente ceceni e forse anche mercenari del gruppo Wagner. Nelle conversazioni dei soldati le atrocità sono descritte come giochi o come banali ordini portati a termine. La violenza che semina terrore diventa così arma di guerra per piegare la volontà di resistenza del popolo e dei militari. La regola, spiegata da un soldato all’altro, era «prima si interrogano i soldati prigionieri, poi si spara».

    BENZINA PER LO STUPRO

    Dai cellulari dei soldati russi, emergono attraverso l’intelligence ucraina, racconti di un abbruttimento umano che lascia sgomenti. Un militare delle milizie indipendentiste filorusse telefona alla compagna che sembra vivere in un’area occupata dalle truppe di Mosca. Lui parla in russo, lei gli risponde, piangendo, in ucraino. «Serghey, tu non puoi capire quel che sta succedendo qui. I soldati ammazzano, sparano, violentano anche i bambini». «Lo dici per sentito dire o perché l’hai visto?» «Non volevo dirtelo, ma non riesco più a stare zitta.

    Quando sono arrivati, gli abbiamo aperto la porta, gli abbiamo dato pane e salame. Ma poi di notte sono tornati con delle taniche di benzina. Ve le diamo in cambio delle due ragazze. Capisci? Avevano 13 e 15 anni». «Ma chi ha fatto una roba del genere?» «Non lo so. Avevano la fascia rossa».

    MEDAGLIE E SANGUE

    I russi chiamano spesso con disprezzo gli ucraini «kholki». È un riferimento all’immagine folklorica degli antichi cosacchi con i baffoni e il ciuffo sulla testa rasata. Un soldato telefona a quella che sembra la moglie. Entrambi infilano una parolaccia dietro l’altra che, qui, sono lasciate all’immaginazione. «Questi khokli ci fanno soffrire». «Ho paura, guarda che sono già andata al funerale di tre tuoi coscritti. Non farti fregare».
    «A me lo dici? Il comandante ha detto che meritiamo la medaglia, ma io gli ho risposto di tenersela e di rimandarmi a casa». «Ma perché non li sterminate tutti questi khokli?» «Credi sia facile? Non è mica un film questo. Da quando sono qui, non ho visto ancora un soldato ucraino. Gli spariamo le cannonate. Mica è semplice beccarli».

    CARICO 200

    Nel gergo militare, sin dai tempi sovietici, i russi si riferiscono alle perdite come «carico 200» e ai feriti come «carico 300». In questa intercettazione, sempre zeppa di volgarità, un soldato sembra parlare con la sua compagna. «Eravamo 80 e siamo rimasti in 13. Da giorni non faccio altro che caricare cadaveri. Carico 200 e carico 300». «Tu però stai attento?». «È da due settimane che vivo sottoterra. Ho paura di ogni rumore che sento. Quando torno, se torno, penso che dovrei chiedere di andare a lavorare al camposanto. Al carico 200 ormai sono abituato e almeno lì c’è silenzio. Guarda, a Capodanno non voglio neanche sentire i fuochi d’artificio. Penso che mi chiuderò in cantina».

    SBRIGATI A UCCIDERE

    Lui chiama la moglie. «Ho già sentito la mamma e mi ha raccontato della bambina. È vero che a scuola hanno fatto una colletta per i soldati al fronte?». «Sì è vero, ma non solo soldi, anche oggetti, cibo, regali». «La bambina ha preparato dei guanti per me, mi ha detto mamma». «Ti ha anche spiegato cos’ ha scritto sul bigliettino?». «No, cosa?». «Papà, devi sbrigarti ad uccidere tutti gli ucraini così torni presto a casa». I due genitori ridono.

    IL CANE A CENA
    Un soldato telefona al padre. Hanno entrambi l’accento delle estreme regioni orientali della Federazione russa. Potrebbero essere di Buriazia e Carcassia confinanti con la Cina. In quelle steppe i molossi turkmeni, gli alabai, sono cani diffusi, utili per difendere le greggi e le case dai lupi. «Avete da mangiare? Siete a posto?» «Sì, sì, siamo a posto. Abbiamo tutto. Anzi ieri abbiamo anche mangiato un alabai». «Davvero? Un alabai? Era buono?». «Eccome. E comunque ho trovato anche una sorpresa per la mamma e un iPad per mia moglie».

    "Mi piace"

    • Prima di fare copia-incolla alla cazzo di cane almeno documentati, controlla. La Carcassia non esiste. Forse intendevi la Circassia. Confinante con la Cina? Forse è meglio che ti doti di un atlante o di un mappamondo. Il Caucaso è piuttosto distante dalla Cina.

      "Mi piace"

  5. Con gli occhi ancora pieni dell’orrore di Bucha, del prigioniero di guerra russo giustiziato in mezzo a una strada, delle donne ucraine stuprate e prima ancora di precipitare in quel buco nero che sarà Mariupol, un altro atroce crimine di guerra si aggiunge alla lista.

    A Obukhovychi, un villaggio nel Nord dell’Ucraina nelle vicinanze della zona di esclusione di Chernobyl, le truppe russe hanno usato i civili come scudi umani per proteggersi dal contrattacco delle forze ucraine.

    L’ha scoperto e verificato Bbc, che ha raccolto le testimonianze degli abitanti del villaggio. L’episodio sarebbe avvenuto la notte del 14 marzo, quando le forze russe si trovavano in difficoltà sotto il fuoco di quelle ucraine. I militari russi, secondo i testimoni, sarebbero andare di porta in porta e avrebbero raccolto, sotto la minaccia delle armi, circa 150 abitanti del villaggio, la maggior parte persone anziane e bambini. I civili sarebbero poi stati ammassati nella palestra di una scuola, usata come scudo di protezione per le forze russe.

    Ancora una volta, come già riferito da altri testimoni in altre città liberate, i soldati «erano ubriachi», «sparavano alle persone solo per divertirsi, senza motivo».

    Un 25enne, a cui i russi hanno sparato a una gamba, ha detto alla Bbc di essere stato tenuto prigioniero per 15 giorni all’aperto a temperature sotto lo zero, legato e imbavagliato.

    Human Rights Watch dice di aver documentato crimini di guerra commessi dalle forze russe nelle aree di Kiev, Kharkiv e Chernihiv, nell’Ucraina settentrionale, tra cui un caso di stupro ripetuto e due casi di esecuzione sommaria. Amnesty International ha pubblicato ulteriori testimonianze, raccolte sul campo, su esecuzioni extragiudiziali di civili ucraini da parte dell’esercito russo che fanno pensare a crimini di guerra.

    «Nelle ultime settimane abbiamo raccolto prove di esecuzioni extragiudiziali e altre uccisioni illegali da parte delle forze russe. Molte di queste prove devono essere indagate come probabili crimini di guerra. Stiamo parlando di atti di inspiegabile violenza e di sconvolgente brutalità, come le uccisioni di civili privi di armi nelle loro case o in strada», ha detto Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.

    «L’uccisione intenzionale di civili è una violazione dei diritti umani e un crimine di guerra». Finora Amnesty International ha ottenuto prove di uccisioni di civili in attacchi indiscriminati a Kharkiv e nella regione di Sumy, di un attacco aereo che ha ucciso civili in coda per il cibo a Chernihiv e della situazione delle popolazioni civili sotto assedio a Kharkiv, Izium e Mariupol. Le persone intervistate hanno raccontato ad Amnesty International di essere rimaste prive di elettricità, acqua e riscaldamento sin dai primi giorni dell’invasione e di aver avuto scarse quantità di cibo a disposizione.
    Due abitanti di Bucha hanno detto che i cecchini aprivano regolarmente il fuoco contro chi andava a recuperare cibo da un negozio che era stato distrutto. La versione di Mosca, senza sorpresa, è che «Le autorità ucraine stanno intensificando una campagna per diffondere accuse deliberatamente false contro i militari russi», ha detto l’ambasciatore russo negli Stati Uniti Anatoly Antonov , che si dice sicuro che «il regime di Kiev sta preparando un altro contenuto provocatorio sulla morte di civili nella regione di Kharkiv». Le persone – afferma – «vengono pagate 25 dollari per partecipare alle riprese inscenate».

    "Mi piace"

  6. “… è stata semmai l’Ucraina ad avere invaso un pezzo di sé stessa, rendendo dolorosamente necessario l’intervento dei liberatori russi”.
    Ah ah ah!
    Questa è notevole.

    "Mi piace"

  7. Questa Roby ha una fantasia scatenata, anche se un po’ a senso unico. Zelensky dovrebbe arruolarla tra i suoi spin doctors

    "Mi piace"