“Chiamare qualcuno ‘bimbominkia’ è diffamazione aggravata”: la sentenza della Corte di Cassazione

(Marco Nepi – tpi.it) – Il termine “bimbominkia” è bandito dai social, e per chi lo utilizzerà scatterà una condanna per diffamazione aggravata. Lo ha deciso la Corte di Cassazione con una sentenza che evidenzia come il termine “definisca una persona con un quoziente intellettivo sotto la media” e di conseguenza non può rientrare nel “diritto di critica”.

Ad interpellare la Suprema Corte l’animalista trapanese Enrico Rizzi che era stato condannato a sua volta per diffamazione e a un risarcimento di 60mila euro per aver offeso la memoria del presidente del consiglio regionale del Trentino Alto Adige, appassionato di caccia, Diego Moltrer, definendolo con appellativi come “vigliacco e infame” all’indomani della sua morte.

Ora a insultare Rizzi definendolo proprio con il termine “bimbominkia” è un’amica di Mortrer, per cui è scattata la condanna. Nella sentenza che contiene questa indicazione, il termine fu usato in un gruppo Facebook di più di duemila iscritti configurandosi quindi chiaramente in una diffamazione aggravata.

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8 replies

  1. oramai la Corte di Cassazione
    questa CORTE
    oltre a piegare la costituzione in base a chi è il suo presidente
    quello attuale ha deciso che l’art 11 è “ad personam”
    si interessano anche dei Bimbiminkia
    forse sono stati travisati dalla “minkia”.
    trascrivo dalla Treccani:
    bimbominkia s. m. (spreg.) Nel gergo della Rete, giovane utente dei siti di relazione sociale che si caratterizza, spesso in un quadro di precaria competenza linguistica e scarso spessore culturale, per un uso marcato di elementi tipici della scrittura enfatica, espressiva e ludica (grafie simboliche e contratte, emoticon, ecc.).

    e ora? dobbiamo sanzionare la Treccani di cui l’attuale presidente costituzionale ne è stato a suo tempo presidente?
    managgia alla collezione di careghe

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  2. Questi “reati” dovrebbero sparire…
    mi dici “coglione”? Me lo tengo… ti dico “bimbominkia”? Te lo tieni… pazienza. E che sarai mai.
    Diverso è il caso in cui io calunnio qualcuno attribuendogli reati “veri” che non ha commesso… allora lì ci sta la possibile denuncia, soprattutto se per calunniare uso mezzi di comunicazione di massa.
    Per il resto, che si lasci perdere! Anche soltanto per concedere ai giudici e a tutto il personale dei tribunali di occuparsi di cose più serie.

    Poi se l’insultato gode di immunità parlamentare allore automaticamente gli dovrebbe essere vietata ogni denuncia per diffamazione, giusto per ristabilire un po’ di simmetria.

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    • ‘sti soggetti sono stati capaci, circa un anno fa, di dire che l’omicidio colposo plurimo (strage) di Viareggio è stato prescritto perché mancava l’aggravante del luogo di lavoro (bruciati comodamente in casa propria). Come dici tu, è impossibile che il sistema sociale possa sopportare senza perdere credibilità questo tipo di sentenze.

      Peraltro, lo stesso diffamato è stato condannato per diffamazione, un reato che per me dovrebbe essere abolito e basta.

      E poi questo discorso:

      – “definisca una persona con un quoziente intellettivo sotto la media” e di conseguenza non può rientrare nel “diritto di critica”

      Quindi nemmeno ‘stupido’ o ‘incapace’ sarebbero pronunziabili, sennò la corte anti-bimbiminkia ti condanna perché non eserciti correttamente il diritto di critica.

      A che punto siamo ridotti. Da rimpiangere i tempi di Berluskaiser, Al Tappone, Mafioso di Arcore e simili.

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  3. Se scatta una denuncia per 2.000 persone che nei social hanno usato questa espressione, ci saranno 3 x 2.000 = 6.000 poliziotti che dovranno andare nelle case di queste persone, per perquisirle e sequestrate i pc come prova del reato. Ci saranno 2.000 pc che saranno mandato alla procura della città del denunciante e impegneranno altrettanti poliziotti che dovranno esaminarli, ci saranno 2.000 avvocati che dovranno essere pagati e un numero enorme di procuratori che dovranno interessarsi del caso e altre persone delle varie procure che dovranno interessarsene.
    Pensate ora al totale di poliziotti, avvocati, procuratori ecc. e alla quantità di denaro che sarà buttato via e al tempo infinito in cui la Giustizia sarà impegnata per questa sola parola, sottraendo tempo ed energie a reati ben più importanti. E poi ditemi se non sarebbe più conveniente per l’intero Stato italiano fare una leggina che elimini dal codice penale questo reato di ‘diffamazione grave’ che scatta per la denuncia di un termine poco corretto usato sui social?

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    • mi pareva che nel sistema giudiziario italiano le sentenze non facciano legislazione
      civil law vs common law

      per cui, anche quando un beep!! emette una tal sentenza, questa potrebbe rimanere un caso isolato

      anche se “un precedente rimane tuttavia un insieme di fatto e diritto” e potrebbe
      trovare nuovamente la via per essere replicato

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