L’embargo alla vodka non ferma Putin

Non sarà certo bloccando gli acquisti di liquore, legno e caviale che si possono creare problemi veri allo zar. L’unica mossa in grado di mettergli il cappio al collo è chiudere il rubinetto del gas. Ma le prime vittime saremmo noi europei. E ci guardiamo bene dal farlo.

(Maurizio Belpietro – laverita.info) – Una nota dell’agenzia Reuters ci informa che l’Unione europea ha intenzione di bloccare l’importazione dalla Russia di carbone, cemento, legno, prodotti chimici e alimentari di fascia alta, tipo caviale e vodka. L’embargo inoltre impedirà l’esportazione verso Mosca di semiconduttori, computer, tecnologia per il gas liquido e altri congegni elettronici ed elettrici. In pratica, si tratta di circa 10 miliardi di importazioni l’anno che verranno meno e di altri 10 miliardi di euro di esportazioni che saranno proibite. Il tutto per stringere un cappio intorno al collo di Putin, nella speranza che le difficoltà economiche si traducano anche in difficoltà al fronte. Del resto, dopo le immagini di Bucha e la strage di Borodyanka, l’Europa non poteva restare con le mani in mano. Dunque, ha deciso un giro di vite, il quinto dall’inizio di quella che la Russia insiste a chiamare «operazione speciale», evitando accuratamente qualsiasi riferimento alla guerra.

Premesso che ritenevo già in vigore il blocco delle importazioni di caviale e vodka, e specificato che tale embargo non mi pare decisivo in un conflitto come quello in corso, non so se le misure volute da Bruxelles sortiranno gli effetti desiderati. A occhio ne dubito, perché i provvedimenti mi sembrano palliativi, più che decisivi. Di certo, Putin non ritirerà le sue truppe e non smetterà di bombardare il territorio ucraino perché non venderà più vodka e caviale, e nemmeno credo che fermerà l’avanzata delle truppe perché la Ue non gli cederà i semiconduttori e vieterà la vendita di tecnologia. Sono certo che la Russia troverà il modo di procurarsi ciò che le serve in altro modo, comprando sottobanco da altri Paesi o commerciando senza nascondersi con la Cina. Le sanzioni non hanno mai funzionato contro l’Iraq e nemmeno contro l’Iran, per non parlare di Cuba. L’embargo ha fatto danni alla popolazione di questi Paesi, che ha dovuto rinunciare a molte cose, ma nessuna di queste misure è riuscita a imporre un cambiamento di regime. Saddam Hussein è stato rovesciato e poi impiccato perché gli americani e gli alleati hanno invaso il Paese, altrimenti sarebbe ancora al potere. Gli ayatollah, nonostante il blocco delle esportazioni di petrolio, governano ancora imponendo la sharia. E a Cuba, nonostante il Paese sia ridotto in miseria, gli eredi di Fidel Castro continuano a dettare legge e a mettere in galera gli oppositori. Insomma, le sanzioni non hanno mai fatto cadere nessuno e se il mondo non si fosse unito contro Saddam, il tiranno di Baghdad ancora oggi occuperebbe il Kuwait. Devo anche dire che le dimensioni delle sanzioni, oltre a non sembrare adeguate di fronte all’orrore di Bucha e Borodyanka, non paiono neppure granché in termini monetari. Che cosa sono 10 miliardi di mancate esportazioni per Putin? A Bruxelles pensano davvero che per piegare lo zar del Cremlino sia sufficiente non vendergli 10 miliardi di merce? Guardando al fatturato perduto dalla Russia, credo che sarà facilmente compensato dal rincaro del prezzo del gas. Le esportazioni di Mosca valgono ogni anno circa 330 miliardi di dollari, ma a causa dell’aumento delle quotazioni del metano e del petrolio, cominciato molto prima dell’inizio della guerra, ma che dopo l’invasione ha subito un’accelerazione, oggi gli idrocarburi valgono da soli circa 300 miliardi. Un centinaio sono rappresentati dal greggio, circa il doppio dal gas. Insomma, i 10 miliardi che Mosca non incasserà per il divieto di esportazione di caviale, vodka, legno, cemento eccetera, a Putin faranno il solletico. Infatti, le misure decise a Bruxelles non toccano il grosso degli introiti con cui la Russia sostiene la propria economia e di conseguenza la guerra. Da quanto appare, la Ue non toccherà né il gas né il petrolio, di cui in questo momento non può fare a meno. Ma non vieterà neppure l’importazione di rame, nickel, oro e platino, che pure rappresentano un volume di commercio importante che sfiora i 60 miliardi.

Forse qualcuno penserà che io invochi provvedimenti più drastici, come chiudere il rubinetto del gas, rinunciando alla fornitura russa. No, non sono pazzo e so che questo è impossibile, perché equivarrebbe al collasso dell’economia italiana e anche di quella della Germania e di altri Stati europei. Tuttavia, non posso non vedere gli effetti dello scarso peso delle decisioni adottate. Bloccare l’import di legname farà male alla nostra industria del mobile e ai falegnami russi, ma non fermerà la guerra. Così come non bloccherà il conflitto lo stop all’import di caviale. Che cosa voglio dire? Che a questo punto si scommette sulla prosecuzione del conflitto. Dopo le stragi, negoziare diventa difficile e se le sanzioni non sono decisive non resta che combattere. È questa, purtroppo, la sgradevole sensazione che raccontavo ieri: più si continua a sparare e più la situazione rischia di sfuggire di mano.

4 replies

  1. Quindi le stragi ,vere o presunte,servono a far durare il conflitto,venendo meno la residua volontà di trattativa. Cui prodest ? Non credo ai russi, il quale interesse sarebbe tutt’altro. Quindi,al di là dell’orrore dell’atto in se, per quale autolesionista motivo i russi avrebbero commesso lo scempio?

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  2. Io, nel mio studio professionale dove sto tutto il giorno, da un mese non accendo il riscaldamento a gas (sto in Friuli) e tengo accesa una lampada per volta. Indosso un golf in piu’ ed i calzini di lana ,tuttavia sto benissimo anche alla mia veneranda età; non mi sento un eroe. Da consigliare: benvenuti gli imitatori !

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    • perché non torni all’età della Pietra? Così risolvi anche la dipendenza da Arabia Saudita, Algeria e Kuwait, tutte notissime democrazie piene di diritti umani.

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