L’assalto finanziario contro lo zar non sta andando come raccontano

La moneta russa, data per carta straccia in Occidente, è già tornata ai suoi livelli. Nel braccio di ferro sul gas Mosca resta favorita. E dopo Cina, India e Turchia pure il Giappone molla la guerra economica al Cremlino.

(Maurizio Belpietro – laverita.info) – Se qualcuno non volesse affidarsi alla propaganda, che a proposito della guerra in Ucraina imperversa sulla maggior parte delle testate, e decidesse di capire come sta andando il conflitto e quale sia la concreta efficacia delle sanzioni decise contro Putin, dovrebbe per prima cosa dare un’occhiata all’andamento del rublo. All’inizio, quando i carrarmati di Mosca varcarono il confine per attaccare Kiev, la quotazione della moneta russa ebbe un crollo, fino a far immaginare che fosse diventata carta straccia. Per effetto delle misure decise dall’Occidente, con il blocco delle transazioni finanziarie e il congelamento delle riserve depositate in diverse banche centrali, il futuro dell’economia moscovita sembrava piuttosto incerto e il rublo, di conseguenza, ne seguiva l’andamento. Tuttavia, a distanza di oltre un mese dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, la moneta russa è praticamente tornata ai livelli precedenti. Sulla base delle notizie fornite dagli organi di informazione occidentali, il fenomeno sembra abbastanza inspiegabile. I racconti e le analisi che si trovano su gran parte della stampa descrivono una Russia al collasso, ormai prossima al fallimento, impossibilitata a pagare i debiti a causa del sequestro delle ingenti riserve. A Mosca ci sarebbero le file al bancomat e agli istituti di credito. I supermercati avrebbero gli scaffali vuoti e mancherebbero prodotti come zucchero e farina (anche se la Russia è tra i primi esportatori dell’uno e dell’altra). Come possa essere compatibile una situazione pre fallimentare con un rublo che in poche settimane ha riguadagnato quasi per intero il terreno perso, è uno di quei misteri che nessun economista al momento è stato in grado di svelare.

A dire il vero, ci sono anche altri aspetti che attendono di essere chiariti. Nei giorni scorsi Putin ha annunciato che d’ora in poi i contratti per le forniture di gas non si regoleranno in dollari, ma in rubli, una mossa che di fatto consentirebbe allo zar del Cremlino di aggirare le sanzioni. Ma i Paesi europei, che sono i principali clienti della Russia, hanno replicato di non avere nessuna intenzione di saldare i conti in rubli, perché questa pretesa violerebbe accordi già sottoscritti. Mosca a questo punto avrebbe fatto marcia indietro, o per lo meno questo è ciò che l’altro ieri hanno riferito le agenzie di stampa. In pratica, secondo la versione ufficiale che circola in Occidente, la mossa di Putin sarebbe stata un flop. Peccato che ieri lo zar del Cremlino abbia firmato il decreto per convertire i contratti da dollari
in rubli. Nessuno, neanche gli esperti di questo tipo di transazioni, è in grado di spiegare quale sia il gioco di Mosca e che cosa abbiano escogitato gli strateghi del Cremlino per uscire dall’angolo in cui le sanzioni li hanno cacciati. Due cose però sono certe: la prima è che il prezzo del metano è tornato a salire e la seconda è che l’operazione per
disinnescare l’arma del blocco delle transazioni, con cui si colpisce Mosca nel portafogli più che sul terreno, non è tramontata. E se gli esperti ancora non sono in grado di comprenderla, potremmo scoprirlo presto con il blocco del gas o con lo sblocco delle sanzioni.

Del resto, che in questo conflitto non tutto sia chiarissimo e non tutti stiano, come apparirebbe leggendo i giornali, facendo la guerra alla Russia, lo si desume anche da altri aspetti. Uno di questi sono le sanzioni agli oligarchi. Bloomberg, agenzia americana di analisi economiche, ha scoperto che il trattamento contro gli uomini più ricchi di Mosca non è uguale per tutti. C’è chi è colpito dalle sanzioni e chi, pur essendo vicino al regime putiniano, non lo è. Che cosa provoca la differenza di trattamento? La risposta è semplice: ci sono alcuni oligarchi che sono cari agli Stati Uniti e sono stati tenuti fuori dalla lista dei collaboratori da colpire. Tanto per essere chiari, se si prendono i 20 oligarchi più ricchi, solo la metà è stata sanzionata. Non stiamo parlando di Roman Abramovich, a difesa del quale si è mosso lo stesso Volodymyr Zelensky. Parliamo di Vladimir Potanin, re dei metalli, di Vagit Alekperov, paperone del gigante Lokoil, di Alexey Mordashov, uno dei più grandi produttori di acciaio, di Leonid Mikhelson, padrone di un gruppo nel settore dell’energia, e di Vladimir Lisin, altro tycoon dell’acciaio. Di questi cinque, l’America non ha sanzionato nessuno, Europa e Gran Bretagna il solo Mordashov. Tra i primi dieci oligarchi, solo tre sono finiti nel mirino degli Stati Uniti. Se si considerano tutti e 20, quelli colpiti dagli Usa sono quattro. Curioso no? Qual è il criterio con cui l’Europa ha deciso di congelare i beni di dieci degli uomini più ricchi della Russia, lasciando in pace gli altri dieci, tra i quali quelli con più soldi, e la Casa Bianca si è limitata a quattro? Nessuno lo sa, ma è evidente che se l’intenzione è quella di isolare Putin o di spingere i suoi «amici» a ribellarsi, in questo modo è difficile raggiungere lo scopo.

C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare. Abbiamo scritto spesso che due terzi del pianeta, ossia la parte più popolata del globo, non sta affatto sostenendo le sanzioni a Mosca. La Cina se ne infischia e lo stesso fanno India, Turchia e un’altra serie di Paesi non proprio democratici. Già questo dovrebbe far pensare. Ma di recente, a uscire dai ranghi di un Occidente compatto contro Putin, è stato il Giappone. Prima il ministro dell’Economia ha annunciato che non avrebbe congelato i beni russi, perché la Costituzione non lo consente, poi ieri il premier nipponico ha fatto sapere che i lavori per la costruzione del gasdotto che unisce il Paese alla Russia proseguiranno. Tradotto: continueremo a fare affari con Mosca.

Per effetto della propaganda e della disinformatia è difficile distinguere il vero e il falso e capire l’andamento della guerra. Tuttavia, se si guarda al conflitto economico, alcune cose si comprendono e forse non coincidono con la narrazione ufficiale.

6 replies

  1. naa!!

    gli amerigani hanno già detto che è un bluff, un gioco delle tre carte da sottopassaggio della metro

    tranquilli, stanno pensando ad un colpo di stato interno, Putin ha il cancro, tre amanti
    che vivono i palazzi con i cessi d’oro e Šojgu è in rotta con lui e non gli fornisce le informazioni
    e questo lo sanno da un polacco, che ha parlato con un lituano, che ha una zia che fa le pulizie al Cremlino
    e che ha letto la corrispondenza criptata dell’FSB

    Piace a 2 people

  2. Via via che prende corpo lo scenario internazionale riguardo questa guerra in Ucraina e le relative sanzioni alla Russia, ci si rende conto che gli occidentali (leggi NATO ,USA, EU) hanno creduto di colpire uno dei tanti paesi come hanno fatto con Libia ,Siria, Iraq, che letteralmente prendevano a calci e in tal modo facevano rotolare le loro economie, portandoli nel pantano di guerre civili e nelle crisi alimentari e umanitarie. Con La Russia non sta avvenendo questo, in Germania sono già preoccupatissimi, per il gas poichè dipendono dalla Russia per il 55% e a breve non saranno disponibili fonti alternative, l’abbassare di 2 gradi la temperatura delle case non risolverebbe le cose, molte aziende sarebbero costrette a chiudere e la maggior parte delle imprese fallirebbero completamente portando l’economia della nazione al periodo post bellico. Questo riguarderebbe anche l’Italia anche se nessuno ne parla perchè ormai il governo ha silenziato tutti e qua è tutto rose e fiori e Putin è sull’orlo di fallire e bla bla bla,,,,invenzioni che non reggono più.
    Invece di dare addosso alla Russia dovremo cercare di costruire politiche che ci rendano meno succubi della Nato e USA o ci trascineranno in una carestia e miseria che le ultime generazioni non hanno mai visto, ci trascineranno in una crisi storica senza precedenti dall’ultimo secolo. Certo per ricostruire una politica di riavvicinamento alla Russia,non possiamo contare sul vile affarista, ma occorrerebbe un buon mediatore e bisognerebbe far presto prima che tutto sia irrimediabilmente compromesso.

    Piace a 2 people

    • Una persona c’era, ma è stata cacciata con un quasi colpo di stato per far posto al migliore. ( ma…il ” migliore” non era P.Togliatti ?)

      "Mi piace"

    • «Psicologia di una catastrofe

      Mentre quella corte dei miracoli che è il nuovo governo tedesco cerca disperatamente di tenere il punto sul pagamento in rubli del gas e in futuro di altre materie prime, Martin Brudermuller Ad della Basf, la più grande azienda chimica del mondo, ha detto chiaro e tondo al quotidiano Frankfurter Allgemeine che frenare o tagliare le importazioni di energia dalla Russia farebbe precipitare la Germania in una catastrofe economica simile a quella causata dalla seconda guerra mondiale. Andando in collisione col governo il cui ottimismo sembra confinare con la stupidità Brudermuller ha fatto un panorama della situazione che si creerebbe senza il gas russo che costituisce il 55 per cento del totale e ha ridicolizzato l’idea di poter far fronte alla mancanza abbassando di due gradi il riscaldamento. Il gas serve infatti a molte cose non ultima la produzione di fertilizzanti senza i quali la produzione agricola rischia di crollare, anche se questo effetto si dispiegherà in pieno il prossimo anno innescando possibili carestie.

      E’ fin troppo chiaro che attraverso l’amministratore delegato di Basf l’industria tedesca ha lanciato un primo avviso di sfratto all’esecutivo, ma ciò che mi ha personalmente colpito in questa intervista è l’analisi che viene fatta degli atteggiamenti generali che sono fortemente influenzati dalla pressione dei media i quali tentano di indirizzare l’opinione pubblica verso posizione paranoicamente antirusse: i tedeschi ha detto Brudermuller stanno sottovalutando notevolmente le conseguenze di ciò che avverrebbe se la Russia chiudesse i rubinetti.
      “Molti hanno idee sbagliate. In molte delle conversazioni che ho, le persone spesso non fanno alcun collegamento tra un boicottaggio della Russia e il proprio lavoro. Come se la nostra economia e la nostra prosperità fossero scolpite nella pietra”.
      In queste poche parole si saldano due atteggiamenti complementari: ovvero la convinzione della invincibilità occidentale che certo non è la folle asserzione di eccezionalità che vediamo in America, ma ne costituisce una sorta di innesto e contribuisce comunque a minimizzare le trasformazioni in corso e a ritenere di poter avere sempre la mano vincente, finendo così per odiare chi mette in crisi questo stato d’animo di colonie col complesso del maggiordomo. A ciò si aggiunge la difficoltà, culturalmente coltivata dal pensiero unico di collegare tra loro le cose, ovvero la situazione generale e quella personale. Proprio questa difficoltà è all’origine degli equivoci, degli inganni e delle illusioni che hanno costellato la narrazione pandemica e che non hanno permesso una rapida reazione della gente contro un preciso piano di spoliazione che ancora in parecchi suscita incredulità, compresi quelli che già sono stati spogliati. La fede nel sistema e nella sua invincibilità fa come prima vittima l’intelligenza.

      Del resto per tornare a bomba già molti mesi prima dell’inizio dell’operazione militare russa in Ucraina, i rappresentanti dell’industria tedesca hanno avvertito l’élite politica delle conseguenze negative che i prezzi elevati dell’energia avrebbero avuto sull’economia e sulla società, ma questi non sono stati colti sia da un milieu completamente fedele alla cupola nordamericana, sia dalla popolazione, la quale si è accontentata di fumosi e impossibili progetti di sostituzione del petrolio e del gas russi con altre fonti di energia in un breve periodo di tempo. Così invece di spingere perché la politica europea imponesse agli Usa un compromesso sull’Ucraina, si è andati avanti alla giornata, accettando un ruolo ancillare e che certo i generosi rifornimenti di armi ai nazisti di Kiev per garantire a Washington il bagno di sangue che esige per essere stata umiliata, non riscattano ed anzi aggravano. Il fatto è che questa Europa completamente arresa alla cultura globalista e governata dai consigli di amministrazione non può tollerare il tramonto del senso di superiorità che si era cucito addosso come compenso per la distruzione delle culture del continente e della stessa politica. Ma oggi tutto torna in discussione.».

      "Mi piace"

    • forse, e sottolieneo forse per non essere tacciato di putinismo, bisognerebbe cominciare a pensare a come (s)cacciare i guarrafondai nostri dalle stanze dei bottoni.
      prima che sti migliori del cazzo ci fanno finire in fallimento!
      altro che aumento della spesa militare per 13/14 miliardi l’anno…!

      "Mi piace"