Est/Ovest

(Alberto De Rienzo) – Con la sua storia universale, Jacques Pirenne, figlio del più famoso Henri, divenne forse inconsapevolmente il maggior esegeta del Patto Atlantico. L’idea dominante della sua opera fu la contrapposizione del mare con la terra. L’opposizione, cioè, delle coste alle aree interne continentali, dei climi miti a quelli estremi, dei traffici e dei commerci alle economie chiuse, degli stati nazionali agli imperi, delle idee liberali e democratiche ai regimi autoritari. Pur avendo elaborato a lungo quest’idea, essa non era del tutto originale, e forse il fatto che le casematte della NATO fossero collocate proprio nella sua città, ebbe qualcosa a vedere con le sue convinzioni.

Per Jacques P. la linea che in Europa separava i due mondi contrapposti passava per l’Elba, il fiume tedesco che nel passato aveva grossomodo separato la Confederazione del Reno dalla Prussia. Questa linea distingueva anche le democrazie occidentali dalle autocrazie del blocco sovietico, l’economia di mercato da quella di Stato, la libertà d’impresa dai piani quinquennali, la libertà di stampa dall’informazione di regime. Un’idea costante, ossessiva, fino far passare per quella linea pure la divisione tra civiltà e barbarie, tra il bene e il male. Nel secolo precedente era accaduto qualcosa di simile per il 45° parallelo che, secondo alcuni, avrebbe dovuto dividere i popoli del nord da quelli mediterranei, cosa che in Italia fu più evidente che altrove. Ma questa, è un’altra storia.

La sfida tra la NATO e il Patto di Varsavia replicava scontri avvenuti di frequente nel passato, e forse il più emblematico fu quello tra le città greche e l’impero persiano. Anche allora il mare si era opposto al continente, un duello concluso ovviamente con la vittoria del primo. La civiltà greca, la democrazia, il liberalismo, il pensiero scientifico, avevano battuto il dispotismo persiano, lo statalismo, e il pensiero magico. L’Europa stessa, e la parte del mondo occidentalizzato, sono eredi della civiltà che aveva vinto allora la tirannide, mentre l’impero persiano agonizzò lungamente fino all’epilogo sassanide, spazzato poi via dall’universalismo arabo-islamico.

Ora, le domande che l’attualità ci pone sono queste… L’Occidente è paragonabile alle città greche, e la Russia all’impero persiano? Il primo è la sede incontrastata della democrazia, delle libertà antropocentriche, dell’ideologia umanista e del welfare?  E’ davvero il secondo il dominio dell’ordine statale, dell’oppressione dei vertici politici e amministrativi, senza tutele e garanzie diffuse? Pare che nessuno dei due possa vantare la nettezza delle distinzioni così come presentate dalla mitologia dell’autore della storia universale. Ma forse dovremmo porci una domanda più pratica, una cosa con cui dobbiamo inevitabilmente fare i conti. Appartiene la Russia totalmente alla storia d’Europa, o la sua vocazione ancipite fa di essa una propaggine dell’Asia che preme nelle vicende nostro continente? In altre parole, se la storia d’Europa ha creato l’idea di “cittadino”, quanto appartiene a quest’idea il residente della pianura sarmatica?