Armiamoci e al rogo i “complessisti”!

La parola “perché” è diventata nemica, bisogna solo schierarsi. Dimenticando la lezione dei “grandi sospettosi” come Socrate e Marx. Il diritto di comprendere il male senza giustificarlo è vietato […]

(DI DONATELLA DI CESARE – Il Fatto Quotidiano) – Si dimentica spesso che la parola propaganda non vuol dire solo diffondere, ma anche consolidare, fissare. Tutto deve essere ricondotto a schieramenti e fronti, ridotto a principi e dogmi. Guai a farsi domande, esibire incertezze! Perché la propaganda perlustra, seleziona e discrimina. Tanto più se, come durante questa nuova guerra mondiale del XXI secolo, è intenzionalmente militarista.

Non è un caso che ogni discorso debba iniziare – pena l’espulsione perpetua dallo spazio pubblico – con l’autodafé ormai celebre: “C’è un aggressore e un aggredito”. Questo è il fatto oggettivo, il “ragionamento basico”, che deve essere riconosciuto coram populo. L’autodafé, meglio se pronunciato con tono contrito, è il certificato temporaneo di anti-putinismo, il lasciapassare per potersi esprimere nel mondo della libertà di parola. Questo salvacondotto, tuttavia, dura poco e basta anche solo un “perché” o un “come mai” per finire di nuovo proscritti o diventare bersaglio in vario modo del furore bellicista.

Il deteriorarsi del dibattito pubblico nelle democrazie occidentali non è un fenomeno di oggi. Lo aveva già scorto Leo Löwenthal, esponente della Scuola di Francoforte, che con acume analizzò l’America degli anni Cinquanta, dove disagio e disorientamento avrebbero aperto le porte non solo al maccartismo, ma anche all’ascesa di una destra autoritaria. Di recente questo fenomeno si è acuito al punto che si parla di “grande regressione” per indicare brutalità e rozzezza che imperversano nella sfera pubblica. La bolla di Internet non ne è il motivo, ma contribuisce all’odio aperto, alle fantasie di violenza, agli insulti osceni.

La guerra – si sa – è rivelatrice. Fra l’altro ha messo in luce, ancor più della pandemia, questa regressione che mina al fondo la democrazia rischiando di cancellarla. La violenza schematica sta già nel voler stabilire l’inizio, nel fissare il principio. Meglio, poi, se è tutt’uno con il Male impenetrabile. “La violenza putiniana che viene dal cielo…”. C’è uno fuori di testa, un matto, un folle oppure – e propagandisticamente è lo stesso – un tiranno, un dittatore, che ha deciso di dirottare il corso della storia umana, le sue magnifiche sorti. Guai a interrogarsi su quel principio, ad andare oltre guardando al contesto, provando a esaminare le cause. È pericoloso, anzi ambiguo e infido, già quasi un cedimento al male, un compromesso con il nemico. Mica risaliamo a chissà quando! In tutta tranquillità si può ignorare il “resto”, perché quel che conta è solo sentirsi nel giusto. C’è il male e il bene, l’autocrate e le democrazie, la repressione e la libertà. Ringrazia piuttosto di essere da questa parte, perché dall’altra saresti già in galera. E dunque taci! Smetti di fare domande fastidiose e riconosci il fatto oggettivo che in sintesi è: A ha invaso B. Punto. Altrimenti detto: il grosso ha picchiato il piccolo. E tutti non potranno fare a meno di essere con quest’ultimo.

In questa nuova concezione della storia che, alla faccia di Hegel, ben si adatta alla foga regressiva, non c’è assolutamente nulla da capire. C’è appunto solo da allinearsi nell’ordine bellico, favorito da schemi ideologici. Non vorremmo certo che la gente discuta le cause della guerra mondiale nel cuore dell’Europa, che le conosca davvero! Tutt’al più si possono buttare lì un paio di paragoni perché si senta sollevata: Putin = Hitler, combattenti ucraini = partigiani italiani, ecc. Non importa se la storia non sia quella novecentesca, se la potenza nucleare muti il significato stesso di guerra. Viva la pigrizia mentale condita di malafede. La semplificazione investe anche l’interlocutore che ha comunque torto e va perciò delegittimato a priori. Anche qui non c’è nulla da capire. Sarà tutt’al più un neneista di sinistra. Dice sciocchezze e amenità. Merita sarcasmo, scherno, se non disprezzo, astio, aggressività. Da tempo il livore anti-intellettuale non emergeva in forma così esasperata. Poi magari c’è chi rimpiange “gli intellettuali di una volta”, anche perché non sono qui a importunare.

In tutto questo non stupisce che perfino la “complessità” sia stata presa di mira e sia, anzi, assurta a stigma. Come se si trattasse di un esercizio inutile o di una confusione pretestuosa. Eppure, sappiamo che uno dei grandi pericoli oggi è, al contrario, la semplificazione, la scorciatoia (come quella complottistica) per venire a capo di un mondo difficile da interpretare. Non è più la natura a essere impenetrabile, ma è ormai la storia umana a divenire per noi sempre più enigmatica. Si è spezzato il filo della narrazione. Di qui l’ansia per il futuro che non è mai stato così incerto. La reazione, però, non può essere quella dei nostalgici di una leggibilità del passato. Mai come ora è necessario quel che la tradizione occidentale ci ha insegnato: dalla domanda di Socrate, che proprio salvaguardando la democrazia metteva in forse le certezze dei suoi concittadini, fino al sospetto di Marx, di Nietzsche, di Freud, che vuol dire meno falsa coscienza, più avvedutezza. Studio, interpretazione, giudizio sono la base della democrazia. Non servono solo gli esperti, che peraltro non sono mai neutrali. Altrimenti tutti i cittadini sarebbero deresponsabilizzati nelle scelte politiche – come l’invio di armi – che li riguardano direttamente. Occorrono invece le domande, e tanto più se sono spiazzanti, perché ci aiutano a cambiare prospettiva, a vedere quel che accade sotto una nuova angolazione trovando magari la via d’uscita dalla trappola.

Un computer è un meccanismo complicato; qualcuno l’ha progettato e aprendolo si può veder l’intreccio di parti. La storia umana è invece complessa, perché agiscono molte dimensioni. Applicare gli schemi A – B è grottesco. L’illeggibilità del mondo, di cui parlava Hans Blumenberg, è oggi sotto gli occhi di tutti. Gridare “all’armi” limitandosi a mettere l’elmetto sulla mente, come fanno alcuni, non serve davvero. Non abbiamo bisogno di paraocchi, ma di confronto aperto, dibattito critico, spazi interpretativi comuni. Questi sono i valori democratici occidentali.

Noi complessisti cerchiamo di farcene carico in questo momento grave in cui vengono richieste solo adesioni empatiche alla guerra. La libertà di pensiero è il diritto alla complessità. Anche il diritto di comprendere il male, di decostruirlo, senza per questo giustificarlo. Certo, poi riconosciamo di essere pur sempre complessisti molto imperfetti, non abbastanza vigili, non sempre capaci di capire. Ma se ci fossero più complessisti a interrogarsi sui motivi, forse un po’ delle guerre in corso avrebbero potuto essere evitate.

39 replies

  1. Mi sembra ci sia una confusione di fondo.

    Un ragionamento “complesso” e’ uno che aggiunge qualcosa ai dati fattuali banali ed evidenti.

    Un ragionamento “complesso” che non tiene conto dei dati di fatto tende ad essere una str (unz e ata) ben confezionata, un bel pacco vuoto ma incartato bene.

    Nel caso specifico, se uno per fare il ragionamento complesso se ne deve fregare di chi e’ bombardato e di chi lo sta bombardando, e’ meglio che torni ai ragionamenti semplici.

    A mio avviso.

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    • @Silvio B.

      “I dati di fatto banali ed evidenti”, “Non tener conto dei dati di fatto”…
      Quanti libri gialli hai letto in vita tua? Quanti polizieschi hai visto?
      Spero nessuno.
      Perché, alla lunga, magari avresti imparato che il commissario frettoloso ed incapace si accontenta dei primi elementi visibili, per lui evidenti ed oggettivi segni di colpevolezza, che, senza indagare oltre, gli consentono di individuare a colpo d’occhio l’assassino, magari in colui che ha scoperto il cadavere, mentre il vero colpevole, immancabilmente, se la batte indisturbato.
      È, questo, un cliché consolidato che serve a far risaltare l’intelligenza, la capacità di analisi e l’acutezza “diagnostica” dell’eroe protagonista, che spesso affianca il commissario, o chi per lui, inadeguato ed arrogante.
      Limitarsi ai PRESUNTI dati di fatto, che nella fattispecie, oltretutto, corrispondono alla visione miope(nel migliore dei casi), quando non alla voluta e ostentata interpretazione a senso unico dei media e dei loro MANDANTI, dà spesso questi pessimi risultati.
      Una visione a cannocchiale, come nel glaucoma.
      Un’immagine di ciò che sta al centro, ignorante (è il caso di dirlo) tutto il resto del campo visivo.
      Non certo il massimo, nell’ analisi della realtà.

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      • @Anail
        Esistono anche dei racconti gialli in cui l’assassino lo vedi nella PRIMA SCENA, mi viene in mente il tenente Colombo. Magari lo spettatore non conosce tutti i dettagli, tutte le motivazioni. Ma che l’assassino sia quello lì non ci sono dubbi, e alla fine viene sempre arrestato.

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      • Mamma mia, ho fatto un parallelo, attinente alla complessità.
        Non era da prendere in modo pedissequo, confutando l’oggetto usato come esempio.
        Il tuo NON è attinente, perché, altrimenti, quello che abbiamo visto subito, DALL’INIZIO, sono gli USA.

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      • Eh no. Quello che abbiamo visto all’INIZIO sono i missili russi su palazzi e civili. L’assassino è svelato subito.
        Finché non accetti questo dato di partenza, qualsiasi analisi complessa è fuorviante, si confondono assassino e vittima, e la storia non può avere un finale.
        Se invece si parte da questa EVIDENZA, si può discutere su cause, motivazioni, su Nato, Usa, Europa, su tutte le analisi complesse che vuoi,

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      • Quello che TU hai visto all’inizio, che per te è a febbraio di quest’anno.
        Cioè almeno 8 anni dopo il colpo di stato in Ucraina, la guerra in Donbass e 30 anni dopo l’inizio dell’accerchiamento Nato.
        Temo che tu abbia degli orizzonti temporali piuttosto limitati.

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      • Il tuo ragionamento Empio è del tutto superficiale: se uno ti sputa in faccia per otto anni di fila e tu allo scadere, non potendone più, gli tiri un cartone, puoi definire vittima il lama sputacchiante e violento chi si becca le scatarrate?

        “Finché non accetti questo dato di partenza, qualsiasi analisi complessa è fuorviante, si confondono assassino e vittima, e la storia non può avere un finale.”

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      • @Gatto
        “se uno ti sputa in faccia per otto anni di fila…”.
        Questa è già un’analisi successiva. Quello che dici tu ad esempio è UN PUNTO DI VISTA, perché ce ne sono altri, altrettanto autorevoli, che vedono gli sputi andare nella direzione opposta. Se ne può discutere.
        Ma l’assassino della storia resta sempre lo stesso.

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      • @Santo
        Non mi risulta che ci sia ALCUN analista che abbia visto provocazioni russe verso la Nato in tutti questi anni.
        Stai graffiando tutti gli specchi…

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      • Sempre con pardon Brezza gaelica… Caro (si fa per dire) Empio, seguendo il tuo ragionamento, non ci si può certo fermare a un lama facilmente identificabile. Sennonché, di questo passo, non si vede come non si potrebbe risalire all’uomo di Neanderthal che sputacchiò il primo bolo.

        Mi pare evidente che tutta la storia dell’attuale aggressione all’Ucraina trova la sua spiegazione nelle provocazioni innescate da quella associazione a delinquere che va sotto il nome di NATO. Tutti i capibilissimi rancori che, non certo tutto, ma un parte del popolo Ucraino () può avere nei confronti dei russi, non avrebbero scatenato nessuna guerra di aggressione da parte degli ucraini, né, ovviamente, da parte dei russi, essendo quei regimi estinti e i fatti storici che li hanno contraddistinti, passati in giudicato.

        E’ come se, per fare un esempio, si giustificasse un’aggressione dell’attuale Etiopia all’Italia, perché fummo i fautori della campagna d’Abissinia!

        Come vedi, l’assassino della storia NON resta sempre lo stesso, né si può tirare per la giacchetta la questione dei PUNTI DI VISTA, ché si rischia di strapparla malamente…

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      • @Anail
        Quando @Gatto scrive: “se uno ti sputa in faccia per otto anni di fila…”, io intendo che sta parlando di Donbass. Dove sulla direzione degli sputi ci sono diverse opinioni: dallo sputo ucraino, allo sputo russo, fino allo sputo reciproco.
        Ma che mi frega a me degli specchi? Ma cosa pensi, che sto qui a difendere una causa o a fare il tifo?? Magari riuscissi a farmi convincere da te.

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      • Eh, ma io non ho nessuna intenzione di convincere nessuno… Casomai mi piacerebbe che chi parla avesse letto e visto anche le cose che ho visto e letto io, per poterne parlare capendoci…Perché, ad es., di che sputi reciproci parli, nel Donbass? Se c’erano russi insieme ai filorussi, erano partigiani civili, loro sì, come i partigiani antifascisti italiani in Spagna, all’epoca. Non certo SOLDATI, che non sono stati “visti” da nessun satellite o altro
        Sono stati invitati a dimostrare il contrario presso le sedi internazionali, non riuscendoci.

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      • “Quando @Gatto scrive: “se uno ti sputa in faccia per otto anni di fila…”, io intendo che sta parlando di Donbass.”.

        GATTO mi ha confidato che intende molto meno parlare del Donbass in sé e le sue rivalse etniche, comunque affatto non trascurabili, che il non rispetto degli accordi di Minsk, per l’intervento provocatorio, mai dichiarato ufficilamente (il che lo rende ancora più grave), di annettere l’Ucraina alla NATO che va contro, per restare in tema del tuo commento sotto, a quel mondo IDEALE di vedere gli ammereghani fuori dai coglioni, una volta per tutte!

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      • @GATTO
        “… il non rispetto degli accordi di Minsk, per l’intervento provocatorio, mai dichiarato ufficilamente (il che lo rende ancora più grave), di ANNETTERE l’Ucraina alla NATO…”.

        Tu NON SAI. E quando uno NON SA è consigliabile non lasciarsi andare, per supponenza o voglia di dire per forza la sua.

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      • Scusa, Santo, ma visto che vi scrivete sulla mia bacheca, mi permetto di interloquire.
        Sulla base di che cosa ti permetti di dire a Gatto che LUI NON SA, sottintendendo che tu invece SAPPIA?
        Questo lo sai?

        Giovedì, 24 Febbraio 2022 07:56
        L’Ucraina non ha rispettato gli accordi di Minsk: la questione della mancata revisione costituzionale e della “Nuova Costituzione”
        Di Daniele Trabucco (*)

        La Repubblica di Ucraina è suddivisa in ventiquattro “Regioni” chiamate oblasti.
        Si tratta dell’articolazione territoriale di I livello secondo l’ordinamento costituzionale interno. Dopo la proclamazione dell’indipendenza delle due Repubbliche di Donetsk e Lugansk nel 2014, riconosciute ufficialmente dal Presidente russo, Vladimir Putin, cui è seguita la ratifica del Consiglio della Federazione e l’approvazione con voto unanime della Duma di Stato dei rispettivi Trattati di amicizia, assistenza e mutuo soccorso (validità dieci anni con proroga automatica ogni cinque), si era cercato di risolvere la situazione bellica nell’Ucraina orientale sul piano diplomatico con i cosiddetti “accordi di Minsk”.

        Il primo (il Minsk I) è stato firmato nel settembre 2014 e prevedeva, riguardo alla parte politica, il riconoscimento di una maggiore autonomia alle due Repubbliche mediante il ricorso alla revisione costituzione, mentre il secondo (il Minsk II) del febbraio 2015 si spingeva oltre, stabilendo, addirittura attraverso una “nuova Costituzione”, la base per una legislazione permanente sullo status speciale delle aree autonome delle Regioni di Donetsk e Lugansk volto ad includere, inter alia, la non punibilità e la non imputabilità dei soggetti coinvolti negli eventi avvenuti nelle citate aree, il diritto all’autodeterminazione linguistica, la partecipazione dei locali organi di autogoverno nella nomina dei Capi delle procure e dei Presidenti dei Tribunali delle citate aree autonome.

        Dal 2014 ad oggi la Repubblica di Ucraina non ha mai proceduto in questa direzione. L’obiezione di Kiev concerne il maggior favor delle clausole degli accordi per la Federazione Russa.
        In particolare, per il Cremlino vanno prima attuate le disposizioni politiche e poi quelle militari, per l’Ucraina il contrario. Non è questa la sede per affrontare la natura giuridica degli accordi (atti interni, Trattati internazionali, strumenti di natura giuridica mista), tuttavia il dato evidente è la mancanza di volontà, da parte ucraina, di fornire un’adeguata tutela alla popolazione russofona del Donbass, dopo le proteste che portarono alla cacciata di Yanukovych a fine febbraio 2014, con partiti ed esponenti politici filo-russi fortemente osteggiati.

        La Federazione Russa, peraltro, intende evitare una adesione dell’Ucraina alla Nato, perché questo significherebbe che gran parte del confine occidentale dell’ex U.R.S.S. sarebbe presidiato dall’Alleanza Atlantica. Dopo il 1997, infatti, vi hanno aderito Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Romania e Bulgaria eppure, a seguito della caduta del muro di Berlino nel 1989, i leader dei maggiori paesi della Nato avevano promesso a Mosca che l’Alleanza non sarebbe avanzata verso Est “neppure di un centimetro”.

        Una promessa smentita dai fatti…e troppo presto dimenticata…

        (*) prof. Daniele Trabucco.
        Associato di Diritto Costituzionale italiano e comparato presso la Libera Accademia degli Studi di Bellinzona/UNIB (Svizzera)-Centro Studi Superiori INDEF (Istituto di Neuroscienze Dinamiche «Erich Fromm»). Professore universitario a contratto di Diritto Internazionale e Diritto Pubblico Comparato e Diritti Umani presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici/Istituto ad Ordinamento universitario «Prospero Moisé Loria» di Milano. Dottore di Ricerca in Istituzioni di Diritto Pubblico. Vice-Referente di UNIDOLOMITI (settore Università ed Alta Formazione del Centro Consorzi di Belluno)

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      • Scusa, @Anail, visto che continui a scrivermi ti rispondo sempre nella tua bacheca.
        Io non ho MAI detto di sapere, né tantomeno l’ho sottinteso. Solo, non direi mai che gli USA vogliono ANNETTERE l’Ucraina alla Nato.
        Io ho solo una certezza. Chi è l’assassino di questa storia.
        Qua l’unica che SA, senza bisogno di sottindere, sei solo TU.

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      • Se TU non lo sai è solo colpa tua, perché evidentemente NON LEGGI e NON ASCOLTI TUTTI gli esperti.
        Compreso lo stesso Biden che ha armato e addestrato l’Ucraina da ben 8 anni.
        L’ha detto LUI.
        Se tu non lo sai è una tua carenza, non una mia convinzione.

        “Scusa, @Anail, visto che continui a scrivermi ti rispondo sempre nella tua bacheca.”
        Continuo a scriverti perché tu continui ad usare la mia bacheca prescrivere ad altri.
        Cioè SCRIVI TU A ME.
        Mi arrivano continue notifiche.

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    • In realtà l’analisi diventa complessa proprio perché devi tenere conto di “tutti gli elementi”. Nella propaganda te ne freghi della realtà è tiri dritto per ottenere il risultato che ti interessa!

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    • @Gatto
      “Mi pare evidente che tutta la storia dell’attuale aggressione all’Ucraina trova la sua spiegazione nelle provocazioni innescate da quella associazione a delinquere che va sotto il nome di NATO”.
      Come già scritto più volte, nel mio mondo ideale c’è la Difesa Europea, quindi l’Italia fuori dalla Nato, e di conseguenza tutte le basi americane via dell’Italia.
      Che anche tu sia intriso di questo inutile antiamericanismo mi sorprende.
      Per chiuderla qua: L’ASSASSINO è sempre il maggiordomo. Ok?

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      • Per chiuderla qua: che nel tuo mondo IDEALE ci sia quello che hai esposto, IN PRATICA ti annovera tra quelli come me che sono fautori di un “inutile antiamericanismo”, la qual cosa desta sorpresa nella sorpresa!

        Poi, sai, con i mondi ideali degli Empi di turno, la NATO ci si pulisce il culo!

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  2. Un ragionamento complesso prevede domande che esigono spiegazioni complesse. …..la maggior parte dei fatti viene narrata, non analizzata, nel momento in cui ci si astiene dall’ analisi , dei fatti, perché difficile, impegnativa, complessa, il tutto si ferma alla narrazione…..hai raccontato, magari attraverso enfatizzazioni ed omissioni, parzialità od ipocrisie….ma non hai né provato a capire né provato a spiegare e far capire, processo mentale ed intellettuale molto diverso rispetto al racconto…….i veri intellettuali e maestri non raccontano i fatti come una semplice sequenza di eventi, ma forniscono alle persone lo strumento intellettivo, raziocinante, in grado di capire il perché, il come, il quando, il prima e il dopo, cioè la complessità del contesto in cui si inserisce l’ evento ….la sequenza sterile, nozionistica, non spiga proprio nulla, e la propaganda semplifica ulteriormente, mentre il pensiero critico che parte da domande, dubbi, incertezze, ha uno sguardo più ampio, e nello stesso tempo analitico, individua punti apparentemente distanti, li unisce e correla, e si interroga anche e soprattutto su questo! Se uno bombarda e l’ altro è bombardato è un fatto, la fotografia di un evento, limitarsi a questo significa astenersi dal capire e condannarsi alla successiva fotografia, perché senza analizzare e comprendere le cause non potrai rimuoverle od intervenire sul processo, dinamico…….è come la terapia che agisce esclusivamente sui sintomi della malattia,senza rimuoverne le cause…la malattia non debellata, si ripresenta…..

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  3. Semplicemente, siamo di fronte a PROPAGANDA di gente PAGATA per far avanzare una sola tesi e che si guadagna i suoi soldi anche asfaltando qualsiasi opinione diversa.

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  4. I principi stabiliti sono sacrosanti: giusto cercare le cause, giusto approfondire e non fermarsi alle apparenze, giustissimo considerare giusto o sbagliato un comportamento indipendentemente da chi lo mette in pratica invece di giustificarlo quando chi lo mette in pratica è della nostra squadra e condannarlo quando è della squadra avversaria.

    Resta il fatto che a volte le verità assodate sono solo pretesti e non cause. Io sono personalmente convinto che Putin avrebbe invaso l’Ucraina comunque. Quindi il mio punto è: facciamo attenzione a non trasformare le scuse in motivazioni, a giustificare troppo. Nel mondo moderno si è perso il senso della responsabilità individuale delle proprie scelte, ogni volta che sbagliamo è colpa di qualcos’altro: la società, lo stato, i genitori, il partner, i figli…

    Ecco perché ogni volta che si dice “la NATO non dovrebbe espandersi a est” non si stabilisce un fatto vero, ma si manda il messaggio “è colpa della NATO” e si giustifica l’aggressore. Certo la NATO avrebbe dovuto essere chiara dicendo “mi dispiace, ma per evitare provocazioni non è opportuno espandersi a est”, ma questo non giustifica l’invasione di uno stato sovrano.

    Ricordo che nel 2013 ero a Budapest per una conferenza e ebbi modo di parlare con alcuni ucraini e finlandesi. I primi si dicevano sicuri che un giorno sarebbero stati invasi dai russi, i secondi raccontavano che da bambini, quando facevano i capricci e non volevano mangiare la zuppa, i nonni gli dicevano sempre: “vedrai come la mangerai volentieri quando arriveranno i russi.

    Resto dell’idea che la diplomazia avrebbe dovuto gestire la situazione PRIMA dell’invasione. Ammassare truppe e portare armi negando sino all’ultimo l’intenzione di invadere non è segno di buona fede. Avrebbe ancora avuto senso dire: “noi siamo pronti: ora trattiamo e risolviamo la questione una volta per tutte, pacificamente se possibile altrimenti per via militare”.

    Resto anche dell’idea che, come sempre, chi ne fa le spese sono gli innocenti: la popolazione civile, i giovani soldati russi mandati a combattere e spesso a morire, chi perde il frutto di una vita di lavoro… anche nel resto dell’Europa i meno abbienti risentono pesantemente degli aumentati costi della vita. Certo, meglio pagare la benzina oltre 2€ al litro che essere sotto le bombe, ma chi già prima faceva fatica ad arrivare alla terza settimana del mese deve pensare prima alla sua famiglia e io non me la sento di giudicarlo se antepone i suoi interessi primari.

    I tempi sono duri e ho paura che nei prossimi decenni saranno ancora peggio, quando non ci sarà solo il problema degli idrocarburi e dell’energia, ma anche quello dell’acqua.

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    • a parte che non capito quella sui ‘principi stabiliti’ che se parla di quelli attuali
      sono sacrosanti da quando hanno sostituito i precedenti e sino a quando non saranno
      sostituiti da quelli prossimi (non cerchiamo il pelo sui tempi necessari perché ciò avvenga)

      ma

      a proposito di
      “Resta il fatto che a volte le verità assodate sono solo pretesti e non cause.
      Io sono personalmente convinto che Putin avrebbe invaso l’Ucraina comunque.
      Quindi il mio punto è: facciamo attenzione a non trasformare le scuse in motivazioni, a giustificare troppo.”

      (a parte che potrebbe pure essere convinto che Putin è un rettiliano sotto mentite spoglie
      e quindi ha un valore solo per lei e basta, ma tralascio)

      leggevo che la visione di ciò che è nazifascismo è differente nelle società dell’anglosfera
      (e quindi di relato anche la nostra nell’UE) e in quella russa

      la spiegazione data era, semplifico, un milionata di morti tra tutti i paesi occidentali coinvolti
      (418k gli usa 380 gb più gli altri)
      mentre loro 27 milioni, di cui 12 quelli militari, ed inoltre la macchina da guerra nazista prebellica
      (ma non solo quella) , fu sostenuta sia da GB che da usa nel periodo prebellico in chiave antisovietica,
      ma pure dopo coprirono molti colpevoli per interesse di bottega -rammenta tal von Braun?
      mica lo hanno coccolato perché in fondo era solo uno scienziato bonaccione ed inconsapevole-

      quindi stabilire se, quelle che lei chiama ‘scuse’, si siano trasformate in motivazioni non derivi proprio da
      questa differenza di visone del passato che, ai loro occhi, si ripresenta

      tra l’altro, sentir dire (fine Febbraio 2022) dall’attuale cancelliere tedesco
      ‘che parlare di genocidio nel Donbass è ridicolo’, tra l’altro pare che dicendolo sorridesse,
      o che in Ucraina non ci sono nazisti perché non ci sono tedeschi che sarebbero, per chi l’ha detto,
      gli unici a potersi fregiare di tare offesa, e questo succedeva
      prima che si aprissero le danze armate non credo abbia depotenziato quelle ‘scuse’

      senza tener conto che quelle ‘scuse’ non sono fatte all’ultimo momento ma sono state
      portate all’attenzione di tutti a partire da una certa conferenza sulla sicurezza a Monaco nel 2007
      e dal 2014 (seconda metà dell’anno) quando hanno cercato di ricomporre la guerra civile in corso
      in Ucraina, tra chi sosteneva il colpo di stato e chi invece lo rigettava, chiamati accordi di Minsk
      e questo per otto anni, solo che qui da noi non ce ne è traccia, o è posizionata dopo le avventure
      di Corona -il paparazzo- e le storie di Belen o dei Ferragni-Fedez, se non c’è da parlare di Conte,
      cinqueStelle e Renzi.

      ecco, minimizzare ciò che per altri è un problema, è di per se un problema

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      • Certo che io esprimo la mia opinione e non quella di altri, come lei esprime la sua.
        Sono anche stato attento a non entrare nella questione Donbass che è troppo complessa, ma mi sono riferito esclusivamente all’espansione della NATO a est.
        Non ho mai negato che ci siano nazisti in Ucraina, ma non dico che tutti gli ucraini siano nazisti e sono convinto che non lo sostenga nemmeno lei. D’altra parte si potrebbe dire che la maggior parte degli italiani è fascista, anche chi non sa di esserlo purtroppo… per fortuna che nessuno ha pensato di invaderci o bombardarci per defascistizzarci.
        Spinte separatiste ci sono un po’ dappertutto in Europa e al contrario della situazione in Catalogna certamente la situazione in Ucraina è stata drammatica e ignorata per troppo tempo. Come a suo tempo l’intervento NATO non autorizzato dall’ONU nell’ex Jugolasvia è da condannare, adesso lo è l’intervento russo. Ancora una volta esprimo il mio personale parere: il fatto che la NATO, noi compresi quindi, abbia commesso una palese ingiustizia non trasforma in giustizia l’intervento russo. Così come il fatto che esistano tanti evasori fiscali che evadono milioni non renderebbe innocente me, se evadessi *SOLO* qualche centinaio di migliaia di euro.
        Sono lieto di poter confrontare le mie idee con le sue.

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    • Ras,
      “Certo la NATO avrebbe dovuto essere chiara dicendo “mi dispiace, ma per evitare provocazioni non è opportuno espandersi a est”, ma questo non giustifica l’invasione di uno stato sovrano”
      Non solo è stata chiara sulla cosiddetta dottrina Monroe, sempre valida per loro, ma c’era stato un accordo con Gorbachev, anzi una specie di conditio sine qua non per lo scioglimento del patto di Varsavia: la Nato non si sarebbe avvicinata alla Russia neanche di un centimetro.
      In più, proprio il signor Biden, più giovincello e forse meno rimba, ebbe a dire che l’esigenza russa era legittima, in un video che purtroppo non ha i sottotitoli.
      Se capisci l’inglese parlato, te lo mando…

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    • No guarda, questa “Pulitzer” mi è bastata e avanzata a otto e mezzo. 🤮🤬
      Un’invasata imbottita di menzogne spudorate, i cui lineamenti esprimono il livore accumulato in una vita.
      Smentita facilmente, nelle sue cascate di saliva pro-Usa e opportune bufale di contorno, da Caracciolo e Montanari.
      Ovviamente, invece, Severgnini era prono, per via del premio, probabilmente, perché, essendo stato lui-in qualche modo che non ricordo – collaboratore dell’arpia, spera di esserne illuminato e compreso, seppur di straforo.

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      • Si Anail,
        davvero orrenda quella Pulitzer ospite della Gruber.
        Da far accapponare la pelle. Livida di… Livore e odio.
        Da augurarsi di non incontrare di notte.

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