La guerra sottomarina per Internet

Il 97% del traffico online passa sui fondali in 426 cavi lunghi 1,2 milioni di chilometri. Ogni giorno passano scambi finanziari pari a 10 trilioni di dollari oltre a un’enorme quantità di informazioni. Il loro controllo è conteso tra i grandi del mondo e i colossi del web, che investono capitali immensi, con il rischio di sabotaggio.

(Laura Della Pasqua – laverita.info) – «Chi diventerà leader nell’intelligenza artificiale dominerà il mondo». Era il 2017 e Vladimir Putin parlando agli studenti all’apertura dell’anno scolastico sottolineò l’importanza strategica delle nuove tecnologie. Nel 2013 esplose lo scandalo Datagate e Edward Snowden, informatico ex tecnico della Cia, rivelò al mondo che era in atto una guerra di spionaggio dove i protagonisti non erano gli 007 ma «cimici» calate negli abissi marini. Il grande pubblico venne a sapere che le profondità degli oceani sono percorse da un reticolo di cavi a fibre ottiche dove viaggiano miliardi di dati, di privati cittadini ma anche di aziende, governi, pubbliche amministrazioni, dati sensibili e quindi anche segreti di Stato. Snowden disse che l’intelligence inglese era riuscita a penetrare nei cavi, intercettando 600 milioni di telefonate al giorno.

Internet viaggia attraverso queste dorsali in fibra ottica subacquee. La loro importanza è sempre più strategica per la vita quotidiana, le attività economiche, ma anche per la sicurezza dei vari Stati, le decisioni strategiche e il controllo delle informazioni. Il 7 gennaio scorso, il capo della Difesa britannica, l’ammiraglio Sir Tony Radakin dichiarò al Times
che «la Russia ha sviluppato la capacità di mettere in pericolo i cavi sottomarini e di sfruttarli». Secondo il capo delle forze armate, negli ultimi 20 anni c’è stato «un aumento fenomenale dell’attività sottomarina e subacquea russa». A dicembre 2020 la collisione tra una fregata britannica e un sottomarino russo avevano innescato una serie di speculazioni sull’entità dell’attività russa di mappatura dei cavi.

le manovre russe

Un altro passaggio è utile a capire il carattere strategico di questa rete di cablaggio sottomarino. A novembre 2021 comparve sul sito Formiche.net un intervento dell’europarlamentare olandese Bart Groothuis, relatore della proposta di revisione della direttiva europea Nis sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nonché ex capo del bureau per la sicurezza cibernetica del ministero della Difesa dei Paesi Bassi, che dice: «Molti ministri della Difesa nella Nato e nell’Unione europea ed esperti hanno messo in guardia su sospette operazioni russe contro i cavi sottomarini in fibra ottica. Il timore è che qualcuno possa sabotarli. E proprio la Russia ha fatto due test per disconnettersi da Internet». È questo un riferimento ai tentativi di Mosca di sperimentare una sorta di «Internet sovrano». Un’analisi del think tank statunitense Center for strategic and international studies ha rivelato che a ottobre 2020 i ministri della Difesa alleati hanno ricevuto un rapporto confidenziale sulla «vulnerabilità dei cavi sottomarini transatlantici». L’istituto sottolinea che «nonostante la proliferazione di dichiarazioni pubbliche, che affermano l’importanza di proteggerli, finora è mancata un’azione collettiva per rafforzare la loro sicurezza».

autostrade oceaniche

Ma di cosa stiamo parlando? I cavi sottomarini sono un’infrastruttura cruciale nel mondo contemporaneo, un asset strategico della geoeconomia e della geopolitica internazionali. Il 97% del traffico Internet globale passa attraverso queste dorsali subacquee a fibra ottica (il restante sui satelliti) e grazie a esse si realizzano transazioni finanziarie pari a circa 10 trilioni di dollari al giorno. A oggi il fondo degli oceani è percorso da una rete di 426 cavi pari a 1,2 milioni di chilometri, cioè tre volte la distanza tra la Terra e la Luna.

Lo sviluppo della telefonia cellulare, la possibilità di inviare file di ogni grandezza da un capo all’altro del mondo, ci ha portato a pensare che le informazioni viaggino preferibilmente via etere, tramite i satelliti. Niente di più sbagliato. Il veicolo più economico e performante per le connessioni a lunga distanza è rappresentato dai cavi sottomarini a fibra ottica. L’area euro-atlantica è la strada di cablaggio più antica e trasporta il traffico di dati con dozzine di cavi, la maggior parte dei quali tra Stati Uniti, Regno Unito e Francia. L’Europa fa molto affidamento su questi cavi poiché la
maggior parte dei suoi dati è archiviata in data center situati negli Stati Uniti. Altre rotte importanti sono quelle che collegano l’Europa all’Asia (attraverso il Mediterraneo e il Canale di Suez) e l’Asia con gli Stati Uniti (attraverso l’oceano Pacifico).

gestione in mani private

La pianificazione, la produzione, la distribuzione e la manutenzione dei cavi sottomarini sono quasi interamente nelle mani del settore privato. Attualmente, i quattro maggiori fornitori sono Alcatel submarine networks (Francia), Subcom (Stati Uniti), Nec (Giappone) e Huawei marine networks (Cina), la cui quota di mercato è progressivamente salita al 10%. Pechino sta attuando una politica sempre più aggressiva. La sfida tra potenze si gioca anche negli abissi e i cavi, oltre a essere oggetto di spionaggio, possono diventare strumento di sabotaggio. Manomettere uno degli snodi del cablaggio sottomarino significa impossessarsi di dati sensibili, finanziari, militari ma anche potere determinare il blackout informativo di un intero Paese.

Nel dicembre 2019 Taiwan ha affermato che Pechino stava sostenendo investimenti privati nei cavi sottomarini del Pacifico come meccanismo per spiare e rubare dati. Quando la Russia nel 2014 annetté la Crimea, l’esercito russo prese di mira i cavi sottomarini che collegano la penisola alla terraferma per ottenere il controllo dell’ambiente informativo. Controllare più porzioni della rete dei mari significa aumentare il proprio potere. Se ne sono accorti anche i fornitori di contenuti (Google, Amazon, Microsoft, Facebook) che stanno investendo in questo settore per garantire l’interconnessione dei loro data center. Google ha più di 100.000 chilometri di cavi posati, Facebook 91.000, Amazon 30.000 e Microsoft 6.000.

la dipendenza mondiale

La dipendenza dai cavi sottomarini continuerà ad aumentare con la crescita della domanda di dati, spinta dal passaggio ai servizi cloud e dalla diffusione delle reti 5G. Un mondo iperconnesso e un’economia super digitalizzata dipenderanno sempre più dai cavi. Il mercato dei cablaggi sottomarini dovrebbe raggiungere nel 2026 il valore di 30,8 miliardi di dollari da 10,3 miliardi del 2017. L’Italia ha un ruolo centrale perché nel Sud passano i cavi che collegano Africa, Medio Oriente, Asia ed Europa. A rivelarlo fu Snowden che nel 2013 descrisse come a Mazara del Vallo, in Sicilia, afferiscono 9 tra i più importanti cavi sottomarini internazionali, tra cui quello che rappresenta il più alto grado di criticità: il Sea-Me-We3 (South East Asia-Middle East-Western Europe 3).

Completato nel 2000, oltre a essere il cavo più lungo al mondo con i suoi 39.000 chilometri è capace di trasportare 960 gigabite al secondo. Lo snodo di Mazara del Vallo è un punto nevralgico per l’accesso ai cavi sottomarini più importanti del Mediterraneo. Ugualmente strategica è la base di Agios Nikolaos a Cipro, hub dei cavi in fibra ottica che collegano Israele, Siria, Libano, Egitto, Turchia, Grecia con l’Europa continentale.

Giuseppe Gagliano: «Le intercettazioni subacquee presero il via negli anni Settanta»

«Il ruolo dei cavi sottomarini nello spionaggio globale è di grandissima rilevanza. Da essi dipendono le comunicazioni, i flussi finanziari e l’accesso ai dati stoccati nel cloud, quindi il loro controllo costituisce uno strumento formidabile di influenza geoeconomica. La Cina, ma anche la Thailandia e Singapore, stanno concentrando grandi risorse su queste infrastrutture. Gli investimenti nel 2010 erano pari a circa l’1% e dal 2011 in poi, sono saliti ora al 9%». Giuseppe Gagliano, presidente del Centro studi strategici Carlo De Cristoforis e analista geopolitico, ci guida nella ricostruzione della complessa strategia del cablaggio sottomarino.

Qual è il ruolo dei cavi sottomarini nello spionaggio tra potenze?

«Nel 2019, un gruppo di agenzie governative statunitensi guidate dal Dipartimento di giustizia, note come Team Telecom, si sono fortemente opposte al progetto chiamato Pacific light cable network, un cavo sottomarino lungo 8.000 miglia, circa 12.900 chilometri, tra America e Cina a causa di alcuni dubbi sul partner cinese coinvolto nell’operazione. L’infrastruttura, finanziata da Google, Facebook e Peng telecom & media group, uno dei maggiori produttori di hardware e telecomunicazioni in Cina, produrrà il primo collegamento Internet diretto tra Los Angeles e Hong Kong e si prevede che incrementerà la velocità di Internet sia in Cina sia negli Stati Uniti. Il completamento è previsto entro quest’anno. Ma Team Telecom teme che il progetto, dal costo di 300 milioni di dollari, possa facilitare lo spionaggio cinese».

Quali sono i casi di spionaggio più eclatanti tramite i cavi sottomarini?

«Già a partire dagli anni Settanta gli Usa avviarono missioni di intercettazioni dei cavi sottomarini. La più famosa è quella denominata Operation Ivy Bells, una collaborazione tra Marina, Cia e Usa per ascoltare le comunicazioni tra le basi navali sovietiche sul mare di Okhotsk. Nel febbraio 2013 Edward Snowden rivelò che la Nsa aveva introdotto un virus informatico nel cuore del sito di amministrazione e gestione di Sea-Me-We 4, un cavo che veicola le comunicazioni telefoniche e Internet da Marsiglia al Nord Africa, il Medioriente e il Sudest asiatico. Marsiglia costituisce uno dei principali nodi di intercettazione al mondo. Recentemente gli americani hanno intercettato in Honduras un cavo sottomarino che serve un resort in cui si riuniscono operatori economici globali del settore automobilistico e agroalimentare. A giugno 2014 il quotidiano londinese The Register ha svelato l’esistenza di un’area segreta a Seeb, sulla costa settentrionale dell’Oman, gestita dal servizio di sicurezza britannico Gchq, per controllare le comunicazioni tra Paesi arabi. Ma non bisogna dimenticare che due dei quattro cavi subacquei che atterrano a Seeb sono i principali fornitori di connettività in India».

Cosa accadrebbe con un sabotaggio dei cavi sottomarini?

«Danneggerebbe in modo estremamente rilevante le comunicazioni. A farne le spese sarebbe soprattutto l’Europa per tutti i nostri usi: voce, dati, visualizzazione di video, visualizzazione di dati, archiviazione di dati personali o aziendali, transazioni finanziarie. L’Europa è fragile e soggetta a tutti i rischi, dalla rottura del cavo alla sospensione unilaterale del servizio. Le conseguenze, anche sulla sicurezza nazionale, sarebbero drammatiche. La Commissione europea ha poco potere. I 27 Stati membri non fanno causa comune. Manca una strategia globale. A volte alleate, spesso concorrenti, le aziende europee non riescono a unirsi per controllare un’attività con poca o nessuna regolamentazione. La Francia gioca certamente un ruolo di leader con la multinazionale Orange».

C’è il rischio che la Russia usi i cavi sottomarini per eventuali ritorsioni o per spionaggio?

«Probabile. La Royal Navy britannica da tempo controlla con particolare attenzione l’attività sottomarina russa come dimostra l’importanza attribuita alla collisione avvenuta nel dicembre 2020 tra una fregata britannica e un sottomarino russo. Qual era lo scopo del sottomarino russo se non di prendere informazioni dai cavi sottomarini? È evidente che la “cyber warfare” che ha preso avvio dal 2014 tra Russia e Ucraina passa anche per i cavi sottomarini».

La Cina continua ad allargare la zona d’influenza

Mentre tutta l’attenzione è puntata sulla Russia, la Cina continua a operare per allargare il controllo sulla rete di cablaggio degli abissi. Attualmente gli Stati Uniti possiedono il maggior numero di cavi sottomarini ma la Cina si è posta come obiettivo di controllarne il 60% entro il 2025. La strada per arrivare ad avere la leadership in queste infrastrutture strategiche è rappresentata dalla Digital silk road, creata nel 2015 e pilastro della Belt and road initiative (Bri). Con il progetto della Digital silk road, per la quale sono previsti investimenti pari a 95 miliardi di dollari, la Cina intende aumentare il proprio peso politico, economico e tecnologico in particolare nei Paesi in via di sviluppo, Asia meridionale e Africa.

Questa sorta di «colonizzazione» avverrà soprattutto tramite la costruzione di infrastrutture digitali (tra cui reti 5G, cavi, sistemi per memorizzare i dati) in questi Paesi. Pechino inoltre punta a imporre i propri standard tecnologici a livello internazionale e anche agli Stati Uniti. La gara con le imprese americane è entrata nel vivo. Le due principali aziende cinesi del settore, la Hentong e Huawei marine, hanno costruito uno dei più importanti cavi a livello internazionale, il Peace, lungo 12.000 chilometri che connette l’Europa, e in particolare la Francia, al Pakistan passando per il Golfo e il Corno d’Africa. Le aziende cinesi sono tra quelle dominanti nel campo delle infrastrutture fisiche di Internet. Come ha riportato la Commissione federale delle comunicazioni degli Stati Uniti, Huawei marine (oggi Hmn technologies), ha costruito o riparato un quarto dei cavi sottomarini nel mondo.

In risposta alla Nuova via della seta promossa da Pechino, Washington ha varato il Build back better for the world, «un’iniziativa costruttiva per soddisfare le enormi esigenze di infrastrutture dei Paesi a basso e medio reddito», come ha spiegato la Casa Bianca, fornendo un’«alternativa positiva alla Cina». Il piano è stato lanciato al vertice del G7 del 2021 in Cornovaglia. Tuttavia i Paesi europei, pur condannando Pechino sul tema dei diritti umani, non sono disposti a troncare completamente i rapporti economici con la Repubblica Popolare con la quale hanno un interscambio commerciale importante.

Il ruolo strategico dei cavi sottomarini è confermato dall’intervento dell’amministrazione Trump nel 2019 per bloccare il collegamento diretto tra gli Stati Uniti e Hong Kong del Pacific light cable network, progettato nel 2016 da Facebook e Google e connesso a Filippine e Taiwan, ma senza Hong Kong. Il governo americano aveva sollevato il problema della presenza di un’azienda cinese all’interno del consorzio di costruzione e quindi sulla possibilità che il cavo potesse essere oggetto di spionaggio se collegato direttamente al territorio cinese.

Per arginare l’avanzata cinese nell’industria dei cavi a fibra ottica degli abissi, gli Stati Uniti stanno facendo pressione su alcuni Paesi proponendo progetti di connettività alternativi a quelli di Pechino. Un esempio è l’azione di convincimento effettuata sugli Stati federati di Micronesia per convincerli ad abbandonare un contratto da 72,6 milioni di dollari, finanziato dalla Banca mondiale e dalla Banca asiatica di sviluppo, che con ogni probabilità sarebbe assegnato a Huawei. Dopo una lunga trattativa si è deciso che per la realizzazione del cavo la Micronesia avrà solo fondi statunitensi. L’evoluzione della partita tra Usa e Cina per il cablaggio dei mari risentirà dell’esito del conflitto in Ucraina e dei nuovi equilibri geopolitici che si verranno a creare.

Il bersaglio preferito dalle spie

Parla l’esperto di cybersicurezza Luigi Martino: «La manomissione di queste infrastrutture non serve per tagliare fuori un Paese, ma per impadronirsi delle informazioni più riservate».

«È molto difficile usare i cavi sottomarini per isolare un Paese, come strumento di ritorsione durante il conflitto. Sono infrastrutture interconnesse e non è possibile fare una segmentazione tale da escludere un’unica nazione da internet. Piuttosto si può fare azione di spionaggio, come è accaduto più volte in passato, o di sabotaggio». Luigi Martino, direttore del Center for cybersecurity del dipartimento di scienze politiche dell’Università di Firenze, traccia questo scenario.

È difficile applicare sanzioni mirate su alcuni Paesi per l’uso di cavi sottomarini?

«Non è possibile escludere la Russia dall’utilizzo della rete di cablaggio perché significherebbe penalizzare anche altri Paesi, magari gli stessi che vogliono fare un’azione di pressione su Mosca. Sono infrastrutture interdipendenti. La Russia inoltre sta sperimentando l’autonomia di Internet tramite il programma Runet basato sull’utilizzo di un cavo sottomarino indipendente che consente di staccarsi da Internet globale. Già nel 2019 il Parlamento sovietico aveva deciso di implementare l’Internet alternativo permettendo a Mosca di isolarsi dal resto del mondo. Questo è un dato importante da non sottovalutare. Un tema che finora non è stato affrontato è la gestione pubblico-privata della rete in fondo ai mari. Cosa succede in caso di un attacco contro un cavo sottomarino?».

Se un Paese non può essere isolato nel flusso dei dati, si può però spiare.

«L’attività di spionaggio tramite i cavi di cablaggio è molto diffusa. In passato, alcuni sottomarini russi sono stati trovati nelle vicinanze dei cavi».

È possibile il sabotaggio di questi asset?

«Non escluderei il sabotaggio di cavi che passano nel Mar Nero o di quelli che attraversano zone di influenza russe. Tranciare queste infrastrutture può portare a interrompere le comunicazioni via Internet. Conseguenze più gravi si avrebbero se fossero colpiti cavi usati per lo scambio di informazioni militari con ripercussioni sui sistemi di comando o controllo e lo scambio di informazioni sensibili».

L’Italia corre il rischio di un black out di dati per l’attacco ai cavi che passano nel Mediterraneo?

«Non credo perché l’azione di sabotaggio colpirebbe più Paesi e poi i russi stanno usando altri strumenti per accecare Internet».

2 replies

  1. Mah… Articolo interessante, sicuro. Plausibile, peró? Come se poi fosse cosí facile troncare di botto il traffico InterneTttt xxxxxxxxxx @@@@@ zzzzzzzzz —– beeeeep ………. 😱✂️☠️

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  2. La Commissione europea ha poco potere. I 27 Stati membri non fanno causa comune. Manca una strategia globale. A volte alleate, spesso concorrenti, le aziende europee non riescono a unirsi per controllare un’attività con poca o nessuna regolamentazione.

    Eccallà, sai che grande novità! Se c’è una cosa (che peraltro vado sostenendo da anni) che vien fuori massicciamente da questa guerra, è che la Comunità Europea sia una presa per il culo pazzesca, specie con tutti i dementi boss di Stato, tutti felici di farne parte! 🤦🏼‍♂️

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