UCRAINA: MOSCA, ALCUNE FORZE A CONFINE RIENTRANO ALLA BASE

(ANSA) – Alcune delle forze russe schierate per esercitazioni militari nei pressi della frontiera ucraina stanno rientrando alle loro basi. Lo riferisce il ministero della Difesa di Mosca, citato dalla Tass.
“Unità dei distretti militari meridionali e occidentali, che hanno completato i loro compiti, hanno già iniziato a caricare i mezzi di trasporto ferroviari e terrestri e oggi inizieranno a rientrare alle proprie basi”, ha dichiarato in una nota il generale maggiore Igor Konashenkov, portavoce della Difesa russa.
“Mentre le misure di addestramento al combattimento si avvicinano alla conclusione, le truppe, come sempre avviene, effettueranno marce combinate alle proprie basi permanenti”, aggiunge Mosca.
MA BIDEN TIENE ALTO IL LIVELLO D’ALLARME: SPOSTATA L’AMBASCIATA DALLA CAPITALE UCRAINA
(Giuseppe Sarcina – il Corriere della Sera) – Antony Blinken ieri ha ordinato il trasferimento dell’ambasciata americana in Ucraina da Kiev a Leopoli, città ai confini con la Polonia. In una nota il Segretario di Stato ha spiegato che la decisione è dovuta «alla drammatica accelerazione della crisi». Il Pentagono ha fatto sapere che nell’ultimo fine settimana, i russi hanno ammassato ancora altri soldati al confine. Il governo Usa, quindi, mantiene alto l’allarme, nonostante i primi segnali di distensione
Fermo un giro
A Washington hanno preso nota della doppia dichiarazione in arrivo da Mosca. Prima Dmitri Peskov, portavoce di Vladimir Putin: «I rapporti con gli Stati Uniti sono a un livello bassissimo». Poi Sergei Lavrov, ministro degli Esteri: «C’è ancora spazio per il dialogo».
L’interpretazione della Casa Bianca è quella più logica: i russi ora proveranno a fare breccia nel versante europeo. Evidentemente la telefonata di sabato scorso tra Joe Biden e Putin è stata ancora più aspra di quanto comunicato ufficialmente. Il presidente americano ha respinto in modo secco la richiesta principale dell’interlocutore: l’Ucraina non deve entrare nella Nato.
Non solo. Biden, almeno per il momento, non ha indicato altre soluzioni per sbloccare la crisi, se non quelle contenute nella ormai famosa lettera recapitata al Cremlino il 26 gennaio scorso.
Stando alle indiscrezioni dei media Usa, l’Amministrazione Biden avrebbe offerto un dialogo più ampio sul disarmo in Europa, senza però mettere in discussione il diritto dell’Ucraina di scegliere le alleanze militari e quindi di poter aderire, un giorno, alla Nato.
A questo punto Biden sembra aver deciso di fermarsi un giro: ha staccato i collegamenti con Mosca e resta in attesa di capire se le iniziative dei leader europei porteranno qualche risultato. Oggi, quindi, attenzione puntata sul vertice tra il cancelliere tedesco Olaf Scholz e Putin.
Strategia dell’allarme
Nel frattempo, però, Washington mantiene alta la tensione. Nei giorni scorsi i giornali americani hanno pubblicato addirittura una previsione della Cia che non ha precedenti formulata in questi termini: la Russia invaderà l’Ucraina mercoledì 16 febbraio, cioè domani.
Il consigliere per la Sicurezza nazionale, Jake Sullivan, ha smentito l’indicazione della data, ma, ancora domenica,in un’intervista televisiva, ha confermato la sostanza: le truppe di Mosca possono sconfinare da un momento all’altro.
Diversi commentatori hanno notato come il governo Biden abbia trasformato la comunicazione in uno strumento di deterrenza nei confronti dei russi e, nello stesso tempo, di pressione sui governi europei e sull’opinione pubblica.
Il test delle sanzioni
C’è poi il lavoro di consultazione che prosegue febbrile. Blinken e Sullivan stanno chiamando a ripetizione gli interlocutori europei. I due collaboratori principali di Biden si stanno concentrando sulle sanzioni. Gli americani vogliono essere certi che il fronte occidentale rimarrà compatto nel momento decisivo.
I dubbi ci sono, tanto che, per esempio, il tema del gas sembra scivolato in secondo piano. Tedeschi e italiani, soprattutto, resistono all’idea di bloccare l’import di combustibile dalla Russia, come vorrebbero fare gli Stati Uniti. Il punto è che, nonostante gli sforzi, l’Amministrazione Biden non è riuscita a montare in breve tempo un credibile piano alternativo di approvvigionamento del gas.
Si ragiona allora su come tenere insieme le diverse esigenze. Sempre Sullivan ha suggerito la traccia, nell’importante conferenza stampa di venerdì 11 febbraio: Stati Uniti e Unione europea stanno preparando pacchetti di misure punitive «simili», ma non identiche.
Non sarebbe la prima volta.
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Bidet ha bisogno di una guerra, l’europa no!
E nemmeno la Russia la vuole, l’ucraina è un buco nero che non merita alcuna considerazione.
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Mi sembra di ricordare che, in qualche tempo e in qualche luogo, si fosse accettata la richiesta della Russia di non avere Paesi Nato confinanti.
E allora?
Solo a me sembra una replica delle famose “armi di distrazioni di massa” di Saddam, come scusa per montare, stavolta spero solo mediaticamente, un conflitto inesistente?
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Condivido Anail.
Dovrebbero aver perso ogni credibilità dai tempi delle inesistenti “armi di distruzione di massa” che diedero il via alle loro guerre per esportare la democrazia. Ma le tv, che ci forniscono le news, in questi frangenti hanno la memoria corta, così dimenticano tutto anche i telespettatori. E ci si beve tutti le “verità ” di Biden.
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Ma sapete quale sarebbe poi il problema…
…è che non abbiamo milioni di persone in piazza.
Tra COVID, GP, presidenziali, Sanremo, olimpiadi, GrandeFratello, bollette rincarate…
…e nessuno che si preoccupa di una guerra NUCLEARE???
Nel 1991 (Irak), 99 (Serbia), 2003 (Irak) c’erano milioni in piazza. Adesso nessuno. Nessuno!
E rischiamo un conflitto nucleare!
Ma come caxxo è possibile?
Pacifisti, gruppi politici, intellettuali… spariti! Non vola una mosca!
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Ci sono le associazioni pacifiste di indirizzo cattolico che stanno organizzando qualche presidio. E nient’altro.
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E nel 1991 c’era questo:
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Organizzazioni pacifiste ad indirizzo cattolico? Ad indirizzo Ortodosso, vorrà dire. Qualche badante in piazza.
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