La festa dei peones

Gli appelli ai partiti affinché restituiscano ruolo e dignità alla politica, sospesa e vilipesa dallo strapotere dei cosiddetti tecnici, è un dibattito che appassiona assai gli esperti del ramo. E, a ragion veduta, poiché secondo la Costituzione repubblicana […]

PANORAMICA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI MONTECITORIO AULA, UN MOMENTO DEL VOTO DI FIDUCIA SUL DL DECRETO AGOSTO

(Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Gli appelli ai partiti affinché restituiscano ruolo e dignità alla politica, sospesa e vilipesa dallo strapotere dei cosiddetti tecnici, è un dibattito che appassiona assai gli esperti del ramo. E, a ragion veduta, poiché secondo la Costituzione repubblicana la nostra è una democrazia parlamentare nella quale agiscono i rappresentanti votati dai cittadini e non da Goldman Sachs o da Cambridge Analytica.

Infatti, oggi la domanda è questa: la corsa al Quirinale, con lo spettacolo deprimente sotto gli occhi di tutti, con le schede bianche e le fumate nere dentro un’elezione al buio (una specie di film horror), con lo spappolamento del quadro politico, con la deambulazione senza meta dei leader di centrodestra e di centrosinistra, con le rose di candidati improbabili date in pasto ai talk show (peraltro disertati dai telespettatori), secondo voi restituiscono alla politica quel ruolo e quella dignità di cui sopra?

No, un attimo, aspettate a rispondere perché nel frattempo questo coacervo di indecisi a tutto un risultato però è riuscito a ottenerlo con il quasi naufragio della candidatura di Mario Draghi (che per la verità ci ha messo molto del suo). Evento salutato con scene di entusiasmo tra i peones convinti, chissà perché, che con la sconfitta dell’usurpatore venuto dalla Banca centrale europea la legislatura sarà salva, e anche la loro pensione. Un vero capolavoro strategico che in un colpo solo non ha sollevato di un centimetro la credibilità della politica minando nel contempo le basi dell’attuale maggioranza di governo, che perdurando l’attuale caos rischia di non sopravvivere granché. E ciò a prescindere dalle decisioni di Draghi che descrivono, soprattutto in caso di mancata elezione alla Presidenza della Repubblica, non motivatissimo a rimanere a Palazzo Chigi. Fatti suoi si dirà, certo, ma anche fatti nostri.

Viene in mente, a proposito della stupidità politica che sembra dominare incontrastata la scena, la famosa legge di Carlo Maria Cipolla: causare un danno agli altri senza ricavarne alcun vantaggio, ma anzi subendo una perdita per sé.

Applausi.

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