“Complottista” è la parola magica per fare tacere chi non è allineato

La storia è piena di complotti che facevano comodo al potere. Ora, però, chi denuncia disturba il manovratore. E quindi va silenziato.

(Flavio Cuniberto – laverita.info) – «Complottista!», «terrorista!», «fascista!», «estremista!», «comunista!», «populista!». E se poi si scopre che il complotto c’era davvero? Non quello grottesco, da fumettone horror, dei Savi Anziani che si danno convegno tra voli di pipistrelli nel cimitero di Praga (la scenografia dei famigerati Protocolli è così geniale da candidare i veri complottisti, gli autori della patacca zarista, a una carriera hollywoodiana), ma una «azione coperta» dei servizi segreti militari, esperti da sempre in azioni coperte, macchinazioni o trappole di varia metratura ? Quelle azioni coperte che il Nobel per la Pace Barack Obama elogiava pubblicamente come una valida alternativa alle vecchie campagne militari boots on the ground.

È mai stata fatta, dagli storici di professione, una storia universale del complotto come strumento politico-militare?

Dal tranello ordito da Rebecca e Giacobbe ai danni del vecchio Isacco ormai cieco, al cambio di casacca del 1914 (una combine italo-inglese di vertice), alle «trame» degli Anni di piombo, che nessuno chiamava «complotti», chissà perché. Né fu mai bollato come «complottista» Pasolini, autore del famoso articolo del 1974 sul Corriere in cui accusava un’intera classe politica di tramare contro l’ordine democratico; e chi parlava delle «stragi di Stato», accusando il blocco demo-socialista di manovrare i gruppi estremisti, non faceva, allora, del complottismo allo Stato puro? Ma la parola non c’era e il «complottista» era libero di avanzare le sue ipotesi accusatorie.

Per ironia della sorte fu il grande Carlo Ginzburg ad accusare di complotto la polizia per avere truccato le carte ai danni di Adriano Sofri, per l’omicidio di Luigi Calabresi; Il giudice e lo storico, in cui Ginzburg indossava i panni del pm per svelare il complotto, era complottismo, complottismo intelligente, all’état pur: ma la parola non si usava, e il libro fu pubblicato da Einaudi perché il presunto complotto era «di destra» e il complottista-accusatore «di sinistra». Dunque politicamente corretto. Strana la storia delle parole. «Complottismo», come «resilienza», come «sostenibile», è una di quelle parole alla moda che nascono dal grembo fecondo della lingua al solo scopo di provocare reazioni «pavloviane»: di sdegno, o al contrario di adesione, complicità, benessere mentale. Piccole bombe retoriche in formato tascabile. Finiranno nel dimenticatoio dopo breve ma onorata carriera, al servizio del potere dominante di turno. E il «punto», per chiarire, non è la demonizzazione del potere – queste righe non sono affatto un’apologia dell’anarchismo – ma del potere illegittimo (rileggere Shakespeare, come antidoto). La differenza è notevole; la storia dell’Occidente è una lunga tormentata storia di poteri illegittimi subentrati a poteri, se non altro, meno illegittimi.

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4 replies

  1. Che articolo senza né capo né coda.
    Un rancido minestrone con cui questo giornale che fa complottismo giornaliero sul tema vaccino, con questo trippetta indigeribile vorrebbe far sembrare che i complottisti siano tutti gli altri e non loro.
    Patetici girafrittate.

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  2. I riflessi pavloviani sono quelli del mascelluto direttore de LA FALSITÀ verso il suo storico padrone.
    E in quanto a complottismo voi FALSARI siete maestri.
    Basterebbe scorrere, in ordine cronologico, le prime pagine degli ultimi due anni, laddove avete raccontato tutto e il suo contrario.
    Con toni sempre sopra le righe.

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  3. I palazzi statali son tutti un complotto, dai tempi di cesare. veleni, talpe. Rammenta che son riusciti ad uccidere Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino. Chi conosceva con minuzia i loro movimenti, appunti, lavori? Certo non un pastore di pecore complottista della domenica.

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