Tutto quello che i “giornaloni” non dicono di Mario Draghi

Il premier Mario Draghi, appoggiato dal “governo dei migliori”, ha usato il denaro pubblico per influenzare o magari addirittura “comprare” il consenso degli editori dei principali organi d’informazione e dell’élite dei giornalisti? […]

(DI IVO CAIZZI – Il Fatto Quotidiano) – Il premier Mario Draghi, appoggiato dal “governo dei migliori”, ha usato il denaro pubblico per influenzare o magari addirittura “comprare” il consenso degli editori dei principali organi d’informazione e dell’élite dei giornalisti? Questa domanda, che gli andrebbe rivolta in conferenza stampa, può scaturire come logica conseguenza di fatti incontestabili.

1) Tanti giornali italiani (escluso il Fatto) hanno celebrato Draghi “a priori” e a oltranza, da quando è stato imposto a Palazzo Chigi pur senza avere avuto il consenso degli elettori.

2) Gli editori degli stessi organi d’informazione hanno sostenuto questa esaltazione di un tecnocrate della grande finanza, pur senza esperienza in cariche politiche e con un passato non privo di segreti e “ombre”.

3) I giornalisti più pagati avevano implorato il governo di salvare le loro “pensioni d’oro” dal crollo della cassa Inpgi 1, che pretesero di privatizzare per godere di un sistema privilegiato rispetto a quello pubblico Inps.

4) Gli editori percettori di erogazioni pubbliche e disinvolti spremitori dell’Inpgi 1 (per tagliare i costi con i prepensionamenti) avevano chiesto ulteriori aiuti di Stato.

5) Draghi e il suo governo hanno stanziato 350 milioni di fondi pubblici per gli editori, che – se hanno interessi in altri settori – possono beneficiare di contributi statali aggiuntivi.

6) Il premier ha salvato le “pensioni d’oro” dell’élite dei giornalisti, incurante del parere negativo della Corte dei conti e senza nemmeno un ricalcolo (che avrebbe evitato allo Stato almeno di accollarsi i privilegi più imbarazzanti).

Draghi dovrebbe chiarire se, da questi presupposti, può essere scaturito un “do ut des” tra la sua celebrazione mediatica e i fondi pubblici agli editori e ai giornalisti più pagati. E, se non fosse in grado di smentirlo, ne uscirebbe un mega-scandalo. Perfino l’Unione europea dovrebbe intervenire per tutelare il diritto fondamentale della libertà di informazione, replicando quanto ha fatto dopo le restrizioni sui media nell’Ungheria di Viktor Orbán.

Per Draghi la situazione potrebbe diventare ancora più delicata, se corresse per succedere al Quirinale a Sergio Mattarella. Il denaro pubblico, elargito agli editori e all’élite dei giornalisti, non favorirebbe la sua ambizione personale? Non indurrebbe a sottovalutare i segreti e le “ombre” di quando era alla banca privata Usa Goldman Sachs, ha frequentato super-lobby riservate della finanza e ha attuato politiche da “Robin Hood al rovescio”, togliendo ai poveri per dare ai ricchi (da salvataggi di banchieri e investitori, con fondi pubblici della Bce, fino ai regali da premier a grandi imprese, finanzieri, editori e giornalisti più pagati)?

Da molti anni, nelle classifiche internazionali, la libertà d’informazione in Italia è stimata a livelli da Terzo Mondo. Le reti pubbliche Rai appaiono sotto il controllo del governo e di partiti. Le tv Mediaset appartengono al capo di Forza Italia Silvio Berlusconi. Agenzie di stampa e tante testate ricevono aiuti di Stato. Un “do ut des” di Draghi con editori ed élite dei giornalisti, se provato, lascerebbe libertà di informazione critica sul premier e sul governo praticamente solo al Fatto e a pochi altri giornali.

Un contesto mediatico opaco, omertoso e collusivo può impedire ai cittadini di conoscere informazioni fondamentali. Mentre dovrebbe bastare che un blog riveli una notizia critica su Palazzo Chigi per vederla rilanciata da tutti i media. In Italia tanti editori e direttori di giornali non hanno solo nascosto – in conflitto d’interessi – che tocca ai cittadini pagare gli aiuti ai padroni di testate (spesso molto ricchi) e per salvare “pensioni d’oro” e privilegi dei giornalisti meglio retribuiti. Nella corsa per il Quirinale non sta emergendo nemmeno che Draghi potrebbe essere percepito – per le sue politiche da “Robin Hood al rovescio” – come un tecnocrate divisivo da milioni di italiani poveri o disoccupati. Né che, dietro ai suoi segreti alla Goldman Sachs e nelle lobby riservate, potrebbero celarsi patti e conflitti d’interessi incompatibili per un capo dello Stato. Se poi davvero avesse “comprato” il consenso dei principali media insieme al “governo dei migliori”, si potrebbe intuire perché tanti giornali non hanno dato grande risalto anche alle “ombre” di altri candidati al Quirinale, tipo Giuliano Amato, Paolo Gentiloni, Gianni Letta, Pier Ferdinando Casini, ecc. Né hanno sbattuto in prima pagina l’incredibile “candidato” Berlusconi come pregiudicato per frode fiscale: reato ancora più grave per un politico in quanto contro lo Stato e la collettività.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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9 replies

    • A DE GRANDI : CERTAMENTE COME DICI !!!! COME ALTRI PERALTRO. PERO’ PRIMA BISOGNA VERIFICARE IN MODO SCIENTIFICO LA VERIDICITA’ DI TUTTI I SUOI CONTENUTI , PRECISANDO FONTI E TRALASCIANDO VALUTAZIONI DI MERITO FATTE ANCHE A VOLTA CON SEMPLICI AGGETTIVAZIONI .

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  1. O anche:
    Giustizia & Impunità

    Hypo Bank, prescritti 28 dei 29 capi di accusa. Trieste, una condanna a 2 anni. In Austria manager in carcere

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  2. Un milione di €uro al giorno per la gloria della Casta!
    I condizionali sono opportuni per salvaguardare l’autore ed il giornale da vendicative querele, ma la logica è abbastanza rigorosa, dopotutto anche 2+2 farebbe 4.
    Sarebbe facile scrivere che i pochi Italiani che comprano giornali ed i molti che vedono fake talks, fake shows o altre scemate in TV sono bersaglio candido per il tam tam mediatico governativo. Non è solo così. Dopo la delusione per lo sgretolamento della dirittura morale dei 5* al governo ed in parlamento – peraltro gioiosamente amplificato da giornali e TV – sembra che gli Italiani si siano rassegnati, non importa più chi ruba, corrompe, cospira. Non importa più a nessuno se i quattrini dei Recovery Funds andranno ai soliti e se la forbice tra ricchi e poveri si allarga. In Italia si sta concretando come non mai un assalto alla diligenza, generale sì, ma ciascuno pensando al proprio “particulare”. L’interesse del paese è una vuota espressione retorica per i fake shows e le ipocrite cerimonie della Casta. Ognuno per se e per la propria tribù , come dimostra magistralmente questo articolo, che attesta con solare chiarezza una volta di più che i giornalisti “cani da guardia “ della democrazia si sono trasformati in furbi pecoroni , per di più ricchi se sono di élite

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  3. Angelo Bucci
    Ieri alle 14:25 ·
    MI CANCELLO DALL’ORDINE DEI GIORNALISTI – C’è un limite a tutto. Non posso accettare di appartenere a questa categoria spudoratamente serva del “vile affarista”. Da garanti del pluralismo e della democrazia, i media nazionali si sono trasformati nel megafono di chi cerca di imporre il “pensiero unico”. Trovo estremamente preoccupante quanto sta accadendo. Non voglio essere partecipe della deriva in atto. Questi i contenuti della missiva che ho inviato all’Odg:
    Dei miei trenta anni di giornalismo (iniziai nel 1991), resta quanto di buono sono riuscito a produrre e restano anche gli errori che ho commesso. Non faccio fatica a riconoscere i miei limiti e scagli pure la prima pietra chi è nella presunzione di ritenersi “senza peccato”. Nessuna saccenza, quindi, in quanto mi accingo a comunicare. Da tempo meditavo di “chiamarmi fuori”, essendo sfumata in me ogni traccia di quell’orgoglio che provavo nell’avere in tasca il tesserino dell’Odg. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la recente conferenza stampa di quel Draghi che arbitrariamente e ignominiosamente è stato posto a capo dell’attuale governicchio. L’aver accettato il “diktat” del “ducetto” in questione circa le “domande lecite” e quelle invece preventivamente dichiarate “inammissibili”, la dice lunga sul grado di servilismo dei media nazionali. Quando gli organi di informazione smettono di pungolare i “potenti”, la loro funzione ne esce svilita e depauperata di ogni utilità. Ho provato un senso di disagio, di estrema vergogna, nell’ascoltare le “domandine” poste dagli inviati delle maggiori testate, pavidi e dimessi come “disciplinati” studentelli al cospetto di un preside irascibile. Che ne è stato del pluralismo? Siamo alle prove tecniche di regime? Francamente non mi riconosco più in quella che per tre decenni è stata la mia categoria professionale. Ritengo opportuno, pertanto, chiedere la cancellazione dall’Odg. Provvedete pure a depennarmi. Grazie.

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  4. ”’Michele Santoro presenta
    Ieri alle 15:17 ·
    CONTAGIO DEMOCRATICO
    Così il voto per il Quirinale può diventare il primo passo per mettersi alle spalle la pandemia
    di Michele Santoro
    Cari amici, siccome me lo chiedete vi dirò come la penso a proposito del nuovo Presidente.
    La pandemia sta mettendo in discussione i principi su cui si regge una parte del mondo. E’ stupido gridare al fascismo ma la Costituzione è come se fosse diventata un’opinione. Quella che dovrebbe essere la “Legge delle leggi” è stata adattata alle convinzioni e alle paure della stragrande maggioranza degli italiani. Giornali e televisioni ripetono il mantra della minaccia portata alla collettività e al sistema sanitario da chi non si vaccina facendo apparire legale e naturale la soppressione dei diritti individuali. Contemporaneamente la decisione negli Stati Uniti della Suprema Corte di bocciare l’obbligo vaccinale, previsto da Biden sui luoghi di lavoro, è stata sbrigativamente archiviata come una decisione di giudici conservatori.
    Non sono un costituzionalista ma mi hanno insegnato alle scuole medie che la nozione moderna di Diritto nasce quando il sovrano riconosce che le sue leggi devono fermarsi sulla soglia della mia casa. Se è così, come può il sovrano dirmi cosa fare del mio corpo! Se al posto di un re ci mettiamo il popolo( si dice infatti “popolo sovrano”) il discorso non cambia: non si possono invadere gli spazi della libertà individuale, soprattutto quando manca una legge che definisca i limiti circostanziali e temporali di gravi limitazioni. Infatti sistemi sociali più liberi ed evoluti del nostro, l’Inghilterra per esempio, resistono all’idea di invadere la sfera individuale. Anche se la libertà di scegliere dovrebbe comunque e sempre pretendere comportamenti in sicurezza da chi non vuole vaccinarsi. Dico queste cose avendo fatto le mie tre dosi con convinzione, ed essendomi rifiutato di partecipare a un movimento che rispetto ma che non può invocare libertà e non cacciare i fascisti dalle sue manifestazioni.
    Siamo dentro una sperimentazione mondiale, non mi riferisco solo al vaccino, e non ci serve assumere toni da Santa Inquisizione, né pro vax né no vax. L’altra sera guardavo DiMartedì e, a un certo punto, una autorevole immunologa, sentendo il ritornello sul vaccino come unica arma da ripetere quattro volte, cinque volte e all’infinito per tutti, bambini compresi, ha sentito il dovere di fare una precisazione: ”Attenzione a sostenere questa tesi, con il sistema immunitario non si scherza!”. Floris ha voltato pagina e un’ affermazione così importante è caduta nel nulla. Nel copione dei talk i no vax sono utili per recitare la parte dei cattivi presi a sberle dai buoni, tra i quali primeggiano certi aspiranti conduttori che si sono appuntati la stella di sceriffo.
    Il primo crimine dell’informazione è rappresentare con donne barbute, mangiatori di fuoco e fattucchiere e leader improvvisati un universo alternativo molto composito che va dalle famiglie che si ritengono, a torto o a ragione, danneggiate dall’obbligo vaccinale, a chi combatte contro l’abuso dei farmaci nella cura delle malattie e nella catena alimentare, è vegano o vegetariano e si cura con medicine omeopatiche e alternative. Tra “i complottisti” arrabbiati inviterei a distinguere tra gli aspiranti guru e i rovinati economicamente dalle misure anti pandemia. Si può almeno discutere su chi con il dilagare del virus sta costruendo enormi fortune e chi finisce in povertà a causa delle proibizioni? Si può valutare la razionalità e l’efficacia dei provvedimenti? Se la sinistra non è interessata a questi temi, io lo sono ancora.
    Purtroppo i politici di sinistra e i comunicatori che hanno da loro ricevuto la patente “per esercitare” mettono su un piedistallo gli scienziati. I quali solo in Italia sono diventati ospiti fissi dei talk show , e c’è da chiedersi quando trovino il tempo per andare in corsia o in laboratori di ricerca, visto che sono in televisione, a gettone, “24 su 24”. Tanti medici importanti in privato si sottraggono alla deificazione della scienza e ammettono onestamente che gli strumenti di analisi più raffinati e costosi, oltre che le intelligenze migliori, sono a disposizione delle case farmaceutiche. Di conseguenza considerare la ricerca più avanzata viziata dal conflitto d’interessi dovrebbe essere ritenuta un’ovvietà: lo Stato e le istituzioni di controllo, in Europa come negli Stati Uniti, non possiedono strumenti altrettanto efficaci e raffinati come quelli delle multinazionali.
    Prendiamo il film su Netflix con Di Caprio di cui si parla tanto, “Don’t Look Up”: la politica vi appare come la farsa del potere mentre chi offre veramente le soluzioni e governa il mondo è la combinazione sinergica tra denaro, scienza e tecnologia. In Italia chiunque lancia l’allarme è tenuto fuori dal gioco in nome del bene della collettività. Ma Stalin quando sopprimeva il dissenso rideva con il ghigno di Dracula e sputava il sangue delle vittime sulla Piazza Rossa? Oppure dichiarava di farlo per “salvare il socialismo in un paese solo”, per tutelare le grandi masse popolari dall’ingordigia dei pochi, e così via sterminando?
    Perché ciò che mi preoccupa, ancora più della disinvoltura con cui si procede alla limitazione delle libertà personali, ripeto in assenza di leggi e dibattiti parlamentari, è l’ informazione che assume i toni della propaganda. Il no vax è considerato un untore ( anche se è sano ), un terrorista ( anche se per fortuna non dilagano attentati); e ciò non avviene negli Stati Uniti o in Francia o in Inghilterra dove per altro i media non sono interamente occupati dal Covid. Nel nostro Paese l’emergenza diventa infinita e la democrazia si sta trasformando in una utopia del futuro. Nel presente si governa per decreto, senza opposizione, dibattito e confronto. Da quindici anni i governi e i premier ( non importa se tecnici, politici o mezzi politici) prescindono dalla volontà espressa dagli elettori e il numero di quelli che si recano alle urne diminuisce fino a scendere molto a di sotto della metà degli aventi diritto.
    E veniamo al Presidente. Penso che eleggere Mario Draghi potrebbe interrompere questa deriva e riattivare i meccanismi della democrazia. Prima di tutto è l’unico che può evitare l’umiliazione di uno dei due schieramenti contrapposti, farsi garante con l’Europa del buon uso delle risorse e evitare la vergogna di essere rappresentati nel mondo da Berlusconi e simili. Ma non penso affatto che la creazione di un nuovo governo debba accompagnarci alla fine di questa legislatura. Dovrebbe nascere da un accordo tra tutti i partiti per fare poche cose e portarci a votare il più rapidamente possibile. La continuazione stentata della legislatura non è nell’interesse del Paese e il governo Draghi, con le contraddizioni che si porta dentro, è ormai arrivato alla frutta. Come si è conclusa la prima fase del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza? Con una solenne affermazione: “Sono stati formati i gruppi di lavoro”. Quando non ci sono idee chiare sulle strade da intraprendere e sulle scelte da fare è questo che si fa: “Gruppi di lavoro”.
    Penso che sia arrivato il momento di costringere la politica a riprendersi il posto che le spetta, a non nascondersi dietro la tecnica, la scienza, la medicina e l’emergenza. E’ arrivato il momento che chi ha più filo tra i partiti, chi raccoglie più fiducia tra gli italiani, tessa la tela. Altrimenti c’è il rischio di perdere anche Draghi o , peggio ancora, ritenere utile che un governo dell’emergenza sia necessario fino al 2028. Come faremo a ritrovare l’odore e il gusto della democrazia che abbiamo perso con la Pandemia? Dopo aver inventato il Viagra e il vaccino, dovremmo augurarci che Pfizer inventi una pillola o una fiala anche per questo? Dopo le erezioni, le elezioni?”’

    NB: la sparata pro-Draghi per me è incomprensibile, purtroppo però il resto è molto condivisibile.

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  5. Un po tardiva questa informazione o presa di posizione. Dopodomani cominceranno le votazioni e nel giro di tre giorni potrà essere eletto il pdr. Far giungere in così poco tempo le informazioni contenute nell’articolo agli italiani che già non leggono, figuriamoci leggendo Il Fatto q.,è impossibile. Si sarebbe dovuto iniziare una campagna informativa,in questo senso,almeno un mese fa. Vedremo se Conte avrà nel frattempo preso posizioni chiare o definitivamente archiviato l’epoca d’oro del movimento 5s anticasta .

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  6. Sarebbe opportuno corredare di prove certe quanto affermato nell’articolo.
    Per esempio , quali sono i giornalisti che hanno avuto vantaggi?

    Grillo , per traffico di influenze , è stato giustamente indagato.

    Tanto più dovrebbe esserlo chi ha fatto spalmare risorse sui giornalisti.

    Gianni

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    • Vedo gente cadere dal pero leggendo questo articolo: sarà almeno un decennio, cioè da quando sono state istituite questa graduatorie, che a livello internazionale la nostra libertà di informazione è equiparata a quella del Terzo Mondo, se non peggio
      Se a livello economico possiamo ancora vantarci di essere tra i primi 10, a livello di democrazia , perché la.libertà di stampa è un tassello importante della democrazia, non saremo neanche tra i primi 100. È ovvio che in questo contesto di collusi la presenza di un pezzo grosso come Draghi renda tutti i giornalisti un po’ timorosi (eufemismo)

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