Via dai social

Da Bottega Veneta, scomparsa all’improvviso dal web, a Lush, senza social per tutelare la salute dei clienti. Per non parlare di George Clooney ed Emma Stone, storicamente avversi alla rete. La lista e le ragioni di brand e star controcorrente.

(Camilla Curcio – tag43.it) – In un’epoca in cui la tecnologia ha invaso la nostra vita, scrollare il feed di Instagram o la home di Twitter è diventata un’abitudine. Così, in un contesto fortemente omologato, non avere alcun profilo social può diventare una strategia vincente. Non soltanto in termini di tempo guadagnato o di benessere mentale ma anche, paradossalmente, di promozione e visibilità. Da celebrità come George Clooney e Jennifer Lawrence a brand come Bottega Veneta e Lush, sono diversi i personaggi e le aziende che, andando in controtendenza rispetto all’andazzo generale, non affidano a un social il racconto della loro giornata. L’assenza dalle piattaforme si trasforma così in uno status symbol e incuriosisce i fan

Bottega Veneta si disconnette dai social

Per un brand consultant suggerire a un cliente di ridurre la propria presenza in rete per attirare l’attenzione è una mossa che richiede coraggio. Se, infatti, bombardare il pubblico con selfie, reel e storie non garantisce successo assicurato, sparire completamente dai radar implica un carico altrettanto grande. Un deterrente che sembra non aver intimorito Bottega Veneta che, un anno fa, ha cambiato rotta, cancellando gli account Instagram, Facebook e Twitter. Nessun preavviso, nessun annuncio plateale: gli addetti ai lavori e i cultori del marchio se ne sono accorti cercando il nome @BottegaVeneta e non trovando alcun risultato. Nessuno ha pensato a un tentativo di hackeraggio o a un improvviso desiderio di detox: tutti hanno letto in quell’addio una mossa strategica studiata dal team di Daniel Lee, al tempo direttore creativo della maison

«Quel gesto ha dato inizio alla corrente del ‘lusso low profile’», ha spiegato ad ICON Rachel Tashijian, esperta di moda maschile e autrice della newsletter Opulent Tips, «In questo modo, le notizie circolano soltanto grazie al passaparola dei fan, muovendosi negli ambienti del settore quasi come se fossero un segreto. E i pezzi e le collezioni tendono a conquistarsi l’interesse generale per volontà del consumatore e non in base a dinamiche imposte dall’alto». Dello stesso parere anche la giornalista di Forbes Pamela Danziger che, in uno dei suoi articoli, descriveva la decisione della griffe come l’input a un comportamento destinato a diventare tendenza. Soprattutto nell’ambito dell’alta moda, dove distinguersi dalla massa e rincorrere l’esclusività rimangono priorità essenziali.

I rischi del detox per i grandi brand

Non tutti gli esperti, però, hanno accolto la novità con questa curiosità. Quando, dodici mesi dopo la scomparsa dal web, Lee ha lasciato il suo ruolo, diversi hanno sospettato che quella scelta apparentemente così ambigua potesse aver influito. E ora che, al comando, è arrivato Matthieu Blazy, non si esclude un dietrofront. «Optare per un passo del genere significa fare una dichiarazione di intenti, voler differenziarsi dal resto», ha sottolineato Isabel Martinez, direttrice del Master in Direzione Creativa allo IED di Barcellona, «Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica. Rifiutare l’esposizione significa anche rinunciare ai vantaggi della vendita diretta, a una community variegata, a una vetrina importante e alla possibilità di ampliare il proprio bacino d’utenza molto più di quanto possa accadere attraverso una sfilata o una sessione di shopping in negozio».

Perché Lush ha abbandonato Facebook e Instagram

Nel business, tuttavia, c’è anche chi si esilia perché infastidito dall’odio e dai messaggi poco positivi che Internet contribuisce a diffondere. È il caso di Lush, nota firma di cosmetici vicina alle battaglie degli animalisti, del collettivo LGBTQ e degli attivisti ambientali che, a fine novembre 2021, ha chiuso i suoi profili Facebook, TikTok, Instagram e Snapchat. Rinunciando, a detta del consulente Jack Constantine, a 13 milioni di dollari all’anno in nome della salute mentale dei clienti, messi in pericolo dall’ambiente tossico che si creava in rete.

«Si parla di morte, non di brufoli o di tinte per capelli», ha tuonato sul Guardian il fondatore della compagnia Mark Constantine, «Non possiamo proclamarci alleati di determinate cause se poi, vedendo una cosa del genere, stiamo fermi a guardare. Il nostro compito è creare uno spazio sicuro, i social non lo sono più». Non si è trattata, in realtà, di una dipartita totale: Lush, infatti, è rimasta rintracciabile su Pinterest, Twitter, LinkedIn e YouTube. «Credo sia stato un atteggiamento coerente coi valori che professano, un piano di comunicazione accertato», ha aggiunto Janira Planes, esperta di social media, «In questo momento ne stiamo parlando ed è questo quel che vogliono. Per quanto, almeno nell’ambito del beauty, bisognerebbe farsi un esame di coscienza e capire che anche le loro campagne pubblicitarie, al di là del web, generano insicurezza nelle persone».

Anche i vip optano per la latitanza dal web

Ultime ma non per importanza a darsi all’eremitaggio dai social sono le stelle della musica e del cinema. Sono diversi i motivi che hanno spinto attori e cantanti a farlo. C’è chi dice apertamente di non averne bisogno, come Kristen Stewart e chi, invece, come la popstar Lorde, ha giustificato la propria latitanza con ragioni personali: «Mi sono allontanata per un certo periodo da Instagram perché non mi sentivo più padrona del mio libero arbitrio», ha dichiarato durante una chiacchierata con Interview, «Sentivo di dover esprimere l’opinione che tutti si aspettavano da me e questo pensiero mi procurava stress».https://www.youtube.com/embed/6RDynGSecOw?feature=oembed

I più frequenti, tuttavia, sono i vip che adoperano l’assenza per alimentare l’hype su un nuovo progetto o rispondere alle polemiche che li hanno coinvolti. È successo con le rapper Cardi B e Lizzo, con l’attore Pete Davidson e con Alec Baldwin, preso di mira dopo la sparatoria sul set di Rust che ha ucciso Halyna Hutchins. E, ovviamente, c’è anche chi, come Emma Stone e Ryan Gosling, non ha la minima idea di come funzioni un social e non ha mai neppure aperto il link alla pagina d’accesso. Pur senza tutta quest’esposizione, hanno orde di ammiratori, partecipano a progetti cinematografici da Oscar e firmano contratti pubblicitari da milioni di dollari. 

I motivi che spingono brand e celebrità ad allontanarsi dai social
Ryan Gosling ed Emma Stone all’89esima edizione degli Oscar (Getty Images)

Categorie:Cronaca, Internet, Mondo

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4 replies

  1. Tutti dovrebbero abbandonare Facebook, Istagram, e qualsivoglia altra vetrina del genere venisse creata per sostituirli.
    Se poi si lasciasse anche Twitter si toglierebbe il lavoro ai cronisti pilitici che ormai campano di quello.

    Per comunicare tra amici e parenti – magari senza spedire ai nonni 50 foto al giorno dei nipoti che hanno visto 5 minuti prima – è più che sufficiente il vecchio WhatsApp… Ricordando sempre che quanto si posta resta. Soprattutto le foto. Soprattutto quelle hard ( inutile correre dai giudici, dopo…)

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    • Mi ritengo un precursore, a parte una fugace presenza su faccialibro nel lontano 2008 ho soltanto Linkedin, ma tra poco mi sa che mollo pure lì… non ho mai capito perché la gente passi la vita a guardare le vite degli altri, eppure già Plutarco 2000 anni orsono ci aveva esortato a farsi gli affari propri…

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  2. Anch’io mai iscritta. Di conoscenti ne ho già troppi. E me ne frego altamente delle vite altrui.
    E odio vedere- e fare – foto e filmini. Specie di bambini.
    Linkedin l’ho già mollato. Non mi serviva. Adesso poi…

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