Draghi e la dittatura dei mercati

(Gaetano Pedullà – lanotiziagiornale.it) – Il giochetto è vecchio ma con l’Italia riesce sempre. La dittatura dei mercati, avallata delle grandi cancellerie, sia chiaro che non detta legge solo da noi, ma solo qui si impone sulla democrazia dei cittadini tra inchini e salamelecchi.

Un film che abbiamo visto tante volte, più sfocatamente nella Prima Repubblica, quando l’alternanza o persino il compromesso tra Centro e Sinistra erano resi impossibili dalla divisione del mondo in due blocchi, e poi più nitidamente nella seconda Repubblica, con l’impennata dello spread ordinata da Berlino e la lettera di Trichet e Draghi (oh, guarda!) che licenziò l’ultimo governo Berlusconi.

Un sovvertimento della volontà popolare (la destra aveva vinto le elezioni) che aprì la strada all’Esecutivo di Monti e Fornero, che fecero quello che “ci chiedeva l’Europa”: farci versare lacrime e sangue. Ora nel Belpaese la democrazia non è che se la passi benissimo. La forza politica che ha vinto le ultime elezioni – i 5 Stelle – è messa all’angolo, a donare sangue a un premier mai passato dalle urne, che i giornali e le tv dei poteri forti ci descrivono come idolatrato in patria e in ogni dove.

Un gradimento tutto da dimostrare (chiedere ai greci che ne pensano della cura della Bce), così come va bene per gli ingenui tutta la retorica del “whatever it takes” che salvò effettivamente l’euro, ma non senza il benestare di quegli stessi mercati che avevano fatto montagne di soldi minacciando la moneta europea, e in caso di crollo avrebbero perso il malloppo.

Così da quando Draghi ha deciso di andare al Quirinale e i partiti non ce lo vogliono mandare, da quegli stessi mercati sono partite ondate si vendite sui nostri titoli del debito pubblico, con la conseguente salita dello spread. Un fatto ancor più grave se si considera che la Bce sta comprando gli stessi titoli al ritmo di miliardi per ogni mese.

Di qui la preoccupazione del sistema finanziario, che controlla quello della grande informazione, che incide sulla politica, perché Draghi vada dove cacchio vuole, e chissenefrega di cosa vogliono gli eletti dagli italiani. Un dettaglio che per la dittatura dei mercati è evidentemente irrilevante.

4 replies

  1. A furia di usare parole inadatte, curiosamente chi fa il paladino della Costituzione (più bella del mondo solo quando fa comodo) ha finito per sdoganarne una di fatto e diversa da quella reale, naturalmente dopo aver lanciato grida di dolore ogni volta che si è provato a riformarla proprio nel senso che poi questi sottintende.

    Da noi non esiste alcun premierato e non è scritto da nessuna parte che il Presidente del Consiglio debba essere eletto o anche solo “legittimato” da un passaggio elettorale. È nominato dal Presidente della Repubblica a sua discrezione e non ha alcun potere da premier. E vale per tutti, non per Draghi; cioè non è una difesa d’ufficio a suo favore.

    Quando, seguendo la via maestra della riforma costituzionale, si è tentato di andare nella direzione di un capo di governo con poteri da premier e con legittimazione elettorale, a momenti le anime belle cui piace riempirsi la bocca con bei termini che non corrispondono però alla sostanza delle cose (vedi premier) davano fuoco alle piazze.

    Conte è stato forse eletto dal popolo? Non mi pare e addirittura sapevano della sue esistenza in vita in quattro gatti (anzi, in cinque stelle e neanche tutte, solo alcune). Ha addirittura preferito defilarsi di recente rispetto alla possibilità di essere eletto in parlamento. Quindi, di che parla lei? Solo perché Draghi (o chi per lui) non le piace?

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  2. Quanto alla “dittatura dei mercati”, cosa c’è di difficile da comprendere nel fatto che se chiedi soldi in prestito, chi te li presta lo fa a certe condizioni che sottoscrivi di tua libera scelta e che poi devi rispettare anche perché le hai accettate? E che se strada facendo pretendi di disattenderle la fiducia in te cala e con essa cala la voglia di dartene altri di soldi? Che attendersi il rispetto delle condizioni (e, al limite, pretenderlo) è lecito e anche giusto mentre fare orecchie da mercate è illecito e ingiusto e non il contrario? Che non è “ritorno della politica” dire me ne frego del mercato (quello che i soldi te li ha prestati) ma è appropriazione di qualcosa che appartiene ad altri e che nessuno ti ha obbligato a prendere? Cosa ci sarà mai di difficile da capire in tutto questo che, peraltro, a livello privato chiunque capisce benissimo?

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    • Forse non capisci TU che uno stato sovrano NON è un debitore qualsiasi e che i mercati non devono dettare leggi sopra i valori costituzionali facendo oltretutto speculazioni finanziarie immonde come quelle dell’energia di questi mesi.

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  3. Occorre un però – c’è sempre un però di cui tenere conto… – essere coerenti con se stessi.
    Che ne direbbero Pedullà ed i suoi estimatori se – democraticamente, come si dovrebbe – si andasse ad elezioni e la Meloni + Salvini facessero il colpaccio proprio grazie alle “migliorie dei Migliori”?
    E’ una “democrazia” che andrebbe bene o sarebbero tutti in piazza a cantare Bella Ciao e a invocare il…ritorno del “sinistro” Draghi e dei suoi ai quali avevano inopinatamente attaccato l’ etichetta rossa ( diciamo rosa chiaro, dai…)?

    Insoma: democrazia è quando vincono i “nostri”, quelli che i “nostri” – leggi quelli che cantano Bella Ciao – hanno legittimato in qualche modo, qualsivoglia cosa facciano ed iniziativa antidemocratica prendano. Altrimenti è fascismo. Quindi, che si fa?

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