Le “riserve” della Repubblica

La nuova Dc, i berluscones d’antan: sembrano i primi Duemila. Il procuratore Alfredo Morvillo: “Cuffaro? La politica non riesce a stare lontana dal sapore di mafia”. Sono tornati. Nonostante i problemi giudiziari e gli anni in “sonno” dalla politica, almeno quella di prima fila […]

(DI LORENZO GIARELLI E GIUSEPPE LO BIANCO – ilfattoquotidiano.it) – Sono tornati. Nonostante i problemi giudiziari e gli anni in “sonno” dalla politica, almeno quella di prima fila. D’altronde sta per cominciare la più impegnativa delle partite – l’elezione del nuovo Capo dello Stato – ed è richiesto il massimo sforzo da parte di tutti, a cominciare da quelli che hanno frequentato per anni i corridoi dei palazzi romani. Così, si riaffacciano ai convegni, ricuciono rapporti, procacciano alleanze.

Verdini e Dell’Utri. Braccia armate per Berlusconi

Alcuni li ha richiamati in trincea direttamente Silvio Berlusconi. Vecchie glorie come Marcello Dell’Utri e Denis Verdini. Il primo, che ha scontato una condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, è tornato a frequentare Arcore a settembre dopo l’assoluzione in Appello al processo sulla Trattativa Stato-mafia. Dopo aver apparecchiato la tavola fiorentina tra Matteo Renzi e Gianfranco Miccichè di metà ottobre, a inizio novembre – come rivelato dal Fatto – Dell’Utri ha raccontato durante una riunione ad Arcore la telefonata con il leader di Iv: “Renzi mi ha detto che ci potrà aiutare per il Quirinale”. Anche Verdini, che sta scontando ai domiciliari una condanna a 6 anni e 6 mesi per il crac del Credito cooperativo fiorentino, nell’ultimo mese ha contattato parlamentari e rassicurato Berlusconi sul fatto che “30 voti verrebbero fuori” ma allo stesso tempo lavora con il suo genero Matteo Salvini al piano B (Marcello Pera), se la candidatura di Silvio dovesse venir meno.

Totò vasa vasa. L’attivismodell’ex presidente siciliano

I bagni di folla e i teatri pieni oggi sono solo un ricordo, ma il protagonismo politico di Salvatore Cuffaro – scontata la condanna a 7 anni per favoreggiamento alla mafia – è ormai un dato di fatto: fa incontri, partecipa a conferenze, inaugura sezioni della sua nuova Dc. “È una vergogna che ancora oggi la politica in questi territori non riesca a restare lontana da tutto ciò che ha il sapore di mafia”, dice il procuratore Alfredo Morvillo, da 30 anni impegnato in indagini antimafia, cognato di Falcone, oggi in pensione. “È un esempio di quella cattiva politica che in nome della sua onnipotenza pensa di potere cancellare reati e condanne, rendendo invisibile il confine tra legalità e illegalità”, gli fa eco l’onorevole Adriana Laudani, che lavorò a fianco di Pio La Torre, e oggi è presidente dell’associazione Memoria e Futuro. Un’indignazione che invece non trova sponda nel presidente dell’Antimafia regionale Claudio Fava: “Premesso che la mia storia politica è lontana anni luce da quella di Cuffaro e che la condanna, interamente scontata, gli impedisce di candidarsi credo abbia tutto il diritto di coltivare la sua passione politica. Questo facile accanimento nei suoi confronti è una forma suprema di ipocrisia di chi preferisce non vedere personaggi politici tuttora in splendida attività con storie molto più compromesse’’.

L’impegno dell’ex presidente siciliano procede a tutto campo. Il 18 novembre ad Altofonte ha inaugurato la sede della Nuova Dc, cinque giorni dopo era a Villa Zito, a Palermo, a presentare insieme al renziano Davide Faraone il libro La variante Dc scritto da Gianfranco Rotondi, il 3 dicembre è andato a Camporeale a parlare di agricoltura. Adesso Vasa Vasa è pronto pure a uscire dalla Sicilia. Nei prossimi giorni è atteso a Milano, dove ha in agenda un paio di appuntamenti. Il primo è il congresso dell’associazione Nessuno tocchi Caino, costola del Partito Radicale, che si radunerà nel carcere di Opera oggi e domani. Sempre domani sarà all’Hotel dei Cavalieri per un convegno in favore “di una legge elettorale proporzionale”. Un attivismo frenetico, ma solo fino alle Regionali del 2022: “Saranno il mio ultimo atto – ha detto Cuffaro in un’intervista – poi tornerò a fare il volontario in Burundi”. E se a oggi un posto al tavolo ufficiale del centrodestra gli viene per ora negato, come è accaduto per la scelta del candidato sindaco di Palermo, Cuffaro può ancora sperare: i deputati regionali della Lega hanno definito “un disguido” la sua esclusione: “Siamo certi che si porrà rimedio”.

Scajola. Bispronto per la provincia

Non ha bisogno di sperare, invece, un altro protagonista della politica dei primi anni Duemila, Claudio Scajola: tre volte sindaco, quattro volte ministro, altrettante deputato, a meno di sorprese, sabato diventerà presidente della Provincia di Imperia. Una carica che sommerà a quella di sindaco della città capoluogo, dove è stato rieletto nel 2018 e dove ha già annunciato di voler correre per il quarto mandato tra due anni. Scajola, insomma, non abdica. E la guida della Provincia è in arrivo nonostante il sindaco non abbia ancora risolto i suoi problemi processuali: in attesa dell’Appello, Scajola è condannato a 2 anni di reclusione per aver favorito la latitanza di Amedeo Matacena, l’ex deputato forzista scappato a Dubai dopo una condanna a 3 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Grazie alla riforma Delrio, che nel 2014 ha svuotato le Province pur senza eliminarle, Scajola non dovrà neanche passare dal voto popolare. Così come in altri 30 capoluoghi, sabato saranno soltanto i sindaci e i consiglieri comunali della zona a decidere il proprio presidente. Un meccanismo che riduce al minimo l’imprevedibilità ed è condizione perfetta per gli accordi tra i partiti, tanto è vero che a Imperia Scajola sarà l’unico candidato presidente, sostenuto da tutto il centrodestra e accompagnato verso la poltrona pure dal centrosinistra, che all’ultimo minuto non ha trovato l’intesa sul nome di Alberto Biancheri, sindaco di Sanremo. Con l’unica obiezione pubblica di Ferruccio Sansa, il giornalista del Fatto scelto nel 2020 come candidato giallorosa alle Regionali in Liguria: “È opportuno nominare ai vertici della Provincia una persona condannata in primo grado a due anni di carcere per aver favorito la latitanza di Matacena? Certo, Scajola non è condannato in via definitiva. E con una condanna a due anni non si applica la legge Severino che impedirebbe al sindaco di Imperia di ricoprire l’incarico. Ma non esistono soltanto le questioni giudiziarie, ci sono anche quelle politiche”. Scajola però è intoccabile anche grazie al rinsaldato asse con Giovanni Toti, con cui c’erano stati problemi in passato. Ma adesso è il momento di tornare tutti amici.

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2 replies

  1. Perché non eleggere direttamente un Matteo Messina Denaro a pdr !( seppur in contumacia , un governo ombra, come tanti ) Magari é pure meglio di questa masnada di ladri al governo

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