La politica e l’idea di patria

Soltanto in democrazia è garantita a tutti la più ampia libertà di pensiero, e quindi il vincolo patriottico può includere virtualmente ognuno

(Ernesto Galli della Loggia – corriere.it) – È un interesse primario della democrazia italiana che vi sia una Destra libera da qualunque interdetto ideologico e quindi pienamente legittimata a governare, e da tempo Giorgia Meloni, con la sua vivida intelligenza politica e la sua personale simpatia (che in politica conta, eccome!) si sta dimostrando capace di fare molti passi importanti su tale strada. Proprio per questo è utile cercare di chiarirsi le idee sull’uso sempre più insistito del termine «patriottismo» che la stessa presidente di Fratelli d’Italia va facendo da qualche settimana e da ultimo anche in relazione alla figura del prossimo presidente della Repubblica che essa reclama che sia un «patriota». Patria e patriottismo, infatti, sono cose troppo importanti perché sull’una e l’altro permanga qualche equivoco.

Una cosa allora va detta prima di ogni altra, specialmente nel caso di un regime democratico come il nostro: il patriottismo non può essere un monopolio di nessuno. Il patriottismo non è un’opzione politica, talché si finisca inevitabilmente per concludere che sarebbe patriota chi la pensa come noi e invece non lo sarebbe chi ha opinioni diverse o magari opposte. Ciò vale anche nel caso di questioni d’importanza capitale. Nel 1947 Croce e Salvemini, i quali erano convinti che non si dovesse firmare il Trattato di pace imposto dai vincitori all’Italia, da essi giudicato un diktat umiliante e ingiusto, non erano certo meno patrioti di De Gasperi o di Nenni che invece credevano fosse più conveniente all’interesse del Paese firmare quel Trattato.

Che cosa sia più congruo all’interesse nazionale in una data circostanza — e quindi in questo senso più patriottico — è materia di giudizio politico, in cui entrano in misura decisiva i nostri valori, la nostra visione del mondo, al limite le nostre simpatie e antipatie. E dunque bisogna stare molto attenti a spiccare condanne di «antipatriottismo». Anche in casi di errori politici conclamati. Il patto di Londra, ad esempio, con il quale l’Italia entrò nella prima guerra mondiale (chiedo scusa per questi riferimenti storici ma la storia è una galleria di casi concreti che servono bene a spiegarsi), il patto di Londra, dicevo, per le sue clausole e la sua complessiva scarsa lungimiranza doveva rivelarsi per l’Italia, a guerra finita, un campionario di errori catastrofici. Ma a nessuno verrebbe mai in mente per questo di accusare Sidney Sonnino, il ministro degli esteri che nell’aprile del 1915 firmò quel patto, di non essere un «patriota». In un certo senso, anzi, lo era fin troppo.

Se c’è nel vocabolario politico un termine inclusivo è il termine «patria». Una dimensione, quella della patria, che, ha scritto Piero Calamandrei, indica, qualcosa di «comune e di solidale che è più dentro» in ciascuno di noi. Cioè qualcosa che va al di là delle opinioni politiche, per più versi qualcosa di prepolitico, in forza del quale sentiamo di avere un legame, un patrimonio condiviso (a cominciare da quello fondamentale della lingua) anche con chi nutre idee politiche diverse, pure assai diverse, dalle nostre. Proprio per questo solamente la nazione democratica può essere in realtà una vera patria. Perché solo in un regime democratico è garantita a tutti la massima latitudine delle opinioni, la più ampia libertà di pensiero, e quindi il vincolo patriottico può avere la massima estensione, includere virtualmente ognuno. Laddove viceversa è la dittatura di una fazione che, anche se si ammanta di valori nazionali, se proclama di rappresentare gli interessi massimi del Paese, in realtà, mettendo al bando coloro che non ne condividono i principi, non solo rende il patriottismo impossibile, ma produce un effetto ancora più devastante: di fatto mette all’ordine del giorno la guerra civile

Giorgia Meloni ha deciso da tempo di mollare gli ormeggi che in qualche modo continuavano a tenere legato Fratelli d’Italia al passato della vecchia Alleanza Nazionale e di cercare una nuova rotta in grado di condurre il suo partito al centro di nuovi equilibri politici. Cercando quindi anche nuove parole capaci di sottolineare questo nuovo corso: penso ad esempio al termine «conservatore» con cui ha preso ad autodefinirsi. A mio giudizio ha fatto e sta facendo bene. Ma le parole sono pietre. Vanno usate con cautela: se le si adopera con eccessiva disinvoltura, pur senza alcuna cattiva intenzione, possono far male. Agli altri ma soprattutto a noi stessi.

15 replies

  1. No, io non penso che Giorgia Meloni intenda davvero ciò che sostiene GdL nel suo articolo quando nel suo intervento conclusivo al festival di Atreju ha lanciato l’idea di eleggere finalmente un “patriota” a capo dello Stato (i primi sette, salvo forse uno, già lo furono e anche dell’attuale non dubito; sugli altri potrebbe avere qualche fondamento di ragione). Se è vero, come è vero, e come penso anche io, che il termine patriota definisca pressoché chiunque abbia a cuore gli interessi del paese allora è anche vero che non è un criterio sufficiente a individuare la persona adatta e sarebbe utile tracciare un più ampio profilo ideale di chi si desidera succeda a Mattarella. Se non si fa, forse è perché non si può: ogni ulteriore precisazione risulterebbe divisiva e rischierebbe di incrinare la compattezza degli elettori che si riconoscono in uno dei molti partiti di destra e si avvicinano anche le elezioni politiche, meglio mantenersi sul vago. Ma Giorgia Meloni non è la stessa che da sempre rivendica l’elezione diretta del capo dello Stato?
    Inoltre consentitemi qualche altra considerazione:

    1) Anche Mussolini potrebbe essere definito un patriota, forse lui stesso si considerava tale, ma di certo ai suoi pochi meriti fanno ombra i suoi infinitamente più gravi demeriti. Garibaldi fu sicuramente un patriota e un liberatore, ma rifiuto l’idea di eleggere a capo dello Stato un militare o un mercenario come lo definiscono alcuni, persino un generale come l’attuale commissario straordinario per l’emergenza Covid. Berlusconi invece di sicuro non può essere definito un patriota, avendo avuto a cuore unicamente il proprio arricchimento personale e la difesa dei propri interessi e privilegi.

    2) Patriota è un termine dal significato chiaro, ma con un campo semantico straordinariamente ampio, tant’è che fu spesso usato con intenti pelosi sotto governi dittatoriali e circostanze di guerra e di certo è sinonimo sia di nazionalista che di sovranista. In questo senso pare evidentemente un modo per richiamare il popolo dei conservatori a unità nel nome di un termine vergine di polemiche. Ma chi si definiva sovranista prima e si definisce patriota oggi evidentemente rivendica le proprie battaglie passate.

    3) Come giustamente faceva notare qualcuno, patriota è anche il termine a cui ricorrono molti soggetti che gravitano nella galassia neo-fascista per auto-definirsi in pubblico e riconoscersi fra loro nei contesti privati e questo potrebbe essere un segnale di vicinanza a quel mondo.

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  2. Se è vivida… è vivida.
    Oh Ernesto, Ernesto, perché sei tu Ernesto? Rinnega tuo padre, e rifiuta il tuo nome! O, se non lo vuoi, tienilo pure e giura di amarmi.

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      • @ signor Ennio, lei indugia sugli assunti preconfezionati in divenire, secondo un ordine di quotidiano.net, scordandosi che le impalcature storiche sono, aimé dentro le persone, scolpite nel loro dna e ne costituiscono anche un bagaglio su cui appoggiare il domani e un domani ipotetico trasecolato dai sogni, nelle idee e nelle utopie di avanguardia.
        C’è chi considera questa divergenza assoluta una forma di distopia, per non dire follia in quanto assenza dell’iper razionale per divenire un robot umano occupato nella catena di montaggio del leviatano macchina, in quanto : l’occupazione dello spazio fisico, ma non sociale, di persone che esprimono un pensiero diverso, dissonante dal filo comune e quindi, dissacrante rispetto allo stesso vengono indistintamente emarginate.
        In questa corsa ad agganciare i fili del tempo alla carcassa automatizzata si sono strutturate generazioni in seno ad ogni istituzione e mamma Rai ha fatto anch’essa la sua munifica parte, con la sua prole, come non vedere le magnifiche subrets belle quanto brave e agili ballerine nel seguire il ritmo del tuca tuca o del ballo del mattone che dietro accende lanterne rosse!
        Guccini non è mai stato a Sanremo e Pane, Amore e fantasia sono stati forse sepolti, per non dire banditi a Kapatraz!
        Il rogo moderno di una folla fatta piccina e compatta, come il tempo lontano che si è incaricata di rappresentare a caricatura di se stessa .

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  3. Anch’ io sono “conservatrice”: di tutto quello che stanno alacremente smantellando da decenni. Quando sento la parola “progressista” corro a nascondermi. Basta così poco! Chiamare “progresso” la restaurazione e tutti sono contenti: non sarai mica un “conservatore”!

    La disgrazia di questi nostri tempi e che conta quello che si dice – o si dice di fare o, ancora meglio, “che si farà per i figli e i nipoti” – e non quello che si fa. Ripetere le cose e diventano realtà.
    E se tu ti guardi intorno e vedi che le cose non sono come te le raccontano, sono solo “percezioni”: loro hanno “i da ti” e , si sa, “la matematica non è una opinione”… ( Non a caso si guardano bene dal farcela studiare come si deve… )

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  4. TINA ANSELMI
    Non c’è più ma resta il modello di una donna che avrei voluto come Presidente della repubblica.

    “La nostra storia ci dovrebbe insegnare che la democrazia è un bene delicato, fragile, deperibile, una pianta che attecchisce solo in certi terreni, precedentemente concimati, attraverso la responsabilità di tutto un popolo. Dovremmo riflettere sul fatto che la democrazia non è solo libere elezioni, non è solo progresso economico. E’ giustizia, è rispetto della dignità umana, dei diritti delle donne. E’ tranquillità per i vecchi e speranza per i figli. E’ pace.”

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    • Bellissima la frase di Tina Anselmi! Andrebbe scritta negli ospizi e nelle scuole..
      Ma @viviana mi dispiace interrompere bruscamente il sogno di una reintegrazione e immersione della politica nel suo naturale alveo con una campanella suonata da una campana (sintesi storica, filosofia e umana e non pedagogica ne antropologica come è invece parte della politica che vira al globale, che ci vuole vedere scimmie a tutti i costi, dove le istituzioni sempre più cumulative di potere non possono fare altro che ridurre a formicai intere città e nazioni, partendo dall’idea di tutto è fabbrica e l’idea omologata e omologante di produzione per tutti e in tutti i settori umani, dal lavoro alla famiglia al mercato che ruota attorno alla vita di ogni singolo individuo visto come mero consumatore di beni, servizi e vita…. )
      Ha mai sentito parlare dei consumatori delle vite altrui?

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  5. un gallo nella loggia non canta dice sproloqui… solo perchè da dove nasce F.i?
    Su ci dica… non nasce da MSI?I vari componenti non sono ex MSI? Uno è morto che è poco!
    Con chi sta “la patriota” non sta con Ordinenuovo e casa Paund?
    Suvvia quando si decide di tagliare il cordone ombelicale con sta gente?
    Chicchirichi’ Il gallo è qui …” tu mi tradirai non al terzo canto” ,ma da sempre anche se starai zitto!
    Ma per favore si rilegga l’art. 53 della Cost. e vedrà quanto centra con il suo discorso…
    Scommetto che non ha neppure fatto il militare!

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