Il “burocratese”, anti-lingua più viva che mai (per colpa del Covid)

La pandemia ha fornito un nuovo arsenale di termini e concetti astrusi ai burocrati dell’anti-lingua: non ce ne libereremo facilmente

(di Antonio Murzio – true-news.it) – Quando si dice il tempismo. Era il 15 febbraio 2020 quando, in una intervista al Corriere della Sera, l’allora ministra della Pubblica amministrazione Fabia Dadone illustrava l’accordo raggiunto con l’Accademia della Crusca per rendere più semplice il linguaggio degl uffici pubblici. Veniva, in altre parole, illustrata la nuova campagna contro il “burocratese” dopo quelle lanciate negli anni precedenti da due suoi colleghi titolari dello stesso dicastero, Franco Frattini e Sabino Cassese. Che evidentemente non avevano sortito gli effetti desiderati se si era deciso di tornare lancia in resta contro il subdolo nemico, che si manifesta spavaldo e spaventa il cittadino italiano con il suo carico di munizioni, a volte letali, come “esistenza in vita” (può un defunto esistere? Dilemma mai risolto, né dai filosofi, né dagli ufficiali di anagrafe), “deambulare” al posto del più intellegibile “camminare” e così via.

A pochi giorni da quella intervista l’Italia sarebbe stata travolta dallo tsunami della prima ondata di Covid e la meritoria battaglia appena intrapresa non solo sarebbe passata in secondo piano, ma ma quel “burocratese” che si voleva combattere si sarebbe nutrito di nuova linfa, grazie alla pioggia di Dpcm, ordinanze, circolari, Faq.

Per averne conferma, basta armarsi di un po’ di pazienza e andare a spulciare tra i 799 atti emanati per contrastare l’avanzata del coronavirus nel nostro paese da quando è scoppiata la pandemia (dato aggiornato al 29 novembre). Nel 2021 gli atti pubblicati sono 333. Prendendoli come base di partenza per una sorta di appendice al burocratese preesistente che il Covid ci lascerà in eredità, e procedendo con metodo deduttivo, è possibile trovare numerose conferme che il nemico, quell’“antilingua” già individuata da Italia Calvino in un suo memorabile articolo su “Il Giorno” nel lontano 1965, non ci ascolta. Continua a parlarci. E a confonderci.

Siamo “congiunti” o “affetti stabili”?

Lo scorso anno si sono aperte numerose discussioni su cosa si sarebbe dovuto intendere per “congiunti”. Il Dpcm che disponeva che avremmo potuto incontrare solo loro era così farraginoso e di fatto esclusivo (in teoria avremmo potuto vedere parenti di cui ignoravamo perfino l’esistenza, ma non la compagna convivente), che alla fine si è passata alla più inclusiva definizione di “affetti stabili”.

L’autocertificazione? Da compilare “ai sensi degli artt. 46 E 47 D.P.R. N. 445/2000”

Ricordate poi le autocertificazioni che dovevano accompagnarci nelle nostre uscite? L’intestazione recitava “Autodichiarazione ai sensi degli artt. 46 E 47 D.P.R. N. 445/2000” per le quali avremmo dovuto essere consapevoli “delle conseguenze penali previste in caso di dichiarazioni mendaci a pubblico ufficiale (art. 495 c.p.)”? Quanti di noi, non operatori di legge, conoscono a menadito gli articoli del codice penale? E quanti, erano realmente a “conoscenza delle sanzioni previste dall’art. 4 del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, e dall’art. 2 del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33”?

Nuovi termini d’uso quotidiano: dal Dpi al distanziamento sociale

Sono entrati nel vocabolario burocratese-italiano termini come Dpi, i dispositivi personali di protezione (in estrema sintesi, mascherine e gel disinfettante), distanziamento sociale (un tempo di pertinenza solo della prossemica, la disciplina che studia spazio e distanza tra due interlocutori come fenomeno comunicativo), Faq (acronimo di Frequently Asked Questions) che si sono rese necessarie per ogni decisione intrapresa dallo Stato. Pubblicate dalle stesse amministrazioni statali che avevano adottato quelle decisioni. Come se, ai tempi del liceo, la casa editrice del manuale di filosofia di Ludovico Geymonat si fosse premurata di fornire agli studenti, contestualmente al suo testo, un Bignami della materia: “almeno potrete capirci qualcosa”.

Categorie:Cronaca, Inchieste, Interno

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2 replies

  1. IL BUROCRATESE. L’ANTILINGUA- Viviana Vivarelli.

    Per avere buoni cittadini sarebbe utile avere buone leggi e, se queste sempre buone non possono essere, perché spesso servono più a caste e lobbye che a un sano senso di giustizia e di democrazia, non resta da sperare che almeno le leggi siano chiare e facili da capire. Ma da secoli le leggi italiane sono state appositamente rese oscure e incomprensibili per torturare la marmaglia e segnare la differenza estrema tra chi nel sistema c’è e se ne serve e chi nel sistema non c’è e ne deve soffrire. E del sistema fanno parte imponente la burocrazia e il politichese, che sono come un potere a parte per i soli addetti che della propria impenetrabilità fanno forza e abuso.
    Ne pagò il fio a sue spese il buon Bassanini che tentò inutilmente di semplificare il farraginoso sistema delle leggi italiane (il sistema più ricco di norme del Mondo =300.000 leggi che Renzi voleva raddoppiare), spesso inutili, obbrobriose, ripetitive, oscure, per iniziati, e tali da rallentare le funzioni del Paese, tanto che alla fine Bassanini preferì andare a fare il suo lavoro in Francia, lasciando la burocrazia italiana nel suo magma di abusi, prevaricazionee ed estrema stupidità. Anche chi ostacola il progresso e complica la vita a tutti fa parte di un potere e non se lo lascia sfuggire facilmente. Ti rendo difficile la vita? Bene. E’ un potere anche questo e non ci rinuncio.
    Quando studiavo diritto mi dissero subito che non potevo raccontare in parole povere la legge ma dovevo ripetere minuziosamente qualsiasi cosa col linguaggio astruso a lei dedicato senza cambiare una virgola e io credevo scioccamente che ciò fosse per rispetto alla legge stessa e non per stupro al cittadino. Invece il carattere antidemocratico di un sistema si legge anche nell’incomprensibilità dei suoi comandi che cristalizzano due classi superiori distinte: quella di chi quei comandi a proprio uso e consumo li ha emanati e quelli a cui il sistema ha dato il potere di interpretarli negandone la comprensione agli altri.
    Del resto il linguaggio è stato sempre usato come strumento di potere e di divisione sociale in ogni tempo. Se una cosa non la capisci o non te la fanno capire, sei impotente e non te ne puoi difendere. E fu questa per lungo tempo, in Europa, la funzione del latino usato dalle classi colte contro il volgare tanto che persino la Chiesa vietò che si traducesse la Bibbia nella lingua parlata per averne il monopolio assoluto, come mediatrice unica tra Cielo e Terra, impedendone l’interpretazione e non fu un caso che la prima stampa di un libro fatto da Gutemberg fosse la Bibbia mentre dalla sua traduzione in tedesco partì la riforma protestante e furono due atti di profonda democrazia che toglievano alla Chiesa un monopolio di pochi basato sull’ignoranza di tutti. E non diversa fu la creazione dell’Enciclopedia nella Francia rivoluzionaria del 1789. 150 tra i migliori intellettuali francesi lavorarono a quest’opera straordinaria che doveva portare il sapere a tutti. E che fosse rivoluzionaria lo provò il fatto che immediatamente l’élite la vide come una minaccia ai valori e agli interessi della monarchia e dell’aristocrazia tanto che fu accusata subito di empietà e condannata anche dalla Chiesa. Ai tempi nostri è stato Casaleggio a sperare in un’opera simile di illuminazione di chi è al buio da parte del web contro le menzogne e l’ipnosi de media ufficiali.
    E figuriamoci come sul monopolio del linguaggio ci sono andati sempre a nozze legislatori e azzeccagarbugli, mentre tutti i centri di potere sanno benissimo che meno il popolino capisce, meno sarà un pericolo per chi comanda e basta leggere la pagina finanziaria di un giornale o gli articoli sulle nuove leggi per capire come l’accoppiata tecnicismo=potere continui ad essere valida tutt’ora.
    Non far capire nulla alle gente di quel che accade fa parte dell’arte del comando, ma purtroppo oggi anche chi si vanta di portare una ventata di democrazia diretta quando gli fa comodo usa l’antilingua. E il quesito contorto e truffaldino di Grillo sulla scelta del governo Draghi ne è un esempio, copiando in pieno la forma aggrovigliata a paradossale di ogni referendum, in cui il minimo che può accadere è che chi vota sì dice no e viceversa.
    Per cui oggi avanti sparati con articoli di stampa formulati in astrusi linguaggi giuridici ed economici che abbondano di sigle incomprensibili o termini inglesi, greci o latini, a tutto discapito delle masse, destinate all’ignoranza più umiliante, persino e specialmente quando si chiede loro di rispondere a un referendum, perché già il modo incomprensibile o equivoco in cui esso è posto è rivelatore di inganno, mentre di converso le televisioni si adagiano sugli slogan e i vocaboli più triti e di basso livello per creare una realtà virtuale più vera del reale in pieno clima orwelliano. Del resto basta che una frase assurda venga ripetuta più volte per negare qualsiasi realtà concreta. Tipo: “siamo dentro il Governo per controllarlo”, quando ogni fatto evidenzia che chi sta dentro il Governo deve solo votare qualsiasi cosa e non controlla niente sennò fa cadere quel Governo.
    Quando insegnavo diritto ed economia, era mia cura far leggere i giornali che per l’uomo comune sono come la stele di Rosetta prima di Champollion, e per tutta la vita anche con gli adulti mi sono occupata di fare un’opera di semplificazione, riportare a linguaggio comprensibile concetti come quelli della psicoanalisi, delle filosofie orientali, dalla fisica moderna, del diritto, dell’economia, della poesia perfino.
    Capire quello che ti dicono o ti fanno è gà il primo passo verso la libertà.
    Il linguaggio tecnico, specializzato, involuto, riservato a pochi eletti è in primo luogo antidemocratico. Io sono io e tu non sei un cazzo, per cui anche con le parole ti giro come mi fa comodo e ti tengo all’oscuro su ciò che ti faccio.
    Comunque, facciamo un florilegio casuale degli obbrobri più diffusi:

    Obliterare il titolo di viaggio: timbrare il biglietto
    Lockdown =distanziamento
    A tergo = dietro
    In calce= in fondo
    Opporre il diniego=rifiutare
    Teste fidefaciente= testimone…
    “Qualora dal controllo dovesse emergere la non veridicità del contenuto della dichiarazione, il dichiarante decade dai benefici conseguiti sulla base della dichiarazione non veritiera = se dici il falso, perdi i diritti
    “Cesserà la corresponsione degli emolumenti a decorrere dal =smetterà di pagare dal…
    “Tali posizioni sono da identificare non tanto in diritti irrefragabili, il cui esercizio prescinde dall’adozione di atti permissivi dell’Amministrazione, ma in situazioni giuridiche suscettibili di trasformazione a seguito di atti di tipo suindicato”= se vuoi fare questo devi chiedere l’autorizzazione…
    “Non volendo disconoscere a codesto ufficio il diritto di non ingerenza, viene tuttavia fatta richiesta che siano comunicati gli esiti della Commissione” = dacci i risultati.

    Copio una paginetta mirabile di Calvino:
    “Il brigadiere è davanti alla macchina da scrivere. L’interrogato, seduto davanti a lui, risponde alle domande un po’ balbettando, ma attento a dire tutto quel che ha da dire nel modo più preciso e senza una parola di troppo: ‘Stamattina presto andavo in cantina ad accendere la stufa e ho trovato tutti quei fiaschi di vino dietro la cassa del carbone. Ne ho preso uno per bermelo a cena. Non ne sapevo niente che la bottiglieria di sopra era stata scassinata’. Impassibile, il brigadiere batte veloce sui tasti la sua fedele trascrizione: ‘Il sottoscritto essendosi recato nelle prime ore antimeridiane nei locali dello scantinato per eseguire l’avviamento dell’impianto termico, dichiara d’essere casualmente incorso nel ritrovamento di un quantitativo di prodotti vinicoli, situati in posizione retrostante al recipiente adibito al contenimento del combustibile, e di aver effettuato l’asportazione di uno dei detti articoli nell’intento di consumarlo durante il pasto pomeridiano, non essendo a conoscenza dell’avvenuta effrazione dell’esercizio soprastante’. ”

    Mi sono sempre inchinata alla genialità di Einstein che in 26 paginette in modo semplice e chiaro ha spiegato la teoria della relatività, mentre non finirà mai la mia ammirazione per i Vangeli che compendiano in poco spazio e in modo semplice e chiaro un’intera religione. Questi due esempi nel mondo della relazione umana sono il paradiso. Ma al lato opposto, nell’oscurità più profonda non solo del linguaggio ma proprio della relazione stanno il politichese o il burocratese. Hic est infernum.

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  2. azz
    han scoperto gli acronimi

    le FAQ un grande ingresso
    dopo almeno una ventina d’anni d’uso, mi pare eccesivo trovare il termine “strano”

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