Democrazia sanitaria

(Giuseppe Di Maio) – Con l’avvento della democrazia rappresentativa, la società della disuguaglianza rischiava di essere smantellata nel volgere di pochi decenni. La fatica con cui le classi dominanti avevano concesso il suffragio universale ritraeva indiscutibilmente la loro contrarietà a un’operazione sociale pericolosa. Finché tutta l’economia era giaciuta nelle mani di una classe di proprietari terrieri, e più tardi anche in quelle di produttori e commercianti arrembanti e facoltosi, le decisioni politiche erano state prese da una cerchia limitata di individui. Il resto della popolazione restava esclusa dall’amministrazione dello Stato. Quando le classi abbienti acconsentirono di malavoglia al nuovo ordine, in realtà esse avevano scoperto che la democrazia così com’era stata concepita era un sistema in cui era facile per loro raccogliere consenso, ancor più che nei sistemi coercitivi degli anciens régimes.

Alle vecchie fake di Dio Patria e famiglia, si aggiunsero quelle di tutti i vantaggi che si potevano conseguire votando il programma del padrone. Ma la balla dei tempi moderni che ebbe maggior successo fu l’idea di “libertà”, una faccenda che assolveva da tutti gli obblighi, che non dava nessuna garanzia. Una parola vana, con cui si disattivavano tutte le contestazioni e i desideri dei sudditi. Con la propaganda di “libertà” si distolse il popolo dalla comprensione della struttura sociale. Difatti, se in un primo momento ad essa fu associata l’idea di giustizia, nelle democrazie mature le due idee sono divenute strenue avversarie. Il sistema così concepito, privato di ogni obiettivo collettivo, fu incapace di costruire qualsiasi volontà generale così com’era stata prevista dalla teoria. Essa, la volontà, dipendeva dalle capacità individuali e dalla preparazione generale della gente. Ma i padroni si adoperarono a mantenere il popolo inabile all’amministrazione pubblica, si adoperarono a squalificarlo prima che questo potesse allevare idee comuni pericolose. La democrazia si stava dimostrando il maggiore strumento di disuguaglianza e di coercizione.

Al padrone continua a far piacere la mancanza di obiettivi interclassisti, poiché gli scopi devono restare privati, cioè di una classe a discapito delle altre. Nessun provvedimento coercitivo d’ordine generale dunque, solo quelli che favoriscono il padrone. Se la democrazia, abituata alla pletora delle opinioni e dei provvedimenti ad personam, dovesse avere un giorno l’obbligo di perseguire un progetto per il bene pubblico, questo sarebbe naturalmente azzoppato dall’abitudine di ogni cittadino a scegliere in ordine sparso. La libertà, che si è mostrata il più efficiente strumento di oppressione di classe, si rivela anche l’impedimento maggiore a uscire dalla pandemia. I governi tentennano sui vaccini obbligatori, poiché ancor oggi, nel tempo di comportamenti sanitari unici e definiti, il padrone teme che distruggendo la libertà dei suoi sudditi li possa abituare a seguire intenti comunitari pericolosi per il suo dominio

1 reply

  1. Andando al “sodo”.Essendo un “aborigeno” guardo poca tv.Le poche volte che l’accendo “a parte il terrorismo” covid vedo pubblicità fuori da ogni “logica”.Qualcuno ha capito che ci troviamo contro vento sulla prua del Titanic?Preparate le “fionde” e le zappe si torna in collina a “coltivare”…Cosa voglio dire?Con gli “schiaffi” che arriveranno da le bollette e economia “creativa” draghiana molto presto ci troveremo nella situazione morte mia vita tua.Chi lo accetterà?Soprattutto cosa succederà?Chi si farà male?I5 sono per caso in “politica”?Domanda da porsi.Quando servono veramente non ci son mai.Le “ricotte” ingioiellate

    "Mi piace"