La metamorfosi di Di Maio

(Emanuele Buzzi – corriere.it) – Gli orizzonti politici del Movimento che si incrociano in una domenica d’autunno: i vertici danno via libera alle votazioni online su questioni economiche (la destinazione del denaro raccolto con le restituzioni e l’adesione al due per mille) e Luigi Di Maio fa un «mea culpa» — già anticipato nella sua biografia — sul passato barricadero. Il ministro degli Esteri — che nel 2019 si era schierato al fianco dei gilet gialli e che prima ancora aveva attaccato Emmanuel Macron accusandolo di aver lavorato «più per le lobby che per i cittadini» — ora sostiene: «In Francia voterei per lui». Di Maio, ospite alla festa del Foglio , sposa la nuova stagione pentastellata e spiega: «Non ho nessun problema a mettere nero su bianco i miei errori del passato. Il Trattato del Quirinale è una grandissima opportunità per l’Italia e la Francia ma anche per l’Europa, ad esempio sul tema dei migranti».

Il responsabile della Farnesina traccia anche la via dei Cinque Stelle in vista delle prossime Politiche: «Il M5S se avrà la forza di uno scatto di reni sicuramente avrà anche l’opportunità di raggiungere e mirare a un 20%, che è oggi la soglia dove c’è la prima forza politica». E spiega:«Credo che possa essere la prima forza politica della coalizione il M5S in questa alleanza progressista. Però ha bisogno in questo momento di capire che può interpretare la spinta ecologista presente nell’opinione pubblica».

Uno strappo che segna l’evoluzione del Movimento. Uno strappo che fa il paio con la votazione che vedrà impegnati gli iscritti dal 29 al 30 novembre. I militanti saranno chiamati a scegliere la destinazione di una parte delle restituzioni dei portavoce. I fondi — quattro milioni di euro — saranno suddivisivi a seconda dei clic ricevuti tra Anpas – Associazione nazionale pubbliche assistenze; CNR – Consiglio Nazionale Ricerche – per Progetti di ricerca; Emergency; Gruppo Abele Onlus; Lega del Filo d’Oro; Medici Senza Frontiere; Nove Onlus – Emergenza Afghanistan. Ma il vero quesito della giornata sarà sull’iscrizione del Movimento al registro dei partiti che permette l’accesso al due per mille. La decisione divide la base. Alcuni volti storici hanno fatto trapelare il loro «no» alla svolta. C’è chi come il senatore Vincenzo Presutto si schiera pubblicamente per il no: «Non sono d’accordo. Non ci sono fondi pubblici che possano valere un cambio di rotta così radicale». Nel post che lancia la votazione la parola partito non compare nemmeno (si parla di registro nazionale D.L. 149/2013), come per sminare le tensioni interne.

Proprio per non sovrapporre le questioni, i Cinque Stelle hanno preferito dividere le votazioni economiche — più dirimenti — da quelle politiche. Gli attivisti saranno chiamati a un tour de force di consultazioni. Due sono i voti sui fondi accantonati dagli eletti. La somma delle restituzioni, infatti, è stata suddivisa in due parti uguali (da 4 milioni ciascuna): la prima al voto oggi verrà destinata come annunciato a progetti nazionali e internazionali, la seconda a progetti locali.

In settimana invece ci sarà un’altra consultazione per ratificare le scelte del presidente Giuseppe Conte: ossia i vicepresidenti e (probabilmente) le nomine per i comitati tematici. E tra i vicepresidenti fa un passo avanti Michele Gubitosa. Il deputato campano dopo gli applausi strappati agli Stati generali dei consulenti del lavoro, visto il suo appeal con un pubblico moderato e di centrodestra, viene dato in ascesa nel borsino interno al Movimento. «Nelle prossime settimane ci attendono sfide difficili — commenta un pentastellato —. Quello che stiamo costruendo ora, la strada che prendiamo adesso ci servirà per essere più solidi al momento del confronto con le altre forze politiche». Ma il Movimento, prima ancora dei suoi parlamentari, ora dovrà convincere i suoi militanti.

14 replies

    • Veramente, il ‘canotto è colmo’. E non di champagne.

      Questo è il peggior traditore della politica, peggio anche di Renzie che almeno non l’avevamo in casa…

      E il peggio è che lo fa con assoluta malafede, non è un cretino, è proprio un democristiano di vecchia scuola.

      Pensavamo di avere un rivoluzionario e ci ritroviamo un Pomicino.

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      • Non offendiamo Pomicino, se lo senti parlare oggi e poi senti parlare Dimma, fra i due c’è un abisso, il rivoluzionario sembra il primo

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  1. Eh, le metamorfosi..
    Pensa che il tuo giornale era finito nelle mani della P2, direttore di bella.
    Adesso si accontenta con paginette di firme di auguri stile dell’utri. Che caduta di stile!

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  2. ll Movimento al 20% … se non bastasse ciò che ha bevuto si consiglia il cannocchiale, ormai è fuori dal mondo completamente

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  3. E poi trovi una Labonia che parla male di Dibba che non capisce come mai il movimento è ‘cresciuto’…

    A proposito, ma il leader del MoV è Giuseppi, o questo ex stewart del S.Paolo, che è anche ex leader del MoV per intercessione di Grillo e che poteva essere scalzato totalmente se i risultati degli Stati Generali di M5S dell’anno scorso non fossero stati vilmente NASCOSTI per non far vincere Dibba…

    Non sono come gli altri, no.

    Oramai sono PEGGIO degli altri.

    E Di Maio è il principale artefice della UDEURIZZAZIONE del Movimento.

    Sicuramente con Grillo come sponsor, sennò quando 2 anni fa lasciò il capeggio del MoV lo mandava via a calcioni, visti i risultati.

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