Inchiesta Open: software sofisticati nella macchina della propaganda di Renzi

Dalle carte dell’indagine spunta la strategia: avvicinare gli elettori “social”, incidere sulla campagna per il referendum costituzionale e per le politiche 2018, neutralizzare i Cinque Stelle sul loro terreno. Attive due squadre di collaboratori.

(di Silvia Truzzi – Il Fatto Quotidiano) – Le recenti rivelazioni dell’inchiesta Open svelano il lato più tragico del dibattito pubblico in questo disgraziato Paese, che si riassume nella barzelletta dell’ubriaco che va a sbattere contro l’albero e poi se la prende con l’albero. Siccome però alla bugiardissima obiezione – “il Fatto ha pubblicato il conto corrente di Matteo Renzi” – hanno già risposto il direttore e altri colleghi, ci asteniamo dal farlo a nostra volta.

Abbiamo avuto però un “istante déjà vu” come cantava Guccini e siamo tornati al 2016, nel pieno della campagna referendaria per quel capolavoro che fu la riforma Renzi-Boschi. Tutti conoscevano a menadito “le ragioni” del Sì, balle (alcune criminali, come quelle sulle malattie che si sarebbero curate meglio) ripetute ogni giorno a reti unificate dall’allora premier e dal suo seguito senz’alcuna possibilità di smentita, perché il no è stato lasciato totalmente senza voce. Roba tipo che dal 1º al 31 luglio 2016 Renzi nei telegiornali italiani aveva parlato più delle opposizioni tutte insieme: 11 ore e 6 minuti contro le 10 ore e mezzo del resto del mondo. I dati erano stati pubblicati da Geca Italia, la società che fornisce le rilevazioni all’Agcom, la quale poi era intervenuta, seppur con una “raccomandazione”.

Questo episodio ci è tornato in mente leggendo sul sito del Fatto i carteggi tra “Renzi e i suoi”, come si usava dire ai tempi del regno del Rignanese. C’è uno scambio meraviglioso con Fabio Pammolli, all’epoca consulente del governo, il quale spiega al premier che in quel momento avevano la possibilità di interagire con un’ottantina di pagine Facebook per un totale di 20 milioni di contatti e che avevano individuato una strategia basata su messaggi indirizzati da persone non associabili alla campagna per il Sì. C’era però un timore sulla privacy, che il presidente del Consiglio liquidò con “Non perdete tempo e partite. Altro che privacy. I nomi li sappiamo. Dài!”. A’ la guerre comme à la guerre? Ma va’, per vincere lo squadrone del Sì decide di avvalersi anche di costosi software israeliani, come Tracx e Voyager analitics, che misurano il “sentiment” sui social e individuano gli utenti più seguiti su certi argomenti.

Secondo Carrai servono per “monitorare e influenzare la campagna”, visto che riescono a trovare per ogni singola persona il gruppo di riferimento, cosa pensa, chi la influenza e come. Fino rintracciare “possibili Benigni” (l’attore si era dichiarato a favore del Sì).“Sarà una cosa mai vista”, scrive Carrai. Ma questi sistemi costano assai: Voyager 260mila dollari, Tracx 60mila euro. Se ne occupa e preoccupa anche Alberto Bianchi, presidente di Open, a causa del conquibus che arriva quasi tutto dalla fondazione. Ed è questa la ragione (gli indagati, solo Renzi e Carrai, sono tali per altri fatti) per cui oggi conosciamo l’edificante storiellina: secondo l’accusa dimostra che Open si comportava come un’appendice del partito.

Non ripeteremo qui le contraddizioni in cui è caduta la difesa di Renzi, quel che diceva sui troll, sul condizionamento democratico, sui conti correnti milionari dei politici (affermazioni fatte in televisione con tanto di proprio estratto conto proletario alla mano). La verità è più forte del rumore che fanno le unghie sugli specchi, anche se queste unghie appartengono a un politico che ancora oggi gode di un’attenzione mediatica non proporzionale al suo peso politico.

Il retroscena sulla campagna referendaria ci dice proprio che nonostante la forzatura del confronto, i cittadini non si sono fatti infinocchiare. Da un lato una buona notizia per la nostra democrazia, dall’altro l’ennesima conferma del livello della nostra classe politica.

Nota finale: quale sarebbe stato il risultato del referendum del 4 dicembre se ci fosse stato un dibattito vero e democratico?

8 replies

  1. Open e soldi esteri: Salvini il russo in difesa di Renzi d’Arabia

    Attacchi al “Fatto” e limiti alle proteste. I due Matteo. “Barbarie incivile” gli scoop su Open. Iv: vietare le notizie sulle indagini dei pm

    (DI GIACOMO SALVINI – Il Fatto Quotidiano) – Il problema non sono le donazioni – lecite – incassate da Matteo Renzi, senatore e leader di Italia Viva, da uno Stato estero come l’Arabia Saudita. Per Matteo Salvini e le quinte colonne renziane dentro il Pd il problema è chi, a partire dal Fatto, ne dà notizia. In maniera perfettamente legittima visto che l’elenco delle donazioni è tra gli atti depositati dalla Procura di Firenze nell’ambito dell’inchiesta Open.
    Ma a Salvini questo non interessa. Il leader della Lega, dopo i suoi alleati di Forza Italia che negli ultimi giorni hanno parlato di “barbarie giustizialista”, ieri ha fatto da scudo a Renzi chiedendo addirittura l’intervento dell’Ordine dei giornalisti nei confronti del Fatto che per primo ha pubblicato quelle donazioni, tirando in ballo anche Enrico Letta per essere stato pagato dall’Università di Parigi mentre non era parlamentare.
    “Non è da Paese civile che venga pubblicato un estratto conto sui giornali – ha detto Salvini durante la conferenza stampa alla Camera per parlare di manovra – se non ci sono reati non è una cosa da Paese normale. Anche un giornalista del Fatto non sarebbe contento di vedere le proprie chat pubblicate sui giornali.
    Questi giornalisti non fanno il mestiere che faccio io che sono iscritto all’albo e mi domando a cosa serva l’Ordine dei giornalisti: zero”. Poi il leader della Lega ha paragonato quello di Renzi al caso Morisi: “Voi giornalisti lo avete additato come un mostro per una questione che non ha alcuna rilevanza penale, aspetto le vostre scuse – ha continuato Salvini – si fa il processo alla Polonia per i diritti civili e poi se ne ha questa strana concezione.
    C’è un livello di guardonismo imbarazzante, mi spiace per le Procure che parlano e per i giornalisti complici. Chissà cosa leggeremmo se venissero pubblicati gli estratti conto di qualche direttore”.
    Il segretario della Lega, nervoso anche per non essere stato coinvolto dal governo sulle modifiche al Reddito di cittadinanza (“certe dimenticanze stupiscono”), ha tirato in ballo anche Letta e Luigi Di Maio. “Voglio sconfiggere la sinistra senza leggere gli estratti conto di Letta e Di Maio. Letta ha fatto l’insegnante in Francia per anni”.
    E sui finanziamenti esteri ai partiti, mentre sullo sfondo resta l’inchiesta della Procura di Milano sui presunti fondi russi al Carroccio e sull’affaire dell’Hotel Metropol di Mosca, Salvini dice che non se ne deve parlare: “Se qualcuno ha una fondazione – conclude riferendosi a Open – chi se ne frega chi gli dà i soldi. Non faccio campagna elettorale sulle conferenze di Renzi o i presunti soldi venezuelani al M5S”.
    A difendere Renzi però ci pensa anche una parte del Pd di Base Riformista, corrente che fa riferimento a Luca Lotti e Lorenzo Guerini. Il primo è stato ieri Andrea Marcucci che aveva già parlato di “abisso” per la pubblicazione delle donazioni. Ieri ha rincarato la dose in un’intervista al Riformista in cui ha chiesto ai 5S di “divorziare da Travaglio” sul “giustizialismo”.
    Anche il senatore del Pd Salvatore Margiotta sta dalla parte del senatore di Scandicci: “Oggi alcuni quotidiani riportano intercettazioni su strategia comunicativa di Renzi – twitta – Qual è la notizia di reato? Perché la Procura non ha distrutto documento? Chi lo ha fornito ai media?”. Il Pd su questo è spaccato, ma dal Nazareno preferiscono non commentare la vicenda. Letta, nel videoforum a Repubblica, resta gelido sull’ingresso di Renzi nel centrosinistra: “Vedremo se sta nel campo largo”. Iv continua a gridare alla “barbarie”.
    Il deputato Catello Vitiello ha presentato un ddl per estendere il segreto d’ufficio e vietare la pubblicazione degli atti fino al processo. Roberto Giachetti se la prende con i pm di Firenze (“ormai si prendono tutti gli atti e si depositano”): oggi ha organizzato un forum con gli ipergarantisti Luciano Violante e Carlo Nordio per parlare della vicenda. Il titolo del panel è emblematico: “Diritto di cronaca o barbarie”.

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  2. Notare che Marcucci va sui giornali (chiamiamo così, ma solo per comodità, quello di Samsonite) solo per parlare di Renzie. Mai una frase di senso compiuto su un argomento a piacere: io penso che…

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    • …io penso che Marcucci sta alla parola “sinistra” come Ilona Staller sta alla “verginità” (per citare una similitudine, quella sulla Staller, gia’ utilizzata da altri)…

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