Terza dose: dove ci facciamo inoculare?

(Camilla Conti – La Verità) – Il generale Francesco Figliuolo mette le Regioni sull’attenti chiedendo di farsi trovare pronte per la campagna a tappeto della terza dose. Ma senza hub. Che lo stesso Figliuolo nei mesi scorsi, su input del ministero della Salute, ha chiesto di dismettere progressivamente.

Una pianificazione della somministrazione delle dosi «booster», sostiene il commissario nelle indicazioni inviate ai governatori, «risponderebbe anche alle necessità di assicurare uno sviluppo della campagna vaccinale omogeneo su tutto il territorio nazionale; programmare con precisione gli approvvigionamenti dei farmaci, dei presidi e dei materiali sanitari necessari all’effettuazione delle vaccinazioni; consentire l’eventuale somministrazione concomitante del vaccino anti-influenzale nei confronti delle categorie di soggetti per le quali tale vaccinazione stagionale è raccomandata; gestire la macchina organizzativa ancora in campo, tenendo conto della razionalizzazione degli hub tuttora in corso».

Il problema era stato sollevato dalla Verità già a fine maggio e ribadito anche nelle ultime settimane: i medici di base, i pediatri e soprattutto le farmacie (alle prese con il caos dei tamponi) saranno in grado di sostenere il «secondo giro» di richiami per tutti? Domanda che abbiamo posto ripetutamente.

Ora i nodi sono venuti al pettine. E ieri anche il presidente della fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, si è dichiarato «un po’ preoccupato perché alcune Regioni hanno avuto fretta di smantellare hub vaccinali che con questi numeri potevano tornare utili».

In realtà, a voler smantellare gli hub non sono state le Regioni ma il ministero della Salute che poi indica la rotta alla struttura commissariale. Lo scorso 31 maggio, il ministro della Salute Roberto Speranza era stato chiaro: «Bisognerà passare da una fase straordinaria a una fase ordinaria e penso che questa nuova ordinarietà possa essere affidata alla nostra straordinaria rete di medici di medicina generale ma penso che nel lungo periodo le palestre, i centri congressi o le stazioni dovranno tornare a svolgere i ruoli per i quali sono preposti», aveva detto Speranza.

Lasciando intendere che l’eventuale richiamo sarebbe stato affidato tutto alle farmacie e ai medici di base, che dovrebbero fare almeno quattro volte le punture rispetto a quelle necessarie per il vaccino antinfluenzale, per altro con l’annuale campagna di quest’ultimo in corso.

Ma quanti hub sono stati chiusi negli ultimi mesi e quanti ne restano? Sul sito del governo sono al momento segnalati 2.944 punti di somministrazione (sono inclusi i punti ospedalieri e territoriali mentre sono esclusi quelli di somministrazione temporanei). Nei report settimanali diffusi ogni venerdì dalla struttura commissariale i punti vaccinali venivano indicati fino al primo ottobre (in quella settimana erano 2.887 punti, con un +1.454 dal 25 febbraio e un +25 dalla settimana precedente), poi la voce è sparita dal documento.

Secondo una stima fatta dal Corriere della Sera lo scorso 30 ottobre, la rete degli hub sarebbe stata ridotta del 30 per cento. Quasi 1.000 in meno rispetto ai 3.000 messi a terra dal commissario. Sembra però un calcolo a spanne, perché anche nel contatore del ministero Github si vede solo il totale e non il trend delle aperture o delle chiusure. Anzi, nella banca dati viene ancora indicata aperta la Nuvola dell’Eur, chiusa dal 26 settembre.

La riduzione non è quindi quantificabile ma potrebbe essere superiore al 60-70% in termini di capacità vaccinale. Nell’hub di Lodi, per esempio, c’erano 14 linee di accettazione e una ventina di punti di somministrazione, ora si viaggia con quattro linee e sei punti.

Qualche dettaglio in più arriverà forse stamattina dalla conferenza stampa che Speranza e Figliuolo terranno insieme al coordinatore del Cts, Franco Locatelli. Di certo, negli ultimi mesi il bollettino delle chiusure è diventato sempre più fitto: Torino ha visto lo stop alle somministrazioni nei punti vaccinali privati di Reale Mutua e Lavazza, a Milano si è fermata la fabbrica del Vapore e l’ospedale della Fiera.

A fine settembre è stato chiuso l’hub della Fiera di Brescia e a fine ottobre si sono fermati tre grandi centri di Asst del Garda (mentre nei giorni scorsi è ripartita l’attività del centro vaccinale nel foyer dell’auditorium dell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo).

Il 28 ottobre è stato l’ultimo giorno di attività per l’hub all’interno dell’Unipol Arena, a Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna. In Toscana sono rimasti attivi solo otto hub vaccinali nelle province di Arezzo, Siena e Grosseto dopo la chiusura lo scorso primo novembre di 12 dei 20 centri attualmente operativi.

Anche l’hub vaccinale del Mandela Forum di Firenze resterà aperto solo fino al 15 novembre. Più a Sud, A Roma, la Nuvola di Fuksas all’Eur non è più un hub vaccinale dal 26 settembre ed è tornato a essere un centro congressuale (dove si è tenuto anche il G20).

Il 30 ottobre ha chiuso anche il primo e più grande hub vaccinale drive-in del Lazio a Valmontone. E a Napoli qualche giorno fa si è fermato l’hangar di Capodichino, a due passi dall’aeroporto che nella fase centrale della campagna inoculava anche 5-6.000 dosi al giorno.