Una pizza antisovranista

(Claudio Bozza – corriere.it) – Due ministri dello stesso governo a tavola (seppur di partiti avversi) non sarebbero una notizia politicamente rilevante. Ma nello scatto romano che ritrae Giancarlo Giorgetti a mangiare con Luigi Di Maio, a fare la differenza è il momento in cui è stata scattata. Cioè al termine di una giornata di scontro molto intenso all’interno della Lega , con il ministro dello Sviluppo economico, solitamente parco di parole, che ha sparato due siluri mica da poco verso il suo segretario.

Prima, mentre Salvini sta trattando con Berlusconi e Meloni la strategia per il Quirinale, Giorgetti ha lanciato la proposta di Draghi al Colle «per un semipresidenzialismo de facto». E poi, sempre rivolgendosi al leader del Carroccio: «Il problema non è Giorgetti, che una sua credibilità internazionale se l’era creata da tempo. Il problema è se Salvini vuole sposare una nuova linea o starne fuori».

Una strategia d’accerchiamento, potrebbe essere definita quella di Giorgetti, che di certo ha un obiettivo dichiarato: deviare la Lega verso il porto europeo del Ppe, piuttosto che quello della destra spinta .

È in questo contesto che la pizza «antisovranista» Da Michele, sulla Flaminia, con il ministro degli Esteri assume un sapore particolare. Anche il numero uno della Farnesina, seppure senza farlo pubblicamente, sta infatti giocando una sua partita interna, con analoga spinta europeista. Ed entrambi i ministri sono molto più «draghiani» dei rispettivi leader. Tant’è che appena 24 ore prima, Di Maio aveva difeso con forza i risultati che il governo sta ottenendo e dicendo un «no» secco al voto anticipato.

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19 replies

  1. Fuortes: “I partiti non bussano più alla Rai”. Ma lo fa lui con Di Maio, Salvini e i due Letta

    NOMINE IN VISTA

    (DI GIANLUCA ROSELLI – Il Fatto Quotidiano) – “Nella mia azienda i partiti non bussano più”, ha detto l’amministratore delegato della Rai, Carlo Fuortes, soltanto qualche giorno fa in un’intervista a La Repubblica per presentare la rivoluzione del suo piano industriale. “Sceglieremo i direttori in base alle competenze”, ha aggiunto trionfante l’ad.
    Sarebbe stato finalmente tranciato, dunque, il legame tra il servizio radiotelevisivo pubblico (i cui editori con l’attuale legge sono più che mai governo e Parlamento) e i partiti? Non è proprio così. Perché se non sono i partiti a bussare alla porta di Fuortes, è lui a bussare a quella di questi ultimi.
    Di ieri, ad esempio, la notizia (rilanciata da Dagospia e non smentita dai piani alti di Viale Mazzini) che l’amministratore delegato sia stato avvisato nientemeno che alla Farnesina, sede del ministero degli Esteri, dove si sarebbe fatto una lunga chiacchierata con il capo della diplomazia italiana, in quota al Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio.
    Ma secondo fonti ben accreditate, Fuortes nell’ultimo mese ha incontrato un po’ tutti. Per esempio i due Letta, Gianni ed Enrico. Il primo a rappresentare i desiderata di Silvio Berlusconi e il secondo come segretario del Partito democratico. Mentre qualche tempo fa, Fuortes ha avuto un fugace incontro pure con il leader della Lega, Matteo Salvini.
    Col ministro della Cultura dem, Dario Franceschini, invece, l’amministratore delegato si sentirebbe spesso al telefono, così come col segretario generale dei Beni culturali, Salvo Nastasi, peraltro genero del giornalista Giovanni Minoli.
    Nessuno, tra i leader, ha avuto per ora l’ardire di spingere un nome piuttosto che un altro. Tutti però, oltre a discettare del ruolo del servizio pubblico e dei conti di mamma Rai, si sono appellati alla difesa del pluralismo nell’informazione.
    Tutti questi incontri, tuttavia, al momento non hanno ancora permesso di trovare la quadra “politica” sulle nomine in scadenza, a partire da quella del direttore del Tg1 (dove dal 2018 è in carica Giuseppe Carboni) e degli altri telegiornali della Rai. Nomine che, infatti, dovranno slittare. Per comporre una volta per tutte il complesso mosaico, a Fuortes servirà un altro giro di valzer coi leader.

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  2. Ma tu vedi che musi lunghi, come se fosse rimasta una sola racchetta per giocare a ping pong. Forse prima se la strappavano di mano, ma con una racchetta che giochi? E poi l’altro se la riprende, e non ci fa nulla da solo, e poi l’altro ci riprova, ma niente…

    Sembrano dirsi: ci sarebbe quell’altro, lui la racchetta ce l’ha. Ma…

    Chi sara’ mai l’altro? E dove e’ finita la seconda racchetta?

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    • Io vivo nei Paesi Bassi, per cui credo che siano piuttosto ‘tacci vostri.

      Ma ormai e’ tardi.

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      • Nei Paesi Bassi i gigli di campo sono illegali dal ’66. Delle riproduzioni in plastica 40×22 sono usate durante l’ora di educazione sessuale come esempio negativo.

        Ma solo nelle giornate di pioggia.

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  3. Questa foto certifica due cose in una: la volontà di farsi vedere assieme (inevitabile, son mica dentro a una grotta) per rendere chiaro un concetto, cioè “noi resteremo al governo, qualsiasi cosa accada”.

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    • IntantoConteNONCONTAUNCAZZOEDÈANCHECOSCIENTE,
      a chi piacerebbe vedere demolite le proprie
      leggi, e disconosciuti i propri MERITI.
      Contrariamente a:
      mo’hoimparatoicongiuntiescrivopuresuilibri, alias CasinimifaunBaffo,
      e RenzipermeèunPischello
      fa corpo unico con i cementificati dell’ultimo giro di giostra, che si sono muniti di
      tascapane e da mo’ al 2023 si frekeranno pure i Wc Net e la Kilometrica
      delle toilette

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      • Macche’, vedi che tu stai ancora all’aggancio de lu PIL’ con la scala mobile… Zio Giri’! Oggi lu PIL’ si misura in correlazione al peso della sguazza inguinale che lo avvolge, ovvero: lu PIL’ funziona come il debito pubblico.
        E’ questo che la Latrina INPS ad AI misura per attribuire il tipo di cedola elettorale: la sguazza inguinale de lu PIL’.

        Aggiornati un po’…

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  4. Magari ci fosse ancora la scala mobile,
    in modo da fare una stima a prima vista, dal basso verso l’alto, il problema che oggi lu PIL
    ha un rapporto peso/µ.
    Mi saluti tutte tutte tutte le nederlandesi!

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