Guantanamo, per la prima volta un detenuto descrive le torture della Cia

Il terrorista Majid Khan avrebbe subito anche abusi sessuali durante gli interrogatori nel carcere cubano. Lo ha raccontato in un’aula di tribunale.

(tag43.it) – Per la prima volta un detenuto di Guantanamo ha parlato pubblicamente delle pratiche usate nel carcere antiterrorismo statunitense a Cuba, uno dei cosiddetti “Black Site” della Cia dove venivano condotti “interrogatori avanzati” (questo l’eufemismo usato dalle autorità Usa), equiparabili alla tortura. È successo durante il processo a un ex corriere di al-Qaeda, accusato di crimini di guerra.

Torture a Guantanamo, il racconto dell’ex detenuto

In tribunale per rispondere all’accusa di crimini di guerra, Majid Shoukat Khan, un ex residente di Baltimora ingaggiato come corriere da al-Qaeda, ha raccontato di essere stato appeso nudo a una trave del soffitto di una stanza di Guantanamo, di essere stato tenuto sveglio per giorni con l’acqua ghiacciata, di aver subito la pratica del waterboarding. Picchiato e costretto alla fame, Majid Khan sarebbe stato anche abusato sessualmente dalle persone che lo stavano interrogando. Le torture messe in atto dalla Cia violano ovviamente i principi dell’habeas corpus, istituto giuridico anglosassone di antiche origini a tutela della libertà individuale e dunque contro le detenzioni arbitrarie.

Torture a Guantanamo, Khan: «Credevo che sarei morto»

«Credevo che sarei morto», ha raccontato Majid Khan: «Li supplicavo di smettere, mentre continuavo a ripetere che non sapevo niente». Se condannato, rischia fino a 40 anni di carcere. Con un patteggiamento la sentenza potrebbe essere ridotta a 11 anni, ma visto che è in prigione dal 2012, con uno sconto di pena potrebbe essere libero già dall’anno prossimo e trasferito in un altro Paese che non sia il Pakistan, di cui possiede la cittadinanza.

Torture a Guantanamo, il carcere dove non esistono diritti

Il campo di prigionia di Guantanamo, istituito nel 2002 durante la presidenza di George W. Bush, è noto per le sistematiche violazioni delle Convenzioni di Ginevra riguardanti i prigionieri di guerra, “sostanzialmente rispettati” secondo il governo degli Stati Uniti. Il carcere, che ospita prevalentemente detenuti collegati con la rete del terrorismo internazionale, si trova all’interno dell’omonima base navale statunitense, situata lungo la costa sud-est dell’isola di Cuba.