L’inchiesta di Salerno: “Io, De Luca e il cerchio magico. Tra voti e cooperative”

Nelle carte giudiziarie le rivelazioni dell’indagato numero uno Fiorenzo Zoccola: “Venivo ricevuto dal governatore. L’ultima volta 15 giorni prima delle elezioni”

(Dario Del Porto e Conchita Sannino – repubblica.it) – Salerno. “Io lavoro dal 1970 con le cooperative e frequento il Comune di Salerno dal 1979. Conosco tutti”. Eccolo, il primo verbale di Fiorenzo Zoccola detto Vittorio, il 62enne dominus delle coop sociali. Che, dal carcere, sta parlando con i magistrati impegnati nelle indagini sul “Sistema Salerno”. Zoccola sostiene di essere “amico dal 1989” del governatore Vincenzo De Luca. E di averlo incontrato di recente. L’indagato numero uno spiega infatti di essere stato “ricevuto da lui al Genio Civile”, ovvero il quartier generale del presidente della giunta regionale nella “sua” Salerno.

In più passaggi dell’interrogatorio di garanzia dinanzi al gip, nove pagine scritte a mano, l’imprenditore allude inoltre a un “cerchio magico” passato da De Luca padre a suo figlio Piero, deputato e vicepresidente del gruppo Pd alla Camera. 

Zoccola spiega molte cose di come vanno le campagne elettorali, nel feudo del presidente della Regione: “Il 70 per cento delle persone che ho assunto mi sono state mandate dai politici”. I temi più caldi dell’inchiesta sono stati affrontati nei due interrogatori investigativi, guidati direttamente dal procuratore di Salerno, Giuseppe Borrelli. Che, con l’aggiunto Luigi Cannavale e con i pm Elena CosentinoSilvio Guarriello e Guglielmo Valenti, ha coordinato l’accurato lavoro della squadra Mobile salernitana. Intanto l’avvocato Michele Sarno, che difende l’imprenditore, ha già chiesto gli arresti domiciliari per il suo assistito. 

Due settimane fa, i blitz con 29 indagati. Sotto inchiesta anche il sindaco di Salerno, Enzo Napoli, con il suo braccio destro Felice Marotta (entrambi per un singolo episodio di turbativa d’asta). E con i due arrestati (ai domiciliari): Giovanni Savastano, potente consigliere regionale, che risponde di corruzione perché, in cambio del sostegno elettorale, avrebbe promesso a Zoccola proroga o assegnazione di appalti; e Luca Caselli, l’ingenere a capo del settore Ambiente del Comune. Ora l’inchiesta potrebbe decollare. 

“Io e le coop, risolvo probemi” 


Davanti al gip Gerardina Romaniello, Zoccola risponde alle domande e chiede subito una precisazione: con un tratto di penna, fa cancellare la qualifica di “presidente” di cooperativa sostituendola con “consulente”. Spiega poi il proprio ruolo: “Organizzo gli operai, do consigli, risolvo problemi organizzativi”. Per gli inquirenti, Zoccola – accusato di associazione per delinquere e turbativa d’asta – è il vero ras del cartello di cooperative che ha monopolizzato tutte le attività del Comune, incassando affari (1,6 milioni l’anno per dieci anni) in cambio di un capillare controllo del voto sui dipendenti. 

“Io e il governatore” 


Subito dopo, l’indagato specifica quali rapporti vi siano tra coop e potere politico: di diretto collegamento. E spiega: “”Lavoro vero” (una delle coop, ndr) si riferisce a Loffredo (verosimilmente l’ex assessore e consigliere appena rieletto, Dario, ndr); la “San Matteo” a Francese (la candidata al Consiglio comunale, per la quale è scattata l’indagine parallela su audio-choc per le pressioni in campagna elettorale, ndr) ; la “Socofasa” a Savastano, oppure a chi indicava il governatore”. Poi aggiunge quel dettaglio su De Luca. “Io venivo ricevuto da lui al Genio Civile, l’ultima volta, quindici giorni prima delle elezioni. Siamo amici dal 1989”. 

“Davo le indicazioni di voto” 


Il governatore non risulta indagato. Ma sulle carte depositate al Riesame, si accendono le tensioni nel mondo politico, sull’asse Salerno-Napoli-Roma: visto che figura in atti anche De Luca jr. 
Zoccola conferma: “Alle mie cooperative io davo indicazioni di voto”. In un’occasione, sostiene l’imprenditore in carcere, “per le regionali, avevo circa mille voti. Mi sono fatto dare da Savastano un altro nome. E l’accoppiata mi consentiva di controllare ivoti miei”. L’indagato conferma così un elemento centrale dell’impianto accusatorio: ovvero che attraverso le relazioni tra settore politico-istituzionale e coop, si potevano assicurare elezioni di consiglieri e garantire una mastodontica macchina del consenso. Con quale metodo? Zoccola spiega che le assunzioni nelle coop venivano di fatto decise dai loro agganci nel Palazzo. Ecco: “Il 70 per cento delle persone che ho assunto mi sono state mandate dai politici”. 

“L’errore di De Luca” 


“Io ero contrario alle proroghe – assicura Zoccola – volevo i bandi. Le proroghe dipendevano dalla cattiva gestione del Comune: dall’errore di De Luca che ha dato la gestione al figlio Piero e al suo “cerchio magico””. Un tema che è stato verosimilmente approfondito negli atti successivi. 

“Mi hanno fatto uno sgarbo”


Zoccola si sofferma anche sul suo rapporto con l’attuale consigliere regionale . “Conosco Savastano da 40 anni. Ma per 15 anni non ci siamo più parlati. Poi ci siamo riavvicinati e l’ho aiutato nella campagna elettorale”. Subito dopo questa considerazione, Zoccola aggiunge: “A Salerno il sindaco è manovrato da certi personaggi”. Ricorda di essersi “riappacificato” con Savastano a giugno del 2020. Ma poi, “una settimana dopo le elezioni buttano fuori mio fratello a favore di un altro del “cerchio magico”. Dopo questo sgarbo, ho deciso di tirarmi fuori da questa parte politica”. “Savastano mi ha dato una mano a sollecitare i bandi e proprio per questo gli abbiamo fatto la campagna elettorale”. Dopo il voto per le Regionali però i due avrebbero “chiuso i rapporti. Mi sono spostato verso il centrodestra”, afferma. 

Il patto di sangue 


Già in un’intercettazione, il consigliere regionale (non indagato) Franco Picarone diceva a Zoccola: “Noi abbiamo un patto di sangue”. Interrogato sul punto, l’indagato che sta parlando con i pm, spiega: “Picarone si riferisce all’aiuto che gli davo alle elezioni. Io gli ho fatto 25 anni di campagna elettorale. Siamo amici d’infanzia”.