Conte: “Restiamo leali a Draghi ma pretendiamo il rispetto degli impegni”

Il leader del Movimento: un azzardo proiettare questo governo oltre il 2023. Il totonomi sul Quirinale è una distrazione. Berlusconi? Auguri per l’assoluzione, ma non è lui il nostro candidato

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(Monica Guerzoni – corriere.it) – Presidente Conte, rimpiange di non aver fondato un suo partito?
«Non rimpiango nulla, anzi. Gli attacchi della stampa e di alcuni avversari politici sono una conferma che siamo sulla strada giusta. Il processo di rilancio del M5S è solo all’inizio e già facciamo tanta paura. Occorrerà tempo per raccogliere il risultato della semina».

Lei sta perdendo consenso nei sondaggi, ma è sempre il leader più apprezzato dopo Draghi. Resterà leale al governo?
«Nella maggioranza c’è una fase di tensione tra forze eterogenee, ma c’è anche un malessere diffuso in buona parte del Paese. Spetta al governo e alle forze responsabili dialogare con i cittadini che rifuggono la violenza, ma vivono con angoscia e preoccupazione questa ripartenza».

Alla luce delle proteste il green pass è stato un errore?
«No. Solo che con i cittadini bisogna dialogare e spiegare che essendo il primo Paese occidentale ad aver attivato il lockdown abbiamo dovuto introdurre il green pass sui luoghi di lavoro per uscire prima dalla pandemia. Abbiamo un debito pubblico molto alto, dobbiamo ripartire in modo vigoroso».

Darà battaglia per difendere le misure simbolo del Conte I, Quota 100 e reddito?
«Ho sentito Draghi, il reddito verrà rifinanziato e modificato in base alle nostre proposte. Noi siamo leali al governo, ma non abbiamo firmato assegni in bianco. Non staremo “zitti e buoni” se si tratta di difendere i nostri valori. Partiti e movimenti sono l’anima della democrazia, non un fastidioso rumore di fondo».

È insofferente al metodo Draghi?
«Pretendiamo il rispetto degli impegni».

Punterà i piedi per il ritorno del cashback, che Draghi aveva sospeso con l’impegno di riprenderlo a gennaio?
«Il cashback può essere rivisto, ma è importante per la digitalizzazione dei pagamenti e il contrasto all’evasione. Le nostre non sono bandierine, prova ne sia la proroga del superbonus che vale 12 miliardi di Pil all’anno. Quanto a Quota 100, non ha retto l’analisi costi/benefici sulle casse pubbliche, per cui la soluzione migliore è puntare a meccanismi di pensionamento anticipato graduati sulla diversa gravosità del lavoro».

Con il dem Bettini ha concordato la linea sulla durata della legislatura? Draghi al Colle e voto anticipato?
«Il totonomi rischia di diventare una distrazione per l’azione del governo. Il M5S continua a lavorare per contrastare il caro bollette, proteggere famiglie e imprese in difficoltà, garantire una efficace attuazione del Pnrr. A tempo debito daremo il nostro contributo per eleggere una personalità di alto valore morale, che garantisca al meglio l’unità nazionale».

È un no a Draghi?
«E un no a chi tira Draghi per la giacca. Lo spingono al Quirinale, lo vincolano a rimanere sino a fine legislatura, lo proiettano oltre il 2023. Tutto e il contrario di tutto».

Non è chiaro se il M5S sia disposto a votarlo, vista la paura del voto anticipato.
«Il M5S non pensa alle proprie convenienze ed è per questo che non vogliamo contribuire a distrarre il governo: c’è da fare la riforma del fisco, delle pensioni, degli ammortizzatori sociali, del salario minimo…».

Vede il rischio che Draghi finisca impallinato dai franchi tiratori, anche del M5S?
«Il percorso parlamentare andrà preparato con cura».

Nel M5S voterebbero Berlusconi pur di non andare alle urne?
«A Berlusconi faccio gli auguri per la recente assoluzione a Siena, ma non è lui il candidato del M5S al Quirinale».

È pronto a far parte di un fronte repubblicano che argini la destra sovranista di Salvini e Meloni, magari per sostenere Draghi premier fino al 2023 e oltre?
«Questo è un governo di unità nazionale, pensare adesso di proiettarne l’azione oltre il 2023 è un azzardo. A tempo debito avremo le elezioni e mi auguro portino un solido governo politico costruito sulla maggioranza indicata dagli italiani, come avviene in tutte le democrazie occidentali».

Nelle città il Pd avrebbe vinto anche senza i vostri voti. L’alleanza resta strategica, o teme di finire fagocitato?
«A Napoli siamo stati promotori del patto che ha portato alla vittoria di Manfredi. Il M5S ha una storia di innovazione della politica e una prospettiva di trasformazione della società non compatibili con funzioni ancillari. Il dialogo con il Pd deve muovere dal riconoscimento della reciproca dignità e autonomia».

Renzi e Calenda lavorano a un’alleanza che escluda il M5S.
«Vedo tanta agitazione al centro, ma i sondaggi non premiano questo attivismo. L’Italia non può rischiare di essere nuovamente ostaggio di chi vive la politica come dimensione personalistica in base a slanci narcisistici. La stabilità di governo è un valore determinante. Dalle parti di Renzi e Calenda soffia un forte vento di instabilità».

Sì o no a una legge proporzionale?
«Siamo aperti al confronto, non vedo male un proporzionale con soglia al 5% e sfiducia costruttiva. Garantirebbe autonomia alle forze politiche e stabilità ai governi».

Dopo la nomina dei 5 vicepresidenti c’è chi paventa una scissione di qualche decina di parlamentari del M5S. Come pensa di evitarla?
«Qualche dispiacere a fronte della nuova squadra è comprensibile, ma ci sarà molto spazio nei nuovi organismi per chi vuole impegnarsi a cambiare il Paese in meglio, senza egoismi, lamentele e personalismi».

È vero che Grillo vuole sostituirla con Di Maio?
«Grillo e Di Maio li sento entrambi. Chi ci vuole disuniti resterà a bocca asciutta. Sarebbe suicida per tutti, dopo il grande lavoro preparatorio, distruggere un nuovo corso che è appena iniziato e ha bisogno di tempo».

E se Raggi prova a scalare il M5S? Se Di Battista fonda un nuovo movimento?
«La comunità del M5S è piena di valori e persone che si rimboccano le maniche. Raggi è nel Comitato di garanzia. Di Battista è una persona che stimo e non escludo che in futuro si possa ancora fare della strada insieme».

Ha rinunciato a correre per il seggio di Gualtieri?
«Non abbiamo fatto valutazioni su questo seggio».

5 replies

  1. “Renzi e Calenda lavorano a un’alleanza che escluda il M5S.
    «Vedo tanta agitazione al centro, ma i sondaggi non premiano questo attivismo.
    L’Italia non può rischiare di essere nuovamente ostaggio di chi vive la politica come dimensione personalistica in base a slanci narcisistici… ”
    Come segare le gambe con garbo… 😆
    È un diplomatico nato! Ma gliele canta…

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  2. L’unico “piano B” che non sia il berlusconismo e’ quello in cui Conte dice o cosi’ o pomi’.

    Secondo voi:

    – quanti punti “inderogabili” sono rimasti a Conte per immolarsi*?

    – in quale maniera il suddetto invece abbozzera’?

    – quale precedente, ed ingoiato, inculamento gli verra’ rinfacciato quando cerchera’/pretendera’/richiedera’ di alzare la voce**?

    * mica qualcuno crede che Draghi dica no a Salvini e si’ al Riciclo del Beppe?
    **essendo il Conte che e’ l’idea di “battere i pugni sul tavolo” si esclude a priori

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  3. Se gente del genere riceve cosi’ tanto interesse:

    … vuol dire che il Pastorale Colla Pupu’ e’ consistente con il livello di civismo e intelligenza di chi se la beve,

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  4. Opere faraoniche o manutenzione dell’esistente con misure adeguate per fare fronte al dissesto idrogeologico, da nord a sud? L’apertura da parte di parte del M5* per la costruzione del ponte sullo stretto è stata una delle numerose componenti che mi hanno portato ad avversare il cosiddetto nuovo corso. Io non voterò questo m5*.
    Io non appoggerò in nessun modo la riesumazione del bipolarismo, fatelo voi questo atto di necrofilia.

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