Il M5S vince se va da solo (con le civiche e senza Pd)

Chi sale e chi scende. Come nel 2016 Altro che Ulivo 2.0: i risultati delle Comunali dicono che il Movimento funziona se pesca a destra e sinistra. Il Pd che trionfa e che torna a parlare di nuovo Ulivo o comunque di coalizione larga, i Cinque Stelle che stanno a guardare e Giuseppe Conte che nel post di lunedì sera i dem neanche li cita.

(di Luca De Carolis – Il Fatto Quotidiano) – Il Pd che trionfa e che torna a parlare di nuovo Ulivo o comunque di coalizione larga, i Cinque Stelle che stanno a guardare e Giuseppe Conte che nel post di lunedì sera i dem neanche li cita. I ballottaggi dei giallorosa sono stati innanzitutto questo, facce e toni opposti per due partiti alleati ma non sempre. Ma a botta meno calda il dopo urne del M5S racconta anche molto altro.

Per esempio che nei pochi Comuni dove il Movimento ha (ri)vinto con i propri sindaci uscenti, di apparentamenti formali non ne ha fatti, neppure con il Pd, e neanche dove i dem hanno annunciato il loro sostegno per il 5Stelle di turno. Ha vinto con i propri candidati, appoggiati solo da liste civiche. È accaduto a Pinerolo, in provincia di Torino, dove i dem hanno garantito appoggio al grillino Luca Salvai, ma precisando che sarebbero rimasti “all’opposizione”. E lo stesso è successo anche a Ginosa (Taranto), dove il 5Stelle Vito Parisi ha battuto il centrodestra anche con i voti dei dem e degli altri partiti di centrosinistra, ma senza accordi formali.

Invece a Noicattaro vicino Bari, l’uscente Raimondo Innamorato ha rivinto battendo proprio i dem, avendo a supporto del M5S solo una sua lista civica. Poi c’è Castelfidardo (Ancona), dove Simone Ascani è stato riconfermato con quasi il 60 per cento, contro una candidata di centrodestra. Anche in questo caso il M5S correva assieme solo a una lista civica. Città e storie diverse, ma il risultato finale è sempre quello. E per certi versi si torna allo schema del 2016, quando il Movimento si prese Roma e Torino in solitudine, pescando da sinistra come da destra. La stessa formula con cui i 5Stelle espugnarono Livorno e Carrara e conquistarono la provincia di Roma, da Civitavecchia a Genzano fino a Guidonia. La novità, per il M5S del 2021, sono le civiche. “Sui territori andiamo meglio aprendoci alla società civile piuttosto che con i partiti” sussurra un big. Non può essere una regola, perché ci sono città dove l’alleanza formale tra Pd e M5S ha funzionato. Come a Isernia, uno dei dieci capoluoghi in gioco, e a Cerignola, vicino Foggia. Un’altra bandierina nella Puglia che è rimasta un fortino del Movimento, nonostante il Tap e l’Ilva. Tutt’altra storia in Emilia Romagna, dove il M5S ha perso Cattolica, proprio contro il Pd. E poi comunque ci sono i sospetti. Quelli di diversi 5Stelle, secondo cui i dem hanno chiesto e ottenuto sempre aiuto elettorale dal Movimento: ma talvolta senza ricambiare il favore.

Il caso che ha più fatto arrabbiare i grillini è quello di Marino, vicino Roma, dove il sindaco uscente Carlo Colizza, stimatissimo nel M5S, ha perso al ballottaggio per 500 voti contro il centrodestra. Dal Movimento accusano apertamente il Pd di non averlo votato. E c’è rabbia anche per il voto nel VI Municipio di Roma, quello che comprende periferie come Tor Bella Monaca e Torre Angela, dove i dem dovevano sostenere la grillina Francesca Filipponi. Ma ha vinto il centrodestra, di netto. L’unico successo su 15 municipi, sufficiente per alimentare altri cattivi pensieri. Anche se la direzione del nuovo corso di Conte resta quella, verso sinistra. Con qualche paletto, magari. Così ecco il veterano Stefano Buffagni: “Nuovo Ulivo? Non credo che vecchie alchimie possano ancora funzionare. Il nostro campo ormai è quello, ma i matrimoni non vanno forzati, piuttosto costruiti sulle proposte”.

Potrebbe essere una buona indicazione per Conte, che prima di varare la nuova segreteria vorrebbe prima nominare i nuovi capigruppo, Alfonso Bonafede alla Camera ed Ettore Licheri in Senato. Ma a Montecitorio Davide Crippa scade in dicembre e va convinto a dimettersi. Sostenuto anche da Beppe Grillo, ha chiesto altro tempo. Ieri sera una riunione (“vivace”, dicono) del Direttivo si è conclusa con un nulla di fatto. Conte ha chiesto a tutti i membri di lasciare. Ma il nodo è sempre Crippa. Solo dopo arriveranno i vicepresidenti, “tra i 4 e i 6” dicono dai piani alti.

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7 replies

  1. ma lo si vuole capire o no che l’elettore tipo dei 5 stelle è diverso da quello del PD. Il primo non si fida piu di deleghe in bianco al politico di turno e vuole la democrazia diretta e il rispetto assoluto del principi e del bene pubblico, quello del Pd crede ancora nel Leader che guidera il popolo verso la luminosa vittoria anche a costo di un po (tanto) farsi gli interessi propri ( si fa ma non si dice), poi ci sono gli elettori delusi, sfiduciati e schifati dal sistema politico in generale ed infine i menefreghisti cronici. Se il movimento torna a distinguersi e ai principi fondanti puo catalizzare il proprio elettorato e anche un po dei delusi, senno si autodistruggera e quel bacino elettorale andra perso. E questo non fa bene neppure ad una possibile alleanza di centrosinistra.

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  2. Sono corsi a Napoli per festeggiare la vittoria del candidato pd e hanno piantato in asso una donna eccezionale come Virginia Raggi, una lottatrice che esprime tutta la essenza di un vero 5*.
    Temo che il m5* si sia volontariamente posto in un piano inclinato, e la velocità è già folle.

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  3. L’alleanza di centrosinistra ha senso se il m5s recupera certi valori irrinunciabili.Un esempio : difesa totale del reddito di cittadinanza.Non come è successo con la schiforma Cartabia dove si è accontentato delle briciole.Se continua a cedere è destinato all’estinzione o al massimo a diventare puntello di un governo che trivellera’ mari e monti e lascerà prosperare la corruzione.Sotto traccia ma nemmeno tanto

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  4. Ammesso e non concesso che qualcuno si fidi ancora… Ormai il treno è passato, l’occasione l’hanno avuta con il Conte 1. Poi il PD li ha fagocitati.

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