Covid, il direttore dell’Oms: “L’ipotesi del laboratorio non è esclusa, indaghiamo sull’origine”

(Danilo Taino – corriere.it) – Il summit del G20 alla fine di ottobre in Italia discuterà della campagna di vaccinazione globale. Quali sono le maggiori questioni da affrontare? E le sue aspettative?
«L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) sta invitando i Paesi del G20 a un’azione urgente per vaccinare il mondo e a prendere l’impegno di raggiungere gli obiettivi che l’Oms ha stabilito. I target sono la vaccinazione del 40% della popolazione di tutti i Paesi entro la fine del 2021 e del 70% entro la metà dell’anno prossimo. Per raggiungere l’obiettivo di quest’anno, abbiamo bisogno di due milioni di dosi per i Paesi a basso e molto basso reddito, adesso. Invitiamo tutti i Paesi con dosi in eccesso a donarli ora e a scambiare le tempistiche di fornitura con Covax e Avat (la coalizione che si occupa della campagna globale e il fondo africano per la vaccinazione, ndr). Ma i Paesi del G20 possono fare di più per aiutare tutti i Paesi a raggiungere i target di vaccinazione equa, coordinandosi con Covax e Avat e spingendo i produttori di vaccini a dare priorità a Covax e Avat e a rispettare i contratti. Finora, Covax ha ricevuto solo il 9% delle forniture da contratto. Avat ha ricevuto solo l’1%. Inoltre, i Paesi del G20 possono adempiere alle promesse di donazione, sostenere gli sforzi per aumentare la produzione ed eliminare le barriere all’export e al commercio».

Quindi i Paesi ricchi non hanno fatto abbastanza. Nemmeno facilitato la distribuzione in aree difficili? Qual è la sua opinione sulla campagna di vaccinazione per la terza dose nei Paesi sviluppati? Dovrebbe essere ritardata?
«I Paesi ricchi non hanno fatto abbastanza per vaccinare il mondo equamente. Ci sono stati alcuni sviluppi positivi ma chiaramente devono fare di più. Ci sono state alcune positive dimostrazioni di sostegno, incluse recentemente quelle del presidente Biden e di altri leader durante il Global Vaccine Summit organizzato dagli Stati Uniti durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ringrazio gli Stati Uniti e l’Amministrazione del presidente Biden, in particolare per la generosità e la leadership mostrata nell’avere fornito due terzi dei 120 milioni di dosi ricevute finora dalla Covax. Gli impegni, da soli, non salvano vite, non fermano la trasmissione, non immunizzano le persone, non aumentano la capacità manifatturiera e non preparano il mondo a prevenire le emergenze sanitarie del futuro. Quel che serve ora è l’impegno a svoltare verso azioni immediate per terminare equamente la pandemia. Per assicurarci che i Paesi a rischio riescano a raggiungere gli obiettivi di vaccinazione, dobbiamo fare tutto ciò che possiamo per accrescere l’accesso alle dosi. Un modo per farlo è mettere in attesa i programmi di richiamo. Invece di vaccinare coloro che sono già vaccinati dobbiamo vaccinare coloro che corrono il rischio più alto, se vogliamo migliorare le nostre chance di fermare lo sviluppo di nuove varianti e prevenire il continuo espandersi della pandemia. L’Oms ha già chiesto una moratoria sui richiami, a eccezione delle persone che sono immunocompromesse, almeno fino alla fine di quest’anno per supportare gli sforzi di rifornire quei Paesi dove molte persone non hanno nemmeno ricevuto la loro prima dose. Ma molti Paesi non stanno rispettando tutto ciò. Recentemente ci siamo incontrati con più di 200 esperti sulla questione dell’uso dei booster (i richiami). Non c’è consenso tra gli esperti sulla loro necessità. D’altra parte, al momento non c’è prova conclusiva che l’efficacia del vaccino Covid-19 contro gravi sintomi e morte si riduca significativamente nel tempo. I vaccini sono rimasti efficaci a prevenire la malattia grave e la morte. Le raccomandazioni dell’Oms sui richiami saranno guidate dalle prove scientifiche, che stanno ancora evolvendo, e sono sotto attiva revisione dello Strategic Advisory Group of Experts dell’Oms”.

Quanto è preoccupato della situazione in Africa? E cosa fa l’Oms nel continente?
«Sono molto preoccupato, data la vaccinazione nel continente che è meno del 4%, mentre in molti dei Paesi più sviluppati i tassi di vaccinazione sono ben sopra al 50%. L’Oms, in solidarietà con partner, ha già intrapreso, e continua a promuovere e a sviluppare, molte misure di sostegno in Africa, incluse quelle attraverso la struttura Covax e incluso il nostro sostegno all’iniziativa African Vaccine Acquisition (Avat) dell’Unione Africana. Finché la distribuzione ineguale dei vaccini continua globalmente, persisterà la vera minaccia che emergano più varianti infette di Sars-Cov-2, di conseguenza mettendo a rischio le popolazioni già vaccinate e coloro che non hanno ancora ricevuto la prima dose».

Ci sono vaccini che sono più facili di altri da distribuire nei Paesi poveri? Ci può dire quali vaccini sono più usati in questi paesi? E quali sono i colli di bottiglia maggiori?
«I vaccini più facili da distribuire sono quelli che hai – non puoi mettere nel braccio i vaccini che non hai. 56 Stati membri dell’Oms non hanno raggiunto il 10% dell’obiettivo di copertura perché non hanno le forniture. Tempistiche di fornitura imprevedibili a Covax e Avat significano che è molto dura per i Paesi pianificare e preparare le loro campagne di vaccinazione, incluso per i vaccini che sono più difficili in termini di necessità della catena del freddo. Molti Paesi con poche risorse – in Africa e nel mondo – hanno capacità di assorbimento quando c’è una fornitura stabile. Questi sono Paesi con sistemi di immunizzazione ben rodati, li hanno usati per decenni per proteggere le persone contro un ampio ventaglio di malattie prevenibili con i vaccini. Attraverso il lavoro di Covax, l’Oms e i partner continuano a sostenere i Paesi affinché siano pronti alla campagna di vaccinazione, inclusi i prodotti necessari alla catena ultra-fredda».

Pensa che il volume della produzione mondiale di vaccini sia sufficiente. Sospendere i brevetti si sta dimostrando difficile. Non pensa che il miglior modo di procedere e di produrre nei Paesi poveri sia attraverso accordi tra le imprese farmaceutiche?
«No, la produzione non è sufficiente a soddisfare la portata delle esigenze globali. Ma chiaramente il potenziale c’è. Raggiungere gli obiettivi dipende dagli impegni che si prendono, dagli investimenti e dall’azione. Non dobbiamo risparmiare alcuno sforzo per affrontare gli sbilanci della capacità produttiva e per aumentare le forniture ai Paesi a basso reddito: ciò può essere fatto rimuovendo tutte le barriere all’estensione della manifattura incluso il derogare alla Proprietà Intellettuale, liberando le catene di fornitura e il trasferimento di tecnologia. Per questo stiamo puntando a una serie di misure precise disegnate per aumentare la produzione. Abbiamo bisogno di rafforzare la catena globale di fornitura. Dobbiamo sospendere i brevetti, ci sono disposizioni preparate per affrontare crisi sanitarie senza precedenti. Perché abbiamo queste disposizioni, sotto i Trip (deroghe eccezionali presso la Wto, ndr), se non le usiamo ora. Accordi possono essere fatti con le potenze farmaceutiche per aumentare la produzione per le Nazioni che ne hanno bisogno. I Paesi del G20 possono sostenere l’obiettivo di derogare ai brevetti. I produttori dovrebbero sostenere il trasferimento di tecnologia per un periodo di tempo limitato per prodotti selezionati, come i vaccini e i trattamenti che si sono dimostrati sicuri ed efficaci. Non vogliamo minare l’innovazione e i Paesi del G20 possono incentivare i produttori a condividere brevetti e tecnologia».

Alcuni scienziati, soprattutto nel Regno Unito, prevedono che la Covid-19 si declassi a un semplice raffreddore in un futuro vicino. Cosa si aspetta?
«E’ difficile dirlo, considerando ciò che abbiamo osservato negli scorsi due anni. Ma una cosa di cui siamo sicuri è che questo virus starà con noi per il futuro prevedibile e manterrà il potenziale di continuare a evolvere. In questo momento siamo anche incerti sulla potenza delle varianti future. Allo stesso tempo, abbiamo vaccini che si sono dimostrati efficaci a prevenire la malattia seria e la morte, dunque riducendo i costi umani e socioeconomici che abbiamo affrontato sin da quando la Covd-19 è emersa. La promessa offerta dai vaccini sta permettendo al mondo di iniziare a riaprire. Ma può riaprire pienamente quando la copertura è alta».

Vede all’orizzonte anche una cura seria per la Covid-19, al di là dei vaccini?
«Ci sono molti sforzi in corso per trovare una cura, incluso il Solidarity Trial dell’Oms. Finora, l’Oms ha raccomandato i seguenti farmaci per trattare i pazienti in condizioni severe e critiche: corticosteroidi come il dexamethasone, l’Interlukin-6 recettore e alcuni anticorpi monoclonali. Sappiamo anche che alcuni anticoagulanti e ossigeno sono medicinali salvavita per i pazienti in situazioni serie. Trattamenti per la Covid-19 iniziale stanno lentamente diventando disponibili. Recentemente, l’Oms ha raccomandato lo stesso cocktail di anticorpi monoclonali (casirivimab/imdevimab) per i pazienti con sintomi lievi o moderati che hanno il maggiore rischio di malattia seria, in quanto riduce la necessità di ospedalizzazione. Sarebbe meraviglioso se diventassero disponibili altre opzioni per trattare i pazienti e prevenire il progredire della malattia. E mentre conduciamo studi su nuovi farmaci, stiamo anche combattendo per avere accesso ai farmaci che ci sono. Un farmaco può salvare una vita solo se raggiunge il paziente. L’Oms si sta confrontando con i produttori e le autorità nazionali su basi quotidiane in questo senso».

Possiamo prevedere quando, più o meno, l’Oms dichiarerà la fine della pandemia?
«L’Oms non dichiara una pandemia, la pandemia è semplicemente una caratterizzazione della situazione. Stiamo ancora vedendo la diffusione globale della malattia che continua a mettere sottosopra la nostra salute, i sistemi sanitari, le economie e le società. Questa è ancora molto una pandemia. In base alla legge internazionale, io ho l’autorità di dichiarare un’Emergenza di Sanità Pubblica di Interesse Internazionale, cosa che ho dichiarato il 30 gennaio 2020. Questo è l’allarme internazionale più elevato. Ogni tre mesi, da allora, un comitato di esperti internazionali si è riunito per esaminare la situazione e per consigliare se l’epidemia è ancora un’Emergenza di Sanità Pubblica di Interesse Internazionale. Finora, questo chiaramente rimane il caso».

L’Oms sta dando consigli al mondo sulla necessità di essere preparati per la prossima pandemia?
«Sì, il mondo deve essere meglio preparato per prevenire e per rispondere alla minaccia di malattie infettive di potenziale pandemico ed epidemico. La Covid-19 ci ha mostrato che la nostra preparazione avrebbe potuto essere molto migliore. E’ per questa ragione che l’Oms ha lanciato una serie di nuove iniziative per proteggere meglio il mondo dalle minacce future. Per esempio, l’Oms e il governo della Germania hanno lanciato il 1° settembre il Who Hub for Pandemic and Epidemic Intelligence Surveillance a Berlino. La missione del nuovo hub è fornire al mondo dati migliori, analisi e decisioni per individuare e rispondere alle emergenze sanitarie. In linea con la nostra richiesta ai Paesi di impegnarsi, al livello politico più alto, per prevenire future pandemie, dozzine di governi hanno lanciato un processo per considerare un accordo internazionale, un compact o un trattato per rafforzare la collaborazione globale sulla prevenzione e sulla lotta alle pandemie e alle epidemie. Questa proposta ha ricevuto un sostegno esteso nel mondo, incluso dall’Italia che è stata tra i Paesi i cui capi di Stato e di governo hanno co-firmato la richiesta di questo strumento legalmente vincolante per proteggere meglio il mondo. Una sessione speciale della World Health Assembly dedicata a questo soggetto inizierà il 29 novembre 2021».

Sull’origine della pandemia c’è ancora nebbia. Avremo mai certezze su questo? Sta pianificando qualche nuova indagine?
«Dobbiamo fare tutto ciò che possiamo per capire meglio le origini di questa pandemia. Ci sono state numerose missioni in Cina per capire meglio i primi casi di pandemia e raccomandare studi ulteriori, dei quali c’è urgente bisogno. In agosto, l’Oms ha formato il Sago, Scietific Advisory Group for the Origins of Novel Pathogen, per fare consulenza all’Organizzazione su considerazioni tecniche e scientifiche riguardanti le origini di patogeni emergenti e riemergenti di potenziale epidemico e pandemico – incluso il Sars-Covid-2. Questo gruppo è stato costituito per consigliare l’Oms su una cornice di studi che possono essere usati ogni volta che emerge un nuovo o sconosciuto patogeno ad alta minaccia. Il Sago sarà composto da un ampio numero di esperti internazionali di diverse discipline che agiranno a livello personale. Un’ulteriore responsabilità del Sago sarà quella di stabilire lo stato collettivo e corrente degli studi sulle origini del Sars-Covid-2 e consigliare l’Oms sui prossimi passi critici. Tutte le ipotesi devono continuare a essere esaminate, dalle ipotesi della trasmissione da animale a quella della fuoriuscita dal laboratorio, la quale non è ancora stata categoricamente esclusa. Sin dall’inizio, l’Oms ha consistentemente chiesto un processo scientifico pienamente aperto e trasparente per capire i primi giorni della pandemia. E’ importante ricordare che gli studi sulle origini del virus sono questioni per la scienza; sono difficili da intraprendere e richiedono tempo. Ma abbiamo visto altri fattori, inclusi quelli politici, influenzare gli sforzi e intralciare la nostra capacità di fare progressi e ottenere risposte. Io elogio l’Italia per quello che ha fatto a sostegno degli studi collaborativi e basati sulla scienza. Numerosi ricercatori italiani stanno collaborando con altri laboratori in Europa per meglio capire le prime risultanze dei campioni del 2019. Ciò che è encomiabile della condivisione italiana dei suoi campioni è che l’unico dibattito che ha creato sia stato quello scientifico, non uno politico polarizzante. Come l’Italia ha dimostrato, non c’è spazio per la politica nel perseguimento della scienza: raccogliere e analizzare le prove e i dati dev’essere la norma».

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2 replies

  1. di tutto quello che c’è scritto il sunto, per chi ha fatto il titolo tra l’altro sbagliato, sarebbe
    “origine del Sars-Cov-2 (il covid-19 è la malattia non il virus e si cerca l’origine del virus non della malattia)
    non lo sappiamo, ma il laboratorio non è escluso”
    pure che sia originato da casa del titolista non è escluso, io indagherei

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