Bonaccini: “Il M5S decida da che parte stare: lo misureremo sui fatti, non sulle chiacchiere”

(Claudio Bozza – corriere.it) – Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna: ha già brindato o aspetta i ballottaggi di Roma e Torino?
«La vittoria del Pd e del centrosinistra è stata netta al primo turno e sono fiducioso anche per i ballottaggi. Guai però a pensare di avere già vinto, perché si parte sempre da zero a zero. Certo però che abbiamo presentato candidati preparati sostenuti da coalizioni larghe. La destra ha deciso invece tutto da Roma pensando più al derby tra Salvini e Meloni, che ai territori».

Davvero una vittoria piena? L’astensione è stata forte anche tra la vostra gente.

«Se guardo ai flussi, è stata soprattutto la debolezza della proposta della destra a tener lontano dalle urne molti elettori. È però vero che esiste una distanza dalla politica e dalle istituzioni che va recuperata. E in ogni caso quei cittadini non sono spariti: se troveranno alle politiche un progetto convincente lo sosterranno. Spetta a tutti provarci e al centrosinistra non illudersi di aver già vinto».

Fino a poche settimane fa il Pd era in posizione di subalternità al M5S. Ora il rapporto è ribaltato. Lei alle regionali ha sconfitto la Lega senza il Movimento: alle politiche è uno schema replicabile o sono alleati essenziali?

«Alle regionali cercammo il confronto col M5S ma di fronte al loro rifiuto ci rivolgemmo direttamente ai loro elettori, che seppero scegliere. Questo per me significa essere aperti e non subalterni. Da allora il Movimento ha abbandonato posizioni populiste, scegliendo una collocazione europeista e progressista. Posizione ribadita con chiarezza da Conte. Se confermeranno questa impostazione saranno naturali alleati di un nuovo centrosinistra allargato».

Però ora come fate a fidarvi di un alleato che in due ballottaggi chiave come Roma e Torino non sostiene i candidati del Pd e al primo turno era un avversario?

«Tocca a loro decidere da che parte stare. In alcune importanti città, in primis Napoli e Bologna, si sono già schierati col centrosinistra e, insieme, la vittoria è stata netta. Dopo il primo turno Conte ha detto “mai con la destra”. Ora chi vuole davvero lavorare a costruire uno schieramento riformista e progressista alternativo alla destra sovranista può dimostrarlo nei fatti. Misureremo su quello, sui fatti e non sulle chiacchiere».

Con questo Pd versione «Nuovo Ulivo» sembra essere scoppiata una insolita pace nel partito: con il segretario Letta cosa è cambiato rispetto alla gestione Zingaretti?

«Letta sta facendo bene. Il Pd sta lavorando ad un’agenda che tenga insieme i diritti delle persone e quelli sociali ed economici: lavoro e sviluppo sostenibile, scuola e sanità territoriale, innovazione e trasformazione digitale. C’è una consonanza forte col lavoro di Draghi e con l’agenda europea. Non è un caso che esplodano le contraddizioni interne sia alla destra italiana che a quella europea».

Lei a quale corrente è iscritto?

«A nessuna. Il pluralismo e il confronto interno devono servire a costruire una visione condivisa e una proposta forte sulle grandi sfide che abbiamo davanti, dalla transizione ecologica alla trasformazione digitale, da un nuovo patto tra lavoro e impresa ai diritti delle persone. Se vogliamo arrivare pronti alle politiche, la stagione dei personalismi e delle divisioni va archiviata: ripeto, la destra ha subito una batosta ma non è né sconfitta, né isolata in Europa».

Il nuovo Ulivo di cui Letta si propone come federatore può nascere dal «modello Bologna» con cui Lepore ha stravinto? Crede sia utile a questo progetto la nascita di una nuova forza di centro che aggreghi le varie forze lib-dem?

«Già alle regionali di un anno e mezzo fa ci presentammo con un centrosinistra largo e civico, col quale ora governiamo in Regione (peraltro io a Bologna città presi il 65% col 70% di votanti e senza il M5s). Teniamo insieme la sinistra di Elly Schlein fino ad Italia Viva e Azione, passando per i Verdi e in dialogo costruttivo col M5s. Sia a Bologna che a Ravenna è stato fatto un ulteriore passo avanti includendo il M5s. Ma di fronte ad una destra che svolta verso Meloni, dunque sempre più sovranista e sempre meno europeista, si apre un grande spazio per noi di dialogo con tanti moderati che verso quella destra non ci andranno mai».

Serviranno le primarie per scegliere il candidato premier?

«Costruiamo un progetto nuovo e a quel punto decideremo anche come individuare una leadership coerente e all’altezza della sfida».

Salvini strapperà? Draghi lo vede sul Colle o sarebbe meglio restasse premier?

«Salvini ultimamente fa tutto da solo: strappa e ricuce ogni giorno. Abbiamo la possibilità di realizzare il più grande piano di investimenti dal Secondo dopoguerra: continuiamo a pensare al Paese, non ai destini personali o dei partiti. Chi pensa di barattare il Quirinale col voto anticipato sbaglia sia sul Capo dello Stato che sul bene dell’Italia».

27 replies

  1. Pressing di Toti sull’Ad di Aspi: “Ora devi chiudere i cantieri”

    L’inchiesta – Le nuove intercettazioni agli atti

    (di Marco Grasso – Il Fatto Quotidiano) – “Sblocchiamo le gallerie, teniamo le paratie, non lo so. Devi dare indicazioni rapide per diminuire i cantieri, quelli che non sono obbligatori, quelli che ritieni che non siano, come dire… sensibili per la Procura…”.
    A fine 2019 la Liguria è soffocata dal traffico. Le code sono provocate dai cantieri imposti dal ministero delle Infrastrutture sui viadotti a “rischio crollo”. Ed è questa situazione, soprattutto la perdita di consenso che potrebbe derivarne, a spingere il governatore Giovanni Toti a chiamare Roberto Tomasi, da pochi mesi nuovo amministratore delegato di Autostrade per l’Italia (Aspi). Né Toti né Tomasi sono indagati.
    È una strana telefonata, nonostante la confidenza, i due si danno del tu, in alcuni momenti il tono di Toti, nelle cui competenze non rientra la valutazione della sicurezza autostradale, si fa perentorio: “Incolpano la Regione, non il Mit… – dice Toti – Certo, la gente paga il casello dopo 4 ore di coda e viaggia nella mia regione, qui lo prendiamo nel culo io e te…”.
    Questa conversazione, fino a oggi inedita, viene intercettata il 27 dicembre 2019 dalla Guardia di Finanza. La Procura di Genova da oltre un anno sta indagando sul crollo del Ponte Morandi (43 morti), e su un fascicolo bis che ipotizza la falsificazione sistematica dei report sulla sicurezza. I magistrati hanno scoperchiato una sorta di vaso di Pandora: non solo il viadotto Polcevera, ma buona parte delle opere autostradali italiane casca a pezzi, nonostante valutazioni per anni rassicuranti.
    Per questo, dopo anni di inerzia, il Mit ha nominato un commissario, Placido Migliorino, incaricato di censire le situazioni più allarmanti. L’effetto dei suoi controlli è però devastante: chiusure immediate di viadotti a “rischio crollo” e chilometri di autostrade disseminati interruzioni. Con il fiato sul collo del super ispettore i voti sulla gravità del degrado dei viadotti sono aumentati del 328%.
    A Toti però sembra importare di più dell’impopolarità delle code, alla vigilia di Capodanno: “Non reggiamo, ci vengono a prendere con i forconi – si lamenta –. La gente non ha la percezione che il vero colpevole è il Mit, cosa di cui non mi devi convincere… mia mamma non sa di che cazzo parliamo, sa che è in autostrada, che paga profumatamente, che sta 5 ore in coda, che c’è uno stronzo di governatore che sta qua a dire quanto è bella la Liguria, mentre io ho i figli che piangevano e dovevano pisciare alla corsia d’emergenza”.
    Sarà anche il Mitil “vero colpevole” e Migliorino, di suo, non gode di grande popolarità presso Aspi, dove alcuni dirigenti lo definiscono con scherno “il mastino”. Fatto sta che il tempismo non è molto favorevole alle esternazioni del governatore: tre giorni dopo, il 30 dicembre 2019, sulla tratta ligure crolla la volta della galleria Berté, sulla A26, in pieno giorno. L’incidente, definito nelle prime ore da Autostrade come una caduta di “calcinacci”, si rivelerà ben più serio: dal soffitto della galleria sono precipitate due tonnellate e mezzo di cemento. Solo per un caso non ci sono nuovi morti. Certo è che l’evento sembra rafforzare l’opinione di chi – come i magistrati e lo stesso Migliorino – sta sollecitando un cambio di passo sulla sicurezza. Infatti il caso porta all’apertura di una nuova indagine sulle gallerie.
    Nel corso del colloquio, Toti e Tomasi si scambiano opinioni anche sui pm. Il presidente della Regione spiega di aver avuto un incontro con l’allora procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi: “Ieri ho parlato a lungo anche con Cozzi, che mi dice: ‘In assenza totale del Mit, non è che io ho chiesto di bloccare la Liguria con tutti i cantieri domani mattina… Dico semplicemente cosa esce dalle nostre risultanze e do delle indicazioni’. Poi la scelta, come dire, è di Autostrade, vostra e politica… però il tema vero è che qua dobbiamo alleggerire la situazione…”. Tomasi: “Dài domani ti spiego, non è proprio così… perché lui è una persona di assoluto equilibrio, e io lo riconosco, i suoi sostituti un po’ meno. Quando il direttore di Tronco è andato a parlare, gli ha detto: ‘Se tu non chiudi tutto entro il 7 io ti sequestro tutte le barriere’”. E Toti, ancora: “Teniamole aperte ’ste cazzo di paravento”.
    Il riferimento è alle barriere fonoassorbenti, una vicenda che, un anno più tardi, porterà all’arresto dell’ex Ad di Aspi e Atlantia, Giovanni Castellucci. Erano infatti “attaccate con il Vinavil”, per citare uno dei tecnici intercettati, correvano cioè il pericolo di colpire gli automobilisti quando il vento tirava troppo forte. La soluzione posticcia trovata da Aspi era stata appunto quella di “aprirle”, per abbassarne l’attrito, ma in quel modo non assolvevano più al loro compito, cioè assorbire il rumore.
    Il direttore del Tronco di Genova, Mirko Nanni, è stato iscritto sul registro degli indagati dal pm Walter Cotugno, titolare delle indagini sui falsi. Mentre Massimo Terrile coordina l’inchiesta sul disastro del Morandi, che il prossimo venerdì approderà all’udienza preliminare. “Quando siamo andati dal pm – prosegue Tomasi – abbiamo detto: ‘Guarda, stiamo gestendo col massimo equilibrio. Mettiamo una procedura al vento’. Ma lui ha detto: ‘Non mi fido’. E ora?”. “Checché ne dica Cozzi, ovviamente io non posso pretendere che tu non li faccia, ci mancherebbe altro – dice ancora Toti – ne va della tua sopravvivenza in vita. E ne abbiamo già… come dire… non vorrei trovarmi altri interlocutori…”. Il riferimento è alle dimissioni di Castellucci, nel settembre del 2019, proprio a seguito dello scandalo sui falsi report: “Ogni tanto ci penso – ride Tomasi – e dico, cazzo, potrebbe essere una soluzione, perché mi sono rotto…”.
    Toti era incappato in un’altra occasione nelle intercettazioni dell’inchiesta sul Morandi, nell’autunno del 2018, mentre parlava proprio con Castellucci, in quel momento ancora Ad di Aspi. Castellucci chiedeva a Toti di intercedere con la Lega, allora al governo, per scongiurare la revoca della concessione, in cambio di un intervento di Autostrade per salvare la zoppicante Banca Carige.

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  2. Tutta brava gente con cui il fu mv5* ha deciso di condividerne i benefit,anzi ha pure votato x la riforma cartaria che di fatto assolve tutti questi rapaci stercorari.

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  3. Si si , lo conosciamo la storia, il Movimento va bene come cameriere…. non so Conte come faccia a tollerare l’umiliazione quotidiana, dopo De Luca arriva Bonaccini, ci sarà un limite per mantenere la dignità?

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  4. “Però ora come fate a fidarvi di un alleato che in due ballottaggi chiave come Roma e Torino non sostiene i candidati del Pd e al primo turno era un avversario?”
    Ma con quale faccia si può porre una domanda simile? 🤬
    Con la stessa con cui si estrapola un titolo tendenzioso ed aizzante, suppongo…
    Sempre per la famosa regola aurea: il Pd mette i candidati e il m5s i voti… ma pensa, che divisione equa!👏🏻
    Corriere della serva, non ti smentisci mai.

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    • D’altra parte anche Bersani nel 2013 in streaming: noi facciamo il governo, voi mettere i voti.. dopo quasi 10 anni, ancora non hanno capito (???)..

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      • Non sono d’accordo.
        Bersani chiedeva il “permesso”, la non opposizione ad avviare un governo in cui anche i temi del m5s sarebbero stati trattati, perché condivisi.
        Il m5s era ancora “rustico” e “ruvido”, si è visto dall’atteggiamento durante lo streaming.
        In tempi più recenti, Bersani, apprezzando e la maturazione politica del Mov, ha dichiarato che, in un’occasione simile, avrebbe agito al contrario, dando l’astensione e “lasciando governare loro”.
        Quindi, la sua non era una scelta pregiudiziale verso i 5s tout court, ma era dettata dai tempi… trovava che fosse prematuro…
        Si può essere d’accordo o no, ma non è lo stesso atteggiamento del PD attuale, che pretende di decidere i suoi candidati e ne oppone di diversi a quelli del mov, poi ne chiede i voti.
        Su Roma, erano convinti che la Raggi fosse perdente, ma a Torino?

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    • Lucapas
      Quali cittadini, quelli che hanno votato il mv5s perché portasse un reale cambiamento nelle istituzioni?
      Oppure quei cittadini che con i pdioti hanno un tenero amore e ogni porcheria è perdonata.

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      • Tutti, sia i primi che i secondi che hai detto. Voglio ancora credere che il M5S sia una forza che, nonostante tutto, provi ad andare incontro al paese vero senza interessi di lobby. Vero Il fatto che molti eletti si siano fatti gli affaracci loro, ma da qui a diventare associazione d’affari come tutti gli altri ce ne passa. Ci si arriverà sicuramente, ma ad oggi rimangono alla lunga i meno peggio.

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  5. Purtroppo ora dopo il “draghigrillino” sta’ dalla vostra parte, quella del”rosso” poltrona e del “marron” lingua, per dirla cromaticamente.

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  6. ”’«Alle regionali cercammo il confronto col M5S ma di fronte al loro rifiuto ci rivolgemmo direttamente ai loro elettori, che seppero scegliere. Questo per me significa essere aperti e non subalterni. Da allora il Movimento ha abbandonato posizioni populiste, scegliendo una collocazione europeista e progressista. Posizione ribadita con chiarezza da Conte. Se confermeranno questa impostazione saranno naturali alleati di un nuovo centrosinistra allargato».”’

    Non so voi, ma a leggere queste cose non so da che parte vomitare.

    Ps Bonaccini è anche lui di Predappio?

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  7. Visto? L’onere della prova invertito in un attimo. Chi ha distrutto la sinistra vuole lealtà e chiarezza.

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  8. MOVIMENTO 5 STELLE
    LA SMETTI DI FARTI UMILIARE?
    VUOI DIRE A QUESTI SIGNORI CHE SONO LORO SOTTO OSSERVAZIONE?
    MOVIMENTO CINQUE STELLE
    LA SMETTI DI FARTI UMILIARE?

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  9. Però ora come fate a fidarvi di un alleato che in due ballottaggi chiave come Roma e Torino non sostiene i candidati del Pd e al primo turno era un avversario?

    Come penso sottintenda Anail, questa è una domanda di merda e pure manipolatoria!

    «Tocca a loro decidere da che parte stare. In alcune importanti città, in primis Napoli e Bologna, si sono già schierati col centrosinistra e, insieme, la vittoria è stata netta. Dopo il primo turno Conte ha detto “mai con la destra”. Ora chi vuole davvero lavorare a costruire uno schieramento riformista e progressista alternativo alla destra sovranista può dimostrarlo nei fatti. Misureremo su quello, sui fatti e non sulle chiacchiere».

    La risposta è ancora peggio, da prenderlo a calci in culo!

    Il PD avrebbe dovuto sostenere la sindaca uscente, altro che pretendere il sostegno al loro candidato. Gualtieri si merita di perdere! A questo punto che il risultato delle elezioni sia una lezione a Zingaretti e friends che hanno tirato palate di merda alla Raggi per anni…
    Tanto, essere presi per il culo da uno o dall’altro importa poco.

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    • Ras, perché condannare un’intera città ad un “governo” (mi viene da ridere) di destra, nella fattispecie a guida (qui mi scompiscio proprio) Michetti, quanto di più insipiente, ma anche deleterio si possa immaginare?
      Roma non è un campo di battaglia, è fatta di persone e di luoghi che non meritano tale scempio…

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      • Ci sono state differenze fra le amministrazioni Rutelli, Veltroni, Alemanno? Quali? Parentopoli? Il Mondo di Mezzo (a tal proposito, chi erano i referenti politici di Buzzi? e quelli di Carminati)? Dissesti miliardari nelle partecipate? Grandi eventi con buchi di bilancio ciclopici? Cosa vi fa pensare che stavolta sarebbe diverso? 🙂

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      • Con Alemanno la destra fascista ha ripreso vigore.
        Ecco la differenza: si sentono sostenuti e protetti.
        Esattamente come con la Raggi si sentivano contrastati, loro, i mafiosi, i malavitosi e tutti ciò che volevano tornare ai loro traffici.

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      • Io non l’ho mai fatto, ma, in questo caso, non volendo proprio votare Gualtieri, scriverei Raggi sulla scheda…una valanga di schede nulle non potrebbe passare inosservata e sarebbe un segno.
        Votare Michetti non sarebbe distinguibile come protesta e nemesi, al più inscriverebbe i grillini nella destra.
        Bruttissimo segno, di questi tempi…

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