Tutti al pranzo dell’Ulivo

(Fabio Martini – la Stampa) – Ci siamo, la festa è arrivata al clou, i compagni e gli amici seguono con lo sguardo Pier Luigi Bersani mentre si avvina alla torta, per celebrare i suoi 70 anni. Lui, dopo un discorsetto di tre minuti, passa all’azione e spiazza tutti: ha un ventaglio in mano. Lo agita sopra le 7 candeline e le spegne così, senza soffiarci sopra.

Come misura anti-Covid preventiva. Nel Roof Garden del Palazzo delle Esposizioni gli invitati accorsi per festeggiare l’ex segretario del Pd si sciolgono in un applauso. E, anche se in quel momento nessuno fa in tempo a scattare un’istantanea di gruppo, una carrellata su tutti i presenti restituisce un’immagine a suo modo unica: attorno a Bersani si sono ritrovate – per una volta – tutte le “tribù” della sinistra italiana, che negli ultimi 25 anni si sono avvicendate: divise, affratellate, di nuovo divise.

Col calice in mano, ecco uno vicino all’altro Romano Prodi e Massimo D’Alema, ecco le compagne Livia Turco e Barbara Pollastrini, ecco l'”americano” Walter Veltroni, ecco i “democristiani” Dario Franceschini e Lorenzo Guerini, ecco gli ultimi segretari Enrico Letta e Nicola Zingaretti, ecco i “ragazzi” che oggi si collocano a sinistra, Roberto Speranza, Andrea Orlando, Giuseppe Provenzano.

E c’è anche un drappello di invitati che non appartengono a nessuna delle famiglie del centro-sinistra: i grillini Luigi Di Maio e Roberto Fico, ma anche due ministri come Stefano Patuanelli e Federico D’Incà. Certo, qualche grande assente c’è: Matteo Renzi, Goffredo Bettini e Giuseppe Conte, per fare solo qualche nome.

Anche se l’ex premier M5S era stato invitato. Ma a far notizia non sono gli assenti, semmai i presenti e le loro facce rilassate: due generazioni, due classi dirigenti. I principali leader della generazione dell’Ulivo si sono ritirati dalla vita pubblica già da anni e qualche giorno fa anche il festeggiato ha fatto un annuncio alla sua comunità: «Cinquantasei anni fuori casa bastano a sentirsi realizzato. Non lascerò la politica, quella non si lascia mai. Il seggio sì».

Bersani ha annunciato il suo addio al Parlamento al Fatto quotidiano, una scelta che racconta molto dell’originale tragitto percorso negli ultimi anni da uno dei leader che nel passato è stato a lungo tra i meno demagogici della sinistra italiana. Ma la cifra umana del personaggio, così rara in politica, è immutata e tutti gli invitati sono venuti anche perché gli vogliono bene.

Ecco Massimo D’Alema, che di anni ne ha 72 ma è abbronzato, tirato, guardato con una certa invidia da chi non lo ha mai amato e sfodera humour in pillole: «Non ha ancora ascoltato un discorso, una relazione». E con D’Alema parlotta Romano Prodi, che però tra i capi “comunisti” ha sempre avuto un debole proprio per l’emiliano Bersani.

Il Professore racconta di non aver mai dimenticato che nella grande fuga del 2008, quando il suo governo fu sfiduciato e gli toccò restare cinque mesi a Palazzo Chigi per l’ordinaria amministrazione, due soli ministri gli restarono a fianco: Tommaso Padoa Schioppa e Pier Luigi Bersani.

La festa per i 70 anni, in realtà scoccati una settimana fa, è stata organizzata dai compagni di Articolo Uno e Bersani ha diramato gli inviti.

Oltre ai big ci sono gli amici di una vita – Vasco Errani, Maurizio Migliavacca, Flavio Zanonato, Vincenzo Visco – e quelli degli anni più recenti di Leu come Federico Fornaro e Nico Stumpo. Pranzo in piedi, consumando le porzioni dello chef Alessandro Circiello. Bersani, completo grigio e cravatta rossa, sembra lo sposo, ringrazia, regala un sorriso a tutti e non fa in tempo a scartare tutti i regali. Alcuni personalizzati.

Come quello dello staff: il vinile di Cosa succede in città di Vasco Rossi di cui Bersani è amico e fan. Citazione di Vasco anche sulla torta di compleanno: Eh… già, titolo della canzone che ha fatto da colonna sonora a tante iniziative di Bersani. La festa si conclude con un breve discorso del festeggiato: «A 70 anni si è liberi di dire quello che si pensa e di fare quello che si vuole: per me è cercare una sinistra di governo, sono contento di continuare a provarci in questa compagnia». Ma in mezzo a parole di circostanza altre da interpretare: «Siamo in una fase nella quale serve più coraggio. Serve osare di più».

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2 replies

  1. In dono, Di Maio, Fico, Patuanelli e D’Incà hanno portato l’anima de li mortacci loro. Tra massi e massoni è uno spettacolo!

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  2. Ricordate quando Garganella Bersani diceva ‘chi avvicina il PD a MPS lo sbrano?’

    Oppure quando da ministro, Bersanetor minacciava i dottori che in Emilia affermavano che gli inceneritori facevano male alla salute?

    Ecco, adesso vediamo Di Maio ovunque, ministro degli esteri di se stesso, da De Luca a Bersani tutti son buoni per il gigino nazionale.

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