Governo Draghi e astensione alle stelle: c’è un legame profondo

(Andrea Maggiolo – today.it) – Non stupiamoci dell’astensione record alle elezioni comunali. Il dato dei votanti ieri si è attestato al 54%, ma arriva da lontano: non è un fulmine a ciel sereno. A Torino e Milano è andato a votare un elettore su due. L’affluenza qui si è fermata sotto al 50 per cento, minimo storico. Dieci anni fa a Torino l’affluenza finale era stata del 64%, vent’anni fa 82%. Il dato più alto risale al 1970, quando andò ai seggi il 93% degli aventi diritto. Un’altra Italia, un altro mondo. Votano di più i benestanti oggi: è questo quel che emerge dal dato napoletano e dal dato torinese secondo il sociologo Cristopher Cepernich: “Nelle periferie c’è sfiducia, prevale un senso di non rappresentanza nei quartieri più popolari che oggi si esprime nel non voto”. A Torino e Napoli l’astensione è stata particolarmente profonda nei quartieri di periferia un tempo serbatoio di voti del M5s.

L’astensionismo è un grande problema, non solo italiano: il recente voto per i dipartimenti in Francia ha visto una partecipazione inferiore al 40 per cento. Oggi le persone più deboli, non solo dal punto di vista economico, sono diventate anche le più scoraggiate: vedono la politica come una cosa che non le riguarda, anche quella locale. Occorre recuperare la fiducia ma anche, forse soprattutto, la passione per la politica. Difficile nell’Italia del 2021, in una fase nella quale il governo si presenta quasi ostentatamente come un mero esecutore, al di sopra della normale dialettica politica. Il problema forse è proprio questo: la dialettica politica, vivace, c’è. Non è assente, il confronto tra i partiti politici è spesso aspro e non sempre banale come qualcuno vorrebbe disegnarlo. Ma il punto è che risulta, o almeno sembra, inutile a conti fatti. Perché il premier Draghi va avanti come un treno, azzerando non nei modi, sempre super istituzionali, ma nei fatti, tutti i distinguo. “Le cose vanno fatte perché si devono fare” ha ribadito anche di recente. Ma è una frase ambigua.

La sospensione della politica iniziata di fatto quando Mattarella ha incaricato Draghi al di fuori di ogni “formula politica” è per forza di cose temporanea. Prima o poi il governo deve essere indirizzato da una maggioranza vera e non improvvisata. E’ lecito chiedersi perché mai un cittadino dovrebbe appassionarsi alla politica in uno scenario come quello attuale, nel quale quasi tutti i partiti tendono a confondersi e, spesso di buon grado, si mettono in seconda fila nel governo di un economista che guida l’Italia con il pilota automatico. Un governo che non risponde più ai partiti li condanna all’irrilevanza, quantomeno nella percezione popolare.

A leggere i giornali oggi, pare che i leader politici, a destra e a sinistra, stiano già archiviando il disastroso dato dell’affluenza ai seggi il 3 e 4 ottobre. Come fosse un dettaglio. Qualcuno arriva a sostenere addirittura che, se c’è stata un’astensione così alta, è perché gli elettori hanno fiducia in Draghi, si sentono rassicurati e non hanno l’esigenza di votare. Male, malissimo. L’astensione è il primo partito d’Italia. E attenzione: se succede alle elezioni amministrative è un problema serio, se succede alle elezioni politiche un disastro.

3 replies

  1. Qualcuno arriva a sostenere addirittura che, se c’è stata un’astensione così alta, è perché gli elettori hanno fiducia in Draghi, si sentono rassicurati e non hanno l’esigenza di votare. (cit)

    Ormai vige il “capovolgimento allucinogeno” della realtà….,è arrivato l’avviso di sfratto e “loro” credono che siano gli auguri di Natale.

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  2. Parla, parla, qualcosa resterà…
    Ci sono solo talk in TV, o finto intrattenimento che in realtà pubblicizza il “politicamente corretto”. La7 poi è interamente solo dedicata alla propaganda politica, ed i “sinistri” sono andati là ormai tutti. Alla corte di Cairo.
    Sic transit… ecc… ecc…

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