I clan non cadono per caso

(Gaetano Pedullà – lanotiziagiornale.it) – Nell’epoca in cui basta nominare il Green Pass per sentirci rispondere che è inaccettabile perché nessun italiano può essere discriminato, fosse anche per gravi motivi sanitari, ieri il tribunale di Roma ha riconosciuto che una vera discriminazione esiste da sempre, e con poche eccezioni ha resistito finora. Per motivi insondabili, infatti, solo i siciliani possono essere mafiosi, alla pari dei calabresi ‘ndranghetisti e dei campani camorristi.

Da tutte le altri parti, se si scatenano clan legati da vincoli familiari o da patti di sangue, si fanno esecuzioni, si strozza la povera gente con l’usura e così via con tutti i reati del codice penale, al massimo si è colpevoli di associazione a delinquere semplice. In sintesi, i capobanda si fanno un po’ di carcerazione preventiva e gli altri neanche quello, in attesa di una condanna che lascia tutti in libertà, padroni persino di firmare i referendum ammazza-processi.

Così nei giorni scorsi abbiamo visto Buzzi e Carminati, condannati dopo l’inchiesta sul Mondo di mezzo, sottoscrivere i quesiti di Lega e Radicali, prima di tornarsene a casa propria, in quanto giudicati in Cassazione non colpevoli dell’aggravante mafiosa. Un criterio molto diverso da quello applicato in Sicilia, ma Roma sta in un’altra regione e qui certi metodi sono considerati semplice corruzione. Per questo non era affatto scontato il verdetto pronunciato ieri sera dalla decima sezione del tribunale di Roma nel maxi-processo al clan Casamonica.

Quelli che sono stati considerati per anni boss intoccabili per la prima volta vengono riconosciuti colpevoli di associazione a delinquere mafiosa dedita al traffico di stupefacenti, all’usura, all’estorsione e al traffico di armi. Tutti fenomeni che hanno insanguinato la città di Roma e le sue periferie, allargandosi all’intero Centro-Italia, e che solo negli ultimi tempi si è combattuto veramente, grazie al faro acceso pure dalla politica, con azioni di contrasto costanti come quelle disposte dall’amministrazione Raggi. Chi c’era prima lasciava questi gentiluomini indisturbati nelle loro ville, chi c’è adesso non gli ha dato tregua, ha abbattuto quegli edifici simbolo, e ha aiutato il vento a cambiare. E la differenza già si vede.

6 replies

  1. L’ultima meraviglia di Toti: triplicati staff e stipendi

    Caste all’assalto – Il presidente ligure triplica il suo staff da 400mila euro a 1,4 milioni. Il comitato olimpico va in gita di lusso con il capo del Coni: hotel a 5 stelle, 70mila euro. Spese di Giunta – I membri son passati da 12 della prima consiliatura a 35, i costi da 440 mila a 1,4 mln di euro. E poi c’è lo spin doctor…

    (di Marco Grasso – Il Fatto Quotidiano) – Fotografie di gruppo a confronto, 5 anni dopo. Primo staff della giunta del neoeletto presidente della Regione Liguria Giovanni Toti: 12 collaboratori, 372 mila euro di costi fissi (più altri 70 mila variabili). Anno 2021, dopo la rielezione. La lista è salita a 35. Molti dei vecchi collaboratori hanno beneficiato di aumenti stipendiali ritoccati dopo il voto. Costo del personale, quasi 1,4 milioni. Pippo Rossetti (Pd), ex vicepresidente della Regione, oggi all’opposizione, riassume la situazione così: “Dove prima c’era una persona, ora ce ne sono tre. Credo che la Corte dei Conti dovrebbe valutare la congruità di questi aumenti di spese per il personale. Più figure significa più poltrone e un controllo del territorio maggiore, una potenziale commistione tra istituzioni e politica”.
    il primo passo in questa direzione è di alcuni mesi fa. Quando con un primo intervento sul bilancio ogni nuovo assessore ha avuto “in regalo” un portaborse in più. Una vicenda denunciata con forza da un altro consigliere del Pd, Luca Garibaldi. Gli assistenti del vicepresidente della giunta sono diventati tre, mentre altri collaboratori sono entrati direttamente a far parte della segreteria del governatore.
    Il più pagato, un incarico da 10 mila euro al mese lordi, è il nuovo capo di gabinetto di Toti, Matteo Cozzani, imbarcato il 7 ottobre del 2020. Sindaco del Comune di Porto Venere (La Spezia), è diventato il suo principale riferimento politico, coordinatore della campagna elettorale, al punto da meritarsi un posto che prima non c’era.
    Subito dietro c’è la portavoce del governatore, Jessica Nicolini, stabilizzata come capo ufficio stampa della Regione (da cui è in distacco), la cui retribuzione dalla prima legislazione è raddoppiata, da 4.461 euro a più di 8.846 euro lordi. Altri incarichi si sono aggiunti nel 2021. Ad esempio quello affidato a Carmelo Cassibba, professione tassista, già consigliere comunale di Genova eletto con la lista del sindaco Marco Bucci: 1650 euro al mese per un ruolo di “supporto della segreteria politica del Presidente”.
    Non sono le uniche spese lievitate, denuncia l’opposizione, al punto da richiedere un assestamento di bilancio estivo. Tra le novità introdotte dalla giunta Toti bis ci sono i sottosegretari e le unità di missione, cabine di regia chiamate a riorganizzare settori specifici.
    In questo modo è rientrato dalla finestra Giuseppe Profiti, manager cattolico della sanità (assessorato tenuto ad interim da Toti), già condannato dal tribunale vaticano per lo scandalo dell’appartamento del cardinale Tarcisio Bertone. Profiti gestirà la fase post Covid. Altra novità le dimissioni degli assessori: “Un tempo mantenevano il ruolo di consiglieri – spiega Garibaldi – adesso hanno fatto spazio ai primi 5 non eletti. Solo questa mossa costa 650mila euro in più l’anno”.
    C’è da dire che nel frattempo lo scenario è cambiato: Toti se n’è andato da Forza Italia, e nel 2019 ha fondato un suo partito, Cambiamo. L’esperimento a livello regionale ha sfondato: oltre il 23% dei voti, una prova di forza che ha fatto scricchiolare i rapporti con gli alleati, e in particolare con la Lega.
    Ma se da un lato Cambiamo ha continuato ad accogliere un numero crescente di transfughi berlusconiani (e non solo) in Parlamento, e Toti con 530 mila euro è stato il politico più finanziato dai privati in Italia nel 2020, dall’altro manca il vero salto di qualità nazionale: nel resto del Paese il partito si barcamena nei sondaggi fra l’1 e il 2%. Una buona spiegazione, secondo l’opposizione, per la grande attenzione alla comunicazione: “La giunta Toti investe 2 milioni di euro in pubblicità istituzionale, soldi che spesso finanziano i media e ne minano l’indipendenza – attacca Ferruccio Sansa, candidato del centrosinistra alle scorse elezioni – abbiamo proposto di reimpiegare quelle somme per pagare medici nell’entroterra”.
    Lo staff già numeroso che si occupa a vario titolo della comunicazione del governatore, oltre 15 persone, è integrato da distacchi da altri enti collaterali (come la società in house Liguria Digitale). Mentre sembra essere sfumato, per ora, il progetto di un nuovo ufficio stampa esternalizzato: a gennaio era stato pubblicato un bando per un super consulente d’immagine, bandito sempre da Liguria Digitale, con un budget di 10 mila euro al mese, ritirato senza che se ne sapesse più nulla.
    Un’altra figura importante, sebbene mai sotto i riflettori, è quella di Marco Pogliani, arrivato alla corte di Toti dopo un’esperienza da spin doctor per Beppe Sala, accostato spesso ad ambienti cattolici vicini all’Opus dei. Nella prima legislatura aveva una consulenza per la Regione Liguria pagata con fondi europei, un bando legato proprio a una campagna di sensibilizzazione per progetti finanziati da Bruxelles.
    Nel frattempo ha collezionato consulenze per altri enti liguri: il Comune di Rapallo, a cui ha creato il logo Hello Rapallo (70 mila euro); il Comune di Genova, per cui ha ricevuto altri incarichi; il Teatro Carlo Felice di Genova, che ha creato per lui una figura ad hoc, il responsabile dell’immagine (70 mila euro). Ci sono sue idee dietro a molte campagne degli ultimi anni, fra cui i red carpet.
    A richiesta del Fatto, la Regione Liguria ha spiegato che “Pogliani riceve dalla Regione Liguria un compenso di 60 mila euro per consulenza”.

    Piace a 3 people

  2. Sono di Torino, quindi estraneo alla campagna elettorale. Però visto che si tratta di Roma, direi diamo a Cesare quel che è di Cesare.Sarebbe molto interessante sapere da quanti anni i Casamonica impazzavano per le strade di Roma. Visto comunque il loro livello di radicamento criminale direi molti. Allora mi chiedo pure gli altri sindaci di sinistra cosa hanno fatto. Spero che i romani premino il coraggio di Virginia Raggi.La lotta contro la criminalità delle mafie e la lotta alla corruzione sono fondamentali nella vita politica in generale.

    Piace a 2 people

  3. “Nella prima legislatura aveva una consulenza per la Regione Liguria pagata con fondi europei,”

    Ce lo chiede l’Europa.

    "Mi piace"