Chi contesta la carta ora è un “parassita”

Non si ferma l’ondata di insulti nei confronti di chi solleva dubbi sul lasciapassare. Per Carlo Calenda «lo Stato è fatto dai soldi di chi si vaccina», come se gli altri non pagassero le tasse. Mentre Veronica De Romanis sentenzia: «Non ci sono né pasti né tamponi gratis».


(Giorgio Gandola – laverita.info) – «Parassiti». Mancava l’ultimo passaggio, quello che prevede l’Autan e il Raid, per annientare chi diffida dei vaccini e solleva obiezioni costituzionali sul green pass. Li definiscono «parassiti come cittadini» ai quali togliere i diritti civili. Sergio Abrignani, immunologo del Cts che vaccinerebbe anche i neonati, ha lanciato la campagna d’autunno: «Sono come gli evasori fiscali, pretendono che altri paghino per qualcosa di cui loro poi beneficiano». Ormai l’esercito dei buoni per decreto ha perso la pazienza ed è a un passo dall’insulto supremo: fascisti. Se non ci è ancora arrivato è perché fra gli scettici ci sono migliaia di lavoratori, operai, artigiani, studenti da centro sociale, intellettuali, vale a dire i pastori del presepe laico del 25 aprile.

Meglio parassiti. Dopo i politici piddini, postcomunisti, renziani, forzisti; dopo i commentatori illuminati, gli editorialisti democratici e i bravi presentatori, al club si è iscritto con entusiasmo anche Carlo Calenda, che si è distratto un attimo dalla campagna elettorale romana (parla con la prosopopea di Emmanuel Macron ma è sempre ultimo nei sondaggi) per dire: «Sono favorevole al pass obbligatorio nel luogo di lavoro e contrario all’idea che lo Stato debba finanziare con i tamponi pubblici chi non si vaccina. Lo Stato non è Babbo Natale, ma è fatto con i soldi dei cittadini che si sono vaccinati». Come se gli altri non pagassero le tasse, non avessero le aliquote (anche) al 42%, non facessero la spesa Iva compresa, non avessero il 70% di balzelli sul pieno di benzina, non finanziassero il debito comprando titoli di Stato e non contribuissero con il canone a farsi dare dei parassiti (bel ringraziamento) dai giornalisti Rai.

L’arroganza del pensiero unico allarga sempre di più la forbice. Calenda può bullizzare chi non la pensa come lui
semplicemente perché pascola nel gregge. Facile per lui nascondersi dietro la regola più elementare della dialettica televisiva, roba già vecchia con Marshall McLuhan: «Se non sei in grado di contrastare il ragionamento, demolisci il ragionatore». Così i contrari alla carta verde si svegliano una mattina e, come il Gregor Samsa di Franz Kafka, si ritrovano insetti. Di più: parassiti ed evasori. Ad aggiungere una patina di intellettualismo finanziario a questa urticante definizione è Veronica De Romanis, che va un centimetro oltre la barba di Babbo Natale e in un commento sulla Stampa teorizza che «in economia non esistono pasti gratis, quindi chi lavora deve pagarsi i tamponi». Lo deve fare perché gratis ci sono già i vaccini, quindi se vuole far risparmiare le casse pubbliche non gli resta che vaccinarsi.
L’editoriale ha come bersaglio Maurizio Landini, il segretario della Cgil che spinge (come Matteo Salvini) per un’alternativa meno dittatoriale rispetto all’imposizione del governo di Mario Draghi, nel rispetto delle scelte individuali, della Carta costituzionale e delle tradizioni democratiche occidentali. Ricordiamo che nessun Paese al mondo ha messo un cappio così stretto al collo dei propri cittadini. Alla De Romanis tutto questo interessa praticamente zero. Ciò che conta «è il vincolo di bilancio», «sono le coperture da trovare». Argomenta: «Le spese da affrontare ogni anno non rientrano nella categoria di debito buono (quello che piace a Draghi, ndr). Tale distinzione sembra non essere stata pienamente recepita». Quindi pagatevi i tamponi e state zitti.

La tesi è discutibile per più motivi. Primo: se la pandemia tenderà a affievolirsi grazie ai vaccini – come tromboneggiano dall’alba a notte fonda i virologi da talk show -, è pure possibile che l’investimento sia «one shot» e non debba rientrare nei capitoli di spesa strutturale. Secondo: la richiesta dei tamponi gratis per chi lavora è una diretta conseguenza del pass all’italiana, il più invasivo del mondo; se il governo ha le pezze ai gomiti può sempre tornare indietro. Terzo: è doveroso che sia l’esecutivo a finanziare l’attenuazione politica di una patente illiberale e discriminatoria nei confronti dei cittadini. Per giustificare l’«arrangiatevi», l’editorialista aggiunge che «a fine anno, a causa della crisi pandemica (oltre 200 miliardi di sostegni) il debito in rapporto al Pil dovrebbe attestarsi attorno al 158%. Una percentuale destinata a salire se si include anche la parte di debito europeo. L’Italia è il Paese che ne ha fatto maggior ricorso sia attraverso lo strumento del Next Generation Eu (circa 120 miliardi), sia attraverso quello del Sure servito per sostenere il mercato del lavoro (circa 27 miliardi). Maggiore indebitamento che andrà a pesare sulle future generazioni».

È interessante cogliere un ritorno alla realtà: oggi anche gli euroentusiasti, che avrebbero apparecchiato in tavola pure il Mes, si accorgono che quei denari vanno restituiti. E lo fanno – ma guarda che coincidenza -, quando al centro del dibattito ci sono i tamponi per i lavoratori. Durante il governo di Giuseppe Conte era tutto uno «zitto e incassa», adesso è tutto uno «zitto e paga».

Non funziona così. Se Draghi dovrà negoziare la «golden rule» (lo scorporo del debito buono da quello cattivo) a Bruxelles, lo faccia. Con i più sinceri auguri. È stato lui a dire: «Si fa quel che si deve», a varare un green pass da record del mondo, ad alzare l’asticella fin lassù senza essere Gimbo Tamberi. Ora si infili le Adidas e la salti.

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8 replies

  1. Sappiamo tutti che il green pass è stato messo praticamente per obbligare a vaccinarsi senza però mettere l’obbligo e posso capire i no-vax a cui questo non va giù. Ma che la pandemia sia ora sotto controllo grazie ai vaccini lo dicono i numeri e che, di conseguenza, i non vaccinati beneficiano del “sacrificio” di chi si è vaccinato è quindi un dato di fatto. E’ più che giusto quindi che uno Stato che deve, per costituzione, tutelare la salute dei cittadini, offra gratuitamente il vaccino ma non i tamponi, sarebbe un controsenso. Tu sei libero di non vaccinarti, ma non posso io Stato approvare questa tua scelta e aiutarti anche a perseguirla.

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    • no, è giusto che se uno stato ti dia DUE CONDIZIONI, una delle quali è ‘gratis’ (in realtà no, perché i vaccini lo stato li compra con i NOSTRI soldi), l’altra sia pure gratis, visto che ti COSTRINGONO a scegliere, ma è una scelta iniqua.

      Ricordo che la stessa ‘Europa’ ha emesso una disposizione dove c’é scritto testualmente di NON discriminare chi non voglia vaccinarsi.

      Interrogazioni parlamentari
      PDF 37k WORD 9k
      1 luglio 2021
      P-003399/2021
      Interrogazione prioritaria con richiesta di risposta scritta P-003399/2021
      alla Commissione
      Articolo 138 del regolamento
      Piernicola Pedicini (Verts/ALE)
      Risposta scritta
      Oggetto: Errore di traduzione nel testo del regolamento (UE) 2021/953 “Green Pass”

      ll 14 giugno scorso è stato approvato il nuovo regolamento (UE) 2021/953 il quale definisce, a livello sovranazionale, un quadro di regole comuni, direttamente applicabile in tutti gli Stati europei, per il rilascio di certificati COVID digitali (c.d. “Green Pass”) che potranno essere utilizzati per spostarsi nell’UE.

      Il paragrafo 36 del suddetto regolamento, nella versione in lingua inglese, sottolinea la necessità di evitare discriminazioni verso cittadini europei che non sono vaccinati per necessità di natura clinica, di opportunità, di target group esentato, ma anche verso chi per scelta non è vaccinato; tuttavia nella traduzione del testo in italiano, pubblicato nella Gazzetta dell’UE, quest’ultimo riferimento risulta mancante.

      Può la Commissione indicare:

      1. come è possibile che il medesimo testo ufficiale pubblicato sulla Gazzetta dell’UE appaia con una traduzione in italiano diversa da quella licenziata in inglese?

      2. Se e come intende intervenire per sanare il vulnus del testo in lingua italiana del regolamento (UE) 2021/953 anche al fine di non lasciare spazi per interventi normativi nazionali volti a discriminare chi – legittimamente – decide di non vaccinarsi?

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      • “… se uno stato ti dia DUE CONDIZIONI”
        E’ prorio in questo assunto che il tuo ragionamento non fila: lo Stato non dà due condizioni ma solo una, quella di vaccinarti, anche se poi non ti obbliga. E la discriminazione non c’è, perché col tampone ti offro la possibilità di andare dove vuoi. Le disposizioni, anche quelle mancanti, non parlano di discriminazione economica ma di opportunità e l’opportunità viene data a tutti, anche i non vaccinati. Il tampone però te lo paghi di tasca tua.

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  2. A dire la verità i vaccini sono stati pagati – carissimi – anche da chi non intende vaccinarsi, compresi i milioni per Figliuolo e C., i testimonials, le trasmissioni radio e TV, la propaganda che dura da un anno, i luoghi dedicati,… Tutti soldi “donati” a chi ha ritenuto ( o è stato obbligato) a vaccinarsi da parte di chi non ha usufruito – a torto o a ragione – di quei beni.
    Quindi è l’ esatto contrario: il dono è stato fatto dai Novax ai Sivax che lo hanno ampiamente sfruttato (comprese le dosi da buttare).
    Quindi Calenda, come al solito, avrebbe fatto meglio a tacere.

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    • vero, oggi ho sentito il TG-3 ed era tutto un correre per le vaccinazioni, nessun accenno ai danni da vaccini, per esempio. Per loro non esistono.

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