Cingolani: chi c’è nello staff del ministro della Transizione ecologica

Esperti, veterani dei Palazzi e consulenti. Lo staff del ministro della Transizione ecologica è di tutto rispetto e costa 1 milione di euro l’anno. Eppure Cingolani continua a inciampare sulla comunicazione.

(Stefano Iannaccone – tag43.it) – Una serie di gaffe che lo hanno reso inviso anche nel Movimento 5 stelle, che con Beppe Grillo aveva rivendicato la nomina. E che lo hanno messo sulla graticola con tanto di richiesta di dimissioni avanzata dai Verdi. Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, è sempre più un caso nel governo. Dalla transizione come un «bagno di sangue» agli ambientalisti «radical chic» fino al rincaro delle bollette energetiche a causa della crescita dei prezzi dei permessi sulla CO2, si allunga la serie di gaffe. E dire che il titolare del Mite ha a disposizione uno staff niente male. Una macchina elefantiaca che costa alle casse pubbliche più di un milione di euro, con 200 mila euro destinati proprio alla comunicazione. Il tallone d’Achille di Cingolani.

Cingolani conquista solo renziani e Matteo Salvini

Del resto fin dall’inizio il ministro si è caratterizzato per uno stile alquanto sopra le righe. In un’intervista al Corriere della Sera disse: «la transizione ecologica avrà costi elevati». Poi, tanto per ribadire il concetto, ha sostenuto che la transizione potrebbe essere «un bagno di sangue» perché «per cambiare il nostro sistema e ridurre il suo impatto ambientale bisogna fare cambiamenti radicali che hanno un prezzo». Dichiarazioni che hanno fatto storcere il naso agli ambientalisti. E così Cingolani è andato giù duro parlando, di fronte alla platea della scuola di formazione di Italia viva, di «ambientalisti radical chic e oltranzisti». Come se non bastasse ha rilanciato sul nucleare come possibile risorsa energetica. In questo modo si è preso gli applausi dei renziani, e anche di Matteo Salvini, facendo però venire l’orticaria ai 5 stelle, alla sinistra, oltre alle forze ecologiste. Tanto che Giuseppe Conte ha voluto incontrarlo per un chiarimento. Solo che, nel frattempo, il ministro ne ha combinata un’altra: ha dato la colpa ai rincari delle bollette alle misure ideate dall’Ue per abbattere le emissioni inquinanti.

Lo staff del ministero alla Transizione ecologica
L’inviato della Casa Bianca per il clima John Kerry e Roberto Cingolani a Napoli il 23 luglio (Getty Images).

Al Mite uno staff da (almeno) 1 milione di euro l’anno

Ma come è possibile che Cingolani non riesca a evitare questi scivoloni? Alle spalle, infatti, ha un apparato niente male. L’intero staff costa oltre un milione di euro l’anno. E la cifra sale ulteriormente perché all’appello mancano la retribuzione del Capo di gabinetto, Roberto Cerreto, uomo forte del ministero, che aveva ricoperto questo incarico quando Maria Elena Boschi era ministra nel governo Renzi. All’appello mancano anche i compensi del capo ufficio legislativo, Claudio Contessa, già esperto giuridico all’Agcom, e del vice Capo gabinetto con funzioni vicarie del ministro, Nicolò Di Salvo. Un ritardo che non passa inosservato: i decreti di assunzione risalgono ormai a marzo. La comunicazione è invece affidata a varie figure per una spesa complessiva di 210 mila euro. E a guardare i risultati non c’è tanto da essere soddisfatti. La capo ufficio stampa è Stefania Divertito, con un compenso annuo di 100 mila euro. Già con il precedente ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, era a capo dell’ufficio stampa dopo l’esperienza, nella scorsa legislatura, nella comunicazione del Movimento 5 stelle alla Camera, sempre in area Ambiente. Il suo ruolo è quello di gestire l’aspetto istituzionale della comunicazione ministeriale. Un incarico più tecnico.

Il team comunicazione di Cingolani

A curare la “comunicazione ambientale” è invece Marco Gisotti, per una remunerazione di 50 mila euro. La sua formazione è più quella del creativo con un’impronta ecologista. Negli anni scorsi è stato autore, regista e conduttore della web-serie Italia in Classe A per un progetto Enea. Al suo fianco c’è Ciro Saccardi, in un ruolo più defilato e con un retribuzione di soli 10 mila euro l’anno. A completare il team comunicazione, con uno stipendio di 50 mila euro all’anno, c’è il videomaker e social media manager, Luca Signorelli, già vicino a Roberta Lombardi, consigliera regionale del Lazio per il Movimento 5 stelle. Signorelli ha poi seguito Costa al ministero immortalandone le gesta con filmati e post sui social. Come esperti del Pnrr in aprile il ministro aveva scelto Stefano Agnoli, caporedattore del Corriere della Sera, e il direttore del giornale online Scienzainrete.it, Luca Carra.

La squadra di consulenti ed esperti 

Ma non di sola comunicazione vive lo staff di Cingolani. Cerreto da capo di gabinetto ha un ruolo di primissimo piano. Ma non è da meno un altro suo vice (oltre a Di Salvo), il viceprocuratore generale della Corte dei Conti, Luciano Di Donato, che è anche consigliere giuridico del ministro. Il capo della segreteria, per 94 mila euro, è Fulvio Mamone Capria, confermato anche lui dopo la gestione Costa nella stessa casella. In precedenza era funzionario amministrativo del Polieco, il Consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti dei beni a base di polietilene. Nell’organico ci sono poi svariati profili: dall’esperto sulle prospettive di semplificazione delle procedure di permitting e di mobilità sostenibile, Tullio Berlenghi (60 mila euro all’anno con una lunga esperienza negli uffici legislativi del Parlamento) all’esperto di tematiche energetiche, Davide Magagna (55 mila euro con esperienza nei progetti della Commissione europea). Uno degli ultimi innesti è stato, a giugno, l’esperto sui temi dell’economia circolare, della bioeconomia e delle politiche urbani e della mobilità, Andrea Accorigi (anche lui già responsabile di progetti europei), per 55 mila euro. Dopo un bimestre di “prova”, l’esperta per le politiche per il clima, l’ambiente e la transizione energetica, Elena Eugenia Beuchod, è entrata ad agosto nello staff fino alla fine del mandato. Alla lista vanno aggiunti numerosi collaboratori e consulenti, raffinati conoscitori della materia della transizione energetica. E, chissà, nel privato cosa diranno al ministro dopo le ripetute gaffe.

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2 replies

  1. Per la transizione energetica prima viene una volontà politica alternativa forte e poi tutte le consulenze dei tecnici. Quale è stato ed è tuttora il lavoro di costoro ? Il popolo italiano ha diritto di sapere perchè paga molti esperti o li paga “comunque a prescindere”?

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  2. Staff che non ricerca, non guarda ad altri paesi, non cerca possibili soluzioni alternative alle solite che conosciamo.
    https://www.libreidee.org/2021/09/carcere-se-si-nega-ancora-la-pericolosita-del-wireless-5g/
    In Germania c’è un mondo dove la lente d’ingrandimento è vista dal lato giusto, mentre da noi è al contrario e certi temi non vengono mai affrontati, forse perchè i nostri dati, in possesso di coloro che dovrebbe proteggere la nostra privacy, sono costantemente venduti alle multinazionali farmaceutiche, tecnologiche, e di servizi finanziari, facendo aumentare i profitti di questi psicopatici occupanti abusivi di qualsiasi schieramento, che mettono in atto ogni giorno una sceneggiata, e che a fine mandato si ritroveranno un bel malloppo, alla faccia nostra.

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