(estr. di Elena Basile – ilfattoquotidiano.it) – […] La stampa occidentale, in coro, come accade in questi tempi cupi di pensiero unico, ha recentemente descritto come imminente l’accordo tra Washington e Teheran, basato essenzialmente sullo sblocco dello Stretto di Hormuz da parte iraniana e la cancellazione delle sanzioni occidentali accompagnata dallo scongelamento dei fondi sequestrati. Gli accordi sul nucleare, sul deposito del nucleare arricchito, sulla difesa missilistica iraniana e sul ritiro degli Usa dal Golfo persico sarebbero questioni da rinviare ad altri negoziati qualora il cessate il fuoco su tutti i fronti, inclusi Gaza e Libano, regga.

[…] L’unico vero beneficio per l’Iran sarebbe rappresentato dallo scongelamento dei fondi in quanto le sanzioni potrebbero essere reintrodotte dall’interlocutore occidentale ritenuto a ragione inaffidabile. L’Iran tuttavia potrebbe essere pressato da Pechino che riceve danni dalla chiusura di Hormuz e rinunciare ai pedaggi che come sappiamo, per quel che regola altri stretti, potrebbero essere ammessi da una convenzione internazionale come quella di Montreux del 1936. Israele dovrebbe quindi subire la sconfitta. Astenersi dal bombardare Gaza, il Libano e accettare un Iran rafforzato, più prospero, senza sanzioni e con i fondi scongelati. I Paesi arabi si guarderebbero dal contrariare l’Iran e di ritornare agli Accordi di Abramo, una volta scoperta la propria vulnerabilità nonostante la promessa protezione statunitense. Gli Stati Uniti inaugurerebbero quindi una politica diversa nel Golfo persico, riconoscendo la potenza regionale iraniana e abbandonando l’obiettivo del Grande Israele caro alla lobby, e non solo a Netanyahu. Sarebbe questo un bene comune per la stabilità e la pace? Certamente. È realistico allora pensare che la mediazione sarà raggiunta? Non direi.

Secondo il professore S. M. Marandi, la stessa operazione manipolatrice dell’opinione pubblica è ricorrentemente lanciata da Barak Ravid, giornalista israelo-americano, di Axios, ex esperto di cybersicurezza per il settore militare israeliano. Sarebbe la quinta volta che Axios (e le principali agenzie e testate fanno copia e incolla) lancia la bufala di Washington che mette in riga Netanyahu ed è pronta all’accordo. È successo prima dei bombardamenti del giugno 2025 e del febbraio 2026. È il modo di preparare la legittimazione al nuovo attacco se i negoziati gonfiati dalla stampa falliscono. L’operazione mediatica serve inoltre alla manipolazione dei mercati. Conoscendo le menzogne evidenti degli apparati mediatici, la tesi del professor Marandi sembrerebbe credibile. Rimango esterrefatta da come l’opinione pubblica colta possa ancora dare credito ai giornali.

[…] Vi è stato un attacco di droni ucraini, che operano, come è noto, su autorizzazione e con la collaborazione dell’intelligence occidentale, mirato a un collegio di adolescenti nel Donbass. Ha ucciso 16 studenti, soprattutto ragazze. La Russia ha chiesto all’Onu di riconoscere i crimini di guerra ucraini in quanto non vi erano obiettivi militari nelle vicinanze. Non si è trattato di uno sbaglio. Gli occidentali si sono opposti. Sui media abbiamo letto ben poco. La rappresaglia russa che è seguita e ha comportato il lancio di missili Oreshnik è stata descritta come un’azione barbara di Mosca e non come il ricorso alla deterrenza minacciata infinite volte, in occasione delle ripetute violate linee rosse da parte della Nato.

Il cittadino ordinario, che è troppo pigro per vagliare le notizie, per ricercare quelle vere in Internet, evitando le innumerevoli fake news e mettendo a confronto varie fonti, vive nel mondo di Barbie creato dai media. Mi domando ogni giorno come sia possibile che i politici, la diplomazia, gli analisti non si accorgano della piega pericolosa che l’escalation occidentale contro la Russia e nel Golfo persico sta prendendo. La minaccia nucleare è sempre più concreta, sia essa rappresentata dalla risposta di un orso ferito che teme la sconfitta a opera della Nato oppure da un regime terrorista come quello israeliano che non vuole accettare l’Iran come potenza regionale. Il sistema di disarmo nucleare è stato smantellato dalle cosiddette democrazie occidentali e dovremmo tutti essere preoccupati. Poco mi intendo di politica interna. Credo tuttavia che sia giunto il momento di pretendere dai nostri rappresentanti politici in Europa e in Italia che si oppongano con i fatti e non con le parole alle guerre in corso in Europa, a Gaza, in Iran. Non votiamo coalizioni che lascino questa tematica essenziale nel vago, promettendo semmai una politica economica differente da quella delle destre. Non ci potranno essere Stato sociale, pensioni, beni comuni finché i progetti di dominio neoconservatore saranno portati avanti con guerre che disumanizzano il nemico.