Green pass per tutti

(Fiorenza Sarzanini e Monica Guerzoni – il”Corriere della Sera) – Il governo accelera sull’obbligo di green pass per il lavoro pubblico e privato. Giovedì approderà in Consiglio dei ministri un nuovo decreto, che estende il certificato verde ai dipendenti della pubblica amministrazione. Dopo sanità e scuola toccherà ai lavoratori degli organi costituzionali, delle agenzie fiscali, degli enti culturali. E poi federazioni sportive, fondazioni, istituti di ricerca, enti di previdenza e forse anche le società partecipate dallo Stato.

Dopo la frenata della settimana scorsa, innescata anche dalla contrarietà di Matteo Salvini, ora il governo allunga il passo. Si parte dagli statali, ma non è escluso che si riesca a chiudere questa settimana anche sul settore privato, arrivando a estendere il certificato a tutto il mondo del lavoro. Il che vorrebbe dire un decreto unico, che tenga dentro anche lavoratori autonomi, professionisti e (forse) anche i fruitori dei relativi servizi.

«Estendere il green pass a tutti i lavoratori è un’ipotesi in discussione – conferma Giancarlo Giorgetti – L’esigenza delle aziende è di avere la sicurezza per chi opera nei reparti». In linea con i governatori leghisti del Nord, il ministro leghista pensa che «si andrà verso un’estensione senza discriminare nessuno». L’obiettivo fissato da Draghi di ampliare il più possibile il certificato al lavoro pubblico e privato dunque non cambia. L’autunno è alle porte, bisogna spingere sui vaccini e aumentare il più possibile il numero degli italiani immunizzati.

«La soglia del 90% va raggiunta entro quattro settimane e mezzo, prima che il ritorno del freddo faccia aumentare la circolazione del virus e delle varianti – ragionano gli scienziati con gli esponenti del governo – Altrimenti la lotta al Covid diventerà una rincorsa difficilissima». A Palazzo Chigi si lavora «alacremente», perché la materia è delicata e Draghi vuole scrivere un provvedimento «ben fatto» e inattaccabile sotto il profilo giuridico, che potrebbe entrare in vigore tra il 10 e il 15 ottobre: questo per dare il tempo di vaccinarsi anche a chi non ha ancora fatto la prima dose.

Anche ieri ci sono state riunioni su riunioni, coordinate dal sottosegretario Roberto Garofoli. Le sanzioni per i lavoratori pubblici saranno «molto severe», sia di carattere pecuniario che amministrativo. Si parla di multe dai 400 ai 1.000 euro e della sospensione dello stipendio. Per consentire che l’85% dei lavoratori della PA possa tornare in presenza, come vorrebbe Brunetta, bisogna prima rendere obbligatorio il green pass. Il problema che Palazzo Chigi sta incontrando è definire il perimetro.

L’idea è estendere il certificato obbligatorio ai magistrati e a chi lavora nei tribunali, ma non ai protagonisti dei processi, come imputati e testimoni. Per gli organi costituzionali dovrebbe esserci una norma che rinvii alla loro autonomia. Il capitolo PA è pronto, mentre per il privato «ci sono approfondimenti in corso».

Palazzo Chigi aspetta una proposta dal ministero del Lavoro, che da settimane tratta con Confindustria e sindacati. Se tutti i nodi saranno sciolti entro giovedì, si farà un provvedimento unico che tenga insieme lavoro pubblico e lavoro privato. Un super green pass, che porterebbe l’Italia a un passo dall’obbligo vaccinale. Altrimenti Draghi procederà per step, prima il pubblico e poi il privato. In questo caso, anche il green pass per tutti i settori al chiuso dove il certificato viene già richiesto ai clienti (ristoranti, palestre, cinema, teatri, treni, aerei, navi) verrebbe affrontato nel decreto ad hoc sul mondo del lavoro privato.

Un’altra ipotesi è che venga inserita nel decreto sulla pubblica amministrazione una previsione di legge in cui sia scritto che «tutti i lavoratori del settore privato devono avere il green pass». Il ministro di Forza Italia Renato Brunetta pensa che sia necessario imporre l’obbligo di green pass a tutto il mondo del lavoro, subito e per mezzo di un solo decreto, anche per ridurre al minimo contraddizioni e contestazioni. La decisione sarà presa da Draghi al tavolo con i capi delegazione dei partiti. Roberto Speranza è favorevole ad accelerare e allargare la platea, una linea che ha l’appoggio di Forza Italia e del Pd.

8 replies

  1. Qui rido io

    (di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Leggo l’editoriale di prima pagina su Repubblica, “L’Occidente collabori con Cina e Russia”, e quasi cado dalla sedia. Ma stiamo scherzando?
    Un mese fa, quando lo disse Conte per l’Afghanistan, e ancor prima quando lo praticò da premier firmando gli accordi per la Via della Seta e il 5G e predicando in Parlamento una politica estera “multilaterale”, mancò poco che gli atlantisti de noantri lo lapidassero per alto tradimento.
    Eccolo lì, il grillino servo di Putin e Xi Jinping, quello che vuole venderci a Mosca e Pechino e farci espellere dalla Nato, l’“avvocato dei tagliagole” che “sta coi Talebani” (Libero), arrapato dal “fascino dei kalashnikov” (Rep).
    Intanto gli stessi lo dipingevano pure come il cameriere di Trump, cioè del presidente Usa, ma si sa, la coerenza per i nostri Nando Mericoni è un optional.
    E giù attacchi renziani e destrorsi in Parlamento. E giù tweet dei nostri americani a Roma, da Riotta a Iacoboni. E giù inchieste su “Giuseppi” e i nostri 007 complici di Trump nel Russiagate, come avrebbe presto dimostrato il celebre “rapporto Barr” (purtroppo mai visto). E giù retroscena sui famosi hacker russi che truccano le elezioni in mezzo mondo e sugli spioni putiniani travestiti da medici che fingevano di aiutarci contro il Covid a Bergamo mentre ci rubavano segreti scientifici e militari per il vaccino Sputnik.
    Il tutto su Stampa e poi su Rep di Sambuca Molinari, l’ameregano per eccellenza. Ma anche sul Foglio del rag. Cerasa (“Più Draghi e meno Dragone”). Poi lo scandalo degli scandali: Grillo va a trovare l’ambasciatore cinese a Roma e vuole portarci Conte (che non ci va).
    Minzolingua: “Il fattore C, lo strano legame tra i grillini e la Cina”. E Rep: “Il M5S filocinese, una spina per il Pd” che deve tenersi a distanza e stringersi vieppiù a FI&Lega. La quale Lega “guarda con apprensione al previsto incontro di Conte e Grillo con l’ambasciatore cinese”. A giugno.
    Poi il 3 settembre Salvini incontra e selfa l’ambasciatore cinese ed esce estasiato (“piena condivisione”). E niente più apprensione nella Lega e sui giornaloni. Tantomeno quando Draghi telefona a Putin e a Xi per coinvolgerli nel dialogo coi talebani e nel G20 su Kabul (finora senza esiti).
    Anzi, lì lo sdegno si tramuta in saliva sul “pragmatismo di Draghi”, anzi Dragone. Ieri la resa finale al nemico: “L’Occidente collabori con Russia e Cina”. Dopo la Via della Seta, la Via di Damasco.
    Tre sole spiegazioni possibili.
    1) Draghi, con quella bocca, può dire ciò che vuole, tanto la lingua gliela prestano i giornaloni.
    2) La Russia e la Cina con cui ora dobbiamo collaborare sono solo omonime di quelli a cui volevano venderci Conte&C.
    3) Quel diavolo di Giuseppi, zitto zitto, ha espugnato anche Repubblica.

    Piace a 2 people

  2. Che i nostri media non facciano informazione ma propaganda è noto a tutti compreso quelli che la subiscono con con entusiasmo. Innocenti non ve ne sono.Tutt’al più esiste una massa che non segue la politica,ancor più quella estera,perchè non gli interessa, e se costretti,l’annoia da morire (sbadigli e studio di fuga).Travaglio ha ragione da vendere ma grida nel deserto.

    Piace a 2 people

  3. Notare come ora che la vaccinazione è salita all’80% almeno con 1 dose, si parli già del 90%.

    Questa sì che è scienza. Prima dichiarano un obiettivo, poi un altro con assoluto menefreghismo.

    Nel mentre, dai TG nazionali e regionali, sono sparite tutte le cronache di reazioni avverse e vittime dei vaccini. Anche il report AIFA è passato inosservato.

    "Mi piace"