Galeotto fu il social

(di  Massimo Gramellini – corriere.it) – T.G., come di certi rapper, di te si conoscono solo le iniziali, ma bisogna ammettere che sei una donna capace di realizzare i suoi sogniQuanti lascerebbero un posto di lavoro sicuro per andare ad aprire un B&B alle Canarie? Molti, a chiacchiere. Solo che tu lo hai fatto davvero: all’inizio della pandemia, prendendo in parola chi sui giornali suggeriva di sfruttare lo choc per cambiare vita. Hai smesso di timbrare il cartellino dell’Atac – un’azienda di Roma che si occupa di trasporto urbano con risultati alterni, però sempre pieni di passione: non per nulla i suoi mezzi prendono spesso fuoco – ma, da vera romantica, non te la sei sentita di rompere del tutto e hai scelto di tenere aperto un canale di comunicazione con il tuo passato: dalle Canarie inviavi all’Atac i certificati medici in cui ti davi malata, così da permettere ai contribuenti italiani di continuare a finanziare il tuo stipendio e quindi il tuo sogno: una (doppiavita in vacanza a spese nostre.

Saresti stata la furbetta perfetta, T.G., se non avessi ceduto alla tentazione di vantartene sui social, postando foto di aperitivi al tramonto e piscine vista mare. Ci è voluto del tempo, ma alla fine qualcuno a Roma ha cominciato a sospettare che tu non spedissi quelle immagini dalla fermata dei bus di Tor Pignattara. Guardiamo il lato positivo: si era sempre sostenuto che la faccia tosta fosse una prerogativa maschile e invece, almeno in questo campo, si procede speditamente verso la parità.

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7 replies

  1. Il nuovo virus della politica: la difficoltà d’apprendimento

    (di Antonello Caporale – Il Fatto Quotidiano) – Il deficit cognitivo, quella condizione clinica lieve che si presenta in età avanzata con sfumate difficoltà nella memoria, nell’attenzione e nell’apprendimento, ha fatto solenne ingresso in politica, certificata dai medici di Silvio Berlusconi appena qualche settimana prima che Forza Italia proponesse al Paese la sua elezione a presidente della Repubblica.
    “Come segno di pacificazione”, ha spiegato poi in un intrigante editoriale (“L’outsider di lusso”) Augusto Minzolini, direttore del Giornale.
    Intrigante più ancora del fatto che il Giornale sia di proprietà del proposto all’alta carica, per via di questo imprevisto deficit cognitivo che troverebbe, nell’ipotesi del trasloco al Quirinale, una sede dove espandersi.
    Se nella vita comune rappresenta un dolore e un problema (e infatti B. l’ha opposto come concausa pregiudicante alla sua presenza in aula da imputato al processo Ruby, che ormai, da giovane che era, sta divenendo nonna), in politica sembra una qualità in più.
    Ma questo benedetto deficit, questa difficoltà all’apprendimento e alla memoria delle cose, questa svogliatezza nella fatica di documentarsi prima di parlare, sono stati rilevati da Tito Boeri e Roberto Perotti sul Reddito di cittadinanza.
    I due economisti hanno spiegato con un lungo articolo su Repubblica che chi contesta il Reddito in realtà non lo conosce, è a digiuno dei dati, delle cifre, della composizione della platea. Non sa ed espone a casaccio la propria tesi.
    Renzi, Salvini e Meloni, il trio del no al Reddito, spiegano i due economisti, non sanno ciò che dovrebbero conoscere a menadito, e qui si ritrova l’essenza del deficit cognitivo: una sfumata difficoltà all’attenzione e alla memoria.
    Ricordano Perotti e Boeri che solo un terzo di coloro che ricevono il reddito sono occupabili, la platea infatti è formata da persone con gravi disabilità e/o minorenni.
    E malgrado le ripetute lagnanze degli imprenditori, questa estate, come mai prima, si è riscontrata una impennata di lavoratori stagionali (+200mila unità). Quelli che non si trovano (cuochi e figure medio alte del settore del commercio) non rappresentano il target dei fruitori del reddito.
    Invece manca, ma è meglio non dirlo a Salvini, la manodopera immigrata in agricoltura.
    E dunque, di quale divano parliamo?
    Un terzo tipo di deficit cognitivo, in effetti più apparentato alla logica, la classe dirigente lo sta patendo di fronte all’opera delle opere: il ponte sullo Stretto. Qui si punta al risultato tondo: fare l’uno e il suo opposto.
    La questione è sorta quando si è scoperto che il ponte non può essere finanziato con il Pnrr perché l’Ue non ammette opere che producano “danni significativi all’ambiente”.
    E allora cosa fa il ministro? Non avendo quattrini in cassa stanzia ciò che trova nelle pieghe del bilancio nazionale (50 milioni di euro) per una commissione di studio che dovrà dirci, entro l’anno prossimo, se il ponte bisogna farlo “a una o a tre campate”.
    50 milioni! “Meglio studiare per bene”, spiega Giovannini.
    Nel mentre gli studiosi studiano e per non restare con le mani in mano il ministro finanzia con 500 milioni, questa volta del Pnrr, l’attraversamento “dinamico” dello Stretto. “Avremo navi più lunghe e treni più corti. Navi più veloci e meno inquinanti. Si risparmierà un’ora e sarà ancora più comodo andare per mare da Reggio a Messina”.
    Dunque: si farà il ponte, ma intanto che si studia come farlo si velocizza l’attraversamento in mare. Si dice A ma si finanzia B, cosi da stabilire il primato di un po’ e un po’.
    Qui si potrebbe approfittare per capire se i 960 milioni di euro che non sono bastati nei decenni per realizzare non l’opera, ma almeno un progetto decente, siano anch’essi inquadrabili in quel complesso di lievi disturbi neurologici.
    Oppure – tolta la psichiatria di mezzo – siamo di fronte all’intramontabile faccia di bronzo della classe dirigente – questa volta sarebbe anche la migliore su piazza – che riesce a fare dello spreco la virtù suprema.

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    • Toglierei l’aggettivo “lieve” da tutto l’articolo.
      Non c’è niente di lieve in tutta questa vicenda, né nei vari deficit, né nei loro “opportuni” risvolti.

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  2. 1) il gramellino scoperchia il tegamino ma non i pentoloni…..il solito mezzo prete.
    2) Caporale sputtana gente che per loro la dignità è cosa sconosciuta. soffiata via la forfora la giacca torna pulita.

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  3. Il voltastomaco fa venire la lettura di questi due articoli.
    Non si capisce come mai l’indignazione in Italia non ci sia per queste pratiche parassitarie nel Pubblico e Parapubblico.
    Le nostre paghe vengono dimezzate in trattenute, paghiamo tasse e contributi salati per garantire stipendi e pensioni a scrocconi che vivono come sanguisughe attaccate alla mammela dello Stato.
    Chi vuole difendere il pubblico non dovrebbe tutelarlo dalle critiche come la mia, dovrebbe tutelarlo da quei comportamenti parassitari auspicando come punizione il licenziamento e la restituzione del maltolto. Solo così si difende il Pubblico e l’idea stessa di lavoro. Altrimenti si difendono i parassiti, non il Pubblico.
    Chi ama l’idea del servizio pubblico offerto da una impresa pubblica, dovrebbe pretendere il pugno duro coi ladri di polli.
    Nel Pubblico ci sono poliziotti che rischiano la vita per fare il loro dovere, chi glielo fa fare?
    Altrimenti quale sarebbe la logica della difesa ad oltranza, fingendo di non vedere o minimizzando?
    Se il servizio Pubblico fosse stato offerto da una impresa privata (gara trasparente, senza politici che intascano la mazzetta di chi la vince) casi del genere non sarebbero stati possibili.
    Lidea stessa che possa restare al suo posto non ci avrebbe nemmeno sfiorato.

    Quanto al Ponte che dire, in Italia è pieno di ladri, moltssimi sono piccoli (quelli dello stipendio a spese nostre) molti sono grandi, quelli dei mega ponti da costruire o manutenere.
    A volte penso che sarebbe meglio entrare in quest’ottica di idee se si vuole sopravvivere in Italia.
    L’Etica ti uccide o ti annichilisce in questo Paese.
    Bisogna rendersi conto delle storture del sistema senza avere la pretesa di cambiarlo, si risparmiano tanti bruciori di stomaco.
    Non opporsi al sistema è un modo per non subirne le ritorsioni.
    Se alla maggioranza degli italiani il Pubblico sta bene così, va bene così, ci si deve indignare il tempo di un secondo.

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  4. Ragazze, io la nitroglicerina la so produrre. Me lo insegnó un tedesco (adesso dovrebbe esser morto di AIDS) che faceva un poco di tutto con la chimica in casa, e la nitroglicerina gli serviva per far sparire le tracce dalla fabbrica in cui lavorava come AD ma nella quale poi distillava droghe, e per incassare l’assicurazione.

    Il problema é che mi confondo spesso, la scorsa settimana ho fottuto una scheda madre, ad esempio. Ho bisogno di una persona che mi legga tutti i passi uno per uno, o che mi aiuti a travasare, insomma, una persona salda nello spirito, ferma nel carattere, e se possibile attenta alla miccia.

    Poi possiamo fare politica insieme!

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