Massimo Fini: “Afghanistan. Le verità che nessuno osa dire”

(Massimo Fini – massimofini.it) – Negli “ultimi giorni di Saigon” in salsa afghana ci sono dei risvolti grotteschi. In un discorso alla Nazione Joe Biden ha accusato i soldati dell’esercito governativo di non essere stati capaci di difendersi. Ma come, non  sono stati proprio gli americani, insieme ad alcuni dei loro alleati, fra cui l’Italia, ad essersi assunti il compito di “addestrare “ l’esercito lealista? Forse l’Italia non è stata di grande aiuto visto che uno dei nostri soldati mentre cercava di spiegare agli afghani come si usano le armi si è sparato addosso. Forse prima che gli fosse assegnata la funzione di “addestratore” doveva essere addestrato lui. La vicenda ricorda quella del giocatore portoghese Figo chiamato a insegnare in una scuola calcio. Per far vedere come si tira un rigore invece che il pallone colpì il terreno fratturandosi la caviglia.

Non gli passa per la mente a Biden, e a tutti i suoi reggicoda occidentali, che i soldati governativi non hanno opposto nessuna resistenza forse perché la maggioranza della popolazione afghana preferisce essere governata dai Talebani, che sono pur sempre degli afghani, piuttosto che da degli stranieri o da dei loro reggicoda?

Nella confusione generale bisogna tornare, per l’ennesima volta, a mettere dei punti fermi.

  • L’aggressione occidentale del 2001 all’Afghanistan, che ebbe la copertura dell’ONU, fu motivata con la tragedia delle Torri Gemelle di cui i Talebani sarebbero stati complici. Il New York Times e il Washington Post, giornali in questo caso al di sopra di ogni sospetto, hanno documentato che l’attacco all’Afghanistan era stato programmato sei mesi prima dell’11 settembre. Parimenti, sia pur qualche anno dopo, è stato accertato che la dirigenza talebana dell’epoca era completamente all’oscuro dell’attacco alle Torri Gemelle. In ogni caso, come ha ricordato Travaglio e come noi abbiamo scritto almeno un centinaio di volte, in quei commandos c’erano sauditi, tunisini, egiziani, yemeniti e arabi di ogni sorta, c’erano tutti tranne che degli afghani, tantomeno talebani. E nessun afghano, tantomeno talebano, c’era nelle cellule, vere o presunte, di Al Qaeda scoperte in seguito. Di più: quando, nell’inverno del 1998, dopo gli attentati alle ambasciate americane di Nairobi e Dar es Salaam, Bill Clinton propose al Mullah Omar di far fuori Bin Laden che era ritenuto l’ispiratore di quegli attentati, Omar si disse disponibile purché gli americani cessassero di bombardare a tappeto le alture di Khost, dove ritenevano si fosse nascosto il Califfo saudita, facendo centinaia di vittime civili. Ma all’ultimo momento Clinton si tirò indietro. E questi sono documenti del Dipartimento di Stato del 2005. Inoltre i Talebani Bin Laden se lo erano trovato in casa. Ce lo aveva portato dal Sudan Massud perché lo aiutasse a combattere un altro “signore della guerra”, suo storico avversario, Heckmatyar. Benché gli afghani che non sono arabi li detestino Bin Laden in Afghanistan godeva di una certa popolarità perché con le sue risorse personali aveva costruito ospedali, strade, infrastrutture, cioè quello che avremmo dovuto fare noi e che in vent’anni di occupazione non abbiamo fatto se non in misura ridicola.
  • Un’altra sesquipedale balla, che continua a circolare, è che i Talebani siano stati sostenuti dai servizi segreti pakistani. Se così fosse avrebbero avuto almeno dei missili terra-aria Stinger. Furono proprio gli Stinger, forniti dagli americani ai sin troppo celebrati “signori della guerra”, a convincere i sovietici ad abbandonare il campo (contro gli occupanti occidentali i talebani non avevano né aviazione né contraerea). E una delle più devastanti offensive contro i Talebani fu lanciata proprio dall’esercito pakistano, sotto la regia del generale americano David Petreus, nella valle di Swat: “Dopo la prima settimana di bombardamenti i morti non si contano. Si possono invece contare i profughi. Sono almeno un milione.” (Il Mullah Omar, p. 159). Il Corriere della Sera titolerà: “Un milione in fuga dai talebani”, invece fuggivano dai bombardamenti dell’esercito pakistano.
  • Chi ha da temere oggi in Afghanistan non sono i civili, a parte i principali “collaborazionisti” che potrebbero essere legittimamente passati per le armi come si è sempre fatto da che mondo è mondo, ma proprio l’Isis . E’ da quando, nel 2015, Isis ha cominciato a penetrare in Afghanistan che i Talebani lo combattono. E’ del 16 giugno 2015 una lettera aperta del Mullah Omar ad Al Baghdadi in cui intima al Califfo di non cercare di penetrare in Afghanistan “perché noi stiamo combattendo una guerra d’indipendenza che non ha nulla a che vedere coi tuoi deliri geopolitici”. E aggiunge “tu stai dividendo pericolosamente il mondo islamico”. La lettera non è firmata direttamente da Omar ma dal suo numero due Mansour. Forse perché Omar era morente o forse come accreditano le versioni occidentali perché era già morto nel 2013 (anche se a me sembra molto improbabile poter nascondere per due anni agli afghani la morte di un leader così prestigioso). In ogni caso la lettera esprime il pensiero del Mullah Omar.

Ora che i Talebani non devono più combattere contemporaneamente gli occupanti occidentali e l’Isis lo spazzeranno via dal Paese. Non sarà facile perché anche gli Isis sono dei formidabili guerrieri, e a loro di morire non importa nulla, mentre i Talebani non hanno questa vocazione al martirio. Però hanno una conoscenza del terreno molto superiore che è uno dei fattori che han permesso loro di sconfiggere le ben più potenti armate occidentali.

  • Poco tranquilli possono stare i giornalisti di Tolo TV che è stata la tv di Stato durante tutta l’occupazione occidentale. Poco tranquille possono stare alcune Ong, a meno che non si chiamino Emergency o strutture altrettanto consolidate. Molte di queste Ong, almeno all’inizio, erano piene di ragazze che sono andate in Afghanistan per sperimentare una sorta di “turismo estremo”. Sculavano in shorts offendendo la sensibilità afghana. Del resto nemmeno da noi una donna potrebbe andare a seno nudo in Piazza Duomo, mentre nell’Africa Nera questo è abituale. Si tratta di sensibilità diverse che andavano rispettate. A queste ragazze, se ancora sono da quelle parti, non verrà fatto nulla, verranno solo rispedite indietro a calci nel culo. Come meritano.
  • Questa invece è una domanda che pongo al nostro ministro della Difesa e a quello degli Esteri, Di Maio. Che cosa abbiamo fatto noi italiani in Afghanistan oltre ad “addestrare”, si fa per dire, militarmente gli afghani? Cosa già risibile in sé perché se i nostri bambini nascono col ciuccio in bocca i loro nascono con il kalashnikov in mano, cioè sanno usare le armi fin da piccoli. Appena arrivati là come prima cosa abbiamo costruito una chiesa che non era esattamente un’esigenza primaria da quelle parti. Certamente dopo avremo fatto anche dell’altro però vorremmo che i ministri in questione e il Governo riferissero in modo dettagliato in Parlamento su quale sia stato effettivamente, in vent’anni, il nostro contributo civile in Afghanistan.

Il Fatto Quotidiano, 21 agosto 2021

51 replies

  1. A parte le fesserie sul ruolo del Pakistan, che al limite sarebbero pure comprensibili (è anziano, beve troppo, è rinco), ma quanto bisogna essere una chiavica per deridere i militari italiani che stavano lì, o per insultare le volontarie?

    Secondo questo vecchio ignorante davvero sculettavano in short? Si è eccitato quando ha scritto che le cacceranno a calci in culo? O quando ha promesso vendette per procura ai giornalisti di Tolo TV (facendo finta di non sapere quanti già ne sono stati martirizzati)?

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    • F., non so se sul Pakistan Fini ha detto delle fesserie, però concordo sull’umore molesto che sprigionano certe espressioni. Esempio: “i civili potrebbero essere legittimamente passati per le armi”, come è sempre accaduto; oppure la frase sulle donne delle ong o ancora l’affermazione che gli “isis sono formidabili guerrieri”. Si tratta di parole che palesano il disprezzo per il modus vivendi occidentale e una strana fascinazione -già dichiarata altre volte- per un mondo atavico, primitivo, feroce. Corre l’obbligo di chiedere a Fini se sia mai stato là, in quell’inferno e se, qualche volta, prima di scrivere, si domanda fino a punto arriva la sua personale idealizzazione della “virilità” dei barbuti di contro aglii occidentali ormai imbelli.
      Quanto al contributo dell’italia, vorrei ricordare la presenza di Emergency e soprattutto del fisioterapista Alberto Cairo che ha scelto di vivere là e aiuta la popolazione da tanti anni. Bisognerebbe anche ricordare i morti italiani (539 e i feriti (700) in vent’anni, per completezza di informazione.

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  2. …..quale sia stato effettivamente, in vent’anni, il nostro contributo civile in Afghanistan.
    Abbiamo annaffiato i campi di papavero? Raccogliendo poi il succo intonando la vecchia canzone papaveri e papere?

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  3. Ma quali verità, quelle contenute in questo “articolo”, che a chiamarlo articolo gli si fa un complimento!? Che gli americani abbiano compiuto errori di valutazione e gestione nella disgraziata impresa in Afghanistan è vero, ma quando leggo in mezzo alle vere o presunte e risibili colpe dell’Occidente che …”Molte di queste Ong, almeno all’inizio, erano piene di ragazze che sono andate in Afghanistan per sperimentare una sorta di “turismo estremo”. Sculavano in shorts offendendo la sensibilità afghana….”, sicuro che ora i buoni talebani le rimanderanno semplicemente a casa “con un calcio in culo “credo che l’autore , ormai privo di lucidità, dovrebbe andare in pensione, perchè anche lui sta dando un grosso danno di immagine all’Occidente … e all’intelligenza di noi tutti. Se poi per dimostrare di essere documentato si aggrappa a un presunta lettera , non firmata, del Mullah Omar, forse moribondo, nel 2013, che rappresenterebbe un suo nobile pensiero e intento… beh, siamo alla fantasia senza freni.

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    • Fa solo pena, un poveraccio che si eccita ad insultare donne e giornalisti. Giornalisti di un’emittente presa di mira dai talebani in una serie di omicidi mirati: un altro pseudo intellettuale che a fine vita si arrapa per la “geometrica potenza di fuoco” degli assassini del momento.

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  4. Quando ridicolizzi e insulti pochi argomenti hai o nessuno, per contestare ciò che il Signor Massimo fini dice. Avete perso un’altra occasione per stare zitti.

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  5. Signor Ennio,
    Perché non ci dici la tua? E si parla pure di pakistan.

    P.s. Se possibile diccelo in una delle lingue romanze, poiché con l’indoeuropeo sono un po’ arrugginita!

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  6. a parte deridere i militari italiani e le ragazze sculettanti (non credo che FINI abbia mai visitato l’afghanistan) si è dimenticato le decine di migliaia di contractors impiegati, a noi precisamente quanto sono costati?

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  7. Donna, hai chiamato l’Oracolo. Tu, benedetto il frutto del seno tuo (e siamo chiari che se c’hai figli diventa un po’ piú difficile ospitare), o comunque, qualunque cosa purché si baci…
    Insomma, io, tipo, l’Oracolo, a domanda rispondo…

    Andate con ordine (voi, io so’ l’Oracolo, a che me serve?) ed assembraqtevi al mio cospetto.

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    • Non solo non c’ho il frutto del seno e mai ce l’avrò, c’ho pochissimo seno e i frutti del seno altrui c’ho quasi sempre voglia di prenderli a calci.

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      • Brava, ma l’algo divalga e la mia notoria capacitá di moderare i bollenti spiriti sta leggermente sfiatando.

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      • Nel mio universo estetico, Charlotte Rampling l’ha sempre vinta contro la Cucinotta e (purtroppo per loro, poiché esser donna “bella”, “fatta bene”, “bel seno”_ ovvero grosso – é una sfiga della madonna) affini.

        Amy Adams, per esempio, é immediatamente sparita dal mio universo estetico.

        Checché ne dica Tom Ford. Infatti ora recita malissimo.

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      • MG Cuc non vince nemmeno nell’universo estetico di mio fratello, italiano medio.
        Allora confesso di averla cercata: bellissima da giovane. Da nonna l’ho vista in broadchurch. Sai che sono una fanatica del crime made in uk?

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      • È perché ti è scesa Amy? È bella, ma non la conosco. Peraltro non capisco in quale film tu abbia potuto conoscerla.

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    • Quindi , secondo Fini, Massud avrebbe portato dal Sudan colui che poi l’avrebbe fatto uccidere.
      Questa , mi sembra un po’ grossa.
      Gianni

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  8. 1) questo Paese in Iran lo chiamano “dei mangiatori di sassi” per una ragione: dopo 40 anni di guerre so’ tutti morti de fame, gnaaafanno. Molto nei reclutamenti dipendeva dalla parte in cui avveniva: di qua con i barbuti, di la’ con gli americanuti. Quindi capite che la motivazione ricorda molto quella di alcuni famosi “fuoriusciti” M5S. Non solo, la divisione settaria (perché la valle di appartenenza la dice lunga su quale sia veramente l’oggetto della tua fedeltá: er capoccia locale) relativizza qualunque appoggio militante nell’ambito di quale vantaggio (annunciato a fil di spada o percepito dal tessuto sociale) le persone che dichiarano fedeltá potranno incamerare. Non solo, questo mosaico di cacicchi armati vuol dire che l’arcobaleno di etnie ed interessi permea da decenni la struttura stessa dello Stato, e quindi un Formigoni si trova sempre, che scrive mille soldati quando ne a trecento, e incamera le indennitá di servizio.

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  9. Porco quel porco di quel porco che ti entra nello sfintere uretrale e ti si piazza con le spine e non ti esce piú a meno di non sdrumarti tutto dal buco del culo all’ombelico.

    Paola, devi darmi la tua mail…

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  10. Manca il fatto che l’ISI é schifo esattamente come l’ISIS. Che quei tali Talebani fanno come Renzi e sfruttano i Kamikaze quanto e piú gli piace. E tutto il resto.

    Cacchio, una carriera, rovinata!

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  11. Queste serie – che qui chiamano “i crimi” – cominciarono tre o quattro anni fa, ad ogni modo prima dei cosiddetti “scandinoir”. Li vedevo con la persona chemi ospita (abbian cominciato con True Blood, e via scarrocciando) e beccavamo gli stessi attori in tagli ritagli e frattaglie diversissime. Erano progetti pilota, per scremare i sondaggi e poi puntare al successo piú probabile.
    Ad esempio, una serie in Spagna, Madrid, l’Ispettore Falcon: una che faceva la segretaria poi lá faceva la collega. Inglese?!?!?

    Figurati che una delle perime serie scandinoir, vissuta poco e per nulla sopravvissuta, si svolgeva in Norvegia e gli attori parlavano con tre chili di accento inglese a parola! Perché quelli inglesi erano! E poi, insomma, arriva Il Ponte e chiarisce le cose sul mercato, ovviamente.

    Adesso gli investimenti rendono, e UK vende parecchio.

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  12. Gli Stinger non li hanno usati perché non potevano: le tattiche di ogni volo erano tarate per evitare di far la fine di Ivan.

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    • Posto che non aveva bisogno di rifarsi il naso, è quasi uguale.
      Che ti cambia? Io te lo dico: capelli bianchi non mi interessa, zampe di gallina zero, ma al collo non rinuncio. Tirerò su tutto quello che cade (dalle parti del collo), perciò fai poco il talebano, o il pakistsno.

      P.s. ha fatto film disney, come l’hai conosciuta? Hai concimato il seno di qualcuna e l’hai vista col frutto?

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    • Ah ok, non avevo visto lo sterno, non ero andata giù, ero ferma sl viso. Ma comunque che esagggerato! È sempre bella, non è mica una scicquetta che si è fatta cambiare i connotati. Non mi vengono esempi di sciacquette dopo il terzo amaro, ma ci sono sicuro.

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      • Difatti non lo é, ma non é molto di piú di quel che le ballonzola sopra le costole.

        E poi, l’idea stessa mi trova pugnace oppositore.

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      • “… non é molto di piú di quel che le ballonzola sopra le costole”.

        Non é molto di piú *CIÓ* che le … eccetera.

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  13. Gran parte degli aiuti sono finiti in spese militari per almeno un paio di motivi che sono alla base della politica estera americana, cioè la rotazione delle giacenze di magazzino (gli arsenali) e la rotazione di ufficiali dell’esercito con funzioni di comando truppe in un contesto di guerra vera, i futuri generali che hanno potuto arricchire il proprio curriculum con l’esperienza sul campo.
    Queste le priorità. La lotta al narcotraffico è stata affrontata senza troppa convinzione, finendo in fondo alla lista

    “sono poveri contadini, se li trattiamo da nemici saranno dei nemici”

    https://www.washingtonpost.com/graphics/2019/investigations/afghanistan-papers/afghanistan-war-opium-poppy-production/

    Magari è vero. Però la priorità doveva essere un vero piano di aiuti per aiutare gli agricoltori a cambiare registro e abbandonare il papavero.
    Senza se e senza ma.
    Fatto questo passo, inteso nelle zone sotto controllo (siamo stati lì 20 anni), si poteva agire anche nei territori talebani.
    Ma che caxxo di paese vuoi controllare se esporta eroina in tutto il mondo? Pretendi di insediare un governo esente da corruzione?
    Il problema principale è finito in fondo alla lista. Coi parà usa a passeggio tra i papaveri, per non disturbare il quieto vivere.

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    • “… rotazione delle giacenze di magazzino”.

      Al tempo della guerra contro la Serbia, girava una vignetta.

      “Ma perché tirano tutti quei missili a casaccio?” “Devono svuotare il magazzino cosí si risparmiano di correggere il ‘baco del 2000’ “.

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      • La satira ha la caratteristica di condensare in pochissime battute la realtà.
        Poi io magari capirò un caxxo, ma continuo a ritenere che alla base dei problemi afgani ci sia il papavero.
        Senza contare le ripercussioni globali che tutto ciò comporta (morte, malattie, mafie, economie intere condizionate dai miliardi derivanti, reati connessi ecc.
        20 anni buttati, narco commercio florido, talebani vincitori e vite umane sprecate per inseguire il nulla. Bel risultato.

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    • Il problema principale sara sicuramente finito in fondo alla lista, ma i pani di eroina sono finiti sui gargo militari x essere trasportati in occidente in tutta sicurezza, e senza distinzione di bandiere,

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  14. Ve lo dico io cosa siamo andati a fare inAfganistan e in tutti i paesi dove siamo presenti con missioni di pace ‘
    1) rompere i marroni a gente che non ci vuole tra i piedi
    2) asserragliarsi a doppia mandata in fortini sicuri aspettando che arrivi la fine della missione per tornare in Italia e comprare casa con i lauti compensi di missione, oggetto di invidia dei colleghi di vigilanza di TUTTI gli altri paesi europei coinvolti
    3) ogni tanto fare un inutile giretto nelle zone critiche, con immancabile distruzione di qualche Lince o M113 per mine purtroppo talvolta con ferimento di un nostro militare . Dei Talebani, dove andavano, neppure l’ombra
    4) per gli alti gradi, vale il punto 2, con il chiarimento che i soggiorni nei Fort Apache de’ noantri suppongono impressionanti prebende e avanzamenti di carriera
    5) siccome abbiamo un avanzo di bilancio pubblico scandaloso, le costose missioni aiutano a riequilibrare i conti riducendo gli eccessi di entrate.
    W le missioni di pazze

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  15. “Verità” e “in sicurezza”.
    Quando vedo quelle due parole smetto di leggere (anche “immunità di gregge”, però…)

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  16. Si aggiunga poi che i nostri militari andavano in Afghanistan per fare un po’ di soldi. Infatti si facevano 6 mesi e portavano a casa tanti bei soldini. Purtroppo anche in questa guerra c’è chi ha perso la vita( ma nessuno ha fatto storie) e chi ci ha guadagnato cioè i piccoli militari e i grandi arruffoni.

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  17. il d’annunzio de Cremeno ha le briglie sciolte e si esibisce in un delirante apologo fascistoide (razzismo, classismo, misogenia) che fa impallidire le invettive fallaciane. tra alcune ovvietá ex post, mitologie terceriste, deliri evoliani e antiamericanismo di bottega rossobrumata il 77enne riesce ad offendere tutti e tutte senza nemneno strappare un mezzo ridolino di pietà. Cortesemente vada in pensione o si dedichi alle begonie del giardino di Vittorio Feltri,che almeno fa ridere nella sua pacchiana ignoranza egotista arteriosclerotica. I neuroni d MF sono stati esauriti da cotanta pusillanime arroganza e meschinitá da osteria medievale. Fortuna vuole che i talebani non sono come i mitologici guerrieri evocati e conoscono la regola basica di un soldato: non sprecare pallottole su chi è un imbelle idiota.

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  18. Tra i tanti successoni su come buttare miliardi nella guerra dell’A-Stan, da ricordarsi i nostri G-222 passati attraverso gli USA all’aviazione afgana, e come riassume wikipedia:

    Afghanistan
    Il servizio del velivolo in Afghanistan ha avuto un inizio molto travagliato. Per due volte, nel dicembre 2012 e nel marzo 2012, gli aerei sono stati messi a terra per problemi di sicurezza[4]. Nel gennaio 2013 l’USAF non ha rinnovato il contratto di ricondizionamento all’Alenia per i 20 esemplari, 4 dei quali rimasero in Italia per problemi tecnici, a causa dei molteplici problemi che hanno flagellato il programma, il che ha portato l’USAF a dichiarare che Alenia non ha prodotto un numero di velivoli sufficienti a dare alla Forza Aerea Afghana sufficienti capacità operative di trasporto tattico[4]. Gli aerei consegnati sono andati incontro al degrado[5] e sono stati infine rottamati a metà del 2014, entro cinque anni dalla consegna dei primi esemplari all’Aeronautica Afghana[6]. Gli ultimi quattro sono stati accantonati nella base aerea di Ramstein[7]. Un ispettore governativo statunitense ha chiesto conto all’USAF per i 487 milioni di dollari USA spesi per il programma terminato con la rottamazione dei velivoli venduti per $26.000, in seguito all’incapacità dell’Alenia di fornire parti di ricambio nella misura necessaria a mantenere operativi i mezzi, ed un portavoce del Pentagono ha spiegato che la misura è stata presa nell’ottica di “minimizzare l’impatto dell ritiro delle forze USA dall’Afghanistan”[8]; per gli altri quattro secondo la stessa fonte erano allo studio opzioni tra cui anche la vendita a terze parti[8]; l’operazione, oggetto di investigazione anche da parte del Pentagono, è stata definita dalla organizzazione non governativa Project on Government Oversight “un brillante esempio dei miliardi buttati in Afghanistan”[8]; durante il periodo tra il gennaio ed il settembre 2012, gli aerei avevano volato per 234 delle 4500 ore operative programmate[8]. Gli aerei non erano stati accettati volentieri dalle forze aeree afghane, riluttanti ad abbandonare i loro Antonov-26 e 30 obsolescenti, e comunque non sono stati mai molto operativi, con un massimo di velivoli contemporaneamente in servizio tra i quattro e i sei[9]; a questo proposito un rappresentante di Alenia in una intervista sul Wall Street Journal ha dichiarato che “è un po’ sorprendente che questa decisione sia stata presa adesso che il piano di rimedio era stato completamente implementato[9]. Gli aerei sono stati sostituiti con quattro Lockheed C-130H per la cui adozione l’USAF ha “spinto aggressivamente”[10].

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