Covid e rischi di contagio, le barriere in plexiglas proteggono davvero?

Secondo alcuni studi sui contagi da Covid i divisori in negozi, uffici e scuole potrebbero avere un effetto controproducente perché ostacolano il ricambio d’aria negli ambienti e producono delle concentrazioni di particelle virali

(di Laura Cuppini – corriere.it) – I divisori ormai fanno parte delle nostre vite: separano commessi, impiegati degli uffici pubblici, insegnanti da clienti, utenti, studenti. Ma rappresentano un’arma efficace contro il rischio di contagio? Intuitivamente sì, dato che agiscono con la stessa logica della mascherina, ovvero bloccando ciò che fuoriesce da naso e bocca di chi sta davanti a noi. Secondo alcuni studi, però, le barriere in plastica darebbero un falso senso di sicurezza, perché il virus viaggia principalmente via aerosol (le goccioline leggere che restano sospese). Non solo: potrebbero persino peggiorare le cose, ostacolando il corretto ricambio d’aria negli ambienti chiusi. È stato dimostrato che aprire frequentemente le finestre per alcuni minuti permette di limitare il rischio di contagio anche in luoghi affollati come le classi scolastiche: è evidente che una selva di barriere rende più lenta la «pulizia» di ciò che si respira.

Le particelle vengono deviate dalle barriere

Un articolo pubblicato sul New York Times fa il punto su pro e contro di questa misura preventiva estremamente diffusa. Il «contro» è che le lastre di plexiglas modificano il normale flusso d’aria nei locali e il risultato può essere imprevedibile: per fare un esempio, un commesso può essere protetto ma se è presente un positivo con alta carica virale le particelle infettive potrebbero venire deviate dalla barriera e contagiare altre persone. Inoltre in una stanza con molti divisori potrebbero crearsi delle «zone morte» dove il ricambio d’aria non avviene e il virus può concentrarsi a livelli elevati. «Una foresta di barriere in un’aula interferisce con la corretta ventilazione — conferma Linsey Marr, professore di Ingegneria alla Virginia Tech di Blacksburg —. Gli aerosol di tutti i presenti saranno intrappolati e si accumuleranno, finendo per diffondersi al di fuori dello spazio individuale». Uno studio della Johns Hopkins University di Baltimora, pubblicato a giugno, mostra che gli schermi posizionati tra le scrivanie nelle aule sono associati a un aumento del rischio di infezione. In un distretto scolastico del Massachusetts, altri studiosi hanno scoperto che i divisori in plexiglas impediscono il flusso d’aria e uno studio fatto nelle scuole della Georgia ha dimostrato che le lastre tra i banchi hanno un effetto minimo sulla diffusione del virus, al contrario di quanto avviene con il ricambio d’aria frequente e l’uso delle mascherine.

L’aerosol si mescola nell’aria

In Gran Bretagna sono state condotte indagini per simulare ciò che accade quando una persona dietro una barriera esala particelle mentre parla o tossisce, in varie condizioni di ventilazione. Risultato: lo schermo è più efficace quando la persona tossisce, perché le particelle grandi vanno veloci e lo colpiscono. Ma quando una persona parla, le particelle espirate «galleggiano» nell’aria e non vengono bloccate. «Abbiamo dimostrato che gli aerosol più piccoli viaggiano sopra lo schermo e si mescolano nell’aria della stanza entro circa 5 minuti — spiega Catherine Noakes, professore di Ingegneria ambientale all’Università di Leeds —. Se le persone interagiscono tra loro è probabile che siano esposte al virus indipendentemente dalla presenza di uno schermo».

Come il fumo di sigaretta

Prima della pandemia, nel 2013, Noakes aveva condotto uno studio per esaminare l’effetto dei divisori tra i letti negli ospedali: alcune persone erano risultate protette dai germi, ma le barriere incanalavano l’aria in direzione di altri pazienti. «Viene ostacolato il flusso e si creano sacche di rischio più o meno alto, che sono difficili da identificare» afferma l’esperta. Per capire perché gli schermi non proteggono dall’aerosol, il professor Linsey Marr ricorre al paragone con il fumo di sigaretta, che è in grado di superare qualunque ostacolo girandogli intorno. Per non parlare del fatto — aggiunge Marr — che le persone che si trovano nello stesso lato della barriera in cui sta il fumatore sono esposte al fumo passivo per un tempo più lungo, perché la dispersione avviene più lentamente. Gli stessi meccanismi si verificano con le particelle leggere del coronavirus, quelle esalate parlando o respirando.

Gli schermi in scuole e uffici

Gli esperti concordano sul fatto che gli schermi possono comunque essere utili in alcune situazioni specifiche. L’autista di un mezzo pubblico completamente separato dal pubblico da una barriera è certamente meno a rischio di contagio. Lo stesso vale per un cassiere di banca o un impiegato che accoglie i pazienti in uno studio medico. Ciò che invece è da evitare è la «selva» di divisori in luoghi come i ristoranti o le classi scolastiche. Uno studio dell’Istituto nazionale per la sicurezza e la salute sul lavoro di Cincinnati ha testato barriere trasparenti di diverse dimensioni in una stanza chiusa, utilizzando un simulatore di tosse. Il lavoro, non ancora pubblicato, mostra che, nelle giuste condizioni, gli schermi più alti hanno fermato circa il 70 per cento delle particelle. Ma gli stessi autori sottolineano che l’esperimento è stato condotto in condizioni create artificialmente, senza spostamento di persone e con livelli di ventilazione adeguati che non è sempre possibile trovare nelle situazioni reali.

La soluzione: vaccini e mascherine

Servono ulteriori ricerche per determinare l’effetto degli schermi trasparenti intorno ai banchi di scuola o negli uffici, ma molti studiosi concordano sul fatto che le barriere «da scrivania» non proteggono e anzi interferiscono con la corretta ventilazione, provocando un accumulo di particelle virali. La soluzione per scuole e uffici — affermano — è vaccinare insegnanti, studenti e lavoratori e imporre l’uso della mascherina, oltre a migliorare la qualità dell’aria, per esempio aggiungendo depuratori con filtri di tipo Hepa. Un ulteriore problema è che spesso le barriere vengono posizionate senza l’assistenza di esperti che possano valutarne gli effettivi benefici. In conclusione, chi ha schermi attorno alla propria scrivania o tavolo dovrebbe comunque proteggersi con la mascherina per ridurre il rischio di contagio, dato che non può ritenersi al sicuro. «Ogni stanza è diversa in termini di disposizione dei mobili, altezza delle pareti e dei soffitti, finestre e porte — afferma Richard Corsi, professore di Ingegneria all’Università della California —. Tutte queste cose hanno un enorme impatto sul flusso effettivo e sulla distribuzione dell’aria».

5 replies

    • Mi proteggono pure da Vittorio Sgarbi? Io ci metterei la firma… Mhhhh, Sgarbi, e una bella barriera di plexigas, su sei lati, con i buchini per farlo respirare e passargli dentro gli avanzi della cena.

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  1. Abbiamo ben capito che va bene tutto ed il suo contrario. Ogni giorno la “scienza” proicama e si smentisce.
    Magari pulirle ogni tanto, quelle barriere di plexiglass, non farebbe male…

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