Il reddito di cittadinanza, a dispetto delle parole (generiche) di Draghi, non finirà nel dimenticatoio e sarà il luogo della battaglia d’autunno[…] dopo le ultime modifiche al dl Dignità si apre una prateria per il lavoro precario…

(pressreader.com) – di Marco Palombi – Il Fatto Quotidiano – Non finirà come coi prestiti “pandemici” del Mes (l’ex fondo salva-Stati), invocati dal commentatore unico fino a febbraio, inseriti persino tra i motivi della crisi del governo Conte, e oggi di fatto dimenticati nonostante sui tassi d’interesse non sia cambiato nulla. Il reddito di cittadinanza, a dispetto delle parole (generiche) di Draghi, non finirà nel dimenticatoio e sarà il luogo della battaglia d’autunno, dopo che – per insipienza o debolezza – è stata persa quella sui contratti a termine: dopo le ultime modifiche al dl Dignità si apre una prateria per il lavoro precario, dunque ora serve eliminare anche quella piccola distorsione anti-schiavitù rappresentata dal Rdc. Hai visto mai che l’assegnuccio abbia a minare il modello Bangladesh che tanto bene ha fatto in questi 30 anni all’economia italiana? Converrà ripartire da capo. Cos’ha detto Mario Draghi? Rispondendo a una domanda sulle richieste di modifica al Rdc ha risposto che “è troppo presto per dire se verrà ridisegnato, riformato o come cambierà la platea dei beneficiari, ma una cosa la vorrei dire ed è che il concetto alla base del reddito di cittadinanza io lo condivido in pieno”. Non è una posizione sorprendente. Buonsenso e solidarietà minima a parte, forme di sussidi anti-povertà sono un pezzo dell’arsenale politico anche della destra liberale, e liberista, a fini anti-inflattivi (ma certo più inflattivi dello schiavismo, direbbero alcune imprese): d’altra parte l’introduzione di un sostegno tipo Rdc è stata per anni una delle indicazioni all’Italia della Commissione Ue, tanto è vero che il Pnrr di Mario Draghi lo cita tra le cose fatte e da rinforzare (pagina 26).

Il fatto che Draghi condivida il principio alla base del Reddito di cittadinanza, però, non fermerà la battaglia in vista della legge di Bilancio. Intanto il premier non ha preso impegni precisi, quel che gli interessava era solo mandare un segnale di pace ai 5 Stelle – e al loro neo-leader Giuseppe Conte – dopo il rospo che sono stati costretti a ingoiare con la riforma della giustizia. E poi, a differenza del Mes, lo scontro attorno al Rdc non è solo una bandierina politica, né risponde all’esigenza di vincolare politicamente un governo inaffidabile (Draghi d’altronde è già di per sé il vincolo esterno), ma risponde a interessi sociali reali e in particolare a quelli della piccola e media impresa, specie dei servizi e dell’agricoltura: l’Italia ha compresso a tal punto i salari, facendone un pezzo strutturale del modello di business di moltissime Pmi, che persino un assegno da 500 euro in media per una platea di lavoratori ristretta può avere effetti destabilizzanti sul sistema via aumento delle richieste salariali (che esse riguardino lo stipendio, l’orario o altro). Per questo il reddito di cittadinanza sarà il campo di battaglia in autunno: modificarlo, migliorarlo, riformarlo sono parole che nascondono l’intenzione di un pezzo della società e della politica di renderlo meno generoso e più difficile da ottenere, magari spostando un pezzo dei fondi verso le imprese che assumono. Quanto alla canzone di Renzi, Salvini, Meloni & C. (“ostacola la creazione di lavoro”) è una menzogna interessata: venerdì sono usciti i dati Istat sui posti vacanti e non si nota alcun effetto Rdc (per carità, non che mentire sia un problema per questi tizi o per chi gli regge il microfono).