Renzi lancia Casini per il Quirinale: “È adatto al ruolo, ma non è l’unico candidato”

(Stefano Rizzuti – fanpage.it) – Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, traccia un ipotetico profilo del prossimo presidente della Repubblica. Con l’apertura del semestre bianco, il giorno dell’elezione del successore di Sergio Mattarella al Quirinale si avvicina e l’argomento non può non entrare nella discussione politica di questi giorni di agosto. Renzi non si limita, però, a elencare alcune delle possibili caratteristiche del prossimo capo dello Stato – “solido, saggio, europeista e filo-atlantico” – ma inizia anche a individuare qualche possibile nome. A partire da quello di Pier Ferdinando Casini. Il senatore di Italia Viva parla del prossimo presidente della Repubblica in un’intervista rilasciata a Libero, partendo dalle caratteristiche che, a suo parere, dovrà avere il successore di Mattarella.

Renzi ricorda che “da quando siamo nella moneta unica sono cambiati tre presidenti della Repubblica: Ciampi, Napolitano, Mattarella”. Secondo l’ex presidente del Consiglio questi tre capi dello Stato “venivano da storie diverse, ma hanno saputo interpretare questo ruolo, nelle diverse sensibilità, con grande capacità di restare saldi sui valori europei. Accadrà anche nel settennato 2022-2029, ne sono certo”. Nessun dubbio, quindi, che a prevalere possa essere un candidato europeista e non uno sovranista, come potrebbe invece preferire parte della destra italiana.

A chi gli chiede se il suo ritratto somigli a quello di Casini, Renzi risponde non escludendo questa possibilità: “Nella corsa al Colle gli ex presidenti di Camera o Senato sono tutti candidati naturali. Anche Casini, certo, ha le caratteristiche che lo rendono adatto al ruolo”. E non solo in quanto ex presidente della Camera, sembra intendere il senatore di Italia Viva. “Ma non è l’unico, anzi”, ci tiene a precisare Renzi. Che spiega: “Ci sono molti candidati e candidate e come sempre in questi casi evitiamo di disturbare chi al Quirinale oggi lavora con impegno e con profitto”. La discussione, quindi, viene rimandata, almeno pubblicamente. D’altronde il leader di Iv conclude facendo riferimento all’attuale presidente della Repubblica: “Il fatto che Sergio Mattarella sia nel semestre bianco non significa che sia un presidente dimidiato, tutt’altro. L’unica cosa che non può fare è sciogliere le Camere. Ma tanto questo Parlamento non ci pensa proprio a farsi sciogliere: fosse per i parlamentari, il semestre bianco sarebbe lungo un’intera legislatura”.

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16 replies

  1. Ancora lui? Il giuda di Rignano responsabile di Italia Moriens vuol mettere parola sulla elezione del futuro capo dello stato, ma qualunque nome esca dalla sua bocca maledetta dovrà essere subito cassato.

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    • Apposto, l’importante che lo dici tu. Fai così, chiama il giornalista e spiegagli tu chi deve essere eletto: magari ti stanno a sentire ❤️

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    • C’è da capire solo se sia intenzionale o meno.
      Renzi ha una opinione troppo grande di sé stesso per considerare il suo endorsement come il bacio della morte.
      Lui si considera il più filo del bigoncio nel panorama politico italiano, anche se precipitare allo 0, %.

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  2. Che palle, sembra un copia/incolla permanente la politica italiana, sempre le stesse dinamiche anche quando cambiano le persone.
    E qui non cambiano nemmeno le persone.
    Chissà con la presidenza Casini quanto sarà “garantista” la giustizia italiana.

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  3. Renzi è sicuro che Casini è l’unico che può mettere d’accordo la destra e il PD e quindi vuole intestarsi anche questo probabile
    “successo” alla faccia nostra .

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  4. Penso le peggio cose possibili su questo soggetto però va riconosciuto che è un autentico fuoriclasse nel massimizzare ciò che le attuali regole consentono a livello di manovre.
    Italia viva mai ha preso un solo voto eppure suona e canta a proprio piacimento, fa e disfa governi come nulla fosse.
    renzi conosce bene almeno due fattori: la meschinità dell’essere umano e quanto sia inebriante il fascino del potere.
    Quando un renzi di turno si troverà davanti ad avversari-eletti che penseranno più al destino personale che a quello collettivo, avrà sempre vita facile.
    Per quanto mi riguarda, in quanto a dichiarazioni post elezione a capo politico, Conte è partito male. Invece di sperare in voti di massa per cambiare la cartabia servirebbero voti di massa per risolvere l’enorme problema derivante dalla assenza di vincolo di mandato per i parlamentari.
    Quando proponi una cosa chiara agli italiani, senza giri di parole, la comprendono e te la appoggiano: che il parlamento sia un puxxanaio è evidente a tutti.
    Mah, forse sono io troppo populista.
    Vediamo se riesco a diventare moderato e liberale, come Di Maio.

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    • “Vincolo di mandato”, che paroloni…

      Metti che io fossi stato un minorato, e avessi votato un partito di imbroglioni, che si erano fatti eleggere al grido di “mai col PD” e “mai con la Lega” (“no TAV, “no TAP”, “la xylella non esiste” e le altre stronzate che ben conosci, avendoci creduto come un allocco), e poi quel partito avesse fatto un governo prima con la Lega, poi con il PD, e poi addirittura con tutti e due assieme: chi è che non avrebbe rispettato il vincolo di mandato? Quelli che fossero rimasti tra gli imbroglioni? O quelli che dal partito ne fossero usciti?

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      • Giusto. Se parti a trarre conclusioni da dove ti fa comodo il tuo discorso non fa una grinza.
        Trascuri un fatto: se una maggioranza, annusati i sondaggi e in dirittura d’arrivo come legislatura, cambia la legge elettorale per scopi tutt’altro che benefici per il sistema che si appresta a lasciare, diventano consequenziali una marea di cosette.
        Il paese, così com’è, è irriformabile.

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  5. Nella scorsa legislatura ci sono stati
    ben oltre 500 cambi di casacca, alcuni addirittura multipli, cioè il singolo parlamentare è passato da più di un gruppo parlamentare. Cosa è, un inno alla libera coscienza dell’eletto?
    O piuttosto la celebrazione del mercimonio? Se le possibilità che un eletto segua più gli interessi personali piuttosto che quelli per i quali ha preso voti c’è qualcosa che non torna.
    Vado a memoria, mi pare siano 66/67 i governi repubblicani, in 75 anni. Uno durò 22 giorni. Bella roba.

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  6. Secondo le vecchie regole, si fa un nome subito prima della competizione per bruciarlo, o per alzare il proprio prezzo in quanto Grande Elettore dipoi.

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  7. Qualcuno potrebbe dire: eh, vabbè, però nonostante la precarietà del parlamento il paese ha conosciuto fasi di sviluppo incredibili e quindi la precarietà significa nulla, è un fattore ininfluente.
    Per rispondere a queste persone riporto le parole di un padre costituente: Piero Calamandrei.
    Va ricordato che è morto nel 1956, perciò il discorso va, ahimè, contestualizzato. Oltre 60 anni fa tirava queste conclusioni

    “La Democraziacristiana, con ammirevole pazienza e coerenza, sta sistemando i suoi fedeli non soltanto nei pubblici uffici, necessariamente temporanei, ma nelle più stabili e più lucrose cariche direttive degli istituti controllati dallo Stato, nelle banche, nei giornali, nei consigli di amministrazione delle grandi industrie: ovunque ci sia un profitto da trarre, una prebenda da lucrare, un gettone di presenza da riscuotere, una poltrona comoda con molti campanelli sulla scrivania e alla porta un’automobile da sdraiarcisi senza pagare.”

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