Green pass nei ristoranti: i ristoratori non chiederanno documenti. Lamorgese: controlli a campione

(Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini – corriere.it) – I ristoratori e gli altri gestori o titolari di attività devono verificare che i clienti abbiano il green pass, ma non spetta a loro la verifica dell’identità. È questo l’orientamento del governo che sarà specificato nelle prossime ore con una Faq (risposta a domande frequenti) oppure nella circolare del Viminale.

Lamorgese: «Controlli a campione con la polizia amministrativa»

La conferma arriva dalla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese: « I titolari dei locali non potranno chiedere la carta d’identità ai clienti, faremo una circolare di chiarimento su questo. Noi chiediamo venga richiesto al chiuso il green pass. Non si può pensare che l’attività di controllo venga svolta dalle forze di polizia. Significherebbe distoglierle dal loro compito prioritario che è garantire la sicurezza, anche della criminalità». La ministra non ha escluso «controlli a campione nei locali insieme alla polizia amministrativa».

I ristoratori controlleranno solo se i clienti hanno il green pass

La protesta dei ristoratori — che si era estesa poi a tutti gli altri responsabili di locali aperti al pubblico — riguardava proprio la verifica sull’identità delle persone. Gli uffici legislativi dei ministeri competenti hanno però chiarito che i gestori e i titolari dei locali non sono pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio. A loro spetta verificare che chi entra abbia il green pass, in caso di controllo delle forze dell’ordine se l’identità del cittadino non corrisponde a quella indicata sul certificato può scattare la denuncia per falso.

Le sanzioni

Il decreto in vigore prevede sanzioni da 400 a 1.000 euro sia per chi viene trovato sprovvisto di green pass, sia per chi non ha controllato. I gestori dei locali rischiano «se la violazione è ripetuta per almeno tre volte in tre giorni diversi, la chiusura, da 1 a 10 giorni, dell’attività imprenditoriale».

3 replies

  1. Meglio tardi che mai. W il Governo dei più migliorissimi, che è infine riuscito, con Lamorgese, a controfirmare la propria solenne dichiarazione di incompetenza, cominciata con il Dpcm del 17 giugno 2021, recante la firma del Draghi Mario (da non confondersi con Cioni Mario, personaggio di ben altra serietà e caratura).

    https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/06/17/21A03739/sg

    Se il Governo precedente avesse osato produrre un provvedimento scritto coi piedi anche solo metà della metà di quanto lo è questo, le pernacchie sarebbero state registrate anche dai sensori di Ingenuity, e le richieste di dimissioni da quelli di New Horizons.

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  2. La storia dei pubblici ufficiali etc.ra è una balla colossale. I baristi, gli addetti dei supermercati possono chiedere di vedere i documenti dei giovani che comprano o che vogliono consumare bevande alcoliche; le macchine distributrici di sigarette, per farlo, hanno bisogno che si inserisca un documento ( patente, tesserino sanitario), sempre per accertarsi che siano maggiorenni.
    Tutti pubblici ufficiali? Che scempiaggini si inventano.

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    • Non sono sciempiaggini, un gestore qualunque non è mai stato Pubblico Ufficiale, e attualmente non ha in mano nessuno strumento giuridico per sostituirsi a chi è deputato alla funzione di identificazione personale.

      Nel caso delle sigarette, non ne ho certezza ma ritengo che il titolare di licenza di rivendita al pubblico di tabacchi lavorati, in quanto distributore di un genere di monopolio, sia incaricato di pubblico servizio.

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