Tabacci e la guerra per lo Spazio

Saranno quei 2,3 miliardi da investire nell’aerospazio, come prevede il Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza. Sarà che il settore garantisce da sempre solidi rapporti internazionali, soprattutto con gli Stati Uniti, e una fitta rete di relazioni…

(pressreader.com) – di Giacomo Salvini – Il Fatto Quotidiano – Saranno quei 2,3 miliardi da investire nell’aerospazio, come prevede il Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza. Sarà che il settore garantisce da sempre solidi rapporti internazionali, soprattutto con gli Stati Uniti, e una fitta rete di relazioni con le imprese italiane (e non solo) – a partire da Leonardo – che fanno affari per oltre 13 miliardi di euro l’anno. Passando poi per gli interessi elettorali, e di collegio, che scatenano sempre gli appetiti dei partiti. Sarà per tutto questo che nel governo è iniziata la guerra per accaparrarsi la delega alle politiche aerospaziali. L’antefatto è noto: Bruno Tabacci, sottosegretario a Palazzo Chigi con delega al Coordinamento delle Politiche economiche e allo Spazio, giovedì ha rimesso le deleghe nelle mani del premier Mario Draghi dopo la notizia, rivelata da Domani, dell’assunzione del figlio Simone a Leonardo, partecipata dello Stato e maggiore player italiano nell’ambito aerospaziale. Un conflitto d’interessi evidente visto che Tabacci junior è stato assunto nella struttura di Giovanni Saccodato, che è anche presidente e vicepresidente di due big del settore dello Spazio come Thales e Telespazio. Una vicenda che ha fatto irritare molto il presidente del Consiglio, il quale, secondo i ben informati, ha costretto Tabacci al passo indietro. Ma solo a metà visto che il leader di Centro Democratico e storico amico del premier ha lasciato solo le deleghe allo Spazio continuando a occupare comodamente la sua scrivania in Largo Chigi, da cui passeranno i dossier più importanti del Pnrr.

Ieri al Corriere Tabacci ha spiegato di essere stato fatto fuori da “una certa destra”, e nello specifico dalla Lega, per aver “tagliato i ponti con il passato”. Difficile sostenere la tesi di aver “rinnovato” le politiche dello Spazio visto che, da quando ha assunto la carica, Tabacci è tornato indietro su tutto rinnegando le politiche portate avanti dal suo predecessore, il sottosegretario Riccardo Fraccaro del M5S. Quest’ultimo infatti aveva deciso di dare un indirizzo politico forte alla strategia aerospaziale tramite il Comint e togliendo potere all’Asi, l’Agenzia Spaziale italiana presieduta da Giorgio Saccoccia, con l’obiettivo di ripristinare logiche di mercato nel settore. Il primo atto di Tabacci è stato invece quello di smantellare il comitato interministeriale per accentrare su di sé tutte le politiche aerospaziali e, questa è l’accusa dei suoi detrattori, di fatto ridando centralità all’Asi con la conseguenza di favorire la solita filiera indipendentemente dal merito. Che invece, dietro il suo siluramento, ci sia una “manina” leghista è un’ipotesi che gira nelle ultime ore tra Chigi e via Bellerio. D’altronde a Giancarlo Giorgetti, che aveva quella delega durante il Conte-1, la nomina di Tabacci non era mai andata giù. Il ministro dello Sviluppo economico sperava in quella poltrona e, da quando si è insediato in via Veneto, ha fatto il responsabile “ombra” di Tabacci allo Spazio trattando con il ministro francese Bruno Le Maire. Giorgetti poi è particolarmente sensibile al tema visto che, come si fa notare nella Lega, molte imprese del settore vengono proprio da Varese, terra natale e bacino elettorale del numero due del Carroccio. E così, dopo lo scandalo del figlio, è stata proprio la Lega a scagliare la prima pietra contro Tabacci, anche per la nomina di Elsa Fornero come consulente.

E dunque, tra i veleni incrociati, la guerra per la delega allo Spazio è iniziata. L’uomo designato da Draghi sarebbe il ministro dell’Innovazione, Vittorio Colao, ma i partiti di governo le stanno provando tutte per accaparrarsi la carica: oltre al sottosegretario Roberto Garofoli, chi ambirebbe a gestire lo Spazio sarebbe proprio il leghista Giorgetti, ma nel Pd si fanno i nomi anche di Enzo Amendola e Lorenzo Guerini. I 5S spingono per Fabiana Dadone. Ma Draghi non sembra avere dubbi e nelle prossime ore dovrebbe affidare le deleghe a quel Colao per cui è servita finanche una leggina ad hoc nel Cdm di giovedì: una modifica alla governance spaziale secondo cui le deleghe possono essere attribuite non solo a un sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ma anche a un ministro, per giunta, come Colao, senza portafoglio.

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